Per la legge sul diritto d’autore chiedo ufficialmente un pacco di soldi al Tavernello

Per la legge sul diritto d’autore chiedo ufficialmente un pacco di soldi al Tavernello

di Alessandro Morichetti

12 ore di riprese, 20 persone di staff per 3 minuti, Ben-Hur fu meno complicato: da ieri nei miei micromondi social non si fa che commentare il video del Tavernello sponsorizzato su Fanpage.it (bik like per loro a prescindere) in cui tre nomi noti dell’ambiente vino – il nostro Andrea Gori, Alessandro Pipero e Luca Gardini – si prestano ad uno spot in cui persone normali assaggiano alla cieca 4 vini dovendo indovinare quale sia il Taverello, senza sapere che lo sono tutti e quattro.

Copy del video: “Alcuni aspiranti sommelier assaggiano 4 vini differenti.
E tu….riusciresti a riconoscere Tavernello?”.

Anzitutto, guardatevi il video.

 

Ora veniamo a noi quattro gatti del vino andando al dunque. Scremati i commenti boriosi tritapalle di chi sta male al mondo, prendo a modello del pensiero critico in materia le parole dell’amico Jovica Todorovic, un operatore accreditato.
Scrive Teo:

Jovica

Nei commenti su Facebook, alla domanda che suona tipo “perché lo fai, disperato ragazzo mio?”, il Gori risponde:

“Perché mi intriga la comunicazione fuori dai nostri canali e mi piace poter parlare alla grande platea della gente «normale»”. Io chioso: “Ci metterei pure i soldi, quali che siano. Grande pubblico per cui non siamo nessuno + curiosità intellettuale + soldi per me è convincente eccome. Cracco è Cracco mainstream per le patatine popolari mentre voi, Gardini incluso, per il grande pubblico siete nessuno quindi ti capisco (riferito ad Andrea) alla grande”.

Nei commenti sotto sentitevi liberi di esprimere un pensiero sull’argomento, cercando possibilmente di essere originali motivando almeno un’idea che valga la pena di essere letta, ma ora vorrei un attimo venire al cuore della questione di questo post.

Passi l’idea dello spot, beneficio d’inventario sull’utilità, disinteressiamoci poi allegramente del valore economico-sociale di Tavernello per il vino italiano tutto, ben oltre che romagnolo… qui la questione per me rilevante è solo una: L’IDEA A MONTE DEL PROGETTO VE L’HO DATA IO E VOGLIO TANTI SOLDI.

Portare il Tavernello alla Fiera dei Vini Veri per vedere l’effetto che fa. Perché lo fa, eh” è uno dei post più letti della storia di Intravino. Complice involontario Augusto Cappellano, feci assaggiare a un tot di esperti di settore il Tavernello alla cieca in ua fiera di vini addirittura “veri”. Con risultati a dir poco sorprendenti. Col senno di poi, tante le considerazioni possibili ma a me ne interessa una e cioè che, in certe condizioni, tutti possiamo pigliare lucciole per lanterne salvo poi inventarci migliaia di argomentazioni possibili.

Quindi, in conclusione, cari signori del Tavernello, siamo consapevoli che una fetta della torta – oltre le briciole per gli attori – dovrebbe spettare a me? Chiedo per un amico, eh 😉

