Vin claires 2017 da Krug. Come nasce la 173eme edition della mitica Grande Cuvée

Vin claires 2017 da Krug. Come nasce la 173eme edition della mitica Grande Cuvée

di Andrea Gori

Una radiosa mattinata di fine aprile ci accoglie nel giardino delle meraviglie di Clos du Mesnil, lo chardonnay più famoso di tutta la Champagne che rivaleggia per complessità e nitore con i grandi Montrachet. L’occasione è quella di farci intravedere il nuovo millesimo 2004 ma soprattutto di assaggiare e farsi un’idea di cosa sarà la prossima Grande Cuvée di Krug: la 173esima edizione, quella basata sull’ultima vendemmia, la controversa e problematica 2017.

Il team di degustatori, il comitato interno che ogni anno assaggia i 400 vini da cui nasce la Grande Cuvée, ci accoglie con un calice in mezzo al Clos e già dal primo sguardo ci si accorge che anche qui in questo vino single vineyard l’assemblaggio gioca un ruolo fondamentale, con parti del vigneto all’ombra e altre già al sole alle 10 del mattino, porzioni di vigneto accanto al muro del Clos e altre sotto le finestre della casa.

sala

Passiamo all’interno, e la sessione di assaggio si preannuncia complessa e sfidante, soprattutto per le acidità dei vini base che sfiorano i 10 gr/lt con ph risicatissimi. Julie Cavil (l’erede designata di Eric Lebel come chef de cave) insieme ad Alice (responsabile coordinamento dei fornitori di uve alla maison) e Jerome Jacaillot assaggiano i vini base ogni anno. Ci svelano la loro routine da dicembre a marzo, con i test quotidiani dei vini e i parametri che hanno sviluppato per orientarsi, integrati da qualche anno in un tool per catalogare gli assaggi. I parametri sono “expression”, “maturità frutto”, “complessità”, “freschezza”, “struttura”, “eleganza” e vengono archiviati in maniera efficiente e ragionata nel software erede dei “black book” di Joseph Krug. Ne vediamo alcune schermate, ed è una festa per ogni appassionato maniaco del dettagli.

Ogni plot da cui provengono le uve (200 ogni vendemmia) ha la sua scheda analitica, ma anche lo storico delle ultime vendemmie e tutte le note raccolte dal team di assaggiatori, e il software permette di incrociare appunti, valutazioni e giudizi in una infinità di modi che aprono la strada a nuove combinazioni e idee sulla Grande Cuvée stessa. Al contempo aiutano a difenderne lo stile costitutivo anno dopo anno, come lo stesso Joseph avrebbe voluto. Dall’accuratezza dei dati ci sorprendiamo a pensare che un tale patrimonio dato in pasto a qualche forma di intelligenza artificiale potrebbe generare qualcosa di simile ad un Cuvée generator per grandi aziende di bollicine. Difficile che in casa Krug possa vedere mai la luce un robo simile, ma il futuro sappiamo che non è più quello di una volta, ormai.

parametri

Dicevamo degli assaggi, che iniziano a dicembre con il primo che fornisce alcune indicazioni sulle destinazioni dei vini, e di certo sulla qualità della vendemmia. Nel caso della 2017 è stato lampante che fosse un’annata ottima per i vin de reserve e per costruire una bella Grande Cuvée, ma non certo un’annata da grandi millesimati. Durante l’ultima settimana di marzo il team si chiude in laboratorio, con 400 campioni diversi di cui 250 dall’ultima vendemmia, e si raggiunge una decisione condivisa da parte del team.

La 2017 ha visto tratti di caldo torrido, poca acqua e prima ancora una gelata il 20 aprile. Annata precoce, poi con vendemmia iniziata il 20 agosto per via di luglio e agosto comunque belli e variabili. Gli assaggi in vigna dopo metà agosto hanno messo in preallarme tutti: c’era grande aromaticità ma era chiaro che non si potesse aspettare troppo per vendemmiare. In casa Krug  sono stati forse i primi a raccogliere l’uva qui a Mesnil il 24 agosto, dal plot più antico, sotto gli occhi attoniti e poi curiosi e infine affannati dei vicini di vigneto. Per la 2017 comunque molto meglio chardonnay di Cote des Blancs, mentre invece pinot nero della montagne ha avuto problemi di muffe per via delle piogge di fine agosto. Nella scala interna dei vigneti Krug, nei migliori dieci, otto sono stati chardonnay. Ma ovviamente si è anche ottenuto grande pinot nero a costo di molta selezione e in altre zone come la Aube.

