di | mar 08 gen 2013 ore 9:28
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Cercare di vivere senza l’editoriale di Eleonora Guerini sul Gambero Rosso. E riuscirci

Durante il fine settimana ha fatto discutere un editoriale apparso sull’ultimo numero del Gambero Rosso a firma di Eleonora Guerini. Volendolo ipoteticamente riassumere in centoquaranta caratteri suonerebbe più o meno così: i vini naturali non esistono, e comunque quelli provenienti da agricoltura bioqualcosa prima di tutto devono essere buoni. Eccolo:

IL TORMENTONE NATURALE
di Eleonora Guerini

Il 2013 vedrà la comparsa sul mercato di numerosi vini elaborati senza anidride solforosa, stabilizzati con metodi nuovi, “naturali” e innovativi. Staremo a vedere. Si prepara una specie di tormentone mediatico, insomma, che va a sommarsi a quello dei vini “naturali”. Dopo aver letto le considerazioni dei nostri amici francesi a pagina 146 – che noi tutti condividiamo – vorrei fare qualche osservazione anch’io… Ogni volta che sento parlare di vino naturale mi viene istintivamente da ridere. Perché se c’è qualcosa che naturale proprio non può essere è il vino. Il rapporto che c’è tra una ciliegia sull’albero e l’uomo che la coglie è, al limite, naturale. Nessun gesto superfluo, nessuna trasformazione, nessun intervento. La natura produce, l’uomo ne fruisce. Come possa essere il vino naturale, se a questo termine vogliamo dare il significato che ha e non la populistica aurea del moralmente giusto, è qualcosa per me d’incomprensibile. Una vigna piantata, gestita, curata, con metodi chimici, biologici, biodinamici o preistorici che siano, un’uva raccolta e poi vinificata, il vino che ne nasce fatto maturare, poi imbottigliato e venduto, spesso nei più svariati angoli del pianeta… Come si può, con tutto l’intervento umano che il produrre vino implica, parlare di naturalità? Semplicemente non si può. Ma si fa. Spesso perché fa figo, nei migliori dei casi perché non si fa la benché minima riflessione sul senso del termine che si usa. Contrabbandando la scelta di metodi arcaici, primordiali, come una scelta naturale. Invece spesso si tratta di una sorta di luddismo, di negazione della tecnologia a priori, senza entrare nel merito della qualità finale. Non avvelenare la terra è una scelta oltre che condivisibile anche sacrosanta. E’ la nostra terra, dove viviamo, e difenderne l’integrità mi sembra l’unico presupposto possibile a un vivere migliore oltre che alla mera sopravvivenza. Se un viticoltore sceglie di non utilizzare alcun prodotto di sintesi e di rischiare con i capricci del tempo e di scommettere sulla forza che una pianta coltivata senza chimica può raggiungere è lodevole. A patto che la lucidità e l’onestà intellettuale siano tali da far scegliere, a fronte di una vendemmia traballante, di non utilizzare e non trasformare quell’uva in vino dalle volatili che sfiorano lo spunto, o dall’evidente ossidazione. Perché la scelta del bioqualcosa non credo debba mai essere quella di travestire il difetto con la scusa del “naturale”, tanto meno mi convince il mantra per cui quello dei vini “naturali” è un gusto da farsi, un percorso che necessita di tempo. Sarà ma, sempre per restare nel mondo biodinannico, non ricordo di aver mai fatto troppa fatica a comprendere i vini del Domaine de la Romanée-Conti. Sarà perché sono prima di tutto buoni?

Ora, al di là delle prese di posizione espresse nei confronti delle quali provo comunque un certo disaccordo, quello che più mi lascia perplesso è il tono generale del pezzo in sé. Scrivere che “ogni volta che sento parlare di vino naturale mi viene istintivamente da ridere” ha il brutto sapore della presa in giro. Tiro fuori il dizionario dei sinonimi e dei contrari e leggo che deridere può suonare anche come beffare, beffeggiare, canzonare, schernire, disprezzare, sfottere. Tutti verbi che tanti vignaioli non meritano, tante persone che negli ultimi anni hanno portato avanti con decisione un’idea di vino chiara e definita che non dovrebbe venire liquidata così facilmente. Se oggi il tema della salubrità è centrale anche nel vino è certamente anche grazie al lavoro dei (pochi) che una decina di anni fa hanno cominciato a veicolare questo messaggio.

Voglio dire, possibile essere ancora a questo punto? Mi sembra di ascoltare un’altra volta qualcuno sostenere che la naturale evoluzione del vino è l’aceto. Forse ci si dimentica, e qui cito testualmente Sandro Sangiorgi e il suo libro L’invenzione della gioia, “che senza l’uomo (il vino) non esisterebbe proprio: tra i prodotti alimentari è quello più civilizzato. In questione non è la presenza umana, ma la sua funzione all’interno del triangolo virtuoso tra luogo, vitigno e memoria”. Ma questo è solo uno dei tanti aspetti affrontati nell’editoriale e lascio a voi, se ne avete voglia, la possibilità di entrare nel merito.

Proprio l’altro giorno scrivevo su Twitter -a proposito della carta stampata- che nel vino la situazione in edicola è desolante e che trovo conforto solamente a leggere alcune pubblicazioni su abbonamento. Che quella che si autodefinisce come la rivista “leader in Italia nel campo della cultura del vino e dell’enogastronomia” usi questi toni e queste argomentazioni non fa che confermare la mia idea. Certo che un vino, qualsiasi vino, deve essere prima di tutto buono, sfido chiunque a sostenere il contrario. Possibile non si riesca però ad andare oltre queste argomentazioni? Possibile non si riesca a discutere seriamente di certificazioni biologiche e biodinamiche, dei loro pro e dei loro contro? O comunque di argomenti quali la dimensione etica di un certo approccio anche senza necessariamente usare il sostantivo “naturale”? Almeno non così, non in questi termini. Dai.

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Wine blogger (e giornalista) per passione, operaio della comunicazione per mestiere, sognatore per vocazione.
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145 commenti a Cercare di vivere senza l’editoriale di Eleonora Guerini sul Gambero Rosso. E riuscirci

  1. avatar Andrea Calvarano

    In poche parole si potrebbe rispondere all’articolista del G.R. che nel mondo enologico non bisognerebbe avere steccati ideologici e che quella del vino naturale è una realtà in crescita che non va intimidita e scoraggiata perchè quand’anche non raggiungesse eccellenti livelli nella qualità del prodotto, potrebbe comunque offrire degli spunti di riflessione e dare idee anche a coloro che producono con sistemi tradizionali.

  2. avatar Antonio Radici

    Di fronte a un editoriale scritto con tale proprieta’ di linguaggio e con toni accomodanti e accondiscendenti delle posizioni diverse dalle proprie credo che ci sia poco da discutere.

    Se mettiamo da parte i toni e cerchiamo di capire le posizioni di fondo, non metto in dubbio che forse qualcosa di condivisibile, peccato che venga rovinato da un approccio che punta allo scontro piu’ che all’incontro.

    Mi verrebbe spontaneo chiedere alle Guerini: se il suo editoriale, cosi’ spontaneo e “naturale”, fosse un vino, quale sarebbe la sua valutazione tecnica?

  3. Sono morti e non lo sanno.

    • chi è che sarebbe morto e non lo sa?

      • avatar A3C

        i produttori industriali che ti piacciono e difendi a spada tratta…

        • nessuno trae la spada qui, io se li difendo, i cosiddetti “industriali” li difendo dagli attacchi indiscriminati a testa bassa di tanti di voi che ignorano la vera realtà del mondo del vino e che spesso (ma non so se è il tuo caso, non arrabbiarti) non riescono a vedere il mercato nella sua totalità.

      • avatar Francesco De Franco

        Quelli del GR

  4. avatar Alesio Piccioni

    Buongiorno Jacopo,
    la mia impressione purtroppo è che la Sig.Ra Guerini forse sotto certi aspetti e molto superficialmente non abbia torto.
    Il problema è ciò che si cerca di comunicare al cliente finale, che a volte prende male alcune affermazioni e non essendo preparato tende a dare per scontato che “bio” è meglio.
    Per ora, le “maglie” della certificazione biologica nel vino sono troppo larghe e superficiali. Sappiamo benissimo, per citare un paramentro di confronto, che i vini “convenzionali” (che brutta parola) hanno per i rossi 200 come limite per la solforosa, mentre il biologico è a 130, ma un azienda “decente” lavora abbondantemente sotto i 100…
    Questo vuol dire che ancora nel vino bisogna conoscere il produttore.
    Forse un sistema di etichettatura molo più complesso ma più esaustivo sarebbe più indicato per “certi vini”

    A presto

  5. avatar Nic Marsél

    I vini “naturali” nascono in contrapposizione al fatto che, per legge, il vino può essere prodotto con uva e centinaia di altri ingredienti/additivi, e che la maggior parte del vino oggi in commercio NON contiene solo uva e solfiti. Se neghi il problema o ci sei o piuttosto ci fai. Le certificazioni biologiche e biodinamiche possono forse andare bene per la gestione del vigneto ma non bastano per la trasformazione in cantina.

    • D’accordo in toto! Un vino senza solfiti non è sinonimo di naturale, e le certificazioni (benchè credo siano una valida tutela) concedono troppo in cantina, a mio parere.

  6. avatar Alesio Piccioni

    @Nic Marsél ma a chi ti riferisci?

  7. Probabilmente da qualche giorno ho voglia di essere messa alla berlina, perché – nonostante io abbia scelto di lavorare in vigna e in cantina in modo che dai più verrebbe definito “naturale” – proprio non riesco a farmi piacere questa parola. E questa parola non mi piace perché sottintende, per l’uso che se ne fa sempre più diffusamente, un giudizio morale, una posizione politica (politicizzata e politicizzabile), un atteggiamento manicheo (naturale = buono, convenzionale = cattivo).
    Che paga, ci mancherebbe, e meno male che paga, perché produrre in modo “naturale” costa – sia in termini economici che di mero lavoro fisico – parecchio, molto di più di produrre in modo … artificiale? industriale? convenzionale? Fate voi.

