Perché Valoritalia risparmia sulle analisi del vino?

Perché Valoritalia risparmia sulle analisi del vino?

di Michele Antonio Fino

Volevo raccontarvi una storia che ho appena finito di documentare.
All’inizio dell’anno scorso, in un’azienda piemontese, si presentano i controllori di Valoritalia: controllano i registri, prelevano campioni e fanno anche il consueto controllo delle etichette. Si soffermano su una che non riporta la dicitura “contiene solfiti”. La proprietaria spiega che è un vino sotto i 10 mg/l di solfiti e che loro non aggiungono, quindi si avvale della facoltà offerta dalla circolare DG AGRI del 2015. Portano in laboratorio la bottiglia in questione, la analizzano ed elevano un verbale di NON CONFORMITA’ GRAVE per la proprietaria perché a loro giudizio ci sono ben 30 mg di solfiti/Litro, quindi ben al di sopra dei 10 mg che sono la soglia oltre alla quale bisogna sempre scrivere contiene solfiti, indipendentemente dall’origine degli stessi. La proprietaria si stupisce molto, anche perché ha fatto le sue analisi e contesta la sanzione ricevuta. Rifà le analisi e a lei è confermato un risultato diverso; Valoritalia invece difende le proprie analisi e conferma la sanzione. A questo punto, esaminando il certificato di analisi prodotto da Valoritalia, la nostra eroina si accorge che il codice della modalità di esame praticato da valoritalia non è lo stesso del metodo da lei fatto utilizzare in laboratorio certificato, ovvero il metodo ufficiale OIV.

Sapete perché? Perché Valoritalia utilizza il cosiddetto metodo rapido, non quello ufficiale e per il quale la stessa OIV raccomanda, in caso di questione riguardo al superamento di un limite legale, di usare il metodo ufficiale… La differenza di precisione tra i due è dunque marcata e infatti sia le linee guida internazionali sia le linee guida dettate dal comitato scientifico di Valoritalia raccomandano l’uso nel metodo ufficiale.

E allora, come mai un ufficio locale di Valoritalia si permette di non utilizzare il metodo ufficiale? Si possono formulare diverse ipotesi ma certamente si può anche offrire un dato alla riflessione dei lettori, vale a dire che le analisi con metodo rapido sono più… rapide e quindi economiche delle analisi con metodo ufficiale. Siccome la tariffa per gli esami e i prelievi è fissa, a carico dei produttori, scegliere un metodo di di esame piuttosto che l’altro, oggettivamente consente marginalità diverse.

Com’è andata a finire la nostra storia? Il comitato di appello, presieduto dal professore Scienza, nell’autunno scorso, ha dato piena ragione alla nostra eroina, nonostante abbia manifestato il proprio disappunto per il linguaggio colorito utilizzato dalla nostra nella propria memoria difensiva, e ha contestualmente tirato le orecchie a Valoritalia.

La domanda che vale la pena di farsi è la seguente: quanto spesso invece dei metodi ufficiali di analisi vengono utilizzate metodiche rapide, certamente codificate ma meno precise e meno costose, per l’esame analitico dei vini per i quali tale esame è previsto dalla legge? Quanto affidamento possono legittimamente fare i produttori sui certificati di idoneità che gli organismi di vigilanza producono a loro beneficio dopo queste analisi? Per uscire dalla tecnicalità della domanda e scendere sul pratico: se il certificato di idoneità rilasciato da Valoritalia, che mi ha ritrovato un valore di solfiti sotto i 10 mg/litro, poggia su una metodica non ufficiale, ma io ci faccio affidamento per non scrivere “contiene solfiti” sulla bottiglia, dopodiché un consumatore allergico ne ha un effetto lesivo per la propria salute, chi ne risponde? Basta essersi fidato dell’organismo di vigilanza per escludere ogni responsabilità del produttore?

Il tema è complesso ma, soprattutto, una cosa ci pare evidente sin da una prima occhiata: la necessità che chi controlla lo faccia bene e senza bisogno che chi è controllato si debba preoccupare di verificarne metodi e strumenti.

