(Non) visitate la cantina di Mario Pojer

di Alessandro Morichetti

Si riflette sull’utilità delle visite in cantina. Il mito per cui il miglior degustatore del mondo sa nitidamente intuire dal bicchiere la storia che c’è dietro è duro a morire. Sempre che interessi conoscerla, tra l’altro. Robert Parker ha democratizzato il vino, per giudicarlo basta l’assaggio: sovrano del gusto ma ben lungi dal raccontare fino in fondo cultura locale, usi tradizionali e scienza applicata, soluzioni per conciliare godimento e impatto zero, storia territoriale e visionarietà. All’origine del ragionamento c’è questo uomo dalle parvenze terrificanti.

È Mario Pojer dell’azienda Pojer & Sandri di Faedo, 5 km dal casello autostradale di San Michele all’Adige. Baffo gitano e sguardo gelido caloroso alla Hannibal Lecter, potrebbe tenervi reclusi 5 ore, se va bene. Libidine. Fiumi di parole che disegnano il vissuto dinamico e contagioso di uno sperimentatore recidivo, spesso in viaggio dalla California all’Australia, passando per Bordeaux e il vivaista dietro casa. Erano 2 ettari, oggi sono 30 e la linea produttiva non si ferma al vino grazie alla distilleria interna.

Il brandy invecchiato oltre 15 anni, acqueviti di frutta e grappe di ogni sorta affiancano una produzione prevalentemente bianchista. Poi c’è Merlino, vino liquoroso con in etichetta la doppia annata di brandy e lagrein che contribuiscono al blend (ad esempio, 07 | 93): bel modo per riutilizzare a ciclo chiuso parte della produzione. Ultimo ritrovato, gli aceti di ogni frutta pensabile.

Parlare del Pojer produttore è tutt’uno col tratteggiarne l’animo sperimentale. Dall’0rmai storica macchina per lavare le uve al brevetto internazionale Bucher Inertys per lavorare i mosti in iperiduzione preservando gli aromi primari e utilizzando dosi minime di solforosa. “Lasciare al caso non è il caso” è il motto di Pojer, sostenitore di una naturalità gestita dall’uomo. Il rubinetto mobile di spillatura dalle botti è solo un piccolo accorgimento che ben racconta il personaggio. Il bello è che in 5 ore abbiamo assaggiato una-dicasi-una sola bottiglia etichettata, per il resto solo prove di botte con e senza lieviti selezionati o bianchi e basi spumante con e senza fermentazione malolattica svolta. Il capitolo “botti”, poi, sarebbe troppo ampio per la capacità dei nostri server.

Tra francesi di diversa provenienza e tostatura, prese di seconda mano da Alois Lageder una volta liberate dal super-boisé tanto amato sul mercato americano ed ex contenitori di brandy, Pojer preferisce il made in Italy by Garbellotto, per lui rapporto qualità-prezzo incomparabilmente migliore eppur spesso snobbato dai produttori nostrani. La quantità di geroglifici scritti su ogni contenitore si commenta da sola. E proprio a fine visita, quando il produttore di grido si presenta con l’annata storica per stupire l’uditorio, il Pojer che fa? Prende 3 belle bottiglie sur lie di varietà interspecifiche – VARIETA’ INTERSPECIFICHE, cioè vitigni resistenti alle malattie crittogamiche – e versa.

Roba tipo Bronner e Solaris, e non nego che assaggiare vini sperimentali da uva ibrida è un’esperienza abbastanza mistica che ti rimette sulla strada del ritorno con un bel pacco di domande. Dove andremo a finire? Ma soprattutto: serve altro a dimostrare che il racconto del vino a prescindere da produttori e luoghi è una storia a metà?

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

15 Commenti

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M.Grazia

circa 8 anni fa - Link

La cantina e il territorio sono tutti lì, in quel caloroso sguardo (Hannibal Lecter mancava...) e nell' affabulazione di cui sei consapevole e lieta vittima nel momento in cui incontri il Mario... Grande Morichetti. MG

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Lizzy

circa 8 anni fa - Link

Veramente è da un pezzo che la sottoscritta sostiene che non basta valutare un vino dal bicchiere, occorre scendere in cantina, e imparare, e capire come viene fatto...ma tanto, faccio Cassandra di secondo nome...

