di | mer 16 nov 2011 ore 12:22
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oldies

Il whisky è una bevanda per vecchi, esattamente come il vino

Oggi parliamo di un un argomento di stringente attualità: il riposizionamento. Se ti chiami Scilipoti hai già dato, quindi resta calmino e non agitare la manina. Il riposizionamento di cui parleremo riguarda i prodotti in vendita (seduto, Scilipoti!) ed è la strategia che fa la differenza tra un’agenzia pubblicitaria e un covo di cialtroni a cottimo. In genere funziona così:

A) Il cliente deve lanciare un nuovo prodotto, fai conto un lassativo. Odia il solito target di riferimento (pensionato seduto sulla panchina dei giardinetti) e vorrebbe qualcosa di più cool, tipo un’Alessia Marcuzzi con la pancia gonfia.

B) il cliente ha un prodotto che oramai ha una certa età, la stessa dei suoi clienti che prima o poi moriranno portandosi nella tomba i suoi lauti profitti. Urge, dunque, lo svecchiamento d’immagine dello stesso per renderlo appetibile anche alle nuove generazioni con prospettive di vita che siano un minimo più lunghe dell’euro (brrr!).

A questa categoria appartiene, più o meno, l’astrale congiunzione che si è verificata tra un produttore di whiskey a corto di neuroni, Fabulous American Beverage, e l’agenzia cialtrona. I due, durante un briefing a base di funghi allucinogeni, devono aver convenuto che il distillato è ormai una bevanda per vecchi rincoglioniti, per cui sono partiti in caccia del consumatore giovane e figo. Niente di male, per carità, ma perchè cercarlo proprio tra i protagonisti di Jersey Shore? Il risultato lo vedete nella foto di lancio: i testimonial del nuovo whiskey sono tre disturbati mentali con le sinapsi bruciate dai troppi cocktail alla vodka, la vera regina delle notti americane.

Come finirà questo assalto lo vedremo dai dati di vendita, ma questa storia ha una triste analogia con il nostro mercato degli alcolici. Anche in Italia il bere miscelato ha la meglio sul nostro amato succo d’uva, per quanto pregiato e glamour possa essere. I ggiovani, insomma, schifano il vino e si ciuccano di vodka che, lo ricordo, è quel fetentissimo alcol inodore ottenuto dalla distillazione delle patate. Domanda finale: è possibile che i superalcolici siano considerati “giovani” e il vino una bevanda per vecchi rincitrulliti? E se si, cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?

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32 commenti a Il whisky è una bevanda per vecchi, esattamente come il vino

  1. avatar A3C

    ….lungo è il cammino della conoscenza…io a vent’anni andavo pazzo per il pinot grigio st. margherita -- che peraltro non faceva cosi’ schifo come oggi… il vino è cultura, ricerca, approfondimento…attraverso il vino troviamo noi stessi dopo lunghi sentieri…ci vuol tempo, temo, tanto tempo per amare un riesling che carezza la lingua come carta vetrata e puzza di motorino…tempo che per noi sta già finendo Tomax…io mi faro’ seppellire con delle bottigle giovani di aglianico di Tecce e Fiano di Picariello…cosi quando mi dissepelliranno per far posto ad altri..mia figlia troverà delle bocce fantastiche invecchiate per dieci anni accanto a me nel buio più profondo della terra e della notte eterna…consiglio di farlo a tutti…

    • molto bravi e molto profondi.sarei molto curioso di vedere come vanno a finire le vostre “verticali” o le vostre visite alle fiere,le cene e in che condizioni vi ritirate in albergo la notte.quanta ipocrisia.

  2. avatar Leonardo

    Alcune precisazioni (anche se poi magari tanto precise non saranno) da rompiscatole:

    - finchè si parla di whiskey, va tutto bene, tanto in america tendono a bersi delle schifezze non da poco (anche se andrebbero fatti alcuni distinguo). Se si parla di whisky e più specificamente di scotch wisky o single malt scotch whisky il discorso cambia… sia come strategie di marketing (assenti in italia,l’ultima che mi ricordo era quella della bottiglia che andava a cercare la botte di Macallan perchè voleva essere “imbottigliata”) che come qualità del distillato (anche se, ‘sta moda del torbato…).

