di | ven 15 feb 2013 ore 16:57
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Il Gambero Rosso NON pubblicherà la replica dei produttori naturali

Sono certo che tutti voi ricorderete bene i due editoriali apparsi sul numero di gennaio del Gambero Rosso, quello di Eleonora Guerini e quello di Michel Bettane. Due attacchi molto forti, di quelli che non lasciano spazio ad aperture, nei confronti del mondo del vino naturale e dei suoi interpreti. Immediatamente dopo, questione di giorni, tutte le più importanti associazioni riconducibili al movimento dei vini naturali hanno inviato presso la redazione del Gambero Rosso una lettera in risposta proprio a quegli editoriali che tanto avevano fatto discutere. Un testo a firma dell’Associazione Renaissance des Appellations Italia, dell’Associazione VinNatur, del Consorzio Viniveri, dell’Associazione Vi.Te. Gruppi distinti nella forma ma indiscutibilmente uniti quando si tratta di comunicare all’esterno tutti i possibili valori positivi che interpretano.

La notizia di oggi è che il Gambero Rosso NON pubblicherà, sul mensile cartaceo o sul sito web, questa accorata risposta agli editoriali sopracitati. Nessun diritto di replica. Hanno ragione, hanno torto? Difficile fare valutazioni dall’esterno, ovvio che l’immagine che ne esce è quella di una rivista con una visione editoriale quantomeno poco aperta al confronto. A maggior ragione considerando che tra i tantissimi firmatari vi sono diverse cantine celebrate anche dallo stesso Gambero Rosso con i famosi “Tre Bicchieri”.

Questo il testo della lettera (da oggi, aperta):

LETTERA APERTA AL GAMBERO ROSSO, 1 febbraio 2013

Gentili signori, vi scriviamo a nome delle diverse centinaia di aziende che producono vino naturale in Italia, sia affiliate ad Associazioni e Consorzi che indipendenti. Siamo rimasti molto perplessi leggendo l’editoriale di Eleonora Guerini (“Il tormentone naturale”) e le considerazioni di Bettane e Desseauve (“Te lo do io il vino… naturale”) sul numero di gennaio della vostra rivista.
Detto molto francamente, abbiamo la decisa sensazione che non siate molto al corrente di quanto sta succedendo, ormai da anni, nel mondo del vino. Accusare i produttori di vino “naturale”, tout court, di produrre solo bottiglie difettose, ossidate, puzzolenti è un controsenso. Perfino la vostra rivista giudica regolarmente, e spesso premia, vini prodotti da cantine che orbitano a pieno titolo nell’ambito del vino naturale.
La parte tecnica della polemica è davvero indifendibile: quali sarebbero i metodi “nuovi, ‘naturali’ e innovativi” utilizzati per stabilizzare i vini naturali? La lunga permanenza in botte sulle fecce (una pratica usata da secoli, dall’Etna alla Loira)? Nello scritto di Bettane e Desseauve si dice addirittura che con la vinificazione naturale “tutti i vitigni e i territori finiscono per somigliarsi perché i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta”! La tesi implicita in questa singolare affermazione sarebbe che una “selezione” di lieviti, ovvero una piccola parte dell’intera popolazione dei lieviti stessi, generi una “varietà” di effetti maggiore. Perdonateci l’ironia, ma sarebbe come dire che bisogna eliminare tutti i tasti neri del pianoforte (quelli “alterati”) se si vogliono comporre opere più complesse…
E non parliamo neanche della vigna, dove – lo scrivete voi stessi – il fatto di limitare al massimo o di escludere del tutto diserbanti, pesticidi, fertilizzanti è un semplice atto di buonsenso.
Siamo i primi a sapere che non può esistere un vino completamente, esclusivamente “naturale”, che il vino è un prodotto culturale, frutto dell’interazione tra l’uomo e la natura. Probabilmente il termine “artigianale” si adatta meglio alle nostre idee: il vino deve essere il frutto delle scelte di chi lavora il vigneto e ne trasforma le uve. Ma crediamo che sia comunque sensato, addirittura fondamentale parlare della maggiore o minore “naturalità” di un vino, visto che la legge permette di aggiungere al mosto una quantità impressionante di sostanze, diverse decine. Se fosse possibile indicare in etichetta le sostanze aggiunte all’uva (o anche solo le sostanze che il produttore decide di non utilizzare), ognuno avrebbe gli strumenti per giudicare quanto un vino sia effettivamente naturale.
