di | mer 09 gen 2013 ore 11:57
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controriforma?

Parole come pietre | Leggere Michel Bettane per capire dove tira il vento

Michel Bettane è un autorevolissimo commentatore di vino nonché probabilmente il più grande esperto al mondo di vino francese. Il Gambero Rosso di questo mese, oltre all’editoriale di cui abbiamo parlato ieri, ha pubblicato un suo intervento sulla questione del vino naturale che non passerà sotto silenzio. Le parole di Bettane sono dure, probabilmente modellate su una realtà francese in cui “naturale” si identifica spesso con “senza solforosa”, di certo perentorie e destinate a dividere chi ci trova considerazioni di buon senso e chi invece, rileva che “non c’è più sordo di chi non vuol sentire”. Io medito in silenzio la questione perché capisco qualcosa ma molto altro mi sfugge.

Auguriamo sinceramente agli appassionati di vino italiano di non dover subire in futuro ciò che sta accadendo in Francia: un’invasione di cattivi vini detti “naturali”, cioè i cosiddetti “senza zolfo”, con la complicità di numerosi sommelier, enotecari e giornalisti irresponsabili. Esiste certamente una viticoltura biologica e ne siamo contenti. Il successo di questa viticoltura viene dall’osservazione e dal rispetto degli equilibri naturali della vigna e soprattutto dal ritorno alla vita biologica dei suoli, che qualsiasi agronomo serio sa essere alla base di ogni viticoltura nelle nostre denominazioni di origine. Ma non possiamo avallare i danni provocati all’immaginario degli appassionati dai cattivi vinificatori, che pretendono di fare del vino naturale senza zolfo, e che vogliono spacciare la loro “bibita” per la verità del terroir! I loro prodotti si riconoscono facilmente: i vini rossi puzzano, e tutti i vitigni e i territori finiscono per somigliarsi perché i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta, i loro colori sono torbidi e instabili e mostrano una presenza eccessiva di gas carbonico che dà l’impressione di vino incompiuto. I vini bianchi sono – se possibile – ancora più cattivi: più o meno ossidati fin dalla nascita, e dunque nati morti, ne viene “gestita” a posteriori la decomposizione! Restiamo a bocca aperta davanti all’ingenuità di tanti ottimi chef che ormai non propongono nient’altro nelle loro carte dei vini, quando sono così attenti ai loro piatti e sarebbero i primi a essere desolati di proporci dei prodotti avariati! Che sia chiaro, alcuni dei più grandi vini del pianeta provengono da una produzione d’ispirazione biologica, ma chi li produce, cosciente delle loro responsabilità, perfeziona continuamente le loro vinificazioni con strumenti moderni e puliti, dalle presse ai serbatoi. Nelle denominazioni meno prestigiose poi ci sono decine di vignaioli rispettosi del suolo, della vigna, dell’uva e del vino, ma curiosamente si vedono in giro solo i produttori “spacconi”, che parlano meglio di quanto agiscano e i furbi, eccellenti manipolatori d’opinione, spesso amici degli enotecari e dei distributori. Sono molti allora i giovani ristoratori che diventano delle facili prede! Tocca quindi ai clienti di fargli notare che quello che credono essere un vino più vicino alla “natura” non è altro che un vinaccio senza interesse se non quello di non far venire il mal di testa. Con la fortuna e della perseveranza è possibile produrre senza aggiunta di zolfo dei vini da bere giovani e sul luogo di produzione, dei vini semplici e fruttati molto piacevoli, ma allora si devono conservare in una cantina fresca e soprattutto non farli viaggiare! E per ogni cuvée riuscita, il vignaiolo si ritroverà con due o tre completamente sbagliate. Ma chi può permettersi di non venderle e assumersi la responsabilità dei propri errori?