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

42 Commenti

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...la critica, il giudizio , l'immagine personale, l'opportunità , il valore oggettivo del bene da promuovere ...
semplificherei il tutto con , ai due estremi:
a) Chi ci campa sul "mondovino" (promoters , addetti alla mescita professionale, alla comunicazione del vino, organizzatori di corsi professionali inseriti nel contesto della sommellerie , di critica, di mestiere in generale )
b) La passione
Un aspetto non esclude , quota parte decidete voi, l'altro aspetto. In un compenetrarsi di variabili e di , sacrosanto , interesse personale , che ci sta. Conosco grandi critici/scrittori/ opinionisti del vino mossi da passione profonda ( e conoscenza) tanto da trasformarsi in mestiere .
Di contro, mestieranti che hanno associato alla loro immagine esclusivamente opportunità di guadagno , accostandosi al vino come ad una qualsiasi merce ... commerciabile .
Quindi se i signori che hanno compreso che apparire su prodotti di "vasta scala" ("industriali" non mi va di chiamarli , sono pur sempre prodotti agricoli) sanno che è soprattutto operazione di Comarketing , per discutibile che sia il prodotto da promuovere in termini di qualità assoluta , con anche opportunità di guadagno, che di campare si tratta , e il soldo è necessario per vivere o togliersi qualche soddisfazione, sarei abbastanza laico.
Sul messaggio un po' meno , perché offende chi lavora umilmente per fare un grande prodotto con sacrificio, abnegazione, esperienza e grande volontà ( e capacità) . Così come il messaggio "non tanto velato" che ... chi parla di vino , nella categoria "berealto" , è un venditore di fumo che cerca di raggirare gli allocchi di turno... che bere Tavernello oppure un grande Barolo o Borgogna non è che ci sia tutta quella differenza e che solo in pochi , esaltati , possono discriminarne l'essenza solo per solleticare il proprio ipotalamo...

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Enofobo

circa 3 settimane fa - Link

Mah... ognuno ha bisogno di qualche favola a cui credere.
Conosco persone che hanno passato una vita a bere "alto", come dice lei, sperperando non tanto l'equivalente di svariati appartamenti, ma tempo sottratto a relazioni, affetti, esperienze, atrofizzando la propria vita emotiva in un ripiegamento autoreferenziale. Illudendosi poi che questa "passione" aprisse in qualche modo a una dimensione di condivisione, cosa che invece non è mai: non importa in quanti si siede intorno a un tavolo, c'è sempre e solo un insieme di solitudini ipnotizzate da un liquido inanimato.
Capisco che per costoro, persone spesso abbastanza erudite, razionali, logiche, un'eventuale prova della assoluta infondatezza delle loro certezze sul vino, del fatto che i sensi ingannano, che il vino è per il 99,99% mitologia e per lo 0,01% evidenza organolettica e che sì, anche loro bevono etichette e pregiudizi, destabilizzerebbe leggermente la propria identità.
Non stupisce, infatti, che tali adepti del "berealto" siano spesso i massimi detrattori delle bevute alla cieca, dove la Verità viene fuori e i miti cadono tutti. Tutti beviamo idee. Oggi quelle di terroir, di tradizione, di artigianalità e naturalità sono le più efficaci sul piano della comunicazione al consumatore contemporaneo, questo spiega perché il Tavernello sconti un pregiudizio negativo, pur essendo un vino tecnicamente ineccepibile e quantomeno corretto sul piano organolettico.
Beviamo idee, appunto, perché il vino è un gioco (solitario), dove a differenza degli altri generi alimentari, è la componente immaginativa e non quella sensoriale a guidare la nostra scelta di acquisto. Un gioco che però può costarci a bottiglia 6€ come 6000.
Ricordiamoci che è un gioco. E che se la religione era l'oppio dei poveri, il "berealto" è l'oppio dei narcisi.

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

Approvo e confermo totalmente.

Le cose stanno così e sottoscrivo, con esperienze personali, che questi fenomeni delle bevute alte o si rifiutano di bere alla cieca in pubblico o quando lo fanno, statisticamente, prendono lucciole per lanterne.

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...non approvo e dissento totalmente , è il bello dell'opinione , come tale opinabile. Forse perché , sfortunatamente , ritengo di avere qualche anno in più sulle spalle e una frequenza di bevute più alta , frequentazione assidua di grandi appassionati disposti , anche , a sacrificio economico pur di appagare questa insana passione , pur di godere delle caratteristiche uniche dei grandissimi vini mondiali . Se poi l'approfondimento della passione si unisce alla conoscenza non superficiale di quei produttori, agli assaggi e visite in cantina degli stessi , alla storia di determinati artigiani/produttori , maturi la consapevolezza che i grandi vini sono tali non per allucinazione collettiva ma perché sono un manufatto di alto pregio sensoriale oltre che storico e artigianale...
PS: ribadisco che posso solo concordare sul fatto che non tutti hanno discriminante valutativa sull'effettivo valore di un grande vino nella sua complessità di aspetti , ma ciò non cambia i termini del ragionamento ...