Invece, guarda caso, è proibito. E nessuno ne parla.
Eppure più sono le sostanze aggiunte, meno il vino è spontaneo e digeribile.
Questo è ciò che sta accadendo oggi: molti bevitori ed appassionati – forse, chissà, stanchi del “tormentone del vino più buono di tutti”, o del “tormentone dell’annata del secolo” – si allontanano dai vini più artefatti per avvicinarsi a prodotti più spontanei, che non danno mal di testa, sono più digeribili, si accompagnano meglio al cibo. Troviamo davvero surreale accusare ottimi chef francesi di “ingenuità” visto che scelgono di servire, con i loro piatti, prodotti non invadenti, non grassi, non dolciastri e legnosi, che dialogano con il cibo invece di sovrastarlo. I più seri tra i produttori naturali cercano espressamente nei loro vini la freschezza, la sapidità, la digeribilità. E’ ovvio che l’incontro tra questi vini e una sana cucina di sapori e di sostanza avvenga sempre più di frequente. E se qualcuno non è contento può semplicemente scegliere un altro ristorante, tutto qui. O eventualmente ordinare un’altra bottiglia. L’importante è rispettare le scelte del ristoratore, e non accusarlo a priori di ingenuità o di incompetenza.
Probabilmente è proprio questo l’aspetto che sfugge in modo più vistoso a tanta critica di oggi. Citare il Domaine de la Romanée-Conti, che produce le bottiglie più costose del pianeta, come esempio di vini naturali “buoni”: ecco, questa è un’ingenuità che fa quasi tenerezza. Evidentemente non si è proprio compreso che il movimento del vino naturale intende recuperare un rapporto quotidiano con il vino, affermarne il valore gastronomico e alimentare che negli ultimi decenni è stato negato nel nome dei premi e dei punteggi. Un atteggiamento che ha portato al crollo verticale dei consumi al quale stiamo assistendo ormai da molti anni.
E non crediamo sia un caso il fatto che la crisi, per il settore del vino naturale (settore minuscolo, sia chiaro), si avverta in modo molto meno evidente. Sarà questo il motivo per cui questo piccolo mondo artigiano sta subendo tanti attacchi, e per cui si cerca sempre più insistentemente, violentemente di screditarlo?
Noi siamo convinti che un atteggiamento critico sano ed aperto debba essere quello del confronto, della volontà di capire un fenomeno in espansione esaminandone pregi e difetti (non pensiamo affatto di non averne) e informando il pubblico in modo obiettivo, invece di gridare a ogni piè sospinto le parole “difettoso”, “volatile”, “ossidazione”. Appassionati e curiosi saranno poi liberi di scegliere: non vogliamo che vengano condotti per mano, ma semplicemente che gli si forniscano nel modo più chiaro e onesto gli strumenti adeguati per poi lasciarli liberi. Invece il tono dei pezzi sul numero di gennaio, lasciatecelo dire, è davvero aggressivo, come se il vino naturale e artigianale fosse una sorta di nemico da abbattere ad ogni costo, non un’alternativa da conoscere e soprattutto da rispettare.
Noi crediamo, al contrario, che ci sia spazio per tutti, piccoli e grandi, naturali, biologici, biodinamici e convenzionali, a patto che il produttore lavori in modo etico e responsabile. Non pensiamo di avere la verità in tasca, ma abbiamo le nostre idee e ci piace difenderle e sostenerle visto che sono il frutto del nostro lavoro quotidiano.
Nel periodo del prossimo Vinitaly si svolgeranno ben tre diverse manifestazioni di viticoltori naturali: ViniVeri a Cerea, VinNatur a Villa Favorita (Sarego), Vivit in un padiglione dello stesso Vinitaly. Invitiamo ogni giornalista aperto – e ogni bevitore, naturalmente – a venirci a trovare, ad assaggiare, a discutere e confrontarsi con noi.

