Dom Pérignon 2012 e P2 2003, l’incubo e il sogno di ogni Champagne

Dom Pérignon 2012 e P2 2003, l’incubo e il sogno di ogni Champagne

di Andrea Gori

Torna nei bicchieri il più grande casus belli dei tempi recenti della storia di Dom Perignon, ovvero, il millesimo 2003 e viene svelato (anzi ri-velato per usare il linguaggio della maison) insieme all’altrettanto atteso 2012 in un evento orchestrato in maniera eccellente e futuristica dalla casa di Hautvillers.

Una sorta di talk show personale e privato che cattura e coinvolge gli ospiti in maniera insolita e innovativa, usando un mix di zoom e altre sezioni resident live, tecnologia e umanità ben dosate che rendono piacevolissima un’ora di degustazione.

Partiamo dalla 2003, annata della disperazione, canicola e aridità estiva con uve da raccogliere a metà agosto, pinot nero compreso, e necessità di organizzare in quattro giorni il lavoro che in genere viene svolto in quattro settimane. La prima annata del vero cambiamento climatico colse impreparati ma reattivi  Richard Geoffroy (allora lo chef de cave in carica) e il suo team che ottennero da Dom Pérignon il permesso di rischiare, tanto i milioni di banchettatori seriali in discoteca del DP lo avrebbero comprato comunque.

Un rischio ben calcolato forse ma che in realtà rappresenta una spaccatura importante nel mondo DP: per molti la scelta di millesimare la 2003 ha portato ad un vino strano e oscuro, ricco esplosivo ma anche con tracce tanniche e di note amarotiche che sono in aperto contrasto con molto di quello che è DP fino ad allora. Uno shock salutare per molti che se ne innamorarono ma per molti fan (soprattutto appassionati tecnici e winelovers) il segno che il business ha definitivamente vinto sulla qualità e rispetto dello stile.

In cantina le uve della 2003, comunque di livello elevatissimo e ben selezionate, vengono sottoposte ad un processo di ossidazione controllata al momento della spremitura, una eresia conclamata per un vino che fa della fuga dall’ossigeno un mantra incrollabile per non scalfirne freschezza e acidità futura. Si usa molto più pinot nero di sempre e lo stile risultante è più quello di un rosso di Borgogna che un bianco di Champagne.

I nostri passati assaggi di 2003 hanno alternato momenti di critica e di esaltazione ma di certo il giudizio è sempre stato di entusiasmo per una scommessa giocata fino in fondo. L’abbiamo sempre bevuto con piacere e nel corso degli anni il miglioramento di questa 2003 preconizzato da Richard e da Vincent Chaperon, che ha preso le redini della cantina ormai da qualche anno e che ha affiancato Richard in tutte le sue scelte più dirompenti) si è manifestato puntuale. L’assaggio continuo in cantina dei millesimi lì archiviate rende possibile a Vincent di leggere in maniera molto puntuale il futuro dei suoi assemblaggi ma scoprirli insieme è sempre emozionante anche per lui. O almeno è bravissimo a farcelo capire.

Dom Pérignon Champagne P2 2003
Colore intenso ma vibrante e giovanile, note di tostatura ricca con legno e bergamotto, confettura di pere e fave di cacao, calore percepibile nei toni e nei modi ma il tempo ha giocato molto a suo favore in termini di armonia. DP 2003 all’epoca era soprattutto intensità e complessità mentre ecco che in P2 queste rimangono ma emerge una strana freschezza da maturità e vibrazione in parte presente anche nel millesimo ma che nella P2 gli anni sui lieviti hanno protetto, preservato e potenziato.