19 Commenti

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Salvo

circa 9 mesi fa - Link

Mamma mia che articolo. Grazie mille per aver portato alla luce questa faccenda.

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Michele A. Fino

circa 9 mesi fa - Link

Grazie Salvo. Sono davvero solo fatti, documenti alla mano, corredati di domande che mi sembrano rilevanti.

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Nic Marsél

circa 9 mesi fa - Link

Non esiste linguaggio adeguatamente colorito per una memoria difensiva in tale situazione.

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Michele A. Fino

circa 9 mesi fa - Link

Beh, quella che ho letto io è una memoria che non ha certo peccato di troppa diplomazia! ;-)

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Damiano

circa 9 mesi fa - Link

È giustificata, il suo mestiere è la contadina, lavora la terra, cerca di ottenere buoni vini, sani, con pochi solfiti. Oltretutto aveva pure ragione, sentiamo di peggio ogni giorno.

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Giacomo Alberto Manzo

circa 9 mesi fa - Link

Grande verità. Poveri produttori.

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Michele A. Fino

circa 9 mesi fa - Link

Grazie Giacomo. Oltre alla giusta lamentela, è importante prendere coscienza e pretendere la procedura più soddisfacente: i produttori consapevoli saranno sempre meno in balia di scelte altrui.

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Francesco

circa 9 mesi fa - Link

Non è esatto. Il metodo per titolazione iodometrica (quello definito rapido) è riconosciuto come metodo ufficiale OIV (Method OIV-MA-AS323-04B) alla stregua del metodo per distillazione (quello definito da voi ufficiale - Method OIV-MA-AS323-04A). La differenza tra i due è la precisione (ed anche la ripetibilità) dovuta al fatto che nel metodo per titolazione vi sono interferenze nella lettura da parte di alcuni composti presenti nel vino che possono far variare il risultato della SO2 di alcuni mg/l. Il metodo per distillazione è l'apice della precisione, mentre quello per titolazione è un gradino sotto. Naturalmente, nell'economia di un laboratorio di analisi Valoritalia (che va detto, è accreditato da enti di certificazione), se non espressamente richiesta, viene eseguito il metodo per titolazione iodometrica, in quanto è, per l'appunto, molto più rapido e lo scarto analitico è trascurabile nel 99% delle situazioni. L'ente di certificazione, quindi, non era nel torto completo, ma va detto che in una situazione delicata e "border line" come questa potevano approfondire effettuando un'analisi per distillazione per fugare dubbi...

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Michele A. Fino

circa 9 mesi fa - Link

Cos'è che non è esatto? Piuttosto, non il buonsenso dovrebbe fare optare per il metodo per distillazione in casi borderline line, bensì le linee guida OIV CHE LO RACCOMANDANO espressamente ogni qualvolta la questione sia il superamento di un limite di legge. Se apre l'hyperlink relativo al metodo ufficiale per distillazione, lo leggerà lei stesso.

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Francesco

circa 9 mesi fa - Link

Non se la prenda, non è esatto il fatto che descriva il metodo per titolazione come NON UFFICIALE. Mi è sembrato doveroso precisare. Poi concordo con lei che, se fossi stato il responsabile del laboratorio di Valoritalia prima di far alzare un tale polverone avrei approfondito. P.s. Non lavoro a Valoritalia ;-)

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Eno Tecno Chimica Anselmo Paternoster

circa 9 mesi fa - Link

Il metodo iodometrico rapido OIV-MA-AS323-04B è un metodo ufficiale, ma risente degli interferenti la titolazione. Più volte la questione è stata sollevata. Abbiamo suggerito, quando si tratta di "no solfiti" di richiedere il metodo ufficiale OIV-MA-AS323-04A (per distillazione). Il metodo è più lungo e un pò più laborioso, ma esclude gli interferenti portando a risultati di 25-30 mg/l di differenza in meno, quandi più adatto a valutare il tenore di SO2 su vini "Non solfiti". Chiediamo alle aziende di richiedere agli organi di certificazione il valore della SO2 metodo per distillazione quando si certificano tali vini per evitare malintesi. Ovviamente l nostro laboratorio NON ESEGUE analisi in spettrofotometria IR (FOSS) ma solo metodi accreditati Accredia.