Cordiali saluti,

ASSOCIAZIONE RENAISSANCE ITALIA
ASSOCIAZIONE VINNATUR
ASSOCIAZIONE VI.TE
CONSORZIO VINI VERI

Albani, Alberto Anguissola, Aldo di Giacomi, Alessandro Torti, Alla Costiera Altura, Ampeleia, Andrea Scovero, Andrea Tirelli, Antiche Cantine de Quarto, Arianna Occhipinti, Aurora, ‘A Vita, Bonavita, Borgatta, Bressan, Ca’ del Vent, Ca’ de Noci, Camerlengo, Camillo Donati, Campi di Fonterenza, Campinuovi, Cantina Giardino, Cantina Margò, Cantine Valpane, Cappellano, Carla Simonetti, Carlo Tanganelli, Carussin, Casa Belfi, Casa Caterina, Casa Coste Piane, Casale, Casa Raia, Casa Wallace, Cascina degli Ulivi, Cascina delle Rose, Cascina la Pertica, Cascina Roccalini, Cascina Roera, Cascina Tavijn, Cascina Zerbetta, Casebianche, Castello di Lispida, Castello di Stefanago, Cinque Campi, Clara Marcelli, Colombaia, Corte Sant’Alda, COS, Cosimo Maria Masini, CostadiLà, Crealto, Cristiano Guttarolo, Crocizia, Daniele Piccinin, Daniele Portinari, Dario Prinčič, Davide Spillare, Denavolo, Denis Montanar, Denny Bini-Podere Cipolla, Elisabetta Foradori, Elvira, Emidio Pepe, Eugenio Rosi, Ezio Cerruti, Fabbrica di San Martino, Farnea, Fattoria Castellina, Fattoria Cerreto Libri, Fattoria Mondo Antico, Fattorie Romeo del Castello, Ferdinando Principiano, Ferrandes, Filippi, Fiorano, Fontemorsi, Franco Masiero, Franco Terpin, Frank Cornelissen, Gatti, Gianni Massone, Gino Pedrotti, Giovanni Montisci, Giuseppe Rinaldi, Gonella, Gradizzolo, Guccione, Haderburg, Il Cancelliere, Il Cavallino, Il Maiolo, Il Paradiso di Manfredi, Il Tufiello, Irene Cameli, Iuli, La Biancara, L’Agricola del Farneto, La Castellada, La Distesa, Laiolo, La Marca di San Michele, La Moresca, La Pievuccia, La Stoppa, La Visciola, Le Barbaterre, Le Calle, Le Chiuse, Le Cinciole, Le Coste sul Lago, Loacker, Lo Zerbone, Lusenti, Macchion dei Lupi, Marabino, Marco de Bartoli, Marco Sambin, Marco Sara, Maria Letizia Allevi, Maria Pia Castelli, Mario Macciocca, Martilde, Massa Vecchia, Massimiliano Croci, Mlečnik, Monastero Trappiste di Vitorchiano, Monte dall’Ora, Monteforche, Montesecondo, Monte Versa, Musto Carmelitano, Natalino del Prete, Nino Barraco, Oasi degli Angeli, Odilio Antoniotti, Pacina Panevino, Paolo Bea, Paolo Francesconi, Pialli, Pian dell’Orino, Pian del Pino Piccolo, Bacco dei Quaroni, Pierini e Brugi, Pierluigi Zampaglione, Podere Concori, Podere della Bruciata, Podere Gualandi, Podere Il Santo, Podere La Cerreta, Podere Le Boncie, Podere Luciano, Podere Luisa, Podere Pradarolo, Podere Santa Felicita, Podere Veneri Vecchio, Poderi San Lazzaro, Poggio Trevvalle, Porta del Vento, Praesidium, Punta dell’Ufala, Quarticello, Radikon, Radoar, Remo Hohler, Roagna, Ronco Severo, Rugrà, San Fereolo, San Giovenale, San Polino, Santa Caterina, Santa Maria, Serafino Rivella, Skerlj, Stefano Amerighi, Stefano Legnani, Stella di Campalto, Taverna Pane e Vino, Tenuta di Valgiano, Tenuta Grillo, Tenuta l’Armonia, Tenuta Montiani, Tenuta Selvadolce, Tenute Dettori, Terre a Mano, Tenuta Migliavacca, Tenuta Terraviva, Tenuta Vitereta, Trinchero, Tunia, Valdibella, Valli Unite, Vercesi del Castellazzo, Vignale di Cecilia, Vigneto San Vito, Villa Bellini, Vino di Anna, Vittorio Bera e figli, Vodopivec, Walter Mattoni, Weingut Ebnerhof, Zidarich.

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55 commenti a Il Gambero Rosso NON pubblicherà la replica dei produttori naturali

  1. avatar fabrizio pagliardi

    Che dire, non pubblicare una lettera del genere non è per niente bello. Direi che è una scelta a dir poco sciocca.

    • avatar nico aka tenente Drogo

      se l’avessero pubblicata, avrebbero potuto smentire facilmente questa frase:

      “Accusare i produttori di vino “naturale”, tout court, di produrre solo bottiglie difettose, ossidate, puzzolenti è un controsenso.”

      Eleonora Guerini infatti dice questo:

      “”Se un viticoltore sceglie di non utilizzare alcun prodotto di sintesi e di rischiare con i capricci del tempo e di scommettere sulla forza che una pianta coltivata senza chimica può raggiungere è lodevole. A patto che la lucidità e l’onestà intellettuale siano tali da far scegliere, a fronte di una vendemmia traballante, di non utilizzare e non trasformare quell’uva in vino dalle volatili che sfiorano lo spunto, o dall’evidente ossidazione.”

  2. ‘quali sarebbero i metodi “nuovi, ‘naturali’ e innovativi” utilizzati per stabilizzare i vini naturali?’
    Sono felice di leggere che anche i produttori firmatari della lettera abbiano notato questa incongruenza che ho notato io.
    A me fu risposto dalla signora Guerini, che non aveva una risposta in quanto quella frase non l’aveva scritta lei.
    I toni della lettera mi piacciono molto, peccato che il Gambero non abbia raccolto il diritto di replica.
    Claudia Donegaglia

  3. Finalmente un gesto congiunto da parte di chi, troppo spesso, è diviso. Potrebbe già essere questo, secondo la mia modesta opinione, il manifesto del movimento dei vini naturali.

  4. avatar maurizio gily

    Sebbene a mio modo di vedere un po’ troppo lunga, è una lettera molto distesa e intelligente nei contenuti, e mi auguro che il Gambero la pubblichi. Un buon motivo per non pubblicarla sarebbe comunque quello che è stata “bruciata” essendo uscita su altri organi di stampa, prima winenews e ora Intravino. Questo non si fa, è scorretto, qualche galletto ha voluto cantare prima degli altri, quindi se il Gambero non pubblica secondo me sbaglia, ma segue una logica che non è così strana. Poi Winenews che titola “E’ rottura tra i Vignaioli naturali e il Gambero Rosso” … va beh, lasciamo perdere

    • La lettera è stata inviata al Gambero e solo dopo la conferma che non sarebbe stata pubblicata, alcuni dei firmatari l’hanno girata a noi.