    Personalmente, non ci trovo nulla di sbagliato nel prendere una posizione politica, ma mi infastidisce il modo nel quale una mia scelta personale, basata sulle mie convinzioni e sui risultati qualitativi che ho scelto di perseguire, venga poi manipolata dal punto di vista commerciale ed intellettuale.

    Quindi, il problema che mi pongo è: se lasciassimo perdere le valutazioni “morali” su vino naturale vs. vino convenzionale e cercassimo di raggiungere una definizione che parta da presupposti scientifici (misurabili e replicabili), in maniera da eliminare quella che Eleonora chiama “la populistica aurea del moralmente giusto”?

    • La mia impressione è che tu con queste poche righe contribuisca all’argomento e ad una discussione su di esso molto più dell’editoriale in oggetto. Ma proprio tanto.

      • Credo che Jacopo abbia ragione, l’editoriale del Gambero (e forse ancor più l’articolo in ultima pagina dei fracnesi), a parer mio, non ha voluto intavolare una discussione, ma ha tentato di sminuire una tipologia di vino con argomentazioni non del tutto esatte.
        Non c’è un dogma, il vino non è buono perchè è naturale e non ci si deve nascondere dietro a questa parola per giustificare gli errori umani in cantina, però la tendenza a screditare questi vini mi è parsa evidente.

    • avatar Nic Marsél

      Sarebbe bello se dietro ci fosse una presa di posizione politica e una precisa valutazione morale, ma oggi come consumatore mi accontenterei di trovare gli ingredienti in etichetta.

  8. avatar Armando Trecaffé

    Non sono morti putroppo… e lotteranno sino alla fine…ancora pochi giorni fa a Taurasi ho riscontrato che ci sono enogi che spacciano chirificanti di note aziende cone prodotti “naturali” agli aritigiani più fragili culturalmente…ci sono in ballo enormi intersessi economici… la lotta sarà durissima…la Guerini difende un sistema che la “campa”…legittimamente…lo farei anche io se fossi in lei…scrivere per il GR è smpre melgio che lavorare

  9. Non ne verremo mai capo, rassegnamici.
    Ho letto la’rticolo e non mi è piaciuto per due motivi.
    1- Da enologo, quando trovo scritto :’stabilizzati con metodi naturali ed innovativi, mi aspetto di conoscere quali sono , così imparo qualcosa di tecnico.
    2-’Mi scappa da ridere’ è offensivo per tutti i produttori. Qualunque bottiglia di vino ha dietro un progetto, un’idea ,ore di lavoro.
    iniziamo ad andare al di là delle definizioni legislative , alla quale ognuno di noi poi da una sua interpretazione , iniziamo a parlare di buono vs cattivo, rendiamo il mondo della comunicazione vino molto più semplice e meno pollaio.
    Dobbiamo ricordarci tutti di una cosa: nel fare vino esistono delle buone pratiche di lavoro che ci accumunano tutti industriali/ artigianali che siamo.
    claudia donegaglia

    • avatar fabrizio pagliardi

      ….. Va bene Claudia, iniziamo a parlare di cosa è buono e cosa è cattivo…

      Basta stabilire cosa è buono e cosa è cattivo e in questa fase del confronto tra naturale e convenzionale la risposta non è semplice e univoca.

      • Essere naturale o artigianale, che dir si voglia, non ti esonera dal fatto di fare vini senza odori anomali con la scusa del ‘terroir’.
        Se un vino puzza stalla, salamoia di verdure, c’è un problema di fondo di produzione e questo per me è cattivo.
        Puzze ed anomalie, in tutti i casi si trovano in tutti gli schieramenti produttivi.
        Ripeto un vino deve essere innanzitutto buono, senza vistosi difetti di vinificazione. Il messaggio che sta passando adesso è che Buono è Naturale’ ‘ Convenzionale è Cattivo’ questa forma di dialogo non fa bene a nessuno.
        claudia

        • avatar Fabrizio pagliardi

          Magari fosse così semplice, il culo di gallina, il pollaio, puzzano ma alcuni pinot neri ……. e non sto parlando di vini naturali. Per il pinot nero non è considerato anomalo o un difetto ma soltanto perché c’è uno standard di gusto che rende pregio quella che in se è una puzza.

    • @Claudia Donegaglia Amen!

  10. avatar Rizzo Fabiari

    Al di là di un paio di passaggi effettivamente molto tranchant, quindi fuori luogo e potenzialmente interpretabili come offensivi verso le scelte dei vignaioli che hanno scelto strade produttive impegnative e difficili, mi pare che la tesi di Eleonora sia perfettamente condivisibile.

    • Parliamone, anche io credo ci siano spunti assolutamente condivisibili. Al tempo stesso il Gambero Rosso è e rimane testata di un certo “peso”, auspicabili maggiore precisione ed accuratezza.

      • avatar A3C

        C’è qualcosa che mi sfugge…cara Guerini/Gori/Donegalia ecc….ma se i produttori cosiddetti naturali fanno vini EVIDENTEMENTE cattivi e li spacciano per buoni con scuse da ciarlatani, se sono solo quattro gatti invasati dall’ambientalismo, perché sprecare pagine ed editoriali su questo tema? I lettori accorti certo non li berrannno né compreranno e questi illusi spariranno da soli…o no? E poi tutti a bere un bel secchio di Galestro…

      • avatar Rizzo Fabiari

        Capisco e condivido l’osservazione di Jacopo, il Gambero è un’istituzione e ogni singola parola deve essere soppesata per non urtare nemmeno lontanamente le diverse sensibilità. Parallelamente c’è anche il diritto di usare un linguaggio deciso, a tratti anche aggressivo, com’è nello stile di Eleonora. L’importante è leggere quello che c’è e non quello che non c’è. Io per esempio nel suddetto editoriale (se è riportato integralmente: non ho una copia dell’originale cartaceo) non trovo da nessuna parte una condanna aprioristica dei vini cosiddetti naturali o biologici o biodinamici. Il vecchio crostaceo si sarà fatto pure parecchi nemici, ma il pregiudizio antigambero (nel caso di alcuni commenti, non in quello del post) non deve fare velo alla verità dei fatti né tantomeno distorcerla.

        • avatar Emanuele Giannone

          Però tra quello che c’è leggo anche il titolo: “Il Tormentone dei V.N.”. La scelta del termine tormentone è incontestabile in quanto libera e consapevole. Contestabile ( = passibile di dissenso) in quanto parziale e “conducive”.

          • avatar Oibaf Irazzir

            Sì, ma può anche essere inteso come titolo ellittico: il tormentone (delle discussioni sul vino) naturale. E qui di nuovo non ci trovo condanne aprioristiche.

  11. avatar Eleonora Guerini

    Ma certo vi divertite tutti moltissimo ad aggiungere sottotesti, significati oscuri, giudizi tranchante dove proprio non ci sono? Purtroppo gli editoriali hanno il limite di un certi numero di battute e forse questo non ha contribuito alla chiarezza di quanto volevo dire. Ma certo la mia non voleva essere una crociata contro i vini che nascono da una viticoltura attenta alla salvaguardia dell’ambiente. Forse sfugge a molti che ogni anno sulla Guida sottolineiamo proprio con la dicitura Tre Bicchieri Verdi i Tre Bicchieri frutto di un certo tipo di pratica vitivinicola. Ma quei vini sono stati scelti esclusivamente per la loro qualità. Non il contrario. Il punto è questo. Secondo me e certamente secondo le persone con cui lavoro. Credo invece che sia un grave errore, soprattutto proprio per il mondo del vino detto “naturale” far passare i difetti per tipicità e chiudere un occhio in quanto il vino è, appunto, “naturale”. Così si dimenticano decenni di lavoro e impegno, di maggiore consapevolezza, in cui la qualità del vino è migliorata. Io bevo con estremo godimento vini frutto di una viticoltura sostenibile, che spesso sanno raccontare in modo ancor più intimo il proprio territorio. Ma si tratta di vini che non sono ossidati, dalla volatile sotto controllo, le cui macerazioni estenuanti non hanno tolto e omologato in termini non così diversi da quelli del cabernet messo ovunque… Insomma per me “naturale” non è per forza buono. Detto questo tengo a precisare, per quanto certo il senso di quanto scritto dopo non ne è stravolto, che le prima righe del mio editoriale non le ho scritte io, in redazione qualcuno ha messo del suo e non so nemmeno bene cosa si intenda per nuovi metodi stabilizzanti. Infine, caro Jacopo, non ho mai creduto, forse a differenza di quanto pensi tu dei tuoi scritti, che i miei editoriali fossero vitali e trovo la tua ironia puerile. Io faccio il mio lavoro molto seriamente e ho sempre molto rispetto per il lavoro degli altri, di cui ho riguardo anche quando sono in disaccordo. Una cosa che purtroppo sui blog vedo raramente. Colgo l’occasione per un virtuale brindisi di buon anno, magari con un Tenuta di Valgiano.

    • Non certo per mero spirito si squadra, d’accordo al 100% con Leo alla quale auguro buonissimo anno.

    • Cara Eleonora, anzitutto grazie dell’intervento. Il titolo è mio, e -- a parte questo -- sono felice che stavolta ci sia stato uno scambio molto civile su un tema delicato di cui non si parla mai abbastanza. Tra i tanti, l’argomento è sviluppato con cognizione e saggezza da Corrado Dottori proprio nel libro “Non è il vino dell’enologo” di cui parlavamo qualche giorno fa.
      Siam burberi ma non cattivi, in fondo, dai… e un bel brindisi ci vuole! Ok ok, per stavolta il vino lo porti tu (Jacopo ci aveva un turborifermentato in sarcofago che te lo raccomando) ;-) .

    • avatar fabrizio pagliardi

      Senza offesa Eleonora …. ma anche te hai studiato dai gesuiti come me??

      • avatar Eleonora Guerini

        Eh, no… Io vengo dal Bronx, ho studiato per strada
        ;-)

        • avatar fabrizio pagliardi

          E’ che hai argomentato in modo del tutto simile al mio insegnante di religione degli ultimi anni del liceo quando ci doveva dire cosa pensasse dei rapporti prematrimoniali….. d’altra parte per strada bisogna barcamenarsi, farsi rispettare ed a volte andare per convergenze parallele per evitare il pericolo.

