Imbottigliate quello che vi pare | E i bravi produttori nel loro piccolo NON s’incazzano

di Alessandro Morichetti

Se ripenso che il secolo scorso stavo per iscrivermi a giurisprudenza mi prende un infarto. Questa premessa autorizza un lessico giuridicamente inappropriato, concettualmente farraginoso e ideologicamente violento. In compenso, faccio il bravo ragazzo e segnalo le mie fonti. In sintesi: se ti limiti a comprare vino e ad imbottigliarlo per venderlo come tuo, l’etichetta del prodotto ne terrà conto . Se vedi crescere l’uva, sputi sangue e poi imbottigli – il vino, non il sangue – ci tieni a far sapere che è totalmente tuo. Non è detto che sia più buono dell’altro, solo che la provenienza è diversa e il consumatore va informato.

Dicesi giurisprudenza l’interpretazione della legge, anche spregiudicata. Prendo a prestito le parole di Fabio Rizzari sul blog “Vino:”, sotto il titolo “Imbottigliato all’origine (o giù di lì)“, per rilanciare una questione così delicata:

[…] La nota del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 10 maggio 2010 fornisce una nuova, imprevista interpretazione della dicitura “imbottigliato all’origine”. Nel groviglio lacoontico della legislazione italica in materia sembrerebbe a prima vista una definizione inequivoca, che teoricamente non si presta a interpretazioni molto fantasiose.

E invece no. Il ministero, sulla scorta delle più recenti disposizioni in fatto di etichettatura (dicembre 2009), si spinge ad autorizzare l’uso della dicitura “imbottigliato all’origine” anche nel caso in cui il produttore si sia limitato a imbottigliare nella propria azienda agricola, oltre ai propri vini, anche vini acquistati da terzi, sempre ottenuti nell’ambito della zona di produzione, pur assicurando la prevalenza della produzione globale dell’azienda, così come previsto dalla specifica normativa in materia. Non basta. Sembrerebbe che con tale disinvolto allargamento si possa arrivare a utilizzare – sempre quando si usa la suddetta dizione – fino al 49% di vini acquistati. Non basta ancora, e qui viene il bello: pare che tale 49% non riguardi la percentuale ammessa per singolo vino, ma la percentuale sul totale della produzione aziendale. In altre parole, se le cose stessero così, un produttore potrebbe vendere un vino fatto al 100% da vini comprati, e tuttavia indicare in etichetta la rassicurante scritta imbottigliato all’origine. Occorre sottolineare en passant che sul piano formale tali vini acquistati dovrebbero comunque provenire dalla stessa zona a DO, e non da altre aree (o peggio altre nazioni e/o continenti). Come si vede, usiamo molti condizionali preoccupanti. […]

Capito che storia? E la conclusione, poi:

siamo sicuri che non si tratti di un passepartout che renda meno difficile muovere masse vinose distanti anche centinaia di chilometri dal territorio interessato? siamo sicuri che con questa norma il consumatore sia correttamente informato? siamo sicuri che con questa norma il produttore che coltiva uve e le vinifica del tutto in proprio sia adeguatamente tutelato? siamo sicuri che insomma non si tratti di un ennesimo allentamento dei controlli, quindi della qualità finale dei nostri vini?

Sul blog Esalazioni Etiliche, in un pezzo dal titolo indicativo “Imbottigliato all’origine? Si, forse, non so, dipende…” (e poi su LaVINIum), Roberto Giuliani contribuisce a far luce sul quadro normativo di una vicenda che secondo lui si configurerebbe come “truffa legalizzata”. Come non bastasse, un documento dell’Ispettorato che sorveglia le frodi agroalimentari risponde al quesito interpretativo sollevato da un ufficio periferico in merito“alla liceità dell’uso dell’espressione imbottigliato all’origine nel caso di “due vini fermi acquistati totalmente da terzi, e in un caso proveniente da una zona di produzione diversa da quella aziendale, quando si effettui in azienda la sola operazione di imbottigliamentocosì come riportato sempre sul blog di Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili: “l’indicazione della citata espressione risulta conforme all’articolo 3, comma 1, del DM 23 dicembre 2009, purché sia assicurato che, dal punto di vista quantitativo, la produzione globale dell’azienda agricola in questione sia prevalente rispetto a quella delle citate partite di vino acquistate da terzi“.

