Moët & Chandon Grand Vintage 1992-2012, a proposito di clima dosaggi e tecnologia

Moët & Chandon Grand Vintage 1992-2012, a proposito di clima dosaggi e tecnologia

di Andrea Gori

Gli arrivi dei millesimati 2012 sul mercato cominciano a farsi decisamente interessanti e promettono di offrire nuovi benchmark di gusto, eleganza, ricchezza e precisione aromatica per lo champagne del futuro. In mezzo alle celebrazioni per i 150 anni del Brut Imperial, l’iconica cuvée campione di vendite della maison, Moët presenta, con la calata in Italia del suo talentuoso chef de cave Benoit Gouez, la coppia di millesimati 2012 della gamma Grand Vintage, che resta pur sempre l’ispirazione e  il modello originario per un vino come Dom Perignon. Un vino decisamente poco conosciuto e ancora meno frequentato dagli appassionati hard core della materia ma che ha sempre offerto nella sua storia una visione molto precisa dei millesimi. Assaggiare il Grand Vintage, visti i volumi e la capacità della maison di pescare da tutto il territorio della Champagne, è quanto di più esemplificativo si possa fare per un millesimo in questa regione.

Benoit definisce la 2012 come una sintesi perfetta tra la 2008 e la sua proverbiale tensione e acidità con l’opulenza della 2009, da molti ritenuta molto poco champenoise. Per la prima volta dagli anni ’60 la 2012 arriva dopo un biennio in cui in casa Moët non si è prodotto millesimati e, per quanto inconsueto, è stata una decisione importante da prendere perché la 2010 è stata troppo eterogenea con alcune ottime uve ma non troppa quantità per poter fare numero sufficiente di millesimato, mentre la 2011 ha avuto arresti di maturazione per clima e ondate di calore a Luglio per poi ricevere in poche ore la pioggia di alcuni mesi. L’effetto è stato un blocco della maturazione che ha fornito ottimi vini base per acidità e freschezza ma ben poco frutto e aromaticità.

Si è arrivati alla 2012 con molta pressione e l’anno è purtroppo iniziato malissimo con una catastrofica pressione sanitaria, malattie e freddo con gelate precoci e tardive, primavera con solo pioggia perfetta per funghi, peronospora e oidio, pioggia in fioritura, acinellatura, grandine a maggio e giugno, poi caldo luglio e disidratazione che ha fatto perdere 40% della potenziale resa. Insomma almeno fino ad agosto un disastro cui mancavano solo le cavallette bibliche per essere completo per poi assistere ad una miracolosa estate da agosto in poi.

Ad agosto ha smesso di piovere e con il caldo è arrivato anche tanto vento che ha tolto muffe e ha messo tutti tranquilli ad aspettare la perfetta maturità. Ma il tocco magico è stato l’escursione termica con caldo di giorno per zuccheri e aromi ma di notte quasi freddo che manteneva acidità. Ecco perché si parla di sintesi 2008 e 2009 con la prima molto acida e poco zucchero e la seconda ricca di zuccheri ma di media acidità.

La chiave per una grande 2012 era, secondo Benoit, lavorare molto sul bilanciamento tra i vitigni (42% pinot nero e 33% chardonnay) utilizzando bene il meunier che in effetti si presenta con un 26% elevato per un vintage. Ma serviva per gestire potenza iniziale e lunghezza. Il tutto viene dosato pochissimo, a 5 gr/lt, il che lo rende scattante è già pronto. Benoit parla per immagini per descrivere come si presenta oggi questo vino, ovvero, che si trova tra la sua primavera e l’estate con un autunno ancora lontano.

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Moët et Chandon Grand Vintage 2012
Glicine e gelsomino notturno, intenso e ricco, crema pasticceria e senape, poi mandorle, pinoli e agrumi splendidi. Vino festoso e ricco ma leggero e delicato per tanta parte del suo percorso nel palato con frutto di pompelmo, ciliegia e fragoline di bosco che si ripresentano a più riprese nel palato, lunghezza e grip fenomenali che lo conducono ad un finale di prugne, pesca bianca e pera Williams che restituisce una dolcezza più suggerita che reale, perché il dosaggio non addormenta la freschezza, anzi la esalta. 94