    - la vodka fatta con le patate ormai si vede solo nei film di ambientazione carceraria :-) Si fa principalmente con grano (in Russia, dove le patate sono malviste assai) e con segale (in Polonia, dove ancora alcuni distillatori aggiungono patate). Le vodkacce inodori probabilmente sono quelle fatte con la melassa.

    • ho visto sostenere che la migliore vodka e’ quella che non sa di niente, perche piu’ pura. Un affare perfetto per fate i cocktails insomma, o ancora meglio per i famigerati alcohol pops, ormai i veri protagonisti della vita alcolica dei gggiovani d’oggi (ben rappresentati da quella foto).
      Il problema dello svecchiamento dei consumatori e’ comune a molti vini, primo tra tutti lo Sherry, il cui mercato e’ composto al 50% di over 65, ed e’ un peccato perche’ rischia di scomparire un grande vino.

  3. il dualismo, ahimè, non è tra vino e superalcolici, ma secondo me più che altro tra bere miscelato e bere liscio. il bere miscelato è di moda e, a prescindere dall’effettiva appetibilità delle sue declinazioni, attira quelli che hai molto ben definito: gente dalle sinapsi bruciate dai troppi cocktail. anche perchè, parliamoci chiaro, è raro, se mai avviene, che per i cocktail vengano usati prodotti di pregio: la miscelazione confonde le acque per definizione e la maggioranza dei mixologists (così si definiscono i bartender in america) preferisce usare nelle ricette prodotti a basso o medio costo e guadagnare di più su ogni singolo cocktail prodotto.
    il distillato d’uva condivide le sorti dei superalcolici solo nel momento in cui si tratta di bandire e demonizzare le alte gradazioni. poi, nel consumo, va sottobraccio con il vino…di certo non è la bevanda di elezione dei disturbati di cui sopra che si distruggono di alcol per il puro piacere di farlo…

  4. avatar Nelle Nuvole

    Tomax, se leggi whisky ti svecchi subito!
    Pure se si tratta di una ciofeca promossa da facce da galera.

    Riguardo al riposizionamento del vino si leggono fior di proposte di uffici stampa, studi di marketing, consulenti aziendali che fanno rabbrividire.

    I vecchi rincitrulliti di oggi sono quelli che da ragazzi si facevano di matheus rosé o Peroni, altro non potevano permetterselo, perché la modesta paghetta finiva in cannoni puzzosissimi o Gitanes senza filtro altrettanto puzzose.

    Chi poteva si sparava la vodka anche allora, il vino apparteneva al mondo degli odiati genitori e del loro mondo borghese.

    Oggi i nostri figli ci amano, rincoglioniti come siamo, e non schifano affatto il vino che beviamo. Tutto sta a farglielo capire e piacere. Mai visti tanti ragazzi come in questi ultimi anni a degustazioni, dentro le enoteche, nei ristoranti o pizzerie che ordinano una bottiglia di vino.

    E anche tanti giovani che il vino lo fanno e scelgono di abitare in campagna, ma non in una comune a mangiare radici e bere acqua di fonte, bensì in aziende che vogliono far crescere senza tanti voli pindarici e con i piedi piantati per terra.

  5. avatar Federico

    1 -- A un ragazzo la “cultura” del vino è difficile che interessi, interessa il pseudo-divertimento dato dall’alterazione dell’alcool.