    • Comunque sommo, sommo sbigottimento nello scoprire che al Gambero Rosso, leader in Italia etc. etc., qualcuno in redazione abbia la possibilità di mettere mano all’editoriale (inserendo quello che si potrebbe definire come uno strafalcione) e che all’autrice non venga data possibilità di revisione. Son cose che -- per fortuna -- qui non succederebbero mai.

      Detto questo ciao Eleonora, piacere di leggere il tuo intervento. Come già scritto da Alessandro il titolo non è mio anche se certo, più che di un’ironia puerile mi sembrava di una simpatia sdrammatizzante. Ma tant’è, naturalmente mi dispiace tu ti sia sentita offesa e me ne scuso.

      • avatar Eleonora Guerini

        Succede anche nelle mie migliori famiglie, si sa… Figurati che un paio di anni fa un mio editoriale intitolato la riscossa del Chianti Classico divenne la riscossa del Chianti. Non c’era spazio… Si sbaglia tutti in effetti. E’ che l’autocritica non è mai concepita, a differenza della più feroce critica. Ma col Gambero funziona così. Siamo sempre colpevoli. Fa parte del gioco.

        • Sempre colpevoli? Non ai miei occhi. Con responsabilità maggiori di tanti altri, quello si.

        • avatar Zakk

          No, non siete sempre colpevoli, ma avete più colpe che meriti: certi vinacci che adesso snobbate li avete portati in alto nel passato, e certe chicche che adesso incensate le avete snobbateer anni. E la scusa che i gusti cambiano non regge. Tutto quel gruppo ne di merlottari/cabernettari

      • avatar Adriano Aiello

        A morte i titolismi dei blog!:) D’altronde se ci pensate, senza di quelli la “grande stampa” ufficiale non potrebbe mai affondare il coltello. Sorprende anche che fino all’intervento di Jacopo non si sia argomentato sulla cosa più sorprendente di tutti: l’ammissione di editing invasivo in redazione!

    • avatar Mau

      Mi scusi Eleonora, ma tu firmi un editoriale in cui altri introducono una frase di cui tu non conosci neppure il significato?

      Inoltre non vi siete stancati di ripetere le solite cose da dieci anni, che il vino deve essere prima di tutto buono e bla bla bla… avete snobbato per anni vini che adesso incensate, avete fatto da zerbino sulla vostra televisione ad aziende che taroccavano vini in barba ai disciplinari.

      un po’ di umiltà prima di predicare il verbo della verità.

      “Avete fatto da zerbino sulla vostra televisione ad aziende che taroccavano vini in barba ai disciplinari” è una affermazione assolutamente irricevibile. Quali sarebbero queste aziende? Supporre è un conto, alludere un altro, parlare spacciando le opinioni per fatti acclarati un altro ancora. Cartellino giallo, direi anzi aranciato forte. [ale]

      • avatar Eleonora Guerini

        Si, ti scuso. Tu mi scusi? Io abito a Torino, non sto in redazione. Mando i miei pezzi a Roma e sì, può capitare che qualcuno -- il caporedattore, un mio collega del vino -- aggiunga una frase credendo di arricchire e rendere più comprensibile il pezzo. Mi ha dato fastidio? Sì. Metterò il colpevole alla gogna? No. Poi non so tu ma il verbo della verità io proprio non lo predico. Dico la mia, ma non ho mai avuto la presunzione di pensare fosse verità.

    • avatar Emanuele Giannone

      Zum Wohl (con Tenuta di Valgiano).

      Con rispetto: il motivo per il quale non mi piace il Suo editoriale è speculare rispetto a quello che mi fa molto apprezzare questo Suo commento. Apodittico il primo, argomentato ineccepibilmente e mirato il secondo. Se mi permette una seconda osservazione: non è mai il contenuto a determinare l’efficacia di uno scritto (Aldo Nove). I sottotesti, significati oscuri o giudizi tranchant possono tanto essere prodotti della fantasia di lettori oziosi, quanto della Sua scelta stilistica, apertamente (absit iniuria verbis) polemica. Comprendo le esigenze editoriali e il limite di battute, ma questo Suo secondo intervento mi sembra a occhio e croce più sintetico di quello sul simpatico, irascibile, carissimo (e rubizzo) artropode. E soprattutto assai più pregnante e chiaro. I blog, abitualmente descritti come sentine di giudizi reflui e abborracciati, sono invece utili anche per questo: riflettere, rivalutare, ridimensionare.

  12. Proposta:
    facciamo una bella degustazione alla cieca naturali vs convenzionali?
    Per capire meglio bicchiere alla mano, se anche un vino convenzionale può essere ‘fuori dal comune’
    claudia

    • io ci sto ottimo claudia. intravino organizzi che io porto i miei schifosissimi vini

    • avatar Emanuele Giannone

      Claudia, in effetti è da un po’ che se ne fanno. Quando la selezione non è mirata, dànno risultati sempre interessanti, mai scontati.

      • avatar Emanuele Giannone

        pardon: via “mirata”, dentro “pilotata”

    • avatar andrea

      bella idea questa. e viceversa

      • avatar andrea

        quella di Claudia intendevo

  13. avatar A3C

    bravissima Guerini… medaglia d’oro di arrampicata sugli specchi

    • avatar Eleonora Guerini

      Grazie, in effetti insieme alla simpatia e l’altra qualità che il mondo mi riconosce.

  14. avatar Wayne

    Trovo giusto la critica di Eleonora Guerini ai dogmatici che rifiutano ogni intervento enologico. Sono d’accordo che bisogna produrre il vino con il massimo rispetto per la natura e che bisogna produrre un prodotto piacevole.
    Nella produzione dei vini biologici una certa dose di anidride solforosa è permessa. Si tratta di quantitativi minimi che comunque aiutano a mantenere il vino stabile e fresco. Si parla di 1 grammo a ettolitro. Se il produttore vuole proprio andare sul sicuro ne mette al massimo 3 grammi a ettolitro.
    Non trovo giusto imporre l’ideologia che solo il vino naturale è quello prodotto con rispetto per la natura. Se usata bene, la tecnologia aiuta. Mi sembra che l’ideologia del vino naturale vuole propagare il “vino Amish” :-)

    • minimi ? a me sembra consentito arrivare a 130mg/l ! se poi il produttore ne usa meno ok.

    • avatar Emanuele Giannone

      Mi permetta: la premessa del Suo giudizio è superata. Qui non si sta discutendo di ideologia: se così fosse, secondo la stessa premessa potrei dimostrarle che in realtà sono gli ideologi anti-naturalisti a cogliere in questa sede lo spunto per definire e contrastare ideologicamente, aprioristicamente i vini naturali. Almeno da queste parti è palese che il difetto non possa assurgere a estro o tipicità. Se d’altra parte è di opinioni o di gusti che si discetta, non di tecniche colturali e di vinificazione, allora è semplicemente giusto che ognuno dica quel che gli pare. E che nel confronto si misurino gli argomenti. Ad esempio, a me sarebbe di grande aiuto capire cosa Lei intende per prodotto piacevole e rispetto per la natura.

  15. avatar Nelle Nuvole

    Maronna come siamo permalosi stamattina!
    Scrive Jacopo Cossater citando l’editoriale:
    “ogni volta che sento parlare di vino naturale mi viene istintivamente da ridere” ha il brutto sapore della presa in giro. ”
    Che doveva scrivere la povera Eleonora Guerini per avere l’approvazione dei ferocissimi critici, che le veniva da piangere?

    Dei venti commenti letti, qualcuno mi sembra perfettamente azzeccato, tipo quello di Marilena Barbera e le due riflessioni di Claudia Donegaglia, guarda caso entrambe produttrici/enologhe, che non mi sembrano affatto offese dalle parole della Guerini. Altri mi sembra che si fissino troppo sul tono e lo stile dell’editorialista del Gambero Rosso.
    E’ forse questo che provoca lo sdegno e la condanna? Che tali righe appaiano sul giornale simbolo del vecchio, superato e morente mondo enologico asservito al complotto degli industrialoni cattivoni?

    O forse è perché Eleonora Guerini usa un lnguaggio eccessivo, provocatorio, tranchant, un linguaggio che da queste parti blogghesche non si è mai visto?

    Jacopo Cossater dichiara nel titolo che si campa benissimo facendo a meno dell’editoriale del GR, poi (malgrado tutto la rivista se l’è comprata, l’editoriale se l’è letto per benino e poi ne ha tratto spunto per questo post) argomenta tale presa di posizione auspicando maggiore precisione ed accuratezza ed anche un approfondimento che vada al di là delle scontate dichiarazioni “gamberorossiane”.
    Come non essere d’accordo con lui? E’ un giovane competente ed appassionato che di solito non getta sassi a casaccio.
    In questo caso però, ho l’impressione che il bersaglio non sia una certa mentalità relativa alla differenza fra una tipologia produttiva ed un’ altra, ma proprio il Gambero Rosso ed una delle sue principali esponenti, perché si è permessa di scrivere certe cose e di scriverle in un certo modo.
    La mia impressione è peraltro rafforzata da alcuni commenti francamente antipatici ed immotivati.

    • Sai cosa? Che io un po’ sono stufo delle prese di posizione nette. Naturale da piangere o naturale da ridere che siano. Viva il vino, viva il vino buono, ma buono buono buono. E se discussione deve essere che sia discussione su cosa è meglio per arrivare a quel buono buono buono che (a me) piace tanto. Quando poi è nel bicchiere tanto poi non ci si può nascondere, è tutto lì, sotto gli occhi (ma pure sotto i nasi e le bocche) di tutti. Voglio dire, evitiamo di parlare di “naturale” come di una presa di posizione che divide. Andiamo avanti. Superiamo questa fase.

      Ah, la rivista però non l’ho comprata, di questi tempi per velocizzare la cosa si chiede su Twitter una foto della pagina in questione e pochi secondi dopo si ha la possibilità di leggerlo. ;)

      • avatar A3C

        io sono stufo d quelli che: ” a mia insaputa” fanno di tutto

        • avatar Eleonora Guerini

          se sei stufo tu, figurati io…

    • Nessuna offesa dalle parole di Eleonora, anzi… mi sembra che sia arrivato il momento di tentare di superare il manicheismo insito nel termine “naturale” quando è riferito al vino. Probabilmente tutti i produttori -- naturali e convenzionali -- lavoreremmo meglio.