Concludendo, a remengo qualsiasi forma di chiarezza e trasparenza per il consumatore. Per Corrado Dottori (La Distesa), uno dei pochi produttori intervenuti nella discussione via blogz, l’obiettivo ultimo è “Spostare l’attenzione normativa dal concetto di “origine” al concetto di “ultima trasformazione sostanziale”, a vantaggio di aziende ed enologi furbetti e traffichini. L’ultimo baluardo per i produttori seri sembra ormai essere la dicitura “integralmente imbottigliato all’origine” ma a questo punto la frittata è fatta. Siamo ai cavilli dopo i titoli di coda e chi doveva farsi gli affari propri a quel punto se li sarà già ampiamente fatti senza che il consumatore normodotato sappia alcunché.

Visto che alla fine ci rimettete voi, cari produttori “integrali”, non sarà mica ora di incazzarsi un pò? Magari non serve, ma come recita un vecchio adagio: “Un diamante è per sempre, è vero… Ma un bel vaffanc**o dura quell’attimo che ti dà soddisfazione per l’eternità”. Io posso solo sperare in un 18 per l’esame di diritto enologico, giusto perché ho copiato a piene mani.

[Immagine: Midisegni.it]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

27 Commenti

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kenray

circa 9 anni fa - Link

non sono i produttori seri a doversi incazzare ma i consumatori poi ci sta anche che qualche produttore duro e puro possa anche rovesciare nell'androne di montecitorio un po di rudo enoico

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Alberto G.

circa 9 anni fa - Link

Sarebbe ora che si incazzino in qualche modo, anche i consumatori e non solo per il vino.Come?E'da studiare.Si accettano iniziative clamorose.MAGARI. Bellissima "un diamante e' per sempre" un VAFFA...ecc.ecc.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

Non sono d'accordo, i consumatori più che incazzarsi devono avere l'opportunità di sapere cosa c'è dentro quello che acquistano. Chi si deve incazzare, invece, siamo noi e tutti coloro che il vino producono non per lucro ma perché credono nel loro lavoro, perché hanno scelto di coltivare invece di edificare, perché ritengono che la natura è un bene prezioso e non si può mettere in mano ad un mondo che ne fa industria e business, senza scrupoli né valori. I produttori, proprio quelli piccoli, che contano meno all'interno di un consorzio, DEVONO dichiarare la loro totale disapprovazione verso un atteggiamento totalmente irresponsabile. E' importante che facciano sentire la loro voce al di fuori degli ambienti ristretti in cui vivono, perché è in gioco la loro sopravvivenza e il loro futuro. Sappiamo tutti benissimo che, una volta messo il tarlo del dubbio in chi compra, state certi che non ci saranno distinzioni o selezioni, ma pagheranno prima di tutto coloro che non hanno i numeri e i mezzi per vendere il frutto della loro fatica in altri Paesi, come invece potranno sempre fare i grossi imprenditori del vino.

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andrea

circa 9 anni fa - Link

sono perfettamente d'accordo, sta diventando un grosso problema il consumo di un qualsiasi prodotto, si ha a che fare con un numero crescente di individui senza scrupoli.