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Spanna

circa 3 settimane fa - Link

Ma mi dite se è possibile bere senza pregiudizi, valutando quello che c'è nel bicchiere prescindendo da tutte le mie esperienze precedenti che hanno aiutato a dar forma al mio gusto personale così come è adesso? Per me conta solo l'onestà intellettuale di concedere a quello che c'è nel bicchiere , nel tracciarne un giudizio, le stesse chance che sia Tavernello o Monfortino. Ma questa onestà intellettuale serve a me per procedere proficuamente sulla strada di formazione del mio gusto personale. Il Tavernello non l'ho bevuto e non lo giudico; ma per la mia visione del vino, per la direzione che voglio dare a quel percorso di formazione, non ho interesse a provarlo oggi. Scelgo di fare altre esperienze.

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Stefano

circa 3 settimane fa - Link

E no caro mio! Sei tu che devi pagare quelli del Tavernello, con tutti i post che appunto ti permettono di pubblicare! Ne ricordo, oltre a quello di ViniVeri, almeno un altro paio con tanto di degustazioni e punteggi di quello in bottiglia

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Alessandro Morichetti

circa 3 settimane fa - Link

Una carezza a te

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Gherardo Fabretti

circa 3 settimane fa - Link

A spulciare le opinioni seminate tra profili, gruppi e pagine, viene da pensare che il vero esperimento non si basasse sul comportamento degli intervistati nel video ma sulle reazioni di chi quel video lo ha visto (o ha fatto finta di vederlo).

Mi sono sventurato a leggere i commenti sulla pagina FB di Fanpage ma ho mollato "al trentottesimo coglionazzo", sufficienti comunque a rappresentare un quadro fedele di (buona parte) del contesto: generalizzazioni ad mentula canis, wannabe passivo-aggressivi che vorrebbero fare a pezzi i giudici, una diffusa epidemia di "schadenfreude" e quell'odore di gratuita presa in giro, portata avanti senza tema di punizione, cui Facebook ci ha abituati. A scavare si trova anche qualche commento ben argomentato, pro o contro ovviamente.

Sembrerà ovvio a tanti, eppure, leggendo qua e là, molti altri sembrano avere perso di tasca il famoso metro di giudizio, un metro, tra l'altro, che si è accorciato parecchio in questi anni: un prodotto o fa schifo o è eccellente, un'opinione o è da distruggere o è da sposare in pieno. Il modo di esprimersi degli intervistati (se vero e non frutto degli schemi narrativi di un copione) lo conferma. Non solo: tendiamo a dimenticare che ciascuno ha in dote il proprio di metro, frutto dell'ampiezza delle proprie esperienze, di pregiudizi, idiosincrasie, simpatie e, non ultimo, di educazione, rispetto e capacità di entrare in risonanza con gli altri.

Il Tavernello può essere un vino costruito ad hoc per un certo pubblico, senza per questo dover essere relegato nel Tartaro e senza dover punire quel pubblico (e la Caviro) con "cento nerbate" verbali. A margine: "la gente non assaggia veramente il vino, ma assaggia i pregiudizi" è un slogan efficace, e riflette comunque un diffuso modello di pensiero.