  5. avatar Armando Castagno

    Ma allora perché lettera “aperta”? Se è “aperta”, non se ne chiede la pubblicazione sulla testata cui si risponde, tanto che uno che abbia un account twitter, uno facebook e abbia intravino tra i bookmark questa lettera l’ha già letta TRE volte ad almeno 15 giorni di distanza dall’uscita del prossimo Gambero. La lettera a me pare auto-legittimata, non credo abbia bisogno di uscire proprio lì per esserlo. Avessi dovuto puntare cinque euro sul “pubblicata sì”/”pubblicata no” ne avrei messi 500 sul “no”.

    • Ciao Armando, è lettera diventata “aperta” solo questa mattina. Prima era testo inviato al solo Gr che si inseriva in un ipotetico diritto di replica rispetto agli editoriali di gennaio. Al rifiuto, è stata appunto diffusa come “aperta”.

    • Però hai ragione, nel post questa era cosa non chiarissima. L’ho editato adesso.

  6. avatar Francesco Annibali

    Raga scusate, scrivete che “abbiamo la decisa sensazione che non siate molto al corrente di quanto sta succedendo, ormai da anni, nel mondo del vino” e poi vi lamentate di non essere pubblicati? Sono parole offensive. Hanno ragione (a scanso di equivoci: non sfoglio la rivista da almeno 5 anni).

  7. avatar bertox

    Ho cominciato a leggere il Gambero Rosso quando ancora era un supplemento del Manifesto e ho continuato a farlo da abbonato per molti anni, ma ormai saranno almeno dieci anni che non sfoglio più un numero. La lettera è perfetta, fatela girare.

  8. avatar Enzo Pietrantonio

    Il gambero lo leggo gratis da Avax. Non credo valga più (da un pezzo) il prezzo che costa. E questo modo di fare, legittimo per carità, avvalora la mia tesi.

  9. avatar domenico

    braviiiiiiiiii!!!!!!! professionalita,buonsenso,amore per la terra,rispetto per la natura , continuate cosi e come disse il grande veronelli…il vino e il grido…della terra verso il cielo

  10. “… prodotti più spontanei, che non danno mal di testa, sono più digeribili, si accompagnano meglio al cibo.”
    quali sono le fonti di questa affermazione?

    • avatar Luca Paolo Virgilio

      Io (“consumatore”) ne sono una.
      E’ un collegamento che feci da solo, qualche mese dopo aver iniziato a bere -- anche -- vini “naturali”, notando che certi disturbi fisici (problemi di digestione, mal di testa, senso di pesantezza, ecc.) che avvertivo tipicamente oltre una certa dose di vino, in questo caso erano del tutto spariti.
      Chiaramente non è corretto generalizzare, ma direi che senza dubbio, mediamente, se bevo diversi bicchieri di vini cosiddetti “naturali”, mi sento molto meglio (o meno peggio, se vogliamo) di come mi sentirei se avessi bevuto un vino con maggiore quantità di sostanze estranee (ovvero tutte quelle non strettamente necessarie a una sana vinificazione”.

      • avatar AG

        Ah beh questo è abbastanza da dimostrare con vini che spesso hanno volatili attorno all’1……..

  11. avatar Giovanni Solaroli

    Spiace molto rilevare che non è ancora del tutto sconfitta la pessima abitudine di alterare le posizioni altrui,quasi come questo fosse da solo capace di dare valore e sostegno alle proprie. E pensare che in questo caso, date le nobili ragioni degli scriventi,non ve ne sarebbe stato alcun bisogno. Le prime sei righe della lettera mi hanno quasi fatto passare la voglia di arrivare sono in fondo. E questo di certo non aiuta chi ha dubbi e chiede più elementi di riflessione.

  12. avatar Anna Gondola

    “… Prodotti non invadenti, non grassi, non legnosi o dolciastri, Che dialogano con il cibo invece di sovrastarlo…” E che c’entrano le sensazioni organolettiche? Anche perché a giudicare dalla lista dei produttori non mi pare che non ci siano certi vini… Invadenti rispetto a cosa? Alcuni vitigni danno naturalmente strutture importanti, così come dolcezze o sensazioni grasse. L’uso del legno prescinde dal fatto che si parli di naturale o no. A leggere la frase viene da dar ragione a Bettane e Dessaeauve. Che significa dialogare col cibo? Da che cibo? Una sogliola bollita o un montone cotto 30 ore? Se con la sogliola abbino il Kurni qualche invadenza la trovo, difficile che dialoghino, eppure, a giudicare dalla lista è un naturale. Vorrei capire, non fare polemica. Capisco molto di più la definizione artigianale. Auspicata anche nella lettera, che però continua a non essere usata. Bah. Se si incappa nel giudizio organolettico si rischia di far assaggiare a critici franco-americani dei vini natural/artigianali molto buoni e sentirsi rispondere che sono vini ruffiani e moderni. Peccato, erano semplicemente molto buoni. Per la cronaca Valgiano ’08 e Tenores ’09. Ruffianissimi… :-)

    • avatar gianmarco

      Condivido gran parte del tuo interessantissimo ragionamento.