Ecco gli assaggi dei vin claires 2017 con le relative date di vendemmia.

► Chardonnay
1. Clos du Mesnil plot vecchie vigne (25 agosto): note ricche e sorprendenti di pere e vaniglia, pompelmo e limone, salvia e pepe, non acidissimo ma nel carattere e frutto.
2. Les Jutées (Mesnil, 26 agosto): acidità , yogurt, zenzero, acceso e sferrante ma ricchezza e gusto altissimi.
3. Le Jardin (Avize, 1 settembre): da uno dei grower con cui lavorano dagli anni 70. Sale e iodio, limone, ginestra, pesca e  gesso, bocca dinamica e appassionante con un equilibrio notevole già oggi.
4. Trepail (vigneto di proprietà): molto croccante, fresco brillante, tropicale quasi al naso.
5. Villers Marmory da grower che fornisce solo 5 botti ma sempre di qualità enorme, spezia e ricchezza molto ben dosate, acidità e pepe, confetto mandorle e pompelmo rosa.

► Pinot noir
6. Ay (6 settembre): acidità monstre, fragole, bergamotto, caramello e ribes rosso, lamponi e menta, pompelmo rosa.
7. Bouzy (8 settembre): gelate e altri problemi hanno reso necessaria tanta selezione e non è stato banalissimo. Nocciole e frutta secca, lamponi, viole, tabacco e zenzero.
8. Verzenay: acidità e freddezza, ribes rosso e lamponi, non molto corposo ma bel ritmo e succo.
9. Les Riceys Les Bugnon: da grower, dopo annate di grandine e vari problemi, nessun problema climatico particolare nella 2017. Arachidi, menta, tabacco e rose, volume e consistenza al sorso.

► Pinot meunier
10. Saint Jacques (5 settembre): da grower, uno degli ultimi. Spezia e frutto, acidità molto alta, la stessa di Verzenay con meno zucchero, impressionante la piacevolezza e la densità di sfumature in un naso tumultuoso e magnifico.
11. Courmars (12 settembre): bel frutto e senape, bocca aperta e citrina con note di spezie e pompelmo che si affacciano a più riprese, corpo discreto.

Assaggi di vin de reserve
Vini che servono non solo ad ammorbidire l’asprezza e colmare buchi dell’ultima vendemmia, ma ad aggiungere una dimensione intera alla Cuvée. La reserve è comunque importantissima, perché poche gocce cambiano tanto il risultato finale. Per esempio sul rosé l’ultimo assemblaggio è stato completato con un Les Riceys 2008 che ricordavamo avere un’acidità speciale che volevamo nel blend, e altre componenti, uno 0,2% che ha cambiato del tutto il blend, completandolo. Ogni anno questi vini rappresentano il 45-50% in ogni GC ed è evidente che si tratta dell’arma segreta di Krug, che gli dà un vantaggio per realizzare prodotti con uno stile difficilmente replicabile.

2013
1. Pinot nero Sacy Le Joriel. Ogni anno gli stessi aromi: ribes rosso riconoscibilissimo ma anche anguria e melone, tabacco e rose, acqua piovana in vaso da fiore, non molta struttura o acidità (anche se ce n’è) ma aromi fantastici.
2. Pinot nero Les Riceys Bugnon. Naso-meraviglia di aromi dolci e floreali, magnolia e gesso, bocca di frutto, senape, con note di tabacco, alloro e rabarbaro, davvero stupendo, ricco e fine.

2012
Annata poco produttiva ma di grande qualità, senza millesimati in casa Krug. Vini fondamentali per la GC.
3. Pinot nero Verzenay. Rotondo, ricco, burroso floreale, lunghezza e carnosità, mela e lamponi.
4. Chardonnay Avize. Ricchezza e grandiosità, succo tropicale e pompelmo, bocca stupenda e a parte acidità già quasi da bere, con una lunghezza impressionante.