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Maurizio Fava

circa 9 anni fa - Link

Riprendo un commento già inviato a Roberto. La TRACCIABILITA' dei prodotti (e a maggior ragione di quelli alimentari) dovrebbe essere un DOVERE verso il consumatore. Io da anni vado sostenendo che questo sarebbe il vero fine a cui tendere, e che una tracciabilità VERA farebbe finalmente giustizia di tutte le truffe, le frodi e le gabole di un marketing doloso. Ad esempio, le camicie di Armani cucite dagli schiavi eritrei probabilmente non sarebbero vendute MAI, il consumatore le eviterebbe, se lo sapesse, come tante scarpe finte "madeinitaly", o tanto vino che di originale ha solo i documenti legali. Quanto olio italiano fasullo sparirebbe di colpo dai supermercati, se l'etichetta dichiarasse la vera origine? Lo scontro dovrebbe essere tra TRASPARENZA e fumo... non si litigherebbe più su dazi doganali, protezionismi, finti liberismi ecc. In quel caso si che il consumatore sarebbe consapevole, e poi libero di scegliere se avvelenarsi con pummarola cinese o con quella campana (i livelli di veleni nelle falde idriche, ahimè, mi sa che sono simili...) sul chi si dovrebbe incazzare, poi, direi che questa vicenda testimonia l'assoluta incapacità operativa, oltre che probabilmente la scarsa utilità, di organizzazioni varie gestite male o da persone poco determinate o attive... bravi col fumo, ma l'arrosto dov'è?

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Vorrei sapere, proprio da donna di strada, é lo stesso per le DOC e soprattutto per le DOCG? Domanda retorica la mia, ma vorrei ricevere comunque una risposta. Anche io penso che a incazzarsi debbano essere soprattutto i produttori, piccoli, medi e persino grandi. Ci sono associazioni che si chiamano CIA, Confagricoltura, Unione Agricoltori e che raggruppano schieramenti diversi all'interno dei diversi consorzi, l'intento é trovare una sorta di "balance of powers" per dirla elegantemente, più terra terra "una fetta della torta per tutti" così anche se nessuno é proprio contento, nessuno é totalmente scontento. Dove l'ho già vista questa pratica? Queste sono scelte più politiche che produttive ma molto influenti per il Ministero. Insomma un gran casino, le etichette diventano sempre più complicate e il consumatore più confuso. Quest'ultimo mediamente però non si scompone più di tanto, basta fornirgli un certo standard qualitativo ad un prezzo che lui ritiene giusto. Il movimento di vino "avanti e ndre'" ha l'età di Adamo, paradossalmente una volta che era meno impastoiato da leggi e leggine era meno evidente. Adesso che giustamente si vorrebbe imbrigliarlo é forse più plateale ma continua a proliferare. Che fare? Parlarne, informare, conoscere, selezionare e, giustamente incazzarsi. A Roma, a Roma!!!

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

@Nelle Nuvole, il tema riguarda proprio le denominazioni di origine, TUTTE! Anche perché la normativa europea le inserisce sotto l'etichetta DOP, accorpandole secondo la zona di produzione. Il punto è questo: la maglia larga fa comodo all'industria del vino, a chi fa grandi numeri, a chi vuole campo totalmente libero e senza regole. Il piccolo produttore, che magari nel vino ci mette più passione che guadagno, non conta nulla, soprattutto all'interno dei consorzi, dove hanno più peso coloro che hanno più ettari vitati. L'unico modo, a mio avviso, per porre un freno allo scempio che si sta progressivamente attuando, è alzare la voce, non singolarmente ma insieme, stampa (non allineata e dipendente) e produttori. E' l'unica chance possibile, visto che è addirittura il Ministero delle Politiche Agricole a suggerire questa interpretazione folle della norma europea.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

@Roberto Giuliani, era appunto una domanda retorica. Riguardo ad alzare la voce d'accordissimo, a mio umilissimo parere la stampa é giusto che si agiti e faccia casino, ma risultato pratico...zero. Mi sembra che esempi passati e recenti ahimé dimostrino come lo sdegno dei media (non allineati e indipendenti)sia inefficace. Gli unici sono i produttori, spesso associati nei sindacati di riferimento che hanno veramente potere sui consorzi. E qui casca l'asino. A parte i grandi gruppi industriali che hanno sempre fatto come gli pareva e continueranno a farlo in futuro, siamo proprio sicuri che tutti gli altri abbiano la stessa voglia di alzare la voce e cambiare un andazzo così ambiguo?