    • avatar Daniele

      Quoto! ci leggo un bel po’ di ideologismo in quella frase

  13. avatar vincenz

    Finalmente incomincia una nuova era bel dibattito sui vini.
    Lo scontro tra vini convenzionali e vini naturali incomincia a produrre un pò di chiarezza in più per il grande pubblico,
    la massa di consumatori a cui piace bere un pò di vino buono a tavola (a casa o a ristorante).Ma siamo solo all’inizio,perchè i nodi ( ed i dubbi) da sciogliere sono tanti.
    La lettera pubblicata da Intravino contiene “spunti” interessanti che apprezzo.Non avendo letto gli articoli di GR
    la mia lettura ed interpretazione è incompleta ma,così a naso,(anche per gli stralci riportati) penso che alcuni attacchi ai vini naturali siano motivati.
    Insomma,per concludere,io da consumatore auspico un confronto sempre più serrato (ed appassionato) fra i favorevoli ed i contrari,dal quale emergano pregi e limiti dei
    vini convenzionali e naturali.
    PS.Mi ha colpito della lettera il ridimensionamento della parola “naturale” ed un accenno a quella di “artigianale”.
    È a me dice molto.
    PPS.Ha fatto molto bene Intravino a pubblicarla e GR dopo
    la brutta figura della sua guida sulle pizzerie napoletane,
    commette un altro errore editoriale.

  14. avatar vincenz

    Vorrei aggiunge che è chiaro che ci sono in ballo forti interessi economici.
    Immagianiamo se esplode il boom dei vini naturali(cosa prevedibile): il vino naturale diventa di “moda” ,le richieste dei consumatori diventano sempre più pressanti.
    Delle abili campagne pubblicitarie “pompano” la moda
    ed i consumi aumentano.
    I produttori di vini convenzionali ,di fronte a questo fiume in piena che fanno?
    Davvero il mondo della produzione dei vini convenzionali
    può subire dei danni dall’entrata prepotente dei vini naturali sul mercato e dall’aumento dei consumi.
    Da qui le strategie e le tattiche per evitare o ritardare le brutte conseguenze.Come? Scalfire la credibilità dei vini naturali.E sembra che Gambero Rosso sia diventato uno degli strumenti.
    PS.È chiaro che ogni volta che leggerò un’opinione cercherò di capire chi scrive:Chi è? È legato ad alcuni interessi in gioco? È indipendente? Cosa ha scritto nel passato?

    • avatar Mr. R.

      Vai Nero Wolfe!

  15. avatar Stefano Cinelli Colombini

    Noto con dispiacere che i produttori di questi vini autodefiniti “naturali” insistono nella denigrazione di chi lavora in modo diverso dal loro, dando per scontate alcune “verità” che scontate o provate invece non sono. Ma dove è la prova che i vostri vini si digeriscono meglio dei miei? O che si abbinano meglio ai cibi? Se il vostro è davvero quel fiume in piena che travolgerà tutto, che bisogno avete di costruire la vostra immagine sulla denigrazione del prossimo? Quando parlo del Brunello mi guardo bene dal dire che è migliore, più digeribile e più abbinabile al cibo di un Barolo o di un Chianti, mi limito a parlare bene del mio prodotto. Vi prego, cessate questo modo autolesionista di proporre il vostro lavoro, non é accusando il prossimo di fornire prodotti non buoni per la salute che costruirete il vostro futuro. Agendo così fate solo male al vino.

    • avatar Maria Beresicuro

      Chi ha denigrato per primo? E in che modo?

      • avatar Stefano Cinelli Colombini

        Non siamo mica alle scuole elementari, se scadiamo al livello di polemica su chi ha iniziato prima non ne usciamo più.

    • avatar heinz

      Sono d’accordo!
      Se si hanno buoni argomenti ,che bisogno c’è di denigrare il lavoro degli altri?
      Se i vostri prodotti(vini naturali) sono così “innovativi” e gradevoli abbiate la pazienza di sottoporvi al giudizio del “signor cliente” e avrete il successo che credete di meritare..

  16. avatar Nelle Nuvole

    @vincenz, ma Lei è veramente convinto di quello che scrive?
    “In ballo forti interessi economici”
    “Le richieste dei consumatori diventano sempre più pressanti”
    “abili campagne pubblicitarie che pompano la moda”
    “Il fiume in piena”
    “entrata prepotente del vino naturale sul mercato”

    Lei in fondo si impegna a cercare di capire, ecco bravo cominci a farlo, magari leggendo gli artcoli sul Gambero Rosso, prima di lanciarsi in arzigogoli interpretativi che danneggiano proprio l’immagine del vino “naturale” ed il lavoro dei vignaioli che si lavorano “naturalmente” e “convenzionalmente”, senza farsi la guerra tra di loro.

    • avatar Maria Beresicuro

      La verita` ti fa male lo sai…

      • avatar gabriele succi

        Scusa eh Maria, ma quale sarebbe la verità?
        Quella che i vini naturali sono più digeribili e danno meno mal di testa?
        E dov’è scritto? Ci sono dimostrazioni o fonti (Armin ti devo 7 €) che lo attestano?
        Dove è scritto che un vino fatto con i lieviti selezionati è meno digeribile di uno fatto con quelli indigeni?
        Temo, anzi, che in questo caso, accada il contrario.
        E scrivo questo non perchè io sia un sostenitore di “una tesi o dell’altra”, ma perchè spesso, visto che la prima cosa è la tutela dei consumatori, quello che si scrive, spesso non corrisponde al vero…e il consumatore viene preso per i fondelli; e questo, IMHO, non è corretto…
        O no?