    2 -- Conseguenza della 1, i ragazzi sono interessati a quei prodotti che hanno il giusto rapporto tra bevibilità/prezzo/facilità di riconoscimento.
    Con questo si intende:
    Bevibilità, perchè deve essere “piacevole” anche ragazzini, donne e profani. Per far questo si taglia un superalcolico con cose dolci riconoscibili. Li si può calibrare a proprio gusto. In secondo luogo deve permettermi di bere tutta sera, un superalcolico sarebbe troppo forte, un analcolico non mi sballerebbe.
    Il vino ha un gusto “unico” a chi non piace non da alternative. Non è spesso dolce. Quando è dolce ne riesci a bere di meno, cosa che avviene comunque in generale nel confronto tra vino e beverone. Se bevo 2 bottiglie di vino (1,5 l) in una sera è probabile che vomito (riferito a ragazzo/a) se bevo 4 beveroni posso anche azzardarne altri.
    La birra funziona meglio che il vino (infatti la realtà è così) ma ha il problema che ha un gusto “unico” che, se non piace, c’è poco da fare (vedi molte ragazze).
    Prezzo, non deve essere eccessivo, devi comunque poter sballarti, ma neanche minimale. Come sopra devo bere tutta sera.
    I beveroni sono perfetti anche a questo scopo e anche ben modulabili a seconda di maggiore resistenza all’alcool o meno e volontà o meno di voler sballarmi. Ognuno sceglie quello che vuole per raggiungere il suo scopo. Vino e birra sono più standard in quanto a alcoolicità.
    Facilità di riconoscimento, e anche moda, possono combinarsi miscele che facciano moda e siano riconoscibili senza entrare nei tecnicismi del vino con nomi assurdi, aziende, annate, ecc….
    Altri motivi fanno da contorno, non c’è da soffermarsi solo in quelli che ho detto e non solo in uno, ma sono questi a mio avviso i principali nei vari rapporti possibili fra di loro.

    • sottoscrivo.

      ai ggiovani (io faccio parte dei ggiovani ma appartengo a quelli vecchi dentro che amano il vino. e la birra. pure) frega un accidente della cultura. Venite in giro per locali nei week end versiliesi ed osservate i ggiovani.
      La nicchia che beve buon vino e buona birra non la trovate in giro per locali, ma “rinchiusa” in posti poco frequentati che chiamano enoteche. Al massimo in qualche wine bar.
      La maggioranza dei ggiovani che trovate in giro trinca robaccia da spurgo motore e se anche bevesse vino o birra ne berrebbe di pessima qualità (bianchi barrikkati da urlo, prosecchini sciacquaballs in strettissimi e maledettissimi flutes, rossi pessimi, aspròn, come direbbero a Massa), ché nei locali alla moda non sanno neppure cosa siano vino e birra di qualità.

    • secondo me si fa del facile massismo!!!

  6. avatar esperio

    Molto interesanti e veritiere le analisi
    socio/cultural/economiche, gia espresse. Tutto vero. Ho per lo meno li condivido. Oggi si raccoglie tutto cio’che e’ stato seminato da parecchi decenni. Non pensate che lo sguazzarsi nelle cole, dolciastre e gassate, hanno modificato il senso del gusto fin dalla tenera eta’? E poi l’uso di certe sostanze, incline ad aggirare i sensi e a stimolare il cerebro direttamente? Il mercato e la moda hanno fatto tutto il resto. Il malt whisky, la real ale, il brandy, lo sherry, il porto, il marsala,il barolo etc. etc., hanno gusto, profumi, aroma e colore e questo non va bene : Richiedono troppo impegno, studio e conoscenza. Largo alla vodka e al fumo : E a tutti gli smidollati.

  7. provare ad educare, invece di criticare.
    insomma, siamo onesti, un ragazzo giovane (di che fascia parliamo,poi?) non può certo permettersi bottiglie da migliaia di euro e nemmeno di girare mezzo mondo (se non tutto) per cercare prodotti validi. non si può pensare che tutti siano appassionati a tal punto per farlo, quantomeno.
    se ci fosse più educazione, forse salirebbe la criticità.
    in piccole realtà l’investimento iniziale in cultura, di vino o birra che sia, ha portato negli anni una crescente cultura anche nei giovani …..e scendo anche fino ai 18anni.
    F.

    • Un bicchiere di vino dignitoso o almeno potabile costa la metà di un cocktail scadente in un bar della movida milanese. Vero che un distillato buono e anche normale te lo fanno invece pagare a peso d’oro, sempre che lo trovi. Io anziche’ contrapposizione costoso/a buon mercato parlerei di bere lentamente/velocemente. I prodotti di qualità vanno bevuti lentamente, e chi ha più il tempo di farlo? Gli anziani forse, con la pensione retributiva e la casa di proprietà. I saggi, forse, quei pochi che rimangono. E qualche (Ex)giovane-vecchio come qualcuno che scrive qua. Sugli spirits bianchi e’ vero che sono fatti in distillatori a colonna con granaglia scadente e poi aromatizzati alla fine, ma ultimanente in UK bere Gin botanici fatti in small batch sta tornando ad essere figo. Non disperiamo. PS -- La bottiglietta del whiskey della pubblicita’ mi sembra quella del dopobarba…i giovani non lo usano.