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

sicuramente una parte si, ma temo siano ancora troppo pochi. Molti sembrano rassegnati agli eventi, ma non si rendono conto che da una situazione del genere, se passa, loro pagheranno ancora una volta un prezzo altissimo. Comunque vediamo, intanto se ne sta parlando, io sono speranzoso, devo esserlo (°_°)

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Sto cercando nella mia testa di fare il punto della situazione, ma la confusione aumenta, invece che diminuire. -Io ho 22 ettari di proprieta', 20 in affito (che da tutti i punti di vista sono assimilati come "uve proprie") e poi, a seconda delle annate, compro uva per 4-5 ettari. Sulle bottiglie dove c'e' anche uva comprata ho sempre messo "imbottigliato da (o imbottigliato in zona di produzione, che e' lo stesso di "imbottigliato da" con la differenza che e' stato imbottigliato nella DOCG). -Ci sono aziende che non hanno un ettaro di vigna, ne nella mia zona ne altrove, e fanno centinaia di migliaia di bottiglie con la stessa mia dizione "imbottigliato da". Domanda, siamo aziende uguali, con io che ho cantina, vigneti, venti-trenta persone a lavoro in vogna e loro che hanno una cantina a centinaia di chilometri di distanza e comprano solo vino? Adesso c'e' questa possibilita' che io possa scrivere su tutto "imbottigliato all'origine", che fino a ieri era riservato solo a chi produceva vino integralmente "neanche un chicco d'uva comprato" dai suoi vigneti (anche se conosco aziende che inspiegabilmente riuscivano a concialiare entrambe le cose). Che fare? E' ovvio che la situazione cosi' com'e' non va bene. Le dizioni sono ambigue per il consumatore, anche se per chi conosce la materia realta' sono chiare: "imbottigliato da" = prevalenza di acquisti (dal 51 al 100%) sul totale prodotto; "imbottigliato all'origine"= prevalenza di produzione propria (dal 51 al 100%), "integralmente prodotto all'origine" = 100% uve proprie. Non vanno bene ora, ma secondo me non andavano bene neanche prima, e non solo per questo, ma anche per i vini da tavola, talvolta l'unica possibilita per un produttore di fare un certo tipo di vino (es. mio passito) e che pur essendo uve integralmente prodotte devono assumere la dizione obbligatoria di "imbottigliato da", senza vitigno e senza annata.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

Gianpaolo, d'accordissimo con te che non andava bene neanche prima, ma ne converrai che è la prima volta in assoluto che il ministero stesso fornisce una scappatoia interpretativa alla norma europea. "Integralmente prodotto e imbottigliato all'origine" non è previsto nel regolamento Cee, è il ministero a introdurlo esculsivamente ad uso e consumo nostro, mentre per "Imbottigliato all'origine" introduce la possibilità di inbottigliare vino INTERAMENTE acquistato, mantenendo la dicitura "Imbottigliato all'origine", purché la quantità acquistata sian inferiore (49%) alla produzione aziendale totale. Questo, in soldoni, significa poter vendere sotto etichetta Barolo Giacosa o Brunello di Montalcino Bindo Santi, un vino che NON è di Giacosa o di Biondi Santi, ma ha il prezzo equiparato alla fama del produttore.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

E come la interpreti quest'altra stravaganza (certamente non paragonabile a quanto detto prima)? Modifica dei disciplinari di produzione dei vini DOCG e DOC relativa all'inserimento dell'obbligo dell'indicazione in etichetta dell'annata di produzione delle uve, ad esclusione delle categorie di vini liquorosi, spumanti e frizzanti. (10A12305) (GU n. 249 del 23-10-2010 ) Articolo unico 1. Conformemente ai disposti di cui ai comma 10 e 11 dell'art. 6 del decreto legislativo n. 61/2010, ad esclusione delle tipologie relative alle categorie dei vini liquorosi, spumanti e frizzanti, fatta altresi' eccezione per i disciplinari di produzione che gia' contemplano l'obbligo dell'indicazione in etichetta dell'annata di produzione delle uve, i disciplinari di produzione dei vini DOCG e DOC finora approvati e modificati con i relativi decreti, sono modificati con l'inserimento, nell'apposito articolo concernente l'etichettatura, del seguente comma: «E' fatto obbligo di indicare in etichetta l'annata di produzione delle uve». 2. Ad esclusione delle tipologie relative alle categorie dei vini liquorosi, spumanti e frizzanti e fatte salve le disposizioni piu' restrittive stabilite dagli specifici disciplinari DOCG e DOC, le partite di vino provenienti dalla vendemmia 2009 e precedenti possono essere etichettate senza l'indicazione dell'annata e smaltite fino ad esaurimento delle scorte. Il presente decreto sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 5 ottobre 2010 Il capo Dipartimento: Rasi Caldogno

