Krug 2006 Vintage, generosità capricciosa e altre storie da raccontare a tavola

Krug 2006 Vintage, generosità capricciosa e altre storie da raccontare a tavola

di Andrea Gori

Esiste un limite a quanto si può indulgere nel piacere? Esiste un limite a quanto si può patire per produrre uno champagne di livello sempre elevatissimo che viene sviscerato e messo sotto processo costantemente ad ogni uscita? Probabilmente no, ma Krug 2006 esplora entrambi i limiti in maniera intrigante.

La 2006 è ricordata come un’annata, moderna nel senso di calda e, per fortuna, abbondante sia pur senza la lama acida che guida come un mantra i produttori di vino della regione e attira gli appassionati di bollicine in tutto il pianeta.
La 2006 ha visto un inverno altalenante ma soprattutto ben 23 giorni con temperature sopra i 30 gradi, fatto del tutto inusuale fino a pochi anni fa, per un record che, in realtà, è stato già battuto nell’ultima 2019.

Un’annata bella ricca la 2019 con uve sanissime così come lo furono quelle della 2006, annata che ha visto un inizio di estate caldo e secco poi un curioso e preoccupante agosto con 15 giorni di pioggia che in genere vengono giù in due mesi (e allarme muffa), molto caldo a settembre (compresa una vera e propria ondata di calore), molta maturità e abbondanza ma sorprendentemente un’acidità non così bassa come si poteva temere.

Per gli amanti dei dati ufficiali del CIVC, tra cui il sottoscritto, abbiamo un alcol potenziale di 9,81, valore piuttosto alto di maturità e una acidità totale di 7,07, non esaltante o almeno non ideale per chi ama nello champagne la componente più dura. I primi chardonnay sono arrivati in cantina dopo l’8 settembre, gli ultimi pinot agli inizi di ottobre, nel mezzo i meunier, tra i più interessanti dello scorso decennio.
Per avvicinarsi alla degustazione della 2006 come sempre Krug apparecchia varie cuvèe per preparare palato e sensi e il riassaggio della 2004 provoca non pochi brividi di piacere per una evoluzione decisamente interessante e una fase di maturità che rivela la grandezza del millesimo.

 

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Krug 2004 ID 417034 (37% pinot noir, 39% chardonnay, 24% meunier).
Al naso si sentono bene ancora l’acidità e freschezza come crismi dell’annata, c’è un bel contrasto di ricchezza e ariosità, andamento cangiante tra zafferano, pepato bianco con iodio, mare e sole, prugna, ciliegia, amarene e sale, poi stuzzica tra floreale e vegetale leggiadri. In bocca ha senape e zenzero con riverberi amarognoli stimolanti, stemperati però da un frutto rosso e nero molto ben cesellato, arricchito da note di sottobosco e rimandi balsamici di vetiver. Rispetto al nostro recente ultimo assaggio un godibile passo in avanti di leggera rotondità ma nessun cedimento sull’acidità. La definizione di “Freschezza lucente” datagli a suo tempo continua a cadergli a puntino. Il motore a dark matter stile Capitan Harlock che lo tiene su lo fa evolvere molto lentamente ma con precisione. 98+

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In tavola viene proposta con un sontuoso Risotto alle erbe con salsa di cozze, ricci di mare e sgombro  dello chef Antonio Guida che, nonostante qualche commensale reputi un poco “pasticciato”, in realtà permette al vino di venir fuori molto bene e in forma smagliante.

All’aperitivo torna nei calici la 167eme edition (base 2011) della Grande Cuvèe ed è una gioia vera per il palato ancora una volta rivelandosi la migliore tra le ultime dieci edizioni di questo vino, fatene scorta!

Eccoci infine a tornare sulla complessa 2006, annata che in molti erano tentati di non millesimare ma che avrebbe rappresentato per molti  la seconda in fila a non esserlo: fatturato ed equilibrio aziendale sono intervenuti spesso a portarci 2006 interessanti ma non esaltanti.
Prima del millesimo assaggiamo quindi la Grande Cuvèe uscita ormai 5 anni fa con la componente principale dovuta alla 2006.

Krug Champagne 162éme edition (base 2006) ID 416037 (pinot nero 44% chardonnay 35% meunier 21%)
Note di brioche e rimandi canditi di agrumi, poi sottobosco e amarene, pepe nero, bergamotto e sandalo, sorso cremoso ma sapido, gessoso e incalzante, giuggiole e amarene, incenso nel finale. Bocca con tocchi compiaciuti di dolcezza e leziosità dove il carattere di evoluzione intrigante esce fuori come crostata di frutta. 93 Pur non essendo definibile uno champagne da dessert, fa un figurone su Mandorla con gelato allo zafferano, salsa all’acqua di pomodoro e fragole.

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Krug 2006 Vintage Champagne ID 118014
Da pinot nero 48% soprattutto dalle Montagne di Reims Nord/Sud e Les Riceys, Chardonnay 35% molto maturo e pieno di corpo che dà rotondità e opulenza, 17% meunier da Leuvrigny e Sainte-Gemme con la loro tensione e lunghezza. Al naso sembra esordire con i contrasti dell’annata con note eteree, appuntite  e delicate di tiglio, sambuco e rosa foxy, arancio giallo, frangipane, floreale pepato, gesso e ampiezza. Ancora frutto di fragole e susine mature, lieve peperone, maraschino, cupezza e carnosità che si affacciano appena la temperatura sale di poco. In bocca una bolla importante sottolinea note di senape , sensazioni autunnali e piccanti esplosive che emergono a tratti a seconda dei piatti, con tratti che ricordano i peperoni, le amarene, mandorle, mirto, il sottobosco. Il sorso è ampio e indulgente con cenni di morbidezza e godimento stemperati da tratti rocciosi e sapidi di lunghezza solare. 95+

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I piatti di Antonio Guida fanno benissimo il loro dovere e mettono bene in evidenza le doti della 2006 con le Ostriche con tartare di dentice, acqua di mare, daikon marinato e peperoni friggitelli a sottolineare il lato iodato e vegetale e la Royale di fagiano al mirto con salsa alle ortiche e funghi che ne svela il carattere autunnale e di ricco sottobosco, due piatti dove il carattere generoso ma mai sopra le righe del millesimo funziona alla grande.

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[photo: Claudia Calegari per Krug]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Modena niente quest'anno? Ti basta Krug, vero?

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

arrivano presto anche gli assaggi di Modena!!! Krug è buonissimo ma la varietà della rassegna modenese è imbattibile

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Davide Bruni

circa 1 mese fa - Link

7 di acidità totale? Noi con la Durella in Val d'Alpone sappiamo fare molto meglio! E vendiamo a prezzi ben più bassi ... 😸😸😸 Ad ogni modo grande Krug 2006 💪👌 ... Magari poterne bere più spesso 🙀

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

la durella annienta lo chardonnay con le mani legate dietro la schiena! In effetti farebbe comodo un po' di durella in Champagne nei prossimi anni. Però come ben sai più che l'acidità in sè ciò che rende lo Champagne e Krug speciali è l'equilibrio tra le varie componenti del vino, non solo un parametro

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