      • avatar esp

        Un bicchiere di vino dignitoso o almeno potabile costa la metà di un cocktail scadente

        Sì, ma sballa un quarto

      • avatar esperio

        Gin botanici? Mai sentito parlare o letto di gin minerali. Comunque tutta la girandola di nuovi gin apparsi di recente sul mercato si e’ rivelata la classica presa per i fondelli. Guarda caso queste nuove proposte sono tutte ad alto prezzo e non sempre soddisfacenti.

        • OT -- Per Gin Botanici nel senso che si usano erbe vere in infusione e non aromi finti, oltre che la distillazione discontinua. Non ce ne sono una girandola ma solo qualche epressione. 35 Euri per un Carounn o un Botanist di Bruichladdich sono 1000 volte meglio spesi che 8 per un gordon. Per quanto personalmente non ci sia nemmeno da accostarli per sbaglio a un single malt decente. Fine OT.
          Pienamente d’accordo che per bere bene non serve spendere tanti soldini, basta pensare un po’ e non essere pigri.

          • avatar esperio

            Dopo aver provato un po di tutto, ho concluso che per un buon gin & tonic, il Gordon o il Beefeater rimangono imbattibili. Ovviamente la tonic water deve essere della Schweppes. questione di gusti forse.

          • Beh esperio perché non hai provato Gin Hendrix (35 euro in enoteca) con tonica fever tree…altro che Bombay e Schweppes!! la butti la Schweppes dopo che provi fever tree… garantito 100%

    • ma guarda che bere di qualità non vuol mica per forza dire spendere fior di quattrini?! Questa mentalità è uno dei problemi.
      Io non giro il mondo. Mi limito a pochissime fiere non troppo distanti da me e che non mi spennino per entrare.
      Più di 15 per una bottiglia non li posso spendere e sono costretto a perdermi un sacco di serate enologicamente e birrescamente fighe causa no-cash.
      Eppure quando posso un bicchiere dal mio enotecario di fiducia me lo faccio. Spendo poco e so di trovare prodotti coi coglions.
      Anche per noi trentenni precari per antonomasia (ps. #occupywork!) la possibilità di bere consapevole, di qualità c’è. Eccome se c’è. E’ proprio che i ggiovani se ne fregano.

      Oh, che pigli?
      Io un cubano, te?
      Ah, io un vodka e redbull.

      Questa è una normalissima conversazione di due amici al bancone di un qualsiasi locale di una qualsia città d’Italia. E ciò accade dai vent’anni in su.

      • Ma magari è anche il caso di rendersi conto che alla gente normale (leggasi nono eno-strippati) il bere “di qualità” interessa relativamente poco, come del resto tante altre cose. Se la caviro riesce a vendere tutto il tavernello che vediamo sugli scaffali perché ci stupiamo se uno ordina un cuba? Magari quel gggiovane che si beve il cuba all’aperitivo senza dargli troppo peso come facciamo noi poi si laurea in storia del cinema o diventera un chirurgo. La passione per il bere di qualità è appunto una passione. Come tante altre.

        • posto che non sono un eno-strippato quel che dici è verissimo: il bere “di qualità” interessa relativamente poco. Questo è un dato di fatto e se così non fosse non avrei scritto quel che ho scritto, no?! ;-)
          Il concetto è che non essendoci una sufficiente conoscenza del vino (e anche della birra, chè soffrono i medesimi mali) tra i ggiovani la visione che essi ne hanno è tendenzialmente snob. Per cui se dopo cena in un locale “consumo” un bicchiere di vino passo sicuramente per mosca bianca (o pecora nera, fai te) della combriccola.
          Questo non è certo un problema e non c’è da scandalizzarsi, come non c’è da scandalizzarsi se il 99% dei miei amici trinca mischioni assurdi o birracce insulse. Ognuno ha il so gusto, le sue abitudini, i suoi interessi e passioni. Su questo non si discute. Si discute semmai sul fatto che se ci fosse maggior conoscenza i ggiovani berrebbero meno, meglio e con la consapevolezza del bere per il piacere della bevanda e non della probabile alterazione della coscienza aka sbronza.