  16. Eliana

    mi iscrivo immediatamente, come penso tanti altri appassionati disorientati alla degu proposta da Claudia :)

  17. avatar Ema

    “Come possa essere il vino naturale, se a questo termine vogliamo dare il significato che ha”…questa è una cosa che proprio non comprendo, ed è il cavallo di battaglia di tutti i critici del “vino naturale”. Le parole, i concetti, le categorie vengono usate dall’uomo per cercare di spiegare e comunicare quel che accade. E’ una convenzione, un contratto non scritto tra esseri umani.
    E’ ovvio che, al contrario di quanto scritto nell’editoriale del GR, il vino (tutto il vino) è naturale, anche tutto quel che fa l’uomo è naturale se “a questo termine vogliamo dare il significato che ha”. Ma sappiamo tutti che ad un certo punto, per convenzione dialettica, si è iniziato a distinguere tra naturale e artificiale, per descrivere l’intervento umano. Benissimo, nessun problema. Anzi, una convenzione utile per fronteggiare il pensiero teologico e teleologico che voleva (vuole) il destino dell’uomo e del mondo già scritto. Se non fosse che poi l’uomo stesso ha iniziato a sentirsi dio in terra, a voler controllare, disciplinare, primeggiare sulla natura.
    Ed ecco che nel favoloso processo di scambio culturale tra uomo e natura che è la fermentazione alcolica, troppe volte la cultura e lo scambio vengono messi da parte, perché bisogna vendere (non il giusto, di più), accelerare il processo fermentativo e di maturazione del vino perché le bottiglie bisogna averle pronte in tempi non record, di più! E quindi bisogna correggere il vino, creando ulteriori squilibri e quindi correggerlo ancora ed ancora ed ancora… Si può fare il vino con tutti gli artifici possibili ma ci si inca**a se poi, per reazione, si utilizza la convenzione “vino naturale” per descrivere chi, per scelta, del processo di produzione del vino si fa “custode” (sangiorgi docet) e non manipolatore. Che poi ci sia chi “manipola” (ma sarebbe corretto utilizzare un altro termine) con attenzione ed amore, quel poco che basta per permettere al vino di viaggiare e rimanere in salute, è vero come è vero che ci sono vini naturali buoni e meno buoni. Ma distorcere il concetto mi sembra alquanto fazioso. Perché non utilizzare la stessa verve per richiedere gli ingredienti utilizzati nel vino in etichetta? Perché non utilizzare la stessa verve per promuovere una campagna di informazione al consumatore sul fatto che un po’ di cristalli di tartrato in bottiglia (tanto per fare il più banale degli esempi) non sono per nulla indicatori di cattiva salute del vino? anzi….
    E via di questo passo… Anch’io quando ho iniziato ad approcciarmi al vino credevo poco nel termine “vini naturali”, come tutte le categorie avevo paura fosse troppo addomesticabile. Ancora nutro qualche dubbio, ma il fatto che dia così fastidio, che anche lo Stato si incaponisca a furor di multe contro chi lo utilizza, un po’ mi fa ricredere sul fatto che, almeno per ora, sia un termine utile.

  18. avatar Nic Marsél

    “Vino naturale” non è semanticamente o filosoficamente corretto? Non è consentito scriverlo in etichetta per legge? E chi se ne frega! E’ inutile negare che questa terminologia faccia ormai parte integrante del linguaggio comune. Ormai non si torna più indietro. La chiazza si puo’ soltanto allargare. Il vino naturale esiste : è quello che contiene solo uva e (al massimo) solfiti. E se fai porcherie in campagna sarà dura poi in cantina. Il “vino naturale” è buono? Non è buono? Dipende da chi lo fa ovviamente. Ma mica penserete che ci siano in giro così tanti allocchi disposti a spendere per una boccia d’aceto che puzza di letame! La chiavata la prendi al massimo una volta. Comunque non mi piace partire dal presupposto che se un vino è piacevole ai sensi allora diventa giustificata qualsiasi “sofisticazione” legalmente consentita fatta a monte per raggiungere quel risultato.

    • avatar A3C

      condivido questo post…bravo Marsel

    • avatar she-wolf despite herself

      “Ormai non si torna più indietro. La chiazza si puo’ soltanto allargare”
      Anche la chiazzata se è per questo.

  19. avatar Sir Panzy

    Condivido al 100% l’editoriale della Guerini.
    Brava sul serio!
    “solo uva e solfiti” poi in vigna poltiglia bordolese ogni 5 giorni… Mettiamo anche i trattamenti in etichetta??

    • avatar gp

      Questo è il motivo per cui sono più affidabili i “vini naturali” da uve certificate biologiche o biodinamiche, che escludono sicuramente i prodotti di sintesi (sia che si tratti di anticrittogamici, sia di fertilizzanti e diserbanti) e pongono limiti all’uso di metalli pesanti, andando poi a controllare con analisi delle foglie ecc..

    • e diventi azzuro mentre bevi…

  20. avatar dazerovini

    Buono, non buono… BASTA! tutti giudizi poco pertinenti… osserviamo, riflettiamo, ma, vi prego, non giudichiamo… a volte il vino è frutto di interpretazione dell’uomo, e l’ interpretazione può piacere o no, ma non dev’ essere etichettato come buono/cattivo! Assaggiamo tutti assieme i prodotti di Cornelissen (per citare uno tra i più estremi) e capiremo che l’interpretazione del viticoltore non ci metterà mai d’accordo su un giudizio obbiettivo e super partes!

  21. Leggendo articoli pro o contro i vini naturali, o meglio pro o contro l’uso del termine ‘naturale’ mi sembra che in realtà non si parli di nulla. La discussione è, come spesso accade, sullo sfondo: in realtà quello che accade è il posizionamento politico delle parti: perché di argomenti non ce ne sono più se non triti appelli alla produzioni di vini buoni prima che senza ingerenze chimiche poi, eccetera eccetera eccetera. Si riporta il dibattito ad una inconcludente ripetizione del già visto, di 10 anni fa, quando si dicevano e si sostenevano le stesse cose allo stesso modo e come se, poi, tutto fosse rimasto fermo ad allora. La gara di posizionamento prevede l’uso dell’iper buon senso, che di senso ha soltanto le sue banalità ripetute e consolidate. Andiamo avanti?
    A mio parere ci sono state alcune associazioni di vignaioli che si sono trovate sotto l’egida del termine ‘naturale’ o ‘vero’ o altro perché erano le parole che li sintetizzavano meglio. Non essendo certificati biologici, non essendo certificati biodinamici, ma rispettando il lavoro gli uni degli altri hanno ripiegato su di un termine che in qualche modo giustificasse sia una serie di scelte produttive di tipo tecnico non invasivo, sia di tipo processuale, che certificasse controllo dell’intera produzione vinicola (dalla vigna all’imbottigliamento). Forse altre parole non rappresentavano al meglio quella scelta per cui hanno optato per una formula astratta, idealtipica, in cui si riconoscessero produttori con sensibilità a volte differenti, ma uniti da uno stesso spirito produttivo. Vi invito a rileggere il manifesto di ViniVeri, ovvero dei Vini secondo Natura, quello di Teobaldo Cappellano per intenderci: “Ecco cosa siamo. Non siamo biologici, anche se la nostra regola impone condizioni di vigna e di cantina ancora più severe di quelle delle varie “certificazioni”. Non siamo biodinamici, anche se molti di noi sono vicini alla filosofia di Steiner. Non lo siamo perché sappiamo che purtroppo le regole possono essere cavalcate dalle mode, non lo siamo perché sappiamo che nulla è più facile che imporre regole per poi violarle. Le grandi ricchezze così nascono. Vivere sull’ingenuità degli altri è facile, lo hanno fatto anche con noi quando ci dicevano che certe compromissioni con la chimica dell’industria portava a risultati “veloci” e non ad un impoverimenti della terra e delle nostre menti. Non eravamo più capaci di farci sorprendere dalla Natura, non eravamo più capaci di crescere nel “sapere” perché questo ci veniva offerto, semplificato a loro uso, in un pacchetto preconfezionato con indicate le dosi e le modalità d’uso.
    Noi ci siamo ribellati, riteniamo che la “regola” che sottoscriviamo sia un impegno così grande da estrarre da noi la parte migliore, sappiamo che violare questa ci costerebbe l’espulsione dal gruppo e la rivalsa legale di questo nei confronti di chi ha violato il patto, ma soprattutto siamo tornati a vedere l’intelligenza (quella che era sempre stata negata) di chi ci aveva preceduto, siamo tornati alla conoscenza del passato, siamo tornati a guardare la ricerca con gli occhi di chi vuol comprendere e non solo accettare. Questo è il gruppo Vini Veri”.
    Pensare che tra la parola usata e suoi molteplici significati ci sia una congruenza totale è folle come quasi quanto il pensare che tra democrazia e il potere del popolo ci sia un rapporto poco più vicino che un lontano cuginato. Sarebbe forse ora di chiedere a quanti produttori o associazioni di produttori qual è il significato che loro attribuiscono al termine che usano: naturale.

  22. avatar Maurizio Valeriani

    Ragazzi, ciascuno di voi dia una defizione di vino “naturale”. Non ne esiste una univoca, a dimostrazione che il termine è fortemente ingannevole verso il consumatore. Ed anche i manifesti delle Varie organizzazioni di riferimento sono diversi. Ad esempio io mi sono trovato a degustare a Cerea gli ottimi spumanti di Haderburg, ed il manifesto dei Vini veri non prevede l’utilizzo di lieviti selezionati. In ogni caso lo spumante, con la sua rifermentazione, è lontano anni luce dall’idea di “naturale”. E meno male che il termine non si può utilizzare in etichetta. Ciò detto, è apprezzabile lo sforzo dei produttori di riuscire a produrre vino buono nel rispetto dell’ambiente e cercando di utilizzare il minor numero possibile di aiuti chimici. Ma questo termine “naturale” io penso che sia ingannevole. Se invece pensate che non sia così fate la vostra battaglia per farlo mettere in etichetta con regole chiare e certe. A questo punto andrebbe bene ugualmente ed il consumatore sarebbe tutelato.