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

questo era un buco normativo che esisteva, di cui io stesso non ero a conoscenza e che mi stupi' quando qualcuno me lo fece notare. Per spiegarlo a tutti, la menzione dell'annata non era obbligatoria per legge per i vini DOC/DOCG, ma solo dove questa era indicata come obbligatoria all'interno del disciplinare di produzione. Non so quante DOC/DOCG importanti non lo avessero nel disciplinare, ma in questo senso questa norma almeno tappa un buco. per quanto riguarda la prima questione, continuiamo a parlarne per rivelarne tutte le implicazioni, ma a differenza di te io trovo positiva che si sia data una interpretazione univoca della norma da parte del Ministero. Uno dei problemi piu' grossi per noi produttori, sta nella mole incredibilmente grande di norme, la mancanza di un testo unico (vedi il prontuario che ogni anno l'Unione Italiana Vini stampa, quasi 2000 pagine, allucinante), e sopratutto le miriadi di interpretazioni che ci lasciano nel panico e nell'incertezza ad ogni visita dei numerosi controllori che insisitono nel mondo del vino. Ripeto, al di la del merito, contestabile e contestato, e' positivo che venga data una interpretazione univoca e per tutti.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

che dire, interpretazione uivoca? nel momento in cui autorizzi a fare cose non proprio pulite e oneste, di univoco c'è solo che ora si è autorizzati a far girare le cisterne senza correre rischi.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Mi sembra improbabile che il Ministero abbia come obiettivo quello di autorizzare "cose poco pulite e oneste", ma ha dato una intepretazione univoca di una norma. A meno di non essere complottisti a tutti i costi. Gia' ce n'e' uno, basta e avanza. Il che e' indipendente dal fatto che si possa essere d'accordo o meno con la norma. @Ale70. Potrei tranquillamente dire anch'io "oh, che cosa brutta", e poi tranquillamente usare la norma a mio favore, zitto zitto, quatto quatto, come faranno in molti. Ma a me piace metterci la faccia, sia nel bene che nel male. A fare i commenti spiritosi in anonimato sono buoni tutti, mentre farlo con il nome e cognome davanti richiede un po piu di....come dire, spina dorsale?

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Ale70

circa 9 anni fa - Link

Quello dell'anonimato on line è un argomento vecchio che tira fuori chi non ha grandi altri argomenti. L'excusatio non petita di uno che dice che potrebbe farsi i cavoli suoi zitto zitto quatto quatto poi è sospetta, come è sospetta la tua tiepida o inesistente indignazione verso questa porcata. E' evidente la tua reticenza a condannare, che stavolta si nasconde dietro un inutile apprezzamento verso 'l'interpretazione univoca' che poi univoca non è manco per niente perchè il tutto è ancora molto confuso. Io avrò anche poca spina dorsale e chissene, ma tu ce ne hai pure troppa, e infatti finisce in una bella coda... di paglia

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Nulla in contrario contro l'anonimato, quando non venga usato per tirare fango sulle persone. Comunque, mai detto fu piu' vero che : "don't feed the troll"

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Ale70

circa 9 anni fa - Link

Una vera volpe questo Giampaolo! vive preoccupato fino a che non sa se si da' via libera agli speculatori o no, poi quando confermano che è vera la seconda cosa si rilassa e dice che è un bene. Complimenti!

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

@Ale70 non credo che tu sia un produttore. Gianpaolo non solo lo é, ma é onesto, equilibrato e informato. In questo blog si alternano voci diverse, quella di Gianpaolo rappresenta il punto di vista di chi il vino lo fa cercando di barcamenarsi in una burocrazia ottusa e perde anche tempo a spiegare a chi il vino lo compra e lo beve gli aspetti pratici e quotidiani di un vignaiolo. Cerca di leggerlo senza superficialità.