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Alessandro Morichetti

circa 3 settimane fa - Link

Non mi sono arrischiato a leggere i commenti su Fb ma sottoscrivo tutto

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...chiaramente stiamo evadendo in un OT non voluto nelle premesse, rispetto al divertente scritto del Moricchia invero abbastanza ironico e scanzonato. Ma proprio da certi articoli apparentemente e innocuamente divertenti possono nascere gli spunti di riflessione che rasentano addirittura una deviazione sui massimi sistemi , sia economici che filosofici. Sta di fatto che pur condividendo la forma ed alcuni contenuti , seppur da psicanalisi, di enofobo , in realtà non mi trovo assolutamente in accordo nei principi generali che tenta di comunicare , o che ritengo mi voglia comunicare , quindi con i dovuti limiti di interpretazione personale.
Perché , personalmente, credo nella grandezza sensoriale di una certa fascia di vino, per una serie di circostanze e variabili che ne fanno vere e proprie opere dell'ingegno e abilità umana.
Che la stragrande maggioranza non riesca a valutarne l'effettivo valore , sia per cultura, esperienza oppure sensibilità personale, poco cambia . Così come non si può sostenere affermazioni quali "Romanée Conti o Monfortino fanno parte di ipnosi sensoriale collettiva veicolata da un'etichetta iconica e un collarino riportante un millesimo per la massa dei beventi vino assai poco evocativo". Peggio ancora spacciare il tutto come enoonanismo psicologico .
Quindi , posizioni talmente distanti dove difficilmente scorgo punti di incontro . Perché Charlize Theron e Merkel sono entrambi femmine , La Ferrari e la Panda entrambi macchine con 4 ruote e una carrozzeria , Bottura della Francescana e Nando della trattoria di Frassinara entrambi cuochi che ci danno da mangiare e in pochi potrebbero valutarne la soggettiva grandezza ( mia madre preferì i bolliti e il cotechino di Nando rispetto al menu degustazione della Francescana , così come preferisce il Prosecco corda di MIonetto al Clos du Mesnil di Krug)...
PS: certo, tutto ciò conta poco con il focus dell'articolo sulla convenienza di qualche innocente marchetta per raggranellare un po' di vildenaro o l'esortazione a spartire la torta della convenienza comunicativa di certe operazioni ... si fa per parlare ...

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

I giudizi moralisti meglio lasciarli ai preti, anche se i protagonisti del video , li avrei pagati in casse di Tavernello. Ognuno della Sua credibilità ne fa ciò che vuole. È innegabile che le sovrastrutture mentali(bagaglio ideologico, conoscenze, aspettative, predisposizioni ecc) vadano ad influenzare la percezione di quello che troviamo nel bicchiere. Poi però esistono dei fattori oggettivi: vitigno, terreno, rese per ettaro, esposizione, tipo di agricoltura, tipo di vinificazione ecc. Un vino fatto in pianura a 300 Quintali/ha, con non si sa bene quali uve, praticando un'agricoltura che più convenzionale non si può, e non oso immaginare in cantina quello che avviene, è oggettivamente un prodotto scadente. Rimane scadente anche se la percezione di chi lo assaggia è positiva. C'è poco da fare.

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

Lei ha visitato Caviro e qualche suo stabilimento? Conosce metodi, impianti, addetti, principi? Le direbbe, in pubblico, le cose che ha scritte ai dirigenti di Caviro e ai loro conferitori? Ma lei lo sa cosa è Caviro?

Se la risposta è sì, dico che mi piacerebbe esserci.

Se la risposta è no, il suo è un commento a metà tra il gratuito dileggio e la diffamazione.

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

D'accordo con il compenso ai tre 'in natura', ovvero casse di Tavernello.

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Mirko

circa 3 settimane fa - Link

La fascia statistica che vuole intercettare un messaggio pubblicitario del genere mi sembra evidente. Staremo a vedere in quanti abboccheranno. Quanto ai "simpatici complici" dell'iniziativa, per me è una caduta di stile . Viviamo in delle società in cui ogni cosa è merce, perfino la propria credibilità, percui non mi meraviglio più di niente. Se li conoscessi personalmente, per Natale li omaggierei volentieri con pedane di Ottimo Tavernello. In segno di affetto e stima. Ma non avendo tale piacere, mi regalo io una pedana di Collestefano.