 

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Info su Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Ama tutti gli animali e qualche umano.
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58 commenti a Parole come pietre | Leggere Michel Bettane per capire dove tira il vento

  1. avatar fabio fusina

    Ciao Alessandro, che ci siano “vini naturali cattivi” e’ fuori di dubbio, ma io continuo a bere quelli buoni, tipo una magnum di verdicchio con cui ho iniziato la cena del 31, dopo aver letto questo e l’altro del G.R. non ho cambiato idea.
    saluti

  2. Felice di essere un sommelier “irresponsabile”, ma razionale quel tanto che basta da capire cosa è buono e cosa invece è cattivo…

  3. avatar A3C

    il mondo del vino sta cambiando…nuovi produtiori, nuovi gusti, nuova maniera di comunicare, maggiore inidpendenza… René Redzepi (NOMA) e molti giovani chef offrono SOLO vini naturali… il vecchio mondo sente tremare le fondamenta su cui si regge: carta stampata, vini elaborati da enologi, carte dei vini dei grandi ristoranti basate su vini “speculativi” (che perdono posizioni e valore) imposti dai critici…Cernilli, Dessauve, Guerini e tanti altri reagiscono LEGITTIMAMENTE…non vogliono perdere potere, soldi, amici…ma non solo… difendono il paradigma del gusto che conoscono e che ritengono giusto e che vedono lentamente cambiare… è accaduto anche negli anni trenta nel mondo dell’arte…come pensate siano stati accolti dalla critica del tempo i primi quadri “nuovi” di Picasso? O quale credete sia stata l’accoglienza riservata alle prime opere di Verdi…o di Mozart? Il nuovo spaventa sempre un po’ (soprattuto chi detiene le posizioni di potere)…chiudo citando Rod Steward: Time is on our side….

    • ragazzi questi sono ragionamenti da vecchi rottami di sinistra del secolo scorso, poi fate voi

      • avatar A3C

        caro Andrea, ti ringrazio per il vecchio rottame.. sto ancora ridendo… tu che vivi in un città piccola e povera (cit. Marchionne) e marginale aggiungo io…tu sei il passato…consolati…

      • “ragionamenti da vecchi rottami di sinistra”
        Sembri Berlusconi che taccia di comunismo chiunque la pensi diversamente da lui.
        Gori, credo che quelli come te siano sul viale del tramonto, e si difendono con le unghie. Guarda le bellissime carte dei vini che un tuo collega che stimo molto (Mauro Mattei) è capace di fare. Con i vini naturali addirittura segnalati come tali.

        Le principali aziende convenzionali dal 2008 hanno perso oltre il 40% del fatturato (vedi i dati istat su “i numeri del vino”) eccetto franciacorta e prosecco: è normale lo stato di nervosismo contro i vini naturali che invece sono in crescita continua ed erodono mercato.
        A queste aziende (e ai giornalisti da loro fino a oggi foraggiati) tremano le vene ai polsi.

        Diciamola tutta allora, che il Gambero Rosso ha un bilancio disastroso e che si parla di chiusura imminente. Nonostante alla GRH si tutelino dietro a un malinteso “riserbo aziendale” pregando giornalisti e blogger di non diffondere i dati.

        • Ed ecco la solita sparata del “bene informato” (Iddio sa da chi).

        • Montes quando io conducevo le prime degustazioni di vini “naturali” ai convegni scientifici in Italia tu ancora bevevi il Santa Cristina.
          Io non campo con le “grandi aziende”, campo con il mio locale che si dia il caso sia uno dei locali in Toscana con la più alta percentuale di vini naturali.
          Poi magari è più bello sparare così a casaccio, ci mancherebbe, accomodati

          • avatar Armando Castagno

            Burderline.

          • avatar Mau

            @Gori che il tuo locale sia uno dei locali in toscana con la più alta percentuale di vini “natura” ne potremmo discutere!

            Basta guardare la carta dei vini che è pubblicata sul tuo sito…

    • avatar DVA45

      well, giusto un piccolo appunto: se c’e’ una cosa che non mi ha per nulla impressionato al NOMA (sei mesi fa) e’ proprio il vino che viene servito, che include un bianco vinificato in Danimarca da un ex sommelier del Noma stesso, Anders Selmer, che coltiva Chenin Blanc, Sylvaner, Sauvignon Blanc, Riesling in un isola vicino a Copenhaghen di cui ho un ricordo orrendo… va bene il km 0 e il vino naturale, pero io quello me lo sarei proprio evitato!!!