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Roberto Giuliani

circa 9 anni fa - Link

Ale70, non credo proprio che sia questa l'interpretazione di Gianpaolo, ci andrei piano con certe conclusioni.

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Rosalba

circa 7 mesi fa - Link

Gianpaolo mi puoi chiamare al 3883018693

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Paolo Ghislandi

circa 9 anni fa - Link

Personalmente, come ho già avuto modo di dire, ho sempre risposto a chi mi chiedeva come riconoscere un vino di qualità nella giungla, almeno di assicurarsi l'imbottigliamento all'origine.. dopo questo decreto.. avrò consigliato di farsi fregare a tante persone.. haimè Un decreto serio dovrebbe fugare ogni possibilità interpretativa, essere risoluto e non aprire la strada ad ulteriori ambiguità. Non trovo giusto equiparare ad esempio un vino fatto comprando uve da contadino serio ad un vino fatto con un pò del mio mosto e un pò di chissachecosa.. Le diciture non risolvono e non sono bastanti.. ancora una volta creano confusione e non tutelano il consumatore, solo che non tutelano, come sempre manco il produttore onesto. Perchè non si ha il coraggio di imporre la massima trasparenza su quelle poche semplici cose che capisce chiunque io non lo capirò mai.. o meglio lo capisco anche fin troppo bene e personalmente me ne dispiaccio. Vignaioli come me e tanti altri fra i quali Gianpaolo, non si vedono riconoscere il valore della loro qualità se non da chi conosce personalmente vigna, cantina vini e persona.. Su un piano commerciale, lo sforzo per distinguersi per noi "piccoli" è enorme soprattutto se i nostri vini vengono equiparati nelle diciture ad altri, diciamo diversi.. ecco. Ciao Paolo

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 9 anni fa - Link

io ritengo che ad indignarsi dobbiamo essere tutti, i produttori seri (grandi o piccoli che siano) ed i consumatori, ne va della nostra sopravvivenza. è importantissimo parlarne ed è fondamentale da questo punto di vista l'apporto di internet e dei blog che permettono a chiunque ne abbia voglia di informarsi e quindi difendersi.

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Paolo Cianferoni

circa 9 anni fa - Link

Completamente d'accodo con enrico viticoltore di montagna

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Andrea

circa 9 anni fa - Link

Sono d'accordo sul fatto che dovrebbero essere soprattutto i produttori a protestare. I produttori seri, naturalmente. Queste nuove norme favoriscono le cisterne e gli interessi degli imbottigliatori, non ci sono molti dubbi.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Spero di non creare l'effetto della pietra scagliata nello stagno. Parto da una constatazione: perchè qualcuno (solo qualcuno???) si industria per utilizzare in modo "largo" disciplinari e regolamenti? Secondo me per cercare di condurre ogni vino prodotto a un comune denominatore rischiosamente omologante e stereotipato; per essere sicuri che al "cliente-medio" piaccia. Secondo me qui, più che sulla legge, conviene fare una sana lotta di informazione ed educazione: sul gusto! Per esser chiari, quest'anno, dopo oltre 3.000 vini passati sotto le papille (una media di 15 al giorno fra degustazioni, campionature et similia) posso serenamente dire che pur valutando ogni singolo vino in base a un necessario rapporto qualità/prezzo non ho trovato più di una cinquantina di vini che hanno DAVVERO attirato la mia attenzione. I parametri usati sono sempre gli stessi: Equilibrio fra bevibilità e complessità, originalità (la percezione di una direzione che il produttore stesso da alla sua filiera), riconoscibilità tradizional-territoriale, percezione chiara e coerente del/dei vitigno/i utilizzati. Per quanto riguarda il mio lavoro sono questi i parametri che uso. Se cominciassimo a far capire al consumatore che sono parametri che lui, spesso inconsciamente, ricerca, e cominciassimo a spingerli un po' di più verso gusi autentici? credo che viruosamente anche i furbetti smetterebbero di comportarsi in tal modo, non essendoci convenienza.....

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