2010
Annata fresca, ma anche con tanti aromi e ricchezza di corpo e frutto.
5. Chardonnay Villers Marmory. Anice, cedro, pepe bianco, toast, burro, arachidi, una colazione completa in un vino meraviglioso anche bevuto così.

2008
6. Ambonnay Le Haut Pierre. Salato, torrefazione, caffè e cacao, tannino e struttura impressionanti, fragola mirtillo e cassis, bellissimo.

2006
7. Chardonnay L’Ajutè Les Mesnil. Nocciole burro e pompelmo, ribes bianco, mela golden, bocca stupenda, golosa, con traccia acida che non si è ancora spenta ma soprattutto rilancia tra fiori e spezie, con vena sapida sotto solida e costante.

173

Sulla scorta di assaggi come questi si è arrivati alla realizzazione della cuvée definitiva dell’edizione che sarà sul mercato nel 2025. All’assaggio Krug Grande Cuvée 173eme edition base 2017 ha un naso molto meunier, e rosso come impatto, ma lo chardonnay sale molto per mirabelle, anice e pompelmo, che si arricchiscono di fitte note floreali e agrumate al sorso, tabacco, arancio e leggere e sorprendenti torrefazioni, confetti, mandorle, pinoli, intensità e aromaticità, tensione elevata ma con nota piaciona e matura avvertibile già adesso.

È costituita da 150 vini diversi da 13 annate diverse, molto poca la quantità di vin de reserve perché contano solo per il 31% contro un quasi “all time high” di 69% di vini dalla 2017. I vini più vecchi sono del 2001 e il blend complessivo è di chardonnay 34%, pinot nero 44%, meunier 22% .

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

5 Commenti

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Stefano

circa 1 anno fa - Link

Grazie Andrea, nonostante l'invidia ho trovato l'articolo molto interessante, ed immagino che l'esperienza lo sia ancora di più.

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

l'esperienze la definirei totalizzante! Nel senso che si riesce ad apprezzare la totalità dello Champagne nelle sue mille sfumature... o almeno avere un'idea di quante variabili ci possano essere anche in annate strane come la 2017

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Giuseppe

circa 1 anno fa - Link

Andrea gran bell'articolo come tuo solito, ricco e ben scritto. Una curiosita` che ho sempre avuto sulle cuvee e` come vengono conservati i vini base delle annate precedenti. Voglio dire parliamo di bianchi fermi di 10 e piu` anni (in alcuni casi so di molti piu` anni indietro) e che, mi sembra di capire, entrano nella cuvee anche in percentuali non omeopatiche! Dove, e come, vengono conservati? Dal momento che questa e` pratica antica immagino non servano artifici tecnologici particolari pero` rimango lo stesso col dubbio. Mi piacerebbe avere dettagli su questi aspetti. Grazie a chiunque mi da qualche spiegazione in piu` ciao Giuseppe

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

Ogni maison ha il suo modo di conservare i vin de reserve e in genere dipende dalla storia e soprattutto dallo spazio a disposizione. Krug le conserva in tank d'acciaio mentre Bollinger ad esempio in magnum. Qualcuno poi invece di usare dei vin de reserve usa delle solera e quindi in quel caso la conservazione è in legno. Non c'è un modo di lavorare migliore ma ogni maison sceglie quello più congeniale. Di certo quasi nessuna, a parte Krug, ne conserva più di 4-5 annate per motivi economici. E del resto anche Krug prima di entrare in orbita LVMH non riusciva a farlo con la profondità di adesso.

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Giuseppe

circa 1 anno fa - Link

Grazie Andrea, mi rimangono una serie di dubbi minori, ad esempio come vengono gestite le rimanenze nei contenitori? Scolme man mano che anno dopo anno se ne preleva un po o riempiti con gas inerri o travasate in contenitori più piccoli etc... Insomma Krug cerca di preservare il più possibile i cin de reserve o lascia c che il tempo intervenga sull'invecchiamento? Grazie e ciao

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