  17. avatar Salva

    ….in trepidante attesa che Farinetti e Gaja ci spieghino il verbo dell’artigian-naturalismo, assistiamo a questi continui “arrocchi” tra i due schieramenti!!!!

  18. avatar A3C

    un sasso è caduto nello stagno…che bello vedere queste onde

  19. avatar Nic Marsél

    Una lettera con parecchio contenuto opinabile ma con due novità epocali :
    1) per la prima volta unità di intenti tra le associazioni
    2) esplicito acenno agli ingredienti in etichetta per risolvere il problema una volta per tutte
    Questi due punti indicano la strada maestra

    • avatar Giovanni

      Condivido pienamente i due punti evidenziati:
      - 4 associazioni e 202 produttori che insieme sottoscrivono questa dichiarazione è un momento storico
      - è proprio giunto il momento di scrivere questi benedetti ingredienti in etichetta.

  20. Pingback: Novità dal fronte | Enoiche illusioni

  21. avatar stefano Amerighi

    sottolineo la straordinaria portata della lettera, per la prima volta da sei anni a questa parte viene sottoscritto un docomento in maniera unitaria, la notizia non è se verrà pubblicata o meno, è importante quello che sta accadendo, una presa di coscienza collettiva da parte di chi si divide tra varie associazioni e saloni. Forse è il primo passo verso quell’unitarietà politica e culturale che tanti di noi auspicano, e questo permettetemelo è bellissimo!!!

  22. avatar leone conti

    è veramente difficile per me da capire il perchè il mondo del vino cerchi costantemente di farsi del male: una volta non poteva esistere un vino buono se non prodotto da rese bassissime (i famosi 2/3 grappoli per pianta)
    e via a denigrare quelli fatti con rese diverse,poi forse avendo capito che la realtà poteva essere diversa si è in un certo senso criminalizzato il vino non fatto da produttori naturali (magari si vorrebbero scritte del tipo pacchetti di sigarette), passata anche questa l’unica nuova frontiera saranno i vini sovrannaturali (io provai già a proporli un paio di anni fa ma non venni preso sul serio): il misticismo e la religione al servizio dell’enologia. Bè io vivo in una regione vinicola nella quale uno dei business più grandi è dato da un vino che si chiama Tavernello: ha tutte le caratteristiche per essere considerato l’anticristo: grandi rese alle spalle, tecnologia e industria. L’ho provato alcune volte per capire. Vi devo ahimè confessare alcune cose: non mi ha dato mal di testa e l’ho perfino digerito. Ok non ho abbinato nessun piatto, semplicemente non è il “mio vino”, non mi da nessuna emozione, ma non per questo penso che debba essere eliminato o accusato di chissà che cosa.

    • avatar Amelie Poulain

      Hai letto nella lettera dei produttori naturali delle accuse o la volonta` di eliminare i vini fatti in altro modo?

      • avatar leone conti

        scusa, riguardo alle accuse magari se tu dici che una cosa fa venir il mal di testa o non è digeribile, non è proprio che gli fai un complimento, e mi sembra che tutta la propaganda dei vini naturali sia fatta in modo troppo comparativo e con assoluta disistima del diverso. io credo che per il bene del mondo del vino tutte le realtà debbano convivere rispettando le diversità e le filosofie di lavoro senza che nessuno possa sentirsi depositario di verità assolute e di purezze anche ideologiche non richieste

        • Leone attenzione,
          dire che i vini naturali sono “più” digeribili non vuol dire che i vini convenzionali non lo sono affatto. La presunzione di una maggiore digeribilità sta nel fatto che meno additivi chimici si usano e meno il corpo umano ne soffre. Non ci sono prove scientifiche perché non conviene a nessuno verificarlo.
          Ma prova a confrontare una persona che come stile di vita si vaccina, prende antibiotici, si cura per ogni disturbo con le medicine e una che utilizza metodi più naturali, magari mettendoci più tempo ma ottenendo risultati equivalenti senza il pesante fardello della chimica.
          Cominciamo a fare un esame di tutte le porcherie che si sono depositate nei nostri organi, e poi possiamo stare qui a disquisire se il vino con zero trattamenti in vigna e cantina è più o meno sano del vino che fa sistemici pesanti e correzioni continue in cantina.

          • avatar pip

            Proviamo: la speranza di vita media degli italiani nel 1881 (senza vaccinazioni, senza antibiotici, senza chimica in agricoltura, solo prodotti naturali, etc etc) era di circa 35 anni. Oggi, in un paese “devastato” dalla chimica e dai farmaci, è di oltre 80 anni.

    • avatar heinz

      Ogni tanto uno che ha il coraggio di dire “pane al pane” e “vino al vino”..
      Grande Leone Conti!