Moët et Chandon Grand Vintage 2012 Rosè 42%pinot nero di cui 13% vino rosso, 35% chardonnay, 23% meunier – 5gr/lt dosaggio. 
Il rosè, dice Benoit, è ora un vino importante sul mercato e imprescindibile, in uno scenario molto diverso dal 1998 quando è arrivato in azienda. Da allora sono stati fatti tanti investimenti e una cuverie apposita per i vini rossi fino ad avere quattro rosati in gamma: Imperial, Nectàr (USA e Nigeria ), Grand vintage e Ice Imperial.
Colore corallo intenso, note di melograno, tamarindo e pompelmo rosa, mandarino, arancio e fragoline di bosco, poi rabarbaro e tabacco. Note vinose e saporite, verbena e oliva, un carattere mascolino di musk e ginepro che sfiora l’austero e bocca dai tratti quasi tannici che stupisce per integrità e note mentolate, cardamomo, timo, rosmarino, anice e crostata con crema pasticcera, freschezza anche eccessiva che lo copre nella sua fase espressiva tostata e speziata,  lasciando però presagire un bellissimo avvenire. 93

Moët et Chandon Collection Grand Vintage 2002 (sb. febbraio 2017) 51% chardonnay, 26% pinot nero, 23% meunier
Stesso equilibrio della 2012 con una simile alternanza di periodi caldi e piovosi e molto vento, maturità spiccata delle uve con vendemmia molto tardiva e corposa (10,5% di alcol potenziale, il valore più alto dal 1990 in avanti battuto solo appunto dalla 2012 con 10,6%) ed è interessante assaggiarlo accanto. Ha opulenza impressionante, energia e intensità, mandorle, noci e frutta candita, poi prugne, pesche e arancio confit, ma è il coté speziato e torrefatto a lasciare a bocca aperta, con rimandi di caffè kopi luwak e Jamaica Blue mountain, poi pasticceria e vaniglia, noci tostate. Bocca guizzante, vitale, agrumata e sapida, gessosa e mentolata. 96 

Un 2002 che pare oggi un fratello maggiore della 2012 secondo Benoit che gli indica la strada futura. A nostro modo di vedere un vino splendido davvero, che ribalta molte considerazioni negative sulla 2002 che appare oggi in molti millesimati in fase decisamente di stanca. La 2012 in questa ottica ci pare messa molto meglio e tra dieci anni ci sarà da divertirsi eccome.

Moët et Chandon Grand Vintage 1992
Annata molto sottovalutata con fioritura tardiva, estate calda e soleggiata e qualche grandinata ma alla fine livelli molto interessanti sia di alcol potenziale che acidità, con inizio vendemmia al 14 settembre per le uve bianche e a seguire gli altri.  Nonostante alcune note leggere fungine su qualche bottiglia (all’epoca si usavano tappi meno performanti) si presenta maturo e affascinante con frutta candita e tostature accentuate, pepe, nocciole e sale, dolcezza di miele e zafferano, vaniglia, zenzero e mela caramellata. Lunghezza discreta e sensazione di carnosità e maturità molto avanzate ma coerenti con il millesimo e la sua storia evolutiva. 92

Al termine della degustazione dei millesimati spazio anche per riassaggiare nel formato magnum l’iconico Brut Imperial che sfoggia eleganza e gusto molto al passo con i tempi a partire dal dosaggio molto basso che arriva in zona extra brut con 7,5 gr/lt, il valore più basso di tutti i sans annèe prodotti in tiratura consistente in Champagne. Un punto di arrivo e di rilancio per il lavoro di Benoit che ama sottolineare come, agli inizi del lavoro come chef de cave titolare venti anni fa, il dosaggio del Brut Imperial fosse sui 15gr/lt, valore che oggi non sarebbe sostenibile se si vuole mostrare davvero l’eleganza del vino.

Un valore zuccherino reso possibile dal clima e dalla maturità più accentuata delle uve degli ultimi 10 anni soprattutto, ma anche dai metodi di lavoro in Moët che hanno oggi a disposizione una tecnologia all’avanguardia per estrarre e trasformare l’uva migliore in mosti perfetti con una vinificazione, un controllo costante di estratto, ph e componenti volatili che non era pensabile venti anni fa.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Ginetto

circa 8 mesi fa - Link

Che due palle con sti video che non vede nessuno. Sono lunghi e l'audio fa pena

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

nessuno obbliga a vederli! sono cmq gratis, eh...

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