C’è grande tessitura e pienezza che compensa gli angoli che la 2003 aveva all’epoca in maniera evidente e per qualcuno fastidiosa. La P2 riempie il palato , gratifica e accarezza ma permane sempre quella peculiare sensazione tannica e ruvida che in Dom Pérignon per molti non dovrebbe esistere mai. Nel corso dei sorsi il vino sprizza arancia brasiliana, sfodera un tropicale tostato e ricchissimo, floreale rosso e miele appena accennato, rivelandosi un vino molto intellettuale e definito, sempre molto maschile sfinatosi  in maniera sorprendente. Di nuovo non per tutti ma un vero prodigio magico di equilibrismi mai sentiti in uno Champagne in questo modo. 97

Discorso quasi opposto per la 2012, annata più classica tra quelle moderne (negli esiti) ma che poteva finire in disastro. Ad un inverno mite tranne febbraio molto rigido e punte sotto zero anche di 20 gradi, segue una  primavera gentile e delicata con pioggia ma anche molte gelate. Si prosegue con pioggia e temporali quasi di norma fino all’estate che finalmente vede bel tempo e tantissimo sole e caldo fino quasi a stress idrici. Infine settembre la vendemmia sotto un bel sole ma qualche acquazzone tiene con il fiato sospeso per problemi sanitari e perfetta maturazione.

Come abbiamo già visto in altri prodotti fenomenali da questo millesimo, annata poi nel bicchiere di grande  maturità dolcezza e ricchezza ma anche espressione acida rigorosa. Vincent parla di armonia continuamente ma trovata con incessante ricerca con alla fine un “contrasto sorprendente, con un equilibrio paradossale fra acidità acuta e maturità esplosiva“. Per la prima volta nomina addirittura qualche village di provenienza delle uve ma, soprattutto, gli opposti esiti della vendemmia 2012 ad esempio tra  Chouilly, Mesnil, Hautvillers, Mailly, Ay e Bouzy.

Dom Pérignon Champagne 2012
Riconoscibile e intenso mix perfetto nel bicchiere tra il tropicale della suadente 2010 e la rigida e gessosa 2008 creano un quadro splendido di opulenza e candore. Fitti i rimandi di erbe aromatiche, papavero, ambra, piccantezza e succosità, rinfrescante lato di ostriche, nocciole, cacao e vaniglia, roccia che pare sbriciolarsi al sorso, burro di cacao, addormentasuocere, frutto bianco maturo di susine, pesca melba, tiglio e biancospino.

Sorso di pronta agilità freschezza e sapidità in cui riemergono alcune note del naso come canfora, anice, finocchietto, susina, senape. Andamento intenso ma anche delicato, stupendo candore nel finale, piccante, albicocca, pepe nero a sottolineare una maturità data dai contrasti e rinvigorita da una nitida acidità. Già pronto da godersi appieno come poche altri millesimi. 98

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Su 'addormentasuocere' sono andato un pò in difficoltà e mi servirebbe un aiutino per capire... Qualche ragguaglio ?

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Ok. Arachidi pralinate. Ho fatto le mie ricerche... :)

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Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

O mandorle ?!?

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

In Toscana mandorle! E la mandorla in DP torna spesso

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Lorenzo

circa 1 mese fa - Link

Gentile Andrea, recentemente avrei avuto il piacere di gustare 2 bottiglie di DP 2010.. dico avrei perchè entrambe a mio parere erano false: tappo ammuffito (può capitare..), conseguente perdita di pressione, perlage grossolano, poca persistenza, etc... Non ho molta esperienza su bottiglie del genere ma, essendo un Sommelier, credo di saperle riconoscere... Etichetta ed imballo apparentemente autentiche, c'è un modo secondo te per confermare la mia convinzione? Grazie

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

L'analisi del tappo e delle etichette dovrebbe fugare molti dubbi... di certo esiste un mercato enorme di DP falsi. Nel tuo caso penserei però più ad un caso di cattiva conservazione, si tratta spesso di bottiglie che fanno il giro del mondo e pur essendo un prodotto ingegnerizzato per viaggiare e resistere a varie torture ci sta sempre che si sia trovato in condizioni talmente estreme da pregiudicare la tenuta di tappo e vetro. DP 2010 era molto tropicale e ricco e quando l'abbiamo provato lo abbiamo trovato molto maturo e ricco ma perfetto nella bollicina...

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Lorenzo

circa 1 mese fa - Link

Grazie Andrea... mi andrà meglio con le prossime bottiglie

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