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

Perchè è giusto chiamarla con il suo nome, ovvero una marchetta.... Poi possiamo anche dire che ognuno fa quel che vuole e che in qualche modo, nel nostro quotidiano, qualche marchetta e qualche compromesso capita a tutti noi. Se non vogliamo dirci talebani, nessun problema se addetti ai lavori fanno pubblicità di un prodotto scadente. Mi dispiace un po' per Gori che mi è ben più simpatico degli altri due però continuerò a leggerlo, magari riderò un po' di più quando tra i descrittori citerà la cinta senese o altri improbabili aromi ma siamo sempre nell'ambito della risata quindi bene così.

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Alessandro Morichetti

circa 3 settimane fa - Link

La chiamerei appunto pubblicità, più che marchetta. Son due cose diverse, si può non condividere ma meglio non confondere.

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...diciamo che il confine , in questo caso , è molto sottile . Nella pubblicità , normalmente ( sottolineo "normalmente" ) la comunicazione fa leva sulle qualità , reali o presunte , di un prodotto indipendentemente dal giudizio sociale del messaggio promozionale (anche se molte volte il messaggio sociale è subliminale) , con customizzazione al target di riferimento . In questo caso specifico , e nel filmato è palese , si vuol lisciare il pelo ad una intera categoria (fruitrice potenziale del bene) che fa massa critica bevente elevandone la scelta a discapito di una categoria ritenuta elitaria , per cui marginale in quel contesto, restituendo una dignità di censo sensoriale che stride con i valori assoluti qualitativi della categoria. Perché la qualità costa , la rarità costa e il mercato dell'appassionato è disposto a spendere dove ne rileva valore tangibile oppure "intangibile" , creando quel circolo vizioso , anche culturale , che relega un prodotto come Tavernello nell'ambito si del consumo di massa per qualità generale (anche se hai più non percepita) legata al prezzo...

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

..."ai" più ...

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

@ vinogodi

Purtroppo, in ritardo rispetto al cronologia dell'articolo, il suo 2° contributo, stimolante, mi fa venire voglia di dire la mia. La prendo alla lontana ma poi arrivo al tema che lei solleva (oggetto delle mie riflessioni negli ultimi tempi).

Per lavoro frequenti esperti (intendo: professionisti e, in un caso, addirittura professori universitari della materia) in sistemi operativi. Molti di questi sono persone che, per lavoro, studiano, sviluppano, vendono,etc. etc. sistemi operativi di cui la stragrande maggioranza delle persone che utilizzano sistemi operativi (cioè tutti colori che usano uno smartphone, tablet, PC/Mac, workstation, server, PLC, etc.) non sanno neppure che esistano.

Orbene, per questi esperti io (e probabilmente lei) e il 99,5% della popolazione che utilizza sistemi operativi siamo o delle bestie o dei poveri dementi o delle capre (a volte ricche e quindi ancor più abiette, ad esempio chi utilizza iOS/Mac) o gente che non ha alcuna capacità/sensibilità di valutazione di sistemi operativi. La feccia schifosa è rappresentata da chi usa Windows "semplicemente una merda" (sic) con in più il torto tremendo di aver arricchito uno scimpanzé (tecnicamente parlando), tale Bill Gates.

Chiaramente, questo profluvio è accompagnato da argomenti, prove, citazioni di cui mi è molto difficile solo capirne il senso linguistico.

Orbene: non è che gli "appassionati" che bevono abitualmente vini del "bere alto", i cosiddetti "enosnob" sono come questi "appassionati", mutatis mutandis? e si comportano similmente: rare persone che, siccome tutti tengono la destra, è o la gente a sbagliare la mano o è la regola sbagliata, epperò la gente continua a ignorare i loro strali e prosegue a tenere la destra? Guardi che nel vino è così, si fidi.

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Lanegano

circa 3 settimane fa - Link

Vero. Le cose gravi nella vita sono ben altre.

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Misiano

circa 3 settimane fa - Link

Complimenti a chi riesce a fare di una passione un lavoro. Presuppone capacità e qualità. Dopodiché, siamo seri per favore e non cadiamo nel ridicolo. Quando in cambio di un compenso, pubblicizzo un prodotto che evidentemente non mi piace e non consiglio agli appassionati del settore, di cosa stiamo parlando? Puoi chiamarlo come ti pare, ma il senso della cosa rimane quella che ha scritto Lanegano.