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Francesco

circa 9 mesi fa - Link

[esclude gli interferenti portando a risultati di 25-30 mg/l di differenza in meno] si, specialmente nel caso di vini con aggiunta di ac.ascorbico. Se si esegue comunque il metodo iodometrico completo (non parziale) la differenza scende sostanzialmente.

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Giacomo Alberto Manzo

circa 9 mesi fa - Link

Esatta la specificazione. ....solo metodi ufficiali e accreditati ACCREDIA.

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Giuseppe

circa 9 mesi fa - Link

In generale ci sta che, per risparmio di tempo e denaro, si utilizzi il metodo meno dispendioso. Logica (e correttezza) vuole pero` che se il risultato al test e` positivo, prima di partire con sanzioni e denunce, si ripeta il test con l'altro metodo per escludere i falsi positivi. Questa metodologia di procedere e` adottata un po` dovunque, compreso l'ambito medico e quello "medico/legale". Nel caso specifico, non sono esperto in materia, ma non capisco una cosa: se il metodo adottato ha, per sua natura, un margine d'errore di 25/30mg come scritto qua sopra, come si puo` pretendere di adottarlo per verificare un limite di 10mg? Saluti Giuseppe

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Michele A. Fino

circa 9 mesi fa - Link

Ha colto il punto. Ed è anche il contenuto esplicitato nelle linee guida OIV. Quando si tratta di valutare la corrispondenza con un limite, si deve usare il metodo per distillazione in corrente continua di vapore

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claudio

circa 9 mesi fa - Link

utilizzare un metodo con un potenziale errore di 25-30 mg/l è come misurare lo spessore di un foglio di carta con il metro da muratore

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Francesco

circa 9 mesi fa - Link

Esattamente Giuseppe, è li che ha sbagliato Valoritalia. Non è da mettere in dubbio la correttezza del metodo, quanto la negligenza a non effettuare un analisi più precisa e con meno tolleranza analitica in un caso border-line! [se il metodo adottato ha, per sua natura, un margine d'errore di 25/30mg come scritto qua sopra, come si puo` pretendere di adottarlo per verificare un limite di 10mg]. No, non facciamo confusione: La metodica è affidabile (tanto è vero, ripeto, che è metodo ufficiale), in chimica non si parla di errore ma di tolleranza analitica (che è un altro concetto!) e in caso di vini molto strutturati, o con ac.acetico, acetaldeide alta o in particolare se aggiunti di ac.ascorbico, il risultato (metodo parziale) può subire interferenze (fino a 25g/l) che vengono eliminate con una seconda procedura aggiungendo propionaldeide al campione e ri-titolando. In questo caso si va solo a titolare i composti che interferiscono, il quale risultato sottratto a quello parziale ci da il valore di SO2 corretta.

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Giuseppe

circa 9 mesi fa - Link

Francesco d'accordo ma non impuntarti sull'uso del termine, non sono un chimico ma ho anche io una formazione tecnica e i concetti di tolleranza ed errore non sono poi cosi` distanti, se misuro con un +/- di tolleranza e` perche` so che il mio metodo non e` preciso e puo` generare un errore, inteso NON come uno "sbaglio". Comunque su una cosa siamo d'accordo tutti mi pare, ovvero nella "negligenza a non effettuare un analisi più precisa e con meno tolleranza analitica" come scrivi anche tu. Saluti a tutti Giuseppe PS se cerco in rete trovo anche questa definizione: "...tolleranza analitica ovvero margine di errore di misurazione..."

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Giuseppeb

circa 9 mesi fa - Link

Il buon senso e le buone prassi, soprattutto nel campo ispettivo di verifica e controllo, evitano ed eviterebbero di andare incontro a magre figure

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