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  9. avatar esperio

    Oggi come nel passato, ai giovani, buona parte, non importa niente bere di qualita’, quello che gli interessa e’ l’effetto che l’alcol impartiste sui sensi. Rincoglionimento subito e meglio se a buon mercato. Puro cinismo, lo so’, ma ben fondato.

    • Hai ragione in parte in quanto è vero,non nascondiamoci,vivendo in una società ipocrita che condanna la droga come male assoluto,i più per non rischiare di finire in manette a costo di avere lo stesso effetto(disinibizione ed euforia) si sfondano d’alcol(poi anche lì chi si sfonda di champagnini e Belvedere e chi di Lambrusco del Lidl e Balkan Vodka,ma quel che si cerca è la stessa cosa);il popolo cerca lo sballo dall’alba dei tempi,indi per cui non prendiamoci per il culo.
      Aldilà di questo utilizzo”anglosassone”dell’alcol,binge-drinkin,ci sono molti più giovani di quanti si creda che vogliono bere bene ed hanno una discreta cultura su vini,birre e distillati;ma cari miei,quando che in enoteca per un vino da discreto a molto buono spendo mediamente da 4 a 6 € per un calice oppure per una bottiglietta di birra artigianale spendo anche 8\10 € ed ho un budget di 20€ e magari devo mangiare qualcosa e andare a ballare che faccio?parliamone.bere bene come mangiare bene COSTA.o esco una volta al mese e faccio il gastrofighetto in giro oppure vivo una vita sociale normale e abbasso le mie pretese(e la qualità).uno studente.

  10. avatar Durthu

    Non solo gli americani: anche a qualche scozzese e’ venuto in mente di puntare al mercato dei gggiovani:

    http://www.royalmilewhiskies.com/product.asp?pf_id=1000000000698

  11. avatar Sauvignonay

    “I ggiovani, insomma, schifano il vino e si ciuccano di vodka”

    personalmente credo che avere orde di ggiovani (quasi cortanei quindi, visto che ho 29 anni?) che si sbronzano con il vino non sia comunque un buon obbiettivo per un’ipotetica campagna di “svecchiamento” del vino.

    Dato che non vorrei fare un discorso di massa, sono dell’idea che gran parte dei giovani (sì, gran parte!) sia poco interessata alla cultura in generale e in un bicchiere di vino -- volente o nolente -- di cultura ve ne è (spesso) parecchia. Il vino quindi richiede sforzo mentale per essere capito ed apprezzato, e se l’obiettivo di una serata è sballare e astrarsi dalla grigia (?) realtà, sforzarsi a capire il vino sarebbe qualcosa di anomalo.

    Poi aggiungiamo la scarsissima (o nulla!!) preparazione in materia da parte di chi sta dietro al bancone e il caos dei locali della movida: luci (anzi non-luci), musica frastornante, gente già sbronza ululante.. Vi sembrano luoghi adatti per una buona bevuta? Personalmente, quelle rare volte che mi è capitato ho fatto addirittura fatica a capire se avevo nel bicchiere un rosso o un bianco, figuriamoci ad andare oltre!

    Comunque, se posso essere sincero, ciò che più mi spaventa (nel senso che mi fa venire la pelle d’oca) e mi fa inorridire a proposito di ggiovani e vino sono le adolescenti che girano per i marciapiedi cittadini bevendo a canna bottiglie di merlot della lidl.. Ecco, credo che se avessero tra le mani e si tracannassero una bottiglia di mastro lindo rimarrei meno impressionato e meno perplesso su cosa in realtà pensano le nuove generazioni riguardo al nostro tanto osannato succo d’uva.