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lorenzo maini

circa 3 settimane fa - Link

mi prenoto per la degustazione comparativa tra tavernello brick, bag in box e quello in vetro!

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Stefano

circa 3 settimane fa - Link

... e Nuits-Saint-Georges

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C.A.

circa 3 settimane fa - Link

Io per una verticale. Intanto corro subito a comprare un paio di cartoni. Dovessero finire.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Dò ragione a Lanegano, non vedo grosse differenze fra i tre “sommelier del Tavernello” e un Cracco con le patatine industriali, un Pierre White con il dado knorr, un Marchesi con Mc Donalds e le altre decine di esempi disponibili. Mi auguro solo - per loro - che siano stati pagati bene quanto i succitati cuochi...

Ormai vale tutto? Stella Michelin ad una bettola tailandese che in qualunque altro paese del mondo occidentale verrebbe chiusa in 3 minuti netti? Cuochi indubbiamente ed indiscutibilmente bravi nel loro mestiere ma che promuovono cibi considerati dai più, spazzatura? Ho paura di si, ormai vale tutto.

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Gherardo Fabretti

circa 3 settimane fa - Link

Scusate, a mio parere ci sono vari gradi di promozione. Anche in questo caso, certo, di promozione si tratta ma il punto di partenza dello spot non è dimostrare quanto è eccezionale il Tavernello ma che non merita quell'antologica sequela di parole sprezzanti con cui tutti siamo abituati a inquadrarlo, e di conseguenza mostrare che a sparare a zero in una degustazione alla cieca spesso si fa peccato. Alla Caviro, ovviamente, interessa il riposizionamento, e il video persegue il suo scopo in maniera efficace, oltre a essere istruttivo.

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

Non so se quelli che hanno scritto hanno avuto questa esperienza: assaggiatori esperti che compilano schede di valutazione di varie referenze Tavernello, insieme ad altri prodotti (ovviamente alla cieca).

Io, tutta questa sicumera e arroganza su presunti livelli meno che discreti delle referenze Tavernello, non mi pare di averle visionate (dopo, a schede compilate).

Esorto tutti colori che hanno espresse idee negative (ovviamente non motivate in termini strutturati) a riflettere su tale fenomeno.

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marcow

circa 3 settimane fa - Link

Tanti gli argomenti interessanti trattati nel dibattito.
Sul fatto che 3 "esperti" abbiano accettato di fare "pubblicità" al tavernello si chiede un'opinione dei lettori: secondo me, si perde in "credibilità", ammesso e non concesso che la "credibilità" sia ancora un valore nell'epoca postmoderna.
Nell'epoca in cui le fake news sono più diffuse delle verità(e delle mezze verità).
Sono d'accordo che non è una "marketta" ma "pubblicità".
La marketta è "nascosta", non è palese, le pubblicità sono, in un certo senso, markette "pubbliche", cioè non nascoste.

Cracco e altri non sono stati, comunque, minimamente intaccati dal fatto che hanno "preso soldi" per "pubblicizzare" prodotti che erano in cotraddizione con quello che dicono e fanno.

Per chi "recensisce vini", forse, la questione è un po' più delicata.
Alcuni lettori, forse, quando leggeranno le recensioni dei 3 esperti saranno più dubbiosi perché si ricorderanno del fatto che hanno preso soldi per "pubblicizzare"... il tavernello.

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Sancho P

circa 3 settimane fa - Link

"il vino bono costa 50,
quello discreto ne costa 30,
Il vino nostro non costa un cazzo,
ma te da' in testa e fa canta'

La terra è bassa
Il muro del canto
Suggerimento per la colonna sonora.