    • ok, ma se è ingannevole per il vino, lo dovrebbe essere anche per tanti prodotti nei quali è consentito…. bevande , patate fritte, ecc.

  23. grazie Eleonora, grazie Intravino; fin che se ne parla (e se ne beve), noi siamo sempre contenti. Poi ognuno farà le sue considerazioni!!

  24. I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno
    feriscono il mio cuore con monotono languore.

    Tutto affannato e pallido, quando rintocca l’ora

    Io mi ricordo dei giorni antichi

    E piango

    E me ne vado nel vento maligno

    Che mi porta di qua di là

    Simile alla foglia morta.

    Paul Verlain

    • avatar Francesco

      Bella, e usata anche per il D-Day

  25. avatar Nicola

    Cosa ne pensate di Farinetti che con http://www.vinolibero.it/ esprime lo stesso credo dei produttori di vini naturali ma non ha prestato il fianco a queste disquisizioni semiotiche sulla parola “naturale”?

  26. secondo commento che lascio….per dire che anch’io mi iscrivo per la deg. di claudia-ottima idea-intravino organizza dai :) :) ciao gp

  27. avatar alvaro pavan

    A ben pensarci, non c’è niente di più innaturale… della natura. Il vino, al pari del concetto di natura, è una questione strettamente culturale. Non ne sono molto sicuro, ma ho questa vaga sensazione…
    Cordialmente,
    Alvaro Pavan

  28. avatar Zakk

    No, non siete sempre colpevoli, ma avete più colpe che meriti.
    E adesso che di vini naturali (e tu sai benissimo cosa si intende per “naturali”) se ne parla da diversi anni, avete bisogno di un nuovo refrain…. Peccato che ne hai usato uno che è già passato di moda da un po’.
    Guidavate il treno, ma adesso siete scesi e non riuscite più a salirci sopra.
    Una bella bevuta vi seppellirà, ma il vino lo deciderà qualcun altro.

    • avatar Eleonora Guerini

      Si può rispondere seriamente a qualcuno/a che si firma Zakk? Almeno metterci la faccia… Per fortuna sarà una bella bevuta a seppellirmi, a qualcuno toccherà una risata fragorosa. Siamo scesi dal treno, lo so. Me lo ripeto ogni volta che vedo la fila di un’ora fuori dagli eventi Tre Bicchieri di San Francisco, New York… Dove per giunta ci sono decine di vini naturali, guarda caso, tra quelli in degustazione. Accidenti, c’è qualche pazzo là fuori che pensa che il vino lo decidiamo ancora noi. Ma è pazzo, non te ne curare. Inoltre forse non ti sarai accorto/a che rosican rosicando ti si è un po’ deformato il viso. Ma passerà e poi resterà solo un certo colore. Quello del livore.

      • avatar Zakk

        Hai dei problemi con chi si chiama Zakk?
        Si può dialogare seriamente di questo argomento con chi per anni ha premiato i vini de La Spinetta? O di Scavino? O di Parusso? O di Conterno Fantino? O certi Chianti che poco avevano a che fare con il sangiovese? Vogliamo parlare di brunello? Pian delle Vigne, Casanova di Neri…..
        E venite a farci la morale sul termine “naturale”? Davvero lo ritenete ingannevole?

        • avatar Eleonora Guerini

          Figurati, è il soprannome di mio figlio. Senonché lui al mondo si presenta con il suo nome e il suo cognome e il soprannome è un fatto privato. Ben altra situazione al tuo riguardo. Comunque non so se ritieni i colleghi di Slow Food, che dei vini naturali hanno fatto giustamente la loro bandiera, più meritori di noi di parlare dell’argomento ma nel caso ti devo illuminare sul fatto che anche loro erano complici nel premiare quei vini. Bisognerà fargli sapere che il passato li inchioda per sempre a ripetere se stessi.

        • Ma il problema con la Spinetta, Parusso etc. qual è? Che non piacciono a te? Allora fai una bella guida, tipo “ZAKK’S WINE”, in cui racconti quello che preferisci e spieghi il perché. Ma ti pare?

  29. L’editoriale mi sembra pressapochista. Forse un tentativo di innescare inutili polemiche. Un vino naturale che dir si voglia non è buono a priori perché naturale o biologico. Il vino dev’essere buono al di lá di tutto. Nulla da dire se poi c’è pure chi sfrutta la tendenza considerandola la solita moda passeggera prima ancora che una presa di consapevolezza da parte dei produttori.

    • avatar Nic Marsél

      “Il vino dev’essere buono al di lá di tutto”. Personalmente contesto questa assunzione. Quindi non importa di cosa è fatto e come è stato fatto? E poi cosa vuol dire “buono”? Soltanto che appaga il l’olfatto e il gusto? e di chi poi? Quello dei degustatori, degli enologi, dei critici o soggettivamente del mio?

  30. ci ho messo quasi un’ora per leggere l’articolo ed i relativi commenti.
    senza voler offendere gli scriventi, ma in questo tempo avrei potato mezzo filare di vigna.
    e sarebbe stato meglio…

    • avatar ugo degli ughi

      Leggi piano, però….!

  31. avatar suslov

    commento: io l’articolo l’ho letto due volte e non ci ho trovato niente di non condivisibile. in fondo e’ ovvio: il vino in natura non esiste e il vino deve essere buono. mi sembra difficile trovare qualche cosa di sbagliato in tali lapalissiane sentenze.

    meta-commento: puo’ darsi che quello che dice eleonora guerrini non interessi a nessuno e che si possa vivere senza. pero’ vista la lista di commenti sembra che no, che in realta’ quello che dice la signora dagli occhi blu interessi eccome.

    non possedendo fliari di vigna purtroppo, adesso mi rituffo nella mia triste giornata di e-mails e conference calls.

    saluti naturali a tutti

    • avatar gp

      Il punto è proprio perché si debbano scrivere cose lapalissiane, se l’obiettivo è quello di contribuire a un avanzamento del dibattito e non al suo arretramento. “Insomma per me “naturale” non è per forza buono” è una frase che sfonda una porta che per la maggioranza di quelli che si interessano di vini naturali è aperta: a che pro?

      “Come si può, con tutto l’intervento umano che il produrre vino implica, parlare di naturalità?” non è lapalissiano, è un sofisma, così come dire che il qualificarsi “naturali” da parte di alcuni significa dare degli “innaturali” e dei manipolatori a tutti gli altri. Se si fosse usato quest’argomento, la categoria di “prodotto biologico” non sarebbe mai nata, perché avrebbe significato far diventare di colpo implicitamente “tanatologici” tutti gli altri prodotti.

      Forse quello che interessa è l’argomento, non quello che dice x o y (e ancor meno francamente il colore degli occhi di x o y). Se x o y tratta un argomento interessante in un modo che qui qualcuno ha efficacemente sintetizzato come “pressappochista”, ecco che gli interventi si moltiplicano (a danno delle vigne del povero Armin, vedi sopra…).

      Da ultimo: proviamo a fare qualche esempio concreto, in positivo? Se i “vini naturali” che si possono ammettere nel salotto buono sono DRConti e Tenuta di Valgiano, gli unici fin qui indicati dalla Guerini, bello sforzo! Pensando a qualche altro nome più accessibile ai comuni mortali, a me viene in mente per esempio Cantina Giardino in Irpinia, oppure Collestefano (certificato bio) a Matelica, per citare un produttore che in passato ha avuto riconoscimenti dallo stesso Gambero Rosso.

      • avatar suslov

        mi sono perso al sofisma

        comunque qui il punto non e’ tanto l’argomento -- ma proprio il fatto che a dirlo sia x o y. a molti stanno sulle palle il gambero rosso e gli occhi blu della guerrini anche quando dice cose ovvie, va bene, si e’ capito. now next, please.

  32. avatar Daniele

    Leggendo i commenti e l’editoriale mi son fatto un’opinione ed è la seguente:
    L’editoriale non dice nulla di nuovo, anzi sottolinea cose ovvie che sanno tutti, ancor più i produttori ‘naturali’; non contribuisce a sviluppare il discorso attorno al mondo dei vini bio-.. anzi e questo, per una testata come GR mi sembra riconducibile solo alla volontà di parlare di vinio naturelle solo perchè fa figo e fa parlare…non per voler realmente affondare il colpo e scatenare un dialogo costruttivo.

    E a giudicare dall’eco e dal nr di commenti, son riusciti nel loro intento.
    Amen

  33. avatar Eleonora Guerini

    L’editoriale è pressapochista, banale, ovvio e quant’altro. Sarà. Mi domando come mai, allora, tra i circa 7mila vini che assaggio ogni anno la percentuale di quelli “naturali” non difettosi rimane, da anni, ferma a circa il 16 per cento. Voi saputelli che sapete tutto di tutto e che conoscete profondamente e intimamente i vini “naturali” e ne conoscete la bontà così come anche la spinta propulsiva che nessun filoindustriale come me, e il Gambero nel suo insieme, riuscirà ad arrestare, dovreste applicarvi un po’ di più e assaggiare la produzione nazionale. E poi, se constatare la desolante situazione del mondo “naturale” non vi abbattesse troppo, parlare. Inoltre apprendo con divertito piacere che il vate Nossiter fa girare una mail in cui oltre a insultare i giornalisti dell’ancien régime -- solo lui è puro, lo sappiamo da tempo. Fino al giorno in cui non si scoprirà il contrario, come già è accaduto a un noto blogger di fede interista che faceva consulenze giornalistiche a una famosa azienda proprietà di un potente enologo -- paragona me alla Minetti. A tal proposito una cosa mi inquieta parecchio. A me la Minetti è sempre sembrata bruttina. Mi devo offendere?

    • Eleonora, io francamente ti ringrazio per il tuo articolo. Per me, svolgere questo mestiere dopo che i Nossiter e altri piccoli maitre à penser hanno avvelenato i pozzi è diventato quasi insopportabile. Tu hai portato una boccata d’aria fredda in un clima conformisticamente inquinato dai talebani sputasentenze.

      • avatar Emanuele Giannone

        Tommaso, la richiesta non è provocatoria, né retorica. Tutt’altro, è sinceramente interessata: chi sono i talebani sputasentenze? Intendo: qualche nome a titolo di esempio (oltre a quello di Nossiter). E a ribadire il senso proprio della richiesta: se vuoi rispondere ma preferisci evitare polemiche, va benissimo anche un messaggio privato su FB.