    Si beve per la sete? Per sballare? O per apprezzare? Il vino è per persone -- vecchie o giovani -- che vogliono capire.

  12. Credo sia una questione di abbinamento in senso più “esteso”. In un locale con luci soffuse, musica chill di sottofondo (io penso a uno specifico in particolare a Roma) difficilmente mi farei servire un calice di buon vino: non è il contesto, l’abinamento non si confà. Il vino è pazienza, è un discorso che si apre nel bicchiere e prosegue in un divenire gusto-olfattivo di cui solo chi ha la pazienza di aspettare può godere. Ma d’altronde io sono un vecchio giovane che a negozio serve con la giacca di tweed con le toppe ai gomiti non per snobismo ma perchè adoro tanto l’understandment e l’amoplomb dei bei tempi andati… insomma sono giurassico.

    • avatar esperio

      Condivido appieno le tue osservazioni. Comunque per un giovane, prima dei ventotto/ trenta anni e’ quasi d’obblico, essendo in una fase di crescita e maturazione, essere un po’ irregolare e prona agli eccessi. Dopo, quasi per tutti, avviene la maturazione e il bisogno di cose certe : Si comincia ad apprezzare un buon vino, le cose comode e il bello.
      Scusami per la sviolinata.

      • Cerco di renderla meno sviolinata: più si cresce più le energie fisiche diminuiscono e bisogna, per forza, imparare a essere un po’ più clementi con se stessi e il proprio fisico: è una forma di mutazione adattiva anche questa. Inizialmente io odiavo il fatto di non poter fare il fenomeno nei locali poi mi sono reso conto che non erano più posto per me e tristemente me ne sono allontanato, infine ho iniziato a volermi bene proprio nella mia naturale ricerca di relax nei miei tempi liberi. Infine, ho scoperto che anche bere i grandi vini costa molto meno di quanto si pensi: un giacosa rocche del falleto riseva 05 (Voglio esagerare) sta sui duecento euro, ospiti a casa mia, in tre, compreso qualche cubetto di motadella e parmigiano, ci viene 70 euro a testa…. da “meno vecchio” ne spendevo ben più quando volevo esagerare.
        E qui si apre un’altra parentesi: il vino costa caro! In un locale di Roma che abbia un minimo di appeal l’entrata con consumazione costa almeno 25/30 euro e ogni consumazione alcoolica (ovvero gin tonic fatto con Larios tagliato con un terzo d’acqua messo nella boccia del Gordons…. quando non si tratta di gin Lions: boccia da 1,5lt a 2,5 euro alla Metro) ne porta via una decina. Facciamo cinque consumazioni? tanto il bere miscelato consente di “esagerare” (o meglio “pensare di esagerare”)… sono 80 euro. Se poi ne offri un paio alla tipa che hai agganciato sono 100….. e ancora sento dire che il vino è caro????

      • avatar she-wolf no disco dance

        Ma guarda come passa il tempo!
        Quando avevo ventotto-trent’anni ero già una tardona, altro che giovane! Adesso fino a 35 si è ancora adolescenti e in fase di passaggio da spritz annacquati a qualcosa di più serio.

        E dire che ci esistono underventenni con genitori non proprio cerebrolesi i quali abituano la prole a vedere un bottiglia di vino sul tavolo e non solo Cocacola. E anche ad assaggiarne il contenuto senza che questo venga considerato il demonio.
        Forse gli stessi under-o-poco-over-ventenni si prenderanno una sbronza o due e persino tre, staranno malissimo e si vaccineranno contro la tentazione di far diventare lo sballamento finesettimanale una routine.

        Questo atteggiamento “i giovani d’oggi sono sempre peggio di quando ero giovane io” non mi piace, è proprio segno di vecchiaia.

        • avatar esperio

          Azzardo pensare che per una donna sia diverso, diversa fattura psico/fisica e forse questa diversita’ e’ per il meglio, visto che un maschio, nella maggioranza dei casi resta nell’indole un adolescente, anche a dispetto dell’avanzata eta’. Comunque noto e mi si puo’ correggere, che con l’avanzare degl’anni la donna perde l’interesse al bere, mentre l’uomo lo accentua.

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