  23. avatar Amelie Poulain

    Ma avete per caso visto qualche comunicato da parte delle associazioni firmatarie?
    L’unica che ha pubblicato l’articolo e` al momento VinNatur…vini veri comunica la fiera durante il Vinitaly, Reinassance gli altri eventi, di Vi.te non c’e` traccia…
    Si capisce che gli unici interessati a lottare per la causa, a fare altri eventi oltre al periodo del Vinitay, a tenere vivo e rinnovato sito e soci, a parlare di cose concrete (pesticidi, ricerca, convegni …) sia VinNatur.
    Bravi.

  24. avatar Gianni Ruggiero

    Leggo e rileggo questo argomento,mi riprometto sempre di non intervenire,probabilmente ci rimetterò in credibilità ma per me e’ una surpercazzola.

  25. avatar vincenz

    @ Nuvole :
    Io non rappresento gli interessi dei vignaioli,io sono un CONSUMATORE.
    E gli interessi dei consumatori dovrebbero prevalere su TUTTI gli altri interessi in gioco,sia dei produttori convenzionali che naturali (leggo un’opinione diversa nel suo commento).
    “A modo mio” ho detto cose che altri stanno dicendo in questo dibattito.
    Il fenomeno dei vini naturali nasce perchè c’era qualcosa nei vini convenzionali (per molto tempo tollerata) che si scontrava con le nuove tendenze salutistiche.I vini naturali è chiaro che sono un pericolo per quelli convenzionali,perchè nascono e fondano la loro ragion d’essere sul superamento delle tecniche convenzionali.Il nome non è stato scelto a “caso”.E su questo io ,consumatore,sono d’accordo.Ma voglio capire bene che cosa sono veramente i vini naturali.Le critiche dei convenzionalisti mi aiutano ,ma non bastano.Ecco perchè auspico un dibattito aperto ,mentre lei,sembra dalle sue parole, preferirebbe una pace compromissoria ,che spenga il dibattit e non apra le orecchie ai consumatori “ancoraaddormentati”.
    Signor Nuvole ,lo ricordi sempre,al primo posto i Consumatori,poi i produttori,poi i sommeliers,poi gli enotecari,poi i commercianti,poi i critici enogastronomici,poi i blogger enogastronomici,poi i direttori di riviste enogastronomiche,poi . . .

    • avatar Nelle Nuvole

      Caro @vincenz grazie per la risposta. Spero che nel frattempo Lei abbia avuto modo di leggere i due articolo del Gambero Rosso a cui fa riferimento la lettera, in modo da completare il quadro di questa polemica.
      Anche io sono una consumatrice prima di essere una venditrice ed ambasciatrice di vino. Prima ancora di essere una consumatrice sono un essere umano attento alla salute, mia e della mia famiglia e anche di quanti mi vivono intorno o ci vivranno in futuro. Il vino lo bevo da almeno quarant’anni. Qualche componente della mia famiglia ne beveva troppo e ha dovuto smettere. Ora fa parte di AA (Alcolisti Anonimi). Perché questo è l’ingrediente veramente dannoso nel vino, L’ALCOL.
      Anche io auspico una maggior chiarezza nelle retroetichette, se questo può tranquillizzare il consumatore. Però mi chiedo se questo fantomatico consumatore è cosciente di quello che consuma, tipo coca cola o merendine Kinder biscotti biancomulinati o o frutta sciroppata o scatolate di cereali la mattina a colazione. o prontoinpadella that’s amore -la cucina dei single sfigati, altro che -?

      Tornando a quanto Lei mi risponde, mi sono ribellata ad un modo di vedere il mondo del vino da parte di certi consumatori. Mi auguro che Lei possa frequentare sempre più produttori, bio o conventional, si renderà conto che tutta questa guerra e guerricciola fra di non non c’è. C’è chi ha la volontà di fare il vino onestamente e di camparci anche, sempre onestamente. E c’è chi invece fa il furbetto, bio o conventional.
      La differenza esiste, come no, si tratta non solo di scegliere una tecnica produttiva invece di un’altra, ma di un modo di considerare il rapporto fra l’ambiente e noi stessi. Questa scelta, secondo me, non deve portare sbandieramenti ideologici e argomentazioni scientifiche non ancora provate.

      Ho rapporti di amicizia seri sia con produttori bio che conventional e Le assicuro che alla maggior parte di entrambi gli schieramenti non interessa l’affermazione di certi principi e la vittoria contro un nemico convenzionalmente assassino di masse consumatrici, quanto lo svolgimento del proprio lavoro e secondo la propria coscienza.

      • avatar Fabrizio pagliardi

        Io però ti posso fare un’elenco piuttosto lungo di produttori convenzionali che detestano e parlano malissimo de i vini naturali, e un’elenco altrettanto lungo di produttori naturali che parlano con disprezzo e superiorità dei vini convenzionali. Io i due gruppi contrapposti li vedo.

        • avatar Nelle Nuvole

          @Fabrizio Pagliardi, se è per questo c’è anche una lunga lista di produttori convenzionali che parlano male di altri produttori convenzionali, produttori bio che parlano male di altri produttori bio, produttori di una certa DOC o DOCG che parlano male di altri nella stessa area di produzione.
          Se ho commentato insistentemente non è solo perché tutti questi discorsi da gioiosa macchina da guerra, da fiume in piena, da il cornoletame vi seppellirà, da noi siamo enoscienza e voi enofantascienza, invece che chiarire le idee le confondono a chi alla fine il vino lo consumerà. E anche disturbano la maggioranza di chi il vino lo ha fatto e continua a farlo seriamente ed onestamente e adesso si trova messo di mezzo, da una parte o dall’altra.