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

“La società dei magnaccioni” - Lando Fiorini Il ritornello è metricamente perfetto per il testo proposto :-)

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Matteo

circa 3 settimane fa - Link

Ma sapete che?
Ieri ho degustato Monfortino, Soldera, Rinaldi... e mi pare pure Rousseau e qualcosina d'altro (faccina molto sorridente), e oggi mi vado a comprare un paio di bottiglie di Tavernello.
Poi le degusterò in apposito calice... cosa che non ho mai fatto in passato.
E voi?

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Franco

circa 3 settimane fa - Link

bella questa ahahahahah

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...Matteo , eri in Bue House , ieri? ...

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Matteo

circa 3 settimane fa - Link

eh sì...
Ti o portato le acciughe del cantabrico ;-)

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Arembarzulu

circa 3 settimane fa - Link

Un giorno la Tavernello SPA inviterà anche Gaetano Saccoccio magari. http://www.naturadellecose.com/master-sommerdie-del-futuro-prossimo

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Cristian

circa 3 settimane fa - Link

ma l avete mai davvero bevuto il Tavernello??. io sono un cuoco e in cucina ne usiamo un fusto da 5 lt al giorno.. però vi posso assicurare che solo dall' odore non lo berrei mai.. mi da la sensazione di essere molto acido e chimico.. un paio di bicchieri e vai di mal di stomaco e di testa.. di cosa stiamo parlando...... se bevo una bottiglia intera di BUON vino al massimo mi viene un po di allegria ;-)

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Che un cuoco di professione ammetta candidamente di utilizzare per i suoi piatti 5 litri al giorno di un vino che solo dall’odore dichiara che non lo berrebbe mai e considerandolo un vino pessimo “acido e chimico” ma che lo utilizza allegramente per cucinare...fa rizzare i peli solo a me? Gentile Cristian, mi dice il nome del ristorante e dove si trova? Non vorrei ci si capitasse per sbaglio. Chiedo per un amico.

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marcow

circa 3 settimane fa - Link

"La gente non assaggia veramente il vino, ma assaggia i pregiudizi".

È questo, secondo me, il passaggio centrale del messaggio pubblicitario.

Contiene una grande verità...
che vale per TUTTI... anche se in maniera diversa: i pregiudizi possono avere, cioè, un impatto più o meno forte, in individui diversi.

Sul blog di Bressanini un articolo arriva alle stesse conclusioni della pubblicità del tavernello partendo da un vino costoso. (Nel tavernello il pregiudizio è verso i vini che costano poco)

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/06/28/neurogastronomia-il-vino-costoso-e-piu-buono/

"Neurogastronomia: il vino costoso è più buono?"

Nell'esperimento di Intravino i degustatori del tavernello erano "ESPERTI" mentre non lo sono nella pubblicità.
Nell'articolo di Bressanini anche gli ESPERTI sono presi in considerazione.

La conclusione è questa:

"Con risultati a dir poco sorprendenti. Col senno di poi, tante le considerazioni possibili ma a me ne interessa una e cioè che, in certe condizioni, tutti possiamo pigliare lucciole per lanterne salvo poi inventarci migliaia di argomentazioni possibili".

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Acino Macerato

circa 3 settimane fa - Link

Il paragone con Cracco è sbagliato, lui non giudica. La questione è se un critico possa accettare di partecipare ad uno spot simile. Io dubito, consapevole che l'essere integri - nel mondo del vino - sia una pura chimera, degna dei vacui discorsi su volatile e solfiti.

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TaverBello

circa 3 settimane fa - Link

Non vedo l'ora di andare al Pipero di Roma e bere il Tavernello se così tanto buono e se così tanto vittima del pregiudizio.