    • avatar suslov

      non mi offenderei perche’ bruttina no bruttina la minetti proprio no: posso capire altri aggettivi qualificativi ma bruttina proprio proprio no.

    • avatar gp

      Beh, se si voleva spiegare meglio forse la prima metà di questo commento faceva meglio a condensarla nel suo editoriale. Adesso è tutto più chiaro. Se lei trova difettosi 5 vini su 6 di quelli “naturali” non sarà magari a causa di una nozione di difetto che andrebbe quantomeno problematizzata?

      Nel suo primo commento per esempio lei parla di “volatile sotto controllo”, come se nei vini naturali in generale non lo fosse. Ora, per la volatile esiste un limite di legge, quindi una volatile davvero fuori controllo rischierebbe di rendere il prodotto invendibile. Togliendo questo caso estremo, la questione è più complessa e può essere rovesciata: quando è percettibile, la si vuole definire un difetto sempre e comunque come vuole l’enologia scolastica?

      Riguardo al sofisma insito nell’affermazione apparentemente lapalissiana “il vino lo fa l’uomo quindi non può essere naturale”, cito questa frase di Dottori tratta dal suo blog (immagino che ritorni nel suo recente libro), che mi sembra possa far veramente riflettere anche chi non la condivida: “la fondazione del “biologico” avviene come reazione alla rottura del rapporto fra uomo e natura. (…) ciò che è innaturale non è l’agricoltura, ma l’agro-industria. Ciò che è innaturale non è il vino, ma il vino costruito in laboratorio. Se non eliminiamo questa linea di demarcazione netta, come troppi tendono a fare, allora tutto diventa possibile”.

      • avatar Daniele

        QUOTO!!!!!!!!!

    • Io però, Eleonora, avrei espunto il riferimento a Franco, che non c’entra con questa storia non troppo bella di insulti via email.

    • Però l’allusione a Franco Ziliani mi pare gratuita ed eccessiva, una caduta di stile direi.

    • avatar alma

      7000 vini all’anno, 19 vini al giorno…mah. tra assaggiare un vino e comprenderlo fino in fondo direi che c’è un abisso, capisco che non ci sia il tempo per comprenderlo e quindi al ritmo di un vino all’ora e di 5 ore di sonno ogni giorno dell’anno, ci si debba limitare ad assaggiarlo. poi non capisco cosa significa vini naturali non difettosi, chi e cosa identifica una caratteristica come difetto? l’AIS? luca maroni? robert parker? no, grazie. ancora una volta, in un modo troppo penoso per non essere in malafede, si ricorre alle categorie oggettivizzate da chissà chi per definire cosa sia privo di difetti e cosa difettato. l’approccio emozionale, soggettivo, che cerca di identificare un vino come unico, originale, memorabile, inconfondibile, è qualcosa che a un robot da 7000 vini l’anno, evidentemente non appartiene.

  34. avatar musigny

    Consiglio ai più di leggere, oppure ri-leggere, l’introduzione della guida L’Espresso 2013
    http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/03/i-vini-ditalia-2013/

    Quanto buon senso si trova in queste righe. Ho sempre detestato gli estremismi e sempre mi hanno fatto paura. Misura e vecchio sano buon senso.
    Oggi evidentemente è sempre più difficile.

    • avatar Emanuele Giannone

      Full score.
      Full stop.

  35. avatar Eleonora Guerini

    @Tommaso Farina -- Rispondo qui che da stamane non riesco più a vedere il wall di Intravino aggiornato. Leggo solo dalle mail. Non so perché tu abbia pensato a Franco Ziliani, che nemmeno conosco.

    Abbiamo un problema nell’aggiornamento in tempo reale dei commenti che stiamo risolvendo. Per quello che riguarda Ziliani, vi prego di non usare toni (e parole) non rilevanti ai fini della discussione, grazie. (jacopo)

    • Se si tratta di un equivoco, domando scusa per aver equivocato. Grazie per il chiarimento. E in ogni caso sono molto in sintonia col tuo articolo.

      • Comunque va bene tutto (o quasi) ma paragonare Eleonora alla Minetti no, questo è un reato.

  36. Pingback: Michel Bettane’s diatribe against Natural wine (translation) cc @AliceFeiring « Do Bianchi

  37. avatar Eleonora Guerini

    @Emanuele Giannone
    Mai mi sarei sognata di titolare così. E le prime cinque righe non sono opera mia. Mi assumo la responsabilità di ogni cosa scritta da me ma almeno quanto non scritto da me… Abbiate pietà, please. Mi hanno pure paragonata alla Minetti.
    ;-)

    • avatar gp

      La questione del titolo mi sembra del tutto secondaria. E’ un titolo che combacia con il tono del pezzo, direi che chi l’ha pensato ha fatto bene il suo lavoro.

      Piuttosto, al netto delle bizze del blog, sarei interessato a sentire che ne pensa delle questioni che ho sollevato nel commento qui sopra (delle 14.21) al suo intervento sui vini naturali difettati al’84%, cioè il significato dei difetti (con l’esempio della volatile) e la citazione da Dottori, grazie!

  38. essendo ancora una volta stato chiamato in causa da persone intervenute su questo blog chiedo di poter intervenire e che sia pubblicata una mia precisazione
    Mi sembra il minimo che Intravino possa fare

    • Prendo atto che Eleonora Guerrini, dopo aver scritto “come già è accaduto a un noto blogger di fede interista che faceva consulenze giornalistiche a una famosa azienda proprietà di un potente enologo”, ha risposto a Tommaso Farina “Non so perché tu abbia pensato a Franco Ziliani, che nemmeno conosco”. Allora poiché sono curioso, e sono un blogger (innanzitutto giornalista) e sono anch’io di fede interista, e poiché anni fa, pur non avendo mai scritto una sola parola di elogio dei vini dell’azienda Falesco e pur non essendo un fan dei vini dell’enologo in oggetto, su richiesta di Riccardo Cotarella ho redatto dei testi su Barolo, Barbaresco, Amarone della Valpolicella, vini di Valtellina e qualche altro, testi che Cotarella mi disse avrebbe usato nell’ambito della sua attività di docente dell’Università della Tuscia, (lavoro pagato con regolare fattura), vorrei sapere, se è lecito, chi sia questo blogger interista che avrebbe fatto consulenze. Perché non posso credere che la “simpatica” Guerrini lanci il sasso e nasconda la mano, ovvero che si riferisca a me ma poi lo neghi, aspetto di conoscere il nome del fratello blogger interista. Sono sicuro che la Guerrini dotata di uno stile e di un uso di mondo superiore a quello della Minetti (parlo dell’ex igienista dentale) non mancherà di esaudire la mia piccola curiosità.

  39. avatar Eleonora Guerini

    @GB
    Purtroppo io non riesco a visionare i post dalle 9:01 di questa mattina. Credo sia un problema solo mio visto che non accade a nessuno di voi. Perciò per quanto io legga i post tramite le mail non capisco bene dove sono e se e a cosa rispondono. Onestamente non credo che il titolo sia azzeccato ma mi sembra sia l’ennesimo punto di vista. Per quanto riguarda la volatile le posso assicurare che nonostante ci sia un limite di legge sono davvero tanti i vini che questo limite lo oltrepassano. Sarò felice di averla con me nelle prossime sessioni di degustazione della Guida -- è un impegno gravoso visto che si tratta di 3 mesi di degustazione ma ne vale la pena per sgomberare la mente dalle ideologie e confrontarsi con la realtà produttiva italiana- per constatare con lei quanto la legge stia da una parte e quanto accade da un’altra. Così come avviene, per dirne solo una, in tanti vini che il disciplinare vorrebbe in purezza e poi in purezza non sono nonostante una commissione d’assaggio, quella delle denominazioni appunto, così li giudichi. Sulla frase di Dottori non si può che essere d’accordo. O in disaccordo. Dipende un po’ dalla chiesa cui si appartiene. E che tipo di ragionamento si vuole fare. Perché se il discorso deve essere per forza quello per cui l’industria è male a priori io proprio non ci sto. Perché anche nel mondo industriale c’è chi lavora con serietà anche se fa più figo dire in modo assolutistico il contrario senza troppe declinazioni. Io credo solo, e mi ripeto, che la battaglia aprioristica del naturale è meglio per forza sia sbagliata. E che la cosa stia portando al rischio di accettare ogni cosa perché fatta passare per naturale. Questo è. Se poi ai più piace farmi passare per quella che fa la guerra al “naturale” c’è poco da fare. E’ un mondo fatto così, fa parte del gioco.

    • Eleonora, tranquilla. Il sistema dei commenti è purtroppo incasinato per tutti e ci sta facendo un po’ impazzire. Ci scusiamo con te e con tutti coloro che stanno intervenendo, stiamo facendo il possibile per risolvere la cosa quanto prima.

    • Ciao Eleonora, vorrei ringraziarti ancora per essere così presente e partecipe al confronto. Non è da tutti.

      Vorrei tra l’altro quotare in toto questo tuo ultimo commento, assolutamente condivisibile dalla prima all’ultima virgola. In particolare quando scrivi che “Io credo solo, e mi ripeto, che la battaglia aprioristica del naturale è meglio per forza sia sbagliata” sfondi una porta aperta. Converrai tuttavia che è molto diverso dallo scrivere “Ogni volta che sento parlare di vino naturale mi viene istintivamente da ridere”? :)

    • avatar gp

      Grazie della risposta.
      La frase di Dottori la trovo importante perché fa capire che il confine tra naturale e non è una questione culturale sulla quale è giusto dibattere, e non si può risolvere con una battuta che sembra lapalissiana ma non lo è.

      Mi sembra che lei scelga spesso come obiettivo polemico le posizioni più manichee ed estremiste: questo certo le risparmia lavoro di argomentazione, ma non è il massimo per chi vorrebbe fare un passo avanti collettivo nell’analisi delle questioni. Per esempio, non è tanto questione se l’industria applicata al vino sia male a priori, ma se sia il modello da seguire o se siano possibili e importanti anche in termini di libertà di scelta vie alternative. E, in corrispondenza, modelli critici che, senza essere per forza ribaltati, concedano qualche tolleranza sul piano dei c.d. difetti enologici (laddove presenti, visto che perfino con i suoi stretti criteri una bottiglia “naturale” su sei passa l’esame), se c’è in cambio qualcosa di tangibile sul piano dell’espressività e della sostanza.