  26. avatar Zakk

    Ecco,”onestamente” mi sembra la parola magica: fare uno chardonnay uguale dal Manzanarre al Reno è “onesto” solo perchè si rispettano i regolamenti? O forse c’è un modo più sincero di produrre per cui la tanto sbandierata territorialità non debba passare da una lista di “onesti” prodotti chimici di sintesi? Davvero le aziende da milioni di bottiglie avrebbero il coraggio di mettere sulle proprie brochure (non arrivo a dire “etichette” perchè altrimenti muoio dal ridere) la lista degli ingredienti diversi dall’uva che vanno a comporre la loro bottiglia?
    A quei produttori che vogliono sapere da quali analisi scientifiche si dedurrebbe la miglior salubrità dei vini artigianali domando se loro bevano vini diversi da quelli che producono.
    Lato difetti: l’ossidazione è certamente un difetto se non voluta e pure tante puzze, ma perchè non si considera difetto il sentore di plastica di certi vini? E lo sbananamento di certi chardonnay (ma potrei dire semplicemente vini bianchi). O la pipi di gatto del clone R3 che imperversa in Friuli e tante altre parti del mondo? Io certi sentori, anche se sdoganati dalle celeberrime guide, li trovo sgradevoli, li trovo quanto di più artificioso ci possa essere nel comparto alimentare eppure dovrei accettarli?
    Ristorazione: dai più grandi chef stellati alla trattoria più infima è tutta una ricerca e sbandiera mento del tipo: “questo formaggio ce l’ho solo io” (ma quando mai!?!), “questa farina la vendono solo a me” (ma quando mai!?!), “questa materia prima è la più naturale del globo terracqueo”. E poi hanno carte dei vini che un bambino dell’asilo potrebbe compilare paro paro: RICERCA ZERO-FANTASIA ZERO-SOMMELIER DAL VALORE SOTTOZERO-CHIMICA ENOICA +1000!!!!
    Ci hanno imbastardito il palato con la nutella, il latte, la coca cola e adesso non riusciamo più a sentire il piacere in in prodotto più vicino alla natura di quello che la grande industria ci vuol proporre.
    Contenti voi….

    • avatar Luca Paolo Virgilio

      Non è corretto generalizzare: esistono tanti produttori di Coca Cola che fanno il loro mestiere con passione e serietà… :)

  27. Un buon vino, ripeto buono anche organoletticamente,non solo etichettato come naturale,se e’ anche privo di chimica, o quanto meno poco “corretto” in vigna e cantina,penso si possa preferire a tutti gli altri.Non e’ provato che la chimica faccia sempre male ,forse, io preferisco quelli che pur etichettati tra i convenzionali ne usano poca, molto poca,niente o quasi niente e’ ancora meglio. Il discorso dei grandi (o solo buoni) vini convenzionali e’ relativo, un grande vino non e’ mai convenzionale,il produttore ci mette sempre piu’ attenzione,lavoro,cure soldi ,sudore,rishio ecc.ecc.Sbaglio?

  28. Pingback: Conferenza stampa di presentazione di “ViniVeri 2013, vini secondo natura”.

  29. Pingback: Natural winemakers respond to Gambero Rosso « Do Bianchi

  30. avatar valerio rosati

    Da semplice consumatore dico la mia non solo sulla lettera ma su tutta questa discussione: mi sembra che si sia arrivati al solito sterile arrocco dei vari schieramenti convenzionali vs naturali, e questo secondo me, oltre a non servire a niente, sposta il tiro dal punto fondamentale della questione che secondo me è il comportamento della rivista Il Gambero Rosso. Allora, se io organo di stampa mi permetto di scrivere determinate cose (non entro neanche nel merito se siano giuste o sbagliate), è mio DOVERE, ripeto DOVERE, accettare una replica, tanto più se corretta nei modi com’è stata la famigerata lettera dei produttori naturali. Non pubblicarla equivale nè più nè meno che a esercitare una forma di CENSURA, e lascia oltretutto spazio ad ogni interpretazione più o meno maliziosa che si voglia dare a tale comportamento, come per esempio che si voglia sfuggire al confronto o che addirittura si abbia paura di ciò che può scaturire dal confronto stesso. Il gesto del Gambero è ancor più grave se si considera che è una pubblicazione di settore, e come tale ritengo ancor più doveroso da parte sua lasciare spazio alla replica di decine di aziende protagoniste del comparto di cui si occupa (non una o due, che cambierebbe comunque poco filosoficamente, ma addirittura decine…), molte delle quali menzionate e incensate dalla stessa rivista. Se ciò non viene fatto, tornando al discorso di prima, allora si può essere pure portati a pensare che quell’organo di stampa tanto libero non è, e che magari stia lì solo per fare gli interessi di alcuni, a discapito di quelli di altri. Evidentemente peggio per gli autori e gli editori del Gambero se vogliono far sì che chiunque con un minimo di onestà intellettuale possa pensare questo di loro…

  31. Pingback: Response to the “Gambero Rosso” | Appellation Nature Contrôlée

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