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...parole chiave, quindi, da marcare a fuoco su ogni tavolo di degustazione del vino: - Degustibus - Soggettività - Autoipnosi - Narcisismo In conclusione, non esiste il "vino buono" oppure il "grande vino" ma il vino universale , in quanto soluzione idroalcolica , sdoganando il concetto che beviamo con la mente e non con i sensi . I sensi non sono educati al vino , non essendo una necessità fisiologica , a differenza del cibo , quindi quando ci accostiamo al vino siamo necessariamente condizionati da preconcetti o indirizzi mentali ... indirizzati , nel migliore dei casi , dall'ipotalamo , nel peggiore dei casi da interesse personale . Comunque la discriminante oggettiva non esiste , con buona pace del castello di illusorie conoscenze ed esperienze che il vino evoca . Chi beve Tavernello è un illuminato e razionale bevitore attento al soldo e simpatico , come la formichina parsimoniosa vs la cicala scialacquatrice , mentre chi beve Borgogna e Barolo è un povero pirla che vuole esibire e dar sfoggio di censo e cultura che in realtà non gli appartiene , che alla cieca manco saprebbe distinguere uno dall'altro (forse un Tavernello bianco da un Chambertin , ma è tutto da vedere se in bicchieri neri che non lasciano trasparire il colore ) ... si , insomma ... signori delle guide e critici del nulla, produttori di vino , clienti delle enoteche e ristoranti , fatevene una ragione e pascolate fra la GDO a svuotare gli scaffali di vino in tetrabrik , per la gioia dei bilanci famigliari ed un nirvana sensoriale fino ad oggi illusoriamente rincorso ...

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Amaramente sottoscrivo. È quello che succede (almeno è, a mio avviso, una delle cause) quando persone con reputazione e professionalità da una parte - nei corsi, talent, interviste, ambiti professionali e non - criticano ferocemente e quindi in seguito cercano di insegnare a riconoscere, utilizzare e acquistare solo prodotti di eccellenza e di comprovata qualità, dall’altra pubblicizzano, mettono la faccia e la loro reputazione al soldo di aziende produttrici di...altro. Le reazioni del pubblico - eterogeneo per sensibilità, cultura, competenza - sono come minimo tre (ma ce ne saranno sicuramente molte altre):
- Tizio (tizia) è un “marchettaro”; davanti a facili guadagni decide che la propria reputazione possa essere svenduta, tanto in caso di critiche sarà difeso da suoi pari e confida nella memoria da pesce rosso del pubblico.
- Se lo pubblicizza vuol dire che lo usa anche nei suoi ristoranti/cantine/corsi etc, quindi la gente spende centinaia di euro per mangiare risotti con dado industriale, amouse bouche di patatine in sacchetto, il tutto accompagnato da tavernello “riserva del sommelier”.
- Non esiste più, da parte di questi esperti, educazione, professionalità, senso dell’onore e di rispettabilità nei confronti del pubblico, minimizzando le loro azioni con giustificazioni di varia natura, quando la banale e semplice conclusione è che tutto è in vendita...tanto la metà del pubblico accetta e apprezza tali scelte perché le farebbero anche loro, e l’altra metà ha la memoria corta.
Poi, nel mucchio, ci sono quelli come me che - consapevoli del fatto che non cambierà nulla e vivendola male proprio in base a tale frustrazione - si tengono sul telefono le liste dei colpevoli dello scandalo del sauvignon truccato, di quelli che all’improvviso si son messi a fare prosecco “perché vende tanto e non ci vuole niente a farlo”, che con lo scandalo ancora in corso di prosciuttopoli non compra più prosciutto di San Daniele almeno finché non verranno fuori i nomi dei prosciuttifici coinvolti e di quelli onesti (sperando ce ne siano...visto che ne conosco più di uno, abitando da quelle parti), che diffonde le liste ad amici e parenti dei produttori di formaggi che in etichetta dichiarano “latte italiano 100%” e poi utilizzano quello estero, che non è un problema...se me lo dichiari, ma se non lo fai significa che hai la coda di paglia; che non demonizza l’olio ed il grasso di palma, palmisto, cocco e similari...semplicemente non li uso e non acquisto prodotti di aziende che non l’hanno mai dichiarato e l’han fatto solo perché costrette e adesso, come non fosse considerabile come aggravante, inseriscono a lettere cubitali “SENZA...”
E quanti esempi e liste potrei ancora elencare...ma ho scritto già un poema.
Abbiate pazienza :)

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