      Sull’illegalità diffusa in tema di volatile resto sorpreso, sono prodotti che se escono sul mercato potrebbero essere sequestrati in qualsiasi momento. Evidentemente c’è gente che ama vivere pericolosamente…

    • Adesso che ho letto questo post posso svenire.
      Il vino prima di essere messo in commercio viene sottoposto a dei controlli analitici ed organolettici sia da parte del produttore sia da parte di prganismi terzi, quaundo si tratta di vino DOP.
      Ci sono dei limiti legali in termini di gradazione alcolica, acidità totale, volatile estratto ecc ai quali tutti i produttori , artigianali, induistriali, chiamateli come cavolo vi pare , devono sottostare.
      Mi sembrerebbe serio, da parte dei curatori delle guide , se hanno il sospetto che i vini in esame non abbiamo i parametri a posto, di non recensirli nelle guide.
      Ma io sono una lullona che crede al mondo delle favole
      claudia donegaglia

      • avatar Eleonora Guerini

        Infatti i vini che non riteniamo validi non li recensiamo. Sulla Guida non vengono recensiti tutti i vini degustati, ci vorrebbero quattro guide… Comunque se fosse come lei dice non sarebbero in commercio, per dirne una, nemmeno vini con residuo zuccherino oltre la norma invece esistono, eccome…

    • Per quanto riguarda la volatile le posso assicurare che nonostante ci sia un limite di legge sono davvero tanti i vini che questo limite lo oltrepassano.
      Ho letto e sono svenuta.
      Bene se oltrepassano il limite come vi comportate?
      Spero che nn li recesiante .
      ma io sono una lullona che crede alle favole

  40. avatar Eleonora Guerini

    @Jacopo
    Ma sì, certo che concordo. Diciamo che avrei dovuto rileggere il pezzo pensando a quanto poteva scatenare e, pur mantenendo il punto di quanto volevo dire, avrei dovuto evitare espressioni che potevano essere lette con una pesantezza che non era nell’intento. Perché io dicendo mi viene da ridere non intendevo che mi sbellicavo dalle risate pensando a chi si impegna cercando di produrre un vino in termini “naturali” in quanto tale… Io sono mille cose, di cui 999 non hanno a che fare con la simpatia ;-) , ma il rispetto per chi lavora lo metto sempre al primo posto. Era un mi viene da ridere un po’ confidenziale, così come si usa dire… Anyway è evidente che ho sbagliato contesto in cui usare quel linguaggio. E’ il Bronx che scorre nelle mie vene.

  41. avatar bacillus

    Gentile Eleonora. Io mi firmo solo così, ma sappi che io sono un tuo fan, direi praticamente un tuo spasimante. Se mi sbloccano il post ti esprimo tutta la mia ammirazione ed il mio amore.
    Continua così ;-)

  42. avatar Eleonora Guerini

    @Franco Zilliani
    Invece guarda un po’ la simpatica Guerrini lancia il sasso e nasconde la mano. O meglio non ha nemmeno mano da nascondere. Purtroppo la mia memoria ultimamente vacilla e così di quel blogger, che forse era anche giornalista chissà, ricordo solo che fosse interista e che prese dei soldi proprio dal Belzebù di cui fino a un certo punto scriveva il peggio e, contemporaneamente al lavoro di consulenza, non scriveva più. Ma di certo quella persona non può essere lei, signor Zilliani. Tutto il mondo conosce quanto la sua schiena sia dritta. Son certa che anche se ha svolto un lavoro per Riccardo Cotarella pagato con regolare fattura non avrà certo smesso di essere critico e obiettivo, com’è nelle sue corde. Mi permetta invece di rubarle l’espressione “un uso di mondo superiore”. E’ privo di significato ma suona bene.

    • mi scuso sentitamente con la smemorata di Torino, la Guerini, per aver erroneamente scritto il suo cognome con due r. Detto questo la rassicuro sulla mia schiena che nonostante i 56 anni é ben dritta. Non ho alcuno scheletro nell’armadio di cui vergognarmi. E rifarei domani quel lavoro, giornalistico, nessuna marchetta, nessuna pubblicità occulta, nessun condizionamento, nessun road show organizzato da mia moglie, che feci su richiesta (del tutto sorprendente) di Cotarella. Che non pensò certo di “comprarmi” o tacitarmi con quel lavoro, ma si rivolse, parole sue, ad un professionista che stimava. Un lavoro che io accettai sicuro che non avrei cambiato di una virgola il mio giudizio sul suo operato come enologo e sui vini di Falesco, di cui non scrissi né prima né dopo. Perché non mi piacciono e non li ho mai premiati.
      Resta un mistero (si fa per dire) come mai la Guerini (una r) abbia pensato di inserire quel riferimento al blogger interista in un post dove si stava parlando, così mi dicono, di vini naturali.
      Misteri della fede, pardon del Gambero rosso che anche se ha perso per strada qualche pezzo grosso resta sempre lo stesso :)

  43. avatar Eleonora Guerini

    @Franco Ziliani
    Il mistero è presto svelato. Leggere la mail del moralizzatore Nossiter, la cui anima candida e priva di macchia consente di giudicare tutto e tutti senza esser mai sfiorato dal dubbio, mi ha fatto venire i mente il blogger interista, cui piace sempre molto insegnare a tutti come si sta al mondo. E, saranno le mie radici bergamasche (città ai miei tempi profondamente cattolica e perbenista), la vita mi ha insegnato che sono proprio quelli che meglio e più sdegnosamente predicano quelli che poi peggio razzolano. Ma beviamoci su, la vita sembra esser troppo breve per fare un po’ di autocritica. I cattivi siamo noi, quelli buoni siete voi. Se Cotarella i soldi li dà al Gambero siamo corrotti se li dà a lei è perché la considera un bravo professionista. E Babbo Natale guida una slitta trainata dalle renne.

    • avatar suslov

      … e comunque la minetti e’ molto brava e molto buona !!!

    • @ Eleonora Guerini
      Grazie per la “notizia” Eleonora: Cotarella vi avrebbe dato dei soldi come lei sembra dire? E a che titolo, per quale motivo? Avete scritto anche voi, come quel giornalista e blogger interista, dei testi per le sue lezioni all’Università della Tuscia?
      Vede cara Eleonora che si ritiene più bella della Minetti, c’é una certa differenza tra il compenso per i testi redatti da quel blogger interista ed i soldi eventualmente dati a voi del Gambero.
      Che quel giornalista e blogger indipendente non pubblica una guida che giudica i vini prodotti dall’azienda di quell’enologo e da tante altre aziende di cui quell’enologo é consulente. Vini che spesso hanno ottenuto da quella guida valutazioni pluribicchierate.
      Una differenza, lo giudichino i lettori (con cui mi scuso per questi ripetuti interventi fuori tema, ma la prima é stata la Guerini…) non indifferente. Anche in questi mala tempora, e non solo per il mondo del vino, che currunt…
      p.s. chiederò a Nossiter di inviarmi la mail cui lei fa riferimento. E’ una persona che stimo tantissimo, per il suo Mondo vino e non solo.

      • avatar Eleonora Guerini

        Non vedo la notizia, onestamente. Il Gambero Rosso organizza numerosi eventi all’estero e pubblica una rivista su cui non è illegale fare pubblicità. Perciò sì, Riccardo Cotarella partecipando agli eventi, dietro emissione di regolare fattura, dà dei soldi al Gambero. Lei può legittimamente pensare che quei soldi servano in realtà a comprare i nostri favori così come io posso legittimamente pensare che Cotarella non sapesse che farsene del suo lavoro giornalistico ma semplicemente cercasse un modo per averla a libro paga… Continueremo, legittimamente, a pensare male gli uni degli altri. Lei comunque manca completamente di ironia, non essendo nemmeno stato capace di cogliere la benché minima sfumatura in tal senso. Ma è tipico di chi si prende troppo sul serio, perché è convinto di aver capito tutto dalla vita. Buonanotte e spero addio. Lei è davvero una persona noiosa.

        • ovviamente questa affermazione “Lei può legittimamente pensare che quei soldi servano in realtà a comprare i nostri favori” é totalmente farina del suo sacco. Io non ho mai affermato nulla del genere. E la sfido a dimostrare il contrario.
          Quanto al mettermi “a libro paga” lei ha davvero una scarsa considerazione di quel blogger interista (cosa che peraltro lo lusinga, sarebbe per lui problematico il contrario) se pensa che lui possa farsi “comprare” per il modesto ammontare di quella fattura che, mi dice, é sempre disponibile ad inviarle.
          E ha scarsa considerazione di quel celebre enologo se pensa che sia sua prassi mettere “a libro paga” giornalisti o guide.
          Buona notte a lei “simpaticissima” e brillantissima super tatuata Eleonora…

          • avatar Eleonora Guerini

            Ecco che finalmente uno sprazzo di ironia fa capolino… Comunque devo ammettere che con il suo noioso brontolare, purtroppo la cosa la schiferà ma immagino che sia un sentimento cui è abituato, lei signor Ziliani mi sta diventando simpatico. Davvero. Sei lei mi prendesse un po’ in giro e fosse disposto a farsi prendere un po’ giro magari ci divertiremmo pure a bere una bottiglia insieme.

    • Eleonora, io sono curioso di leggere questa mail, anche se mi immagino forma e contenuti, se tanto mi dà tanto. C’è modo di averne contezza?