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kenray

circa 8 anni fa - Link

quest'uomo qua, finalmente lo vedo, è stato il principale responsabile della mia conversione al buon vino. per anni ho comprato (attraverso il cral della mi azienda che ha - aveva - un accesso privilegiato alla sua produzione) i suoi "intrugli". quindi mi ritengo a pieno titolo uno sponsor e rivendico meriti. sig. Mario, se mai leggesse questo commento sappia che pretendo una wild-Pojer-card-gold.

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Davide Cocco

circa 8 anni fa - Link

Gentile amico dall'enter facile, io e Pojer abbiamo fatto l'asilo insieme. Ciao.davide

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kenray

circa 8 anni fa - Link

si ok, ma io ho bevuto più nosiola di lei, caro il mio Cruiano.

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Davide Cocco

circa 8 anni fa - Link

Resta da vedere se far prevalere il criterio quantitativo a quello temporale. Ciao.davide

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kenray

circa 8 anni fa - Link

mettiamola sul finanziario allora. io ho speso di più. (ma cos'è..il gioco di specchio riflesso?) addendum da uno che si firma giampi e scrive quello che scrive è arrivata una perla di umorismo, handclap.

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salva

circa 8 anni fa - Link

Se è per questo, caro Kenray, ti batto a bottiglie di Palai!! Sempre senza scendere nel campo dei Faye e dei Besler. Grandissimo Mario....e anche il "Fiore"!!!

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kenray

circa 8 anni fa - Link

salva, non prendertela a male, ma al mio confronto, nello spendere, siete dei dilettanti. ti prego di credermi sulla parola. (a chi ce l'ha più lungo sono imbattibile). seriamente ora. a pojer e sandri manca solo l'aureola. good guys

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Gianpaolo Giacobbo

circa 8 anni fa - Link

e mio zio sposta le montagne .... eo eo.

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francesca ciancio

circa 8 anni fa - Link

ale mi chiarisci il concetto di uva ibrida e come si relaziona a quello di varietà interspecifiche?

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Mario Crosta

circa 8 anni fa - Link

In Polonia abbiamo quasi tutti i vigneti a base di uve ibride e si producono vini che sono stati recentemente premiati all'estero. In Svezia, Lituania, Canada, Gran Bretagna, Germania, Danimarca, Ucraina, Siberia ci sono molte vigne a base di uve ibride e si producono vini decenti. Alcuni incroci tra la vitis vinifera e la vitis silvestris (o la vitis amurensis) sono molto resistenti al gelo, ai parassiti e a certe malattie. Si coltivano praticamente senza trattamenti chimici. Vale la pena studiare molto bene queste piante. Infatti gli Istituti Enologici piu' importanti hanno in corso delle ricerche da molti decenni. Nella mia rubrica Speciale Est Europa su Enotime c'e' un capitoletto dove si trovano fin dal 2001 i miei scritti sulla Viticoltura Estrema. Dove si parla abbondantemente di queste vigne.

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carolina di lorenzo gatti

circa 8 anni fa - Link

ho assaggiato lo Zero di MArio al colfondo1: molto simile al raboso vinificato in bianco come acidità. abbiamo avuto anche un piccolo scambio di vedute che spero riprenderemo quando andrò in cantina a trovarlo.

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GeishaGourmet

circa 8 anni fa - Link

Caro Alessandro, hai scritto veramente belle cose del buon Mario. Quel che è certo è che oltre a fare buoni vini è anche un fantastico cantastorie: un incantatore che sa far emergere la passione, il territorio, la storia, con una levità che non stancano mai. Ed è questo di cui ha bisogno il vino. Di storie da raccontare, prima ancora che di caratteristiche organolettiche o altri tecnicismi sacrosanti ma che alla gente comune non interessano. Per non essere rinchiusa tra le segreta del suo castello, io non sono mai andata a trovarlo in cantina: preferisco fargli visita in tutti i posti in cui si teletrasporta (eh sì, perchè anche lui è dappertutto!)... A proposito, lo sai sì cosa sta organizzando per il 19? Un convegno sui blog del vino allo Iasmaa di San Michele all'Adige... E se Mario è Hannibal Lecter io voglio essere la sua Clarice Starling!

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Letico

circa 8 anni fa - Link

Io apro oggi un Essenzia 1998 di cui ho scoperto averne 12, si 12, bottiglie in cantina. Con quell'indimenticabile etichetta splatter di un tronco di aluccia sanguinante...

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