Il vino è una diversa visione della vita – Parte prima, Federico Fellini

Il vino è una diversa visione della vita – Parte prima, Federico Fellini

di Angela Mion

“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita.” (Federico Fellini)

Questa frase scritta da un uomo che ha raccontato ed è entrato nelle vite di tante persone interpretandone ed ascoltandone i linguaggi più profondi, spiega in un niente quello che valanghe di parole non riescono a fare.

Ci sono momenti in cui come un automa empio e svuoto il significato che il vino ha nella mia vita, momenti in cui cerco di capirne l’essenza e l’importanza, la concretezza. Capita di farsi queste domande quando qualcosa invade molti aspetti della tua vita. Dalle emozioni al tempo libero ai discorsi con le persone, alle letture, ai viaggi, agli studi degli ultimi anni e quando pensi che un giorno riuscirai a fare della tua passione un mestiere. Mi fa sempre un certo che ricordare il primo bicchiere di vino bevuto nella mia vita perché lo ricordo come fosse ieri. Ricordo di aver strizzato gli occhi e di aver pensato che era strano e buono: avevo 19 anni e credo fosse un Prosecco.

La prima bottiglia è stato un Amarone comprato al supermercato. Poi è stato tutto inesorabile e lentamente travolgente. In famiglia mia non si poteva bere, l’alcol era un tabù e lo è stato fino a pochi anni fa, quando ho cercato di spiegare senza voler essere compresa che cosa fosse il vino nella mia vita. Non è cambiato molto. A Babbo Natale ai tempi in cui studiavo e i soldi in tasca erano sempre gran pochi, chiedevo contributi per scarpe o abiti che diventavano il più delle volte se andava bene una cena da qualche parte oppure bottiglie di vino che bevevo ovviamente di nascosto. Secondo mia mamma ero astemia altrimenti volavano sberle. Così, con tutti questi ostacoli, se cerco di inquadrare il vino nel mio contesto di vita, in qualcosa di diciamo standard e quotidiano, il pensiero fa acqua, si svuota e si demoralizza da tutte le parti. Quindi ho cominciato ad analizzarlo con canali diversi, ho cominciato a non cercare consensi e compagnia e a dargli la mia forma.

Fellini sapeva leggere nel cuore delle persone e delle loro diversità, nel loro linguaggio. Bastava ascoltare.

E anche il vino è madre di un linguaggio profondo che entra e scandisce molti luoghi e tempi della nostra vita. Non parliamo di enofighetti, di snob, di frivolezze, vi prego. È un linguaggio che possono parlare tutti ed ascoltare tutti anche se forse non è per tutti immediato e forte.

Il vino racconta storie di persone, racconta il tutto e per tutto di un territorio, muove un sacco di pianeti e correnti di pensiero. Entra nelle nostre case, nei nostri momenti celebrativi, nelle nostre giornate nere spesso consolate e fatte finire con una bottiglia di vino. E quando entra nelle nostre case e nelle nostre teste ti catapulta in altri paesi, in altre vite. Ti ritrovi in terre, vicine o lontane e le senti vive nel bicchiere, nella tua testa, nei tuoi occhi. Ti ritrovi a tu per tu con chi quel vino l’ha fatto, impari a conoscere i produttori, il loro carattere, li ritrovi nel loro vino. Io Stefano Amerighi, Corrado Dottori, Arianna Occhipinti, Nicolas Joly, Alessandro Dettori, Elena Pantaleoni, Clémentine Bouvéron e Gian Marco Antonuzi e tanti altri non li ho mai conosciuti di persona, eppure li conosco, il loro vino sono loro e le loro vite.

È un linguaggio che chiede solo di essere ascoltato. Un bicchiere racconta una terra, uno stile, una personalità. Non sono mai stata brava nello slot delle degustazioni alla cieca perché l’ansia da prestazione dell’indovinare il varietale, il vino, mi distraeva dal vino stesso. Quindi le mie bevute più ascoltate e intime sono quelle che faccio a casa mia, spaziando. Io amo viaggiare, guardare come vivono le persone delle terre lontane, amo scoprire attraverso il vino i luoghi in cui non sono mai stata. È una diversa visione della vita e di una terra che parte da un punto che non trovi in nessuna guida turistica e in nessun manuale.

Negli ultimi tempi mi sono fissata con la fetta di mondo che da casa mia guarda ad ampio raggio verso est. È come una calamita, un territorio così ampio e così in alcuni punti inesplorato che mi attrae inesorabilmente. Bosnia, Grecia, Macedonia, Serbia, Bulgaria, fino alla lontana Georgia ed Armenia. Così, anche se non è sempre semplice ed immediato, cerco di bere qualche bottiglia di vino, da varietà autoctone, che arriva da quei luoghi.

Ok, pensare che questo discorso mi nasce da una bottiglia bevuta qualche giorno fa. Doveva essere una premessa per raccontare di quel vino ma mi son fatta trasportare.

Quindi propongo un break e una seconda parte del post per parlare dei vini di Ktima Ligas, che arrivano dalla Macedonia greca, della carica che mi danno queste esperienze.

Lascio a questo post uno spunto di riflessione, sull’ascoltare.

Prestare orecchio anche a linguaggi diversi. Vale per il vino ma anche per noi uomini.

2 Commenti

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Roberto Cucinotta

circa 5 mesi fa - Link

Il vino perse bere apranzo ecena secondome fabene an che che icardiologi dicono di non berlo eun frutto si a base di alcol ma e un basso dosagio io quando sono agitato bevo mezzo bichiere di vino mitranquillizza mi fa star bene

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Nic Marsél

circa 5 mesi fa - Link

Mi hai fatto venire in mente un sacco di cose difficili da condensare in qualche riga di commento. So che non è elegante in casa d'altri ma riflessioni sul tema e considerazioni personali le avevo messe a fuoco qui http://gustodivino.it/home-gusto-vino/il-vino-di-mio-nonno/nicmarsel/4498/ E anche qui http://gustodivino.it/home-gusto-vino/sacerdoti-di-bacco/nicmarsel/3739/ Scusandomi per l'intromissione e l'autocitazione

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