    • @ Eleonora Guerini
      Gentile Eleonora, se mi fornisce un suo indirizzo e-mail inviandolo a francoziliani@yahoo.it sarò lieto, di comune accordo con il blogger interista, di mandarle i vari testi che nel 2006 lui redasse su richiesta di Riccardo Cotarella. Così lei, o chiunque altro ne facesse richiesta, potrà giudicare se questi testi abbiano o meno un qualsivoglia carattere “markettoso”.
      Che si trattasse di testi per lezioni all’Università della Tuscia tenute dall’enologo é confermato anche dalla mail del 3-12-2006 a Cotarella dove il wine blogger interista scriveva: “Riccardo, ecco un primo testo per la tua opera universitaria. Un’analisi corredata da dati statistici, della situazione produttiva, dei problemi e delle prospettive del Barbaresco oggi. In settimana riceverai, a seguire, man mano, gli altri testi”.
      Questo per la precisione. Cordialità vive
      Franco Ziliani

  44. Eleonora Guerini sicuramente donna di inzio 2013 e poi via su non facciamo paragoni con altre donnicciuole, mai paragonare una vera signora ad una che porta solo grandi tette.
    E pensare che il vecchio Leonardo Ciomei Sabato aveva detto di prenderci una Alka Sels.

  45. Pingback: La guerra delle parole (reprise) | Enoiche illusioni

  46. avatar Davide Gallia

    vorrei tornare un po’ sull’argomento, e lasciare altre discussioni inutili.
    Tutte (e dico tutte) le guide cartacee sono in crisi di vendite e quindi di bilancio. I loro finanziatori sono cantine che non sono della filosofia “naturale” quindi è palese che il GR abbia una posizione contro i vini “BIO” che indubbiamente stanno tagliando una fetta di mercato che è complessivamente in crisi.
    un vero assaggiatore piuttosto dovrebbe contestare al GR il fatto che tutti gli anni va a premiare molti vini “non meritevoli” ma che per pura combinazione sono anche sponsor della guida.
    chiaramente non e’ solo un problema di GR ma un po’ di tutte le guide…

    • avatar Eleonora Guerini

      Ma tu credi davvero che il Gambero sia contro i vini bio? La prima volta che passi in una libreria sfoglia una Guida e dai un’occhiata ai vini premiati con i Tre Bicchieri. Troverai delle sorprese. Sul resto, abbi pazienza, mi è impossibile commentare.

  47. avatar Zakk

    Un giorno un produttore mi disse questa frase: “può l’uomo fare meglio della natura? Io cerco di portare in cantina la miglior uva possibile, usando il massimo rispetto per la terra che mi da quell’uva. Poi so che devo intervenire altrimenti l’uva non si pigia da sola, ma so anche che ogni cosa che farò rovinerà la qualità di quell’uva, per cui cerco di intervenire il meno possibile. No, l’uomo non può far meglio della natura, deve solo cercare di conservarne al meglio possibile la perfezione”

    Il fatto che poi si giudichino certi vini positivamente è solamente causa di come si sia omologato il gusto della gente facendole bere/mangiare cose completamente trattate chimicamente. Quanti qui hanno bevuto latte appena munto? Mettetelo a confronto con quello che comprate nel cartone. Sono la stessa cosa? Ci hanno imbastardito il gusto per venderci prodotti costruiti in laboratorio. Vorrebbero farlo anche con il vino, ma per fortuna ci siamo svegliati in tempo.

  48. avatar Critico

    @guerini
    Bene lei avrebbefatto a non intervenire qui.
    Leggendo l’articolo sul Gambero si evince “solo” tanta incompetenza giornalistica ed ignoranza in materia. Mi spiego. Incompetenza giornalistica poiché lei accusa come fosse un Giudice tutti i vini naturali quindi tutto il mondo del vino naturale quando invece ad un giornalista compete fare cronaca, analisi, indagini….tutto nel nome della verità. Non facendo distinguo inoltre mette in contraddizione l’operato suo e della guida che rappresenta, visto che da tempi non sospetti trebicchieravate produttori naturali già nel 2003 come Casolanetti , Dettori , Valgiano ecc ecc ecc.
    Ignorante in materia perché farne di tutta l’erba un fascio é sintomo di non conoscere la materia oppure si è in mala fede…………

    Mala fede….ritorno alla mia genesi… male lei ha fatto ad intervenire qui perché oltre ad aver appurato la sua incompetenza giornalistica ed ignoranza in materia ci ha dato modo di scoprire che lei si fa modificare gli articoli dalla redazione a sua insaputa, come si fa con i principianti apprendisti. Apprendiamo inoltre che lei e la sua testata é stata costretta a scrivere quelle pagine di spazzatura su commissione o per gentile consiglio dei vostri inserzionisti di pubblicità e pubbliredazionali.

    Ora mi è più chiaro il perché il Cernillone se l’é data a gambe.

    Ultima cosa ….. il Bronx …ma mi faccia il piacere sembra una quindicenne in mostra…ha vissuto a Scampia Secondigliano ?

    • avatar Eleonora Guerini

      Bene ho fatto invece perché, prendendo la responsabilità di quanto dico e quanto è accaduto, ho dato modo a persone come lei, che a differenza di me non si prende nemmeno la responsabilità di quanto dice visto il nick, di mostrare quanto si abbia voglia solo di prendere quanto fa comodo per dimostrare i propri preconcetti. Chiunque abbia letto tutti i post precedenti si può facilmente rendere conto della sua malafede nel dire quanto dice. E a ciò, evidentemente, è inutile rispondere con serietà.

      • E qui sono dalla parte di Eleonora Guerini, perché anch’io non sopporto il malvezzo di mandare commenti nascondendosi dietro ad un nick name.
        E anche se non concordo in larga parte con quanto ha scritto apprezzo molto che la collaboratrice del Gambero rosso sia intervenuta qui difendendo le proprie opinioni. Magari poteva evitare lo scivolone o.t. sul blogger interista, però, viva il metterci la faccia. Con nome e cognome come ha fatto lei

  49. avatar Eleonora Guerini

    Jacopo, Alessandro, credo di aver chiarito quanto c’era da chiarire. E di aver dato così anche modo a chi voleva trovare nuove ragioni per prendersela con me e il Gambero di averle. Insomma ho fatto il mio. Mi dispiace solo di aver aperto il varco alla solita sterile polemica delle accuse reciproche con Ziliani che questo post avrebbe dovuto risparmiarsi. Ma non si smette mai di sbagliare. Buon lavoro a tutti. E al prossimo “tormentone”…
    ;-)

    • Eleonora, un sincero grazie dei tanti contributi da mattina a sera. E senza minacciare querele :D :D .
      Bene che anche con Franco Ziliani i toni siano tornati più sereni. Al prossimo “tormentone”, ci sta ;-) .

  50. avatar Sir Panzy

    A post “finito”, come dopo una lunga notte di sesso, mi rimane la donna nel cuore e quel vuoto nello stomaco…
    Guerini, ti amo ;)

  51. avatar Massimo

    Solito mondo di maschilisti. Una bella donna non puo’ scrivere di vino :D

  52. Pingback: Niente e nessuno ci salverà mai da cattive bevute « L’ A r c a n t e

  53. avatar andrea

    Sbaglio o la Sig.ra Guerini parla come se il mondo dei vini detti convenzionali (quindi la stragrande parte del mercato) sia esonerato da difetti?. Che creda davvero a una cosa simile? Può essere che le piacciano certi aromi o sapori, e nessuno lo discute. Ma che non rilevi segmenti poco condivisibili nel modo di fare vino anche in quell’ambito, mi pare davvero poco professionale…
    Andrea (amante di vini che si bevono con piacere)

  54. avatar Gian Piero Staffa

    Letto l’Editoriale del GR. Qui su Intravino perche’ la rivista non la compro piu’ da quando Sangiorgi fece le valige.
    A proposito di ‘vino buono-no buono’: Il consumatore sceglie da solo, si fida degli amici e consulta sempre di piu’ i blog. Non deve meravigliare quindi che le Guide cartacee che si ostinano a classificare vini in centesimi, bicchieri e quantaltro siano in crisi. Io assaggio giornalmente vini ‘naturali’ e cioe’ con un livello di solforosa pari al 30% di quello ammesso dal Reg 230/2012 che sono privi di difetti, si mantengo per giorni aperti senza ossidarsi e che sono buonissimi. Assaggio anche vini piu’ industriali’ che fanno schifo anche se sono stati premiati da certe Guide. Il contrario e’ assolutamente vero e quindi il punto, per cio’ che riguarda la piacevolezza, non e’ che i vini naturali sono tutti tristi solo perche’ prodotti da piccole Cantine che non hanno mai le risorse per investire in pubblicita’. E’ vero che anni fa una alta percentuale di vini ‘naturali’ presentava difetti, puzzette e sopratutto iperossidazione ma se qualcuno del GR ha visitato LA TERRA TREMA o la Mostra FIVI di Piacenza avrebbe dovuto constatare l’altissima qualita’ dei vini ‘naturali’ proposti.
    Siamo d’accordo che un vino debba essere piacevole a prescindre che sia industriale, biologico o biodinamico ma il vero punto che il GR, che si occupa sia di vino che di gastronomia, non coglie sono i nefasti effetti della solforosa sull’organismo umano. Ora, la OMS specifica che la quantita’ massima di solforosa assimilabile per l’organismo umano e’ pari a 0,7 mg x Kg. Nel mio caso fanno circa 50 mg. Io consumo mediamente 0,60 litri di vino al giorno e nel caso di un vino considerato ‘non biologico’ il contenuto di solforosa pu’ essere facilmente di 100 mg. x litro. Quindi sono gia’ sopra i limiti senza considerare che la solforosa e’ presente in moltissimi alimenti e che la GDO ne fa grande uso per fare apparire la carne piu’ rossa ed il pesce piu’ fresco. La solforosa provoca malattie croniche e degenerazioni come il Parkinson e l’Alzheimer, quindi io preferisco consumare un vino che di solforosa ne ha il meno possibile. Una Rivista cartacea che si occupa di vino e gastronomia non dovrebbe occuparsi di questi argomenti invece di ridere davanti all’argomento?

  55. Più leggo articoli, post, commenti su facebook ecc. su questo argomento, più mi trovo in totale accordo con la posizione di Eleonora Guerini e Bettane&Desseauve.

  56. Pingback: Serragghia Bianco di Giotto Bini, un vino "naturale" fuori dal comune | Ricette e Vini del Sud Italia - Sapori dei Sassi Blog

  57. Pingback: Lettera aperta al Gambero Rosso | vinnatur.org

  58. Pingback: Gambero Rosso, we have a problem | Enoiche illusioni

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