Il vino è una diversa visione della vita – Parte seconda, Ktima Ligas

Il vino è una diversa visione della vita – Parte seconda, Ktima Ligas

di Angela Mion

“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita.” (Federico Fellini)

Quando presti orecchio a linguaggi diversi corri il rischio di inciampare in bottiglie che si aprono su terre e realtà meravigliose e il bello di questi viaggi è che arrivano per caso e non serve neanche fare la valigia.

Così un anno fa, non so come ad una serata di quelle che sai solo quando esci, mi sono ritrovata con un bicchiere in mano di un vino rosato. Non sapevo chi fosse, di chi fosse, da dove arrivasse, ma aveva poca importanza. La prima cosa che pensai è che forse non era per tutti. Già il colore, carico e vivace, lo diceva. Mi piacciono un sacco sti vini che ti levano quel giusto il respiro, ti fanno incurvare le sopracciglia e che poi in un attimo spengono la luce, tolgono il volume di chi hai attorno, e ti ritrovi dentro al bicchiere.

Spingeva. Bocca sapida, freschezza, acidità, erba e poi usciva il frutto rosso da masticare che addolciva una timida nota rustica. Chi è, chi è? Così ho conosciuto questa cantina greca, Ktima Ligas, Macedonia centrale, una cinquantina di chilometri da Salonicco. La Bottiglia era Le rosè, un rosato appunto da uve rosse autoctone, Xinomavro. La bellezza del sorso è stata in prima battuta proprio la Grecia. Una terra che questa cantina riesce ad imbottigliare nelle loro circa 30.000 bottiglie di vino prodotto.

Sono quelle storie belle che legano persone, terre e vini, perché il vino se lo sai ascoltare ti catapulta in un luogo, ti racconta tutto, si racconta e si confessa.

E qui voglio parlare dell’assyrtiko. È un’uva autoctona dell’isola di Santorini, dell’Egeo, vigna che i Ligas hanno portato al nord della Grecia nelle valli del monte Paiko, sui soleggiati, caldi e ventosi pendii di Pella, regione di grande tradizione vitivinicola. Le vigne attingono la loro forza dal microcosmo nel quale si trovano, terreni ben drenati e vegetazione spontanea, in risposta alla loro scelta di agricoltura, o non agricoltura, che è la permacultura, scuola del botanico filosofo giapponese Fukuoka. Obiettivo: conservare le caratteristiche originarie dell’uva, lavorando per e non contro la natura, filosofia conosciuta come la scienza del “non-atto” dove la vigna è integrata con il resto della vegetazione. A tutto questo affiancando una tecnologia moderna nel processo di vinificazione.

I Ligas, padre Thomas e i due figli gemelli, lavorano a due progetti, due marchi per i loro vini: Ktima Ligas (Domaine Ligas), cantina di famiglia con un proprio vigneto, e la Maison Viticole Ligas, “nègociant”, con uve provenienti da vigne lavorate da viticoltori di fiducia sotto la loro supervisione.

Assyrtiko. Perché mi sei piaciuto così tanto? Per l’acidità, da subito. È stata una delle bevute più interessanti degli ultimi tempi. Un’acidità che quest’uva non perde nemmeno a completa maturazione, in una terra calda e soleggiata. La ritrovi nel vino, vibrante ed affascinante.

Sono due le bottiglie di assyrtiko che ho bevuto.

Maison Viticole Ligas Assyrtiko 2017 – una bottiglia da bere il lunedì sera o quando hai voglia di rilassarti con qualcosa che va giù alla velocità della luce ma al contempo ti sa rapire. Il sorso è di medio corpo, ti deve piacere la sferzata acida che fa da padrona assieme ad una freschezza sapida e mediterranea, un ricordo di mela renetta, miele, scorza d’arancia. È un vino vibrante e quasi croccante, parola che non uso quasi mai ma che qui non riesco a sostituire per descrivere un sorso che non è caduto nel calore del sole. L’affinamento si svolge con due masse separate e dura 12 mesi: metà in vasche di acciaio e metà in barrique usate, fa macerazione.

Ktima Ligas – ‘Lamda Barrique’ – 100% assyrtiko, il lotto dice che è un 2017. Questa bottiglia è una delle migliori bevute orange che ho fatto negli ultimi tempi. Il colore è meraviglioso, un oro carico quasi ambrato brillante e vivo, nonostante i vini non siano né filtrati né chiarificati. L’etichetta molto bella con l’immagine stilizzata di Maria Callas associata all’assyrtiko. Il soprano che ha lasciato la Grecia con la sua voce elegante e potente per trovare fortuna altrove; l’assyrtiko migrato dall’Egeo, dalla vulcanica Santorini, per raggiungere il selvaggio nord greco della Macedonia. Per entrambe una migrazione di successo.

Il Lamda è vivace e profondo, fa venire l’acquolina in bocca. La freschezza degli agrumi, le sferzate saline, il profumo dei fiori bianchi, il frutto giallo delicato, la macchia mediterranea dal finale balsamico, le spezie dolci sul finale lungo ed elegante. L’alcol non si fa percepire, un grande equilibrio. La fermentazione è spontanea in vasche d’acciaio, circa un mese di macerazione sulle bucce e poi una maturazione di un anno in barrique usate. Un legno che fai fatica a percepire e che lavora forse più per smussare senza violentare le note estreme dell’assyrtiko. Un vino da dimenticare in cantina, cosa per me difficile.

Ah, ecco le carta d’identità di Ktima Ligas, della loro maison viticole:

Thomas Ligas Began – padre. Ha studiato enologia a Montpellier e nel 1985 è tornato in Grecia per produrre il suo vino nella sua terra.

Jason Ligas – figlio. Stesse sorti del padre, va a studiare e lavorare in Francia, nella Champagne, il suo maestro è Anselme Selosse. Torna in Grecia con la permacultura e le botti di seconda mano di Selosse dove fanno maturare i loro vini. Animo purista.

Melissanthe Ligas – figlio, gemello di Jason. In azienda si occupa per lo più della parte commerciale.

E ricordatevi: una bottiglia può essere un viaggio, dipende da come lo fai.

 

2 Commenti

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Haris Papandreou

circa 1 mese fa - Link

è un bravo produttore con idee innovative per i vini greci

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Nic Marsél

circa 4 settimane fa - Link

Anche per me il colpo di fulmine è stato col rosato. I vitigni autoctoni greci non è che siano il mio forte (faccio meno fatica a ricordare i codici fiscali dei miei zii) , ma i vini di Ligas li bevo sempre volentieri. C'è un posto dalle mie parti dove trovavo un assyrtico di un'annata sfortunata con tutte le bottiglie rifermentate. La carbonica, sebbene non cercata, alleggeriva meravigliosamente il sorso. Credo di averle bevute tutte io, eppure non ne ricordo né il nome nè l'anno. Un discorso a parte meriterebbe la collaborazione di Jason con una cantina dell'isola di Samos per recuperare delle vecchissime botti di vino dolce lavorate con metodo solera. Il Samos Solera appunto è una chicca assoluta.

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