    • avatar alex guzzi

      @A3C Non è un mondo facile, nè per educande, quello del vino, siamo d’accordo. Questo l’ho imparato di persona anni fa lavorando nel settore non lo dimentico mai. Tuttavia, mi spiace deluderti, non siamo di fronte ad una guerra d’opinione o ad un contrasto generazionale. Ciò che fa col vino Renè Redzepi, chef sognatore alla ricerca di un’identità (nordica) palesemente perduta, confinato in un paese omogeneizzato come il latte, mi affascina, ma non costituisce nè tendenza nè conferma di tendenze altrui. Non ci sono nell’opposizione al vino “naturale” (e qualcuno mi definisca il concetto in modo scientifico!) contrapposizioni di classe o poteri da difendere (ma quali poi sarebbero i privilegi di Cernilli e& C?) o, da abbattere. L’arte non ha nulla a che vedere col gusto, che nella cucina, nelle sue regole, nei vini, negli abbinamenti e negli accostamenti di sapore risponde a regole precise e non a ispirazioni romantiche. Il vino deve essere prima di tutto buono, e non trovo accettabili affermazioni soggettive o generici “mi piace”, ma chiedo, a chi si occupa come me di cibo e bevande a livello professionale, un’analisi sensoriale oggettiva, una ricerca di aromi, equilibrio e personalità, quando non di tipicità ed espressioni di terroir. Questo chiedo al vino in genere, sia esso frutto di enologia convenzionale o naturale (biologico?).

      Concordo con la Guerini: bisogna piantarla di santificare il naturale tout-court.. anzi facendolo si rischia di far più danno, accettando, in quanto naturali, prodotti di scarso valore e avallando, nei fatti l’idea che “naturale” è solo una bella scelta ideologica, ma da non mettere nel proprio bicchiere!! Un mese fa a Milano abbiamo avuto una serata con Alois (Lageder), grande produttore atesino che da quasi 20 anni si occupa di produzione biodinamica (dell’uva): esperienza bellissima e intensa perché lui è nato facendo vino buono, molto buono con l’agricoltura tradizionale, ed ha voluto arrivare a farlo nel modo più naturale e biodinamico possibile, ma altrettanto buono!! Ce l’ha fatta, ma con un approccio scientifico che ha richiesto anni, cercando le cause dei difetti, trovando strumenti di lotta naturali ai parassiti, nuove tecniche colturali, maggiori cure di cantina.. certo non con la sola buona volontà e senza eroica avversione verso il resto del mondo enologico. Ma se il vino “naturale” deve diventare una forma di religione, da considerare buono comunque in quanto tale, se la naturalità (e la Guerini ha buona ragione di fare dell’ironia in merito!) deve essere una sorta di linea di demarcazione tra buoni e cattivi, allora mi dichiaro laico, scientificamente scettico e umanamente sospettoso, dato che in fondo ho studiato scienze agrarie all’università e non all’oratorio!! Non mi sono laureato, è pur vero, ma ho ricevuto almeno un approccio scientifico e non fideistico, che, unito ad una formazione sofista e scettica derivante da studi classici, mi impedisce di accettare proposizioni di puro impianto ideologico, e, nel caso in oggetto, con poca base scientifica e molta approssimazione circa le tecniche di vinificazione.

      • avatar apalmero

        Alex Guzzi… hai detto tutto. chap
        eau…

  4. Un’ omelia.

  5. avatar Armando Castagno

    Sospetto che Bettane si riferisca ad una produzione che qui da noi è residuale, numericamente quasi trascurabile. E’ importante non considerare questo pezzo come un attacco ai vini, ad esempio, da mera viticoltura biodinamica, perché non lo è -- e basta guardare i voti altissimi assegnati a diversi vini biodinamici sulla guida a sua firma. Bettane si riferisce evidentemente alla trasformazione dell’uva, al protocollo di cantina, con una impostazione platealmente “bordeauxcentrica” (annoto a margine che applicando le leggi italiane in materia di igiene sui luoghi di lavoro metteremmo i sigilli all’85% arrotondato per difetto delle aziende familiari della Borgogna e dell’alta Loira, in cui la pulizia e direi il lindore adamantino dei vini non racconta della coltre di penicillium e muffe aliene che imbottiscono i muri né dell’uso di, e dell’invito a, sputare per terra il vino assaggiato dalle pièces).

    • Tra i pochi commenti sensati di questo e quell’altro post che sta sul pezzo e non… al fronte.

      Alla fine vogliamo tutti la stessa cosa: buono, pulito, giusto e che sia possibilmente potabile. :-)

  6. avatar A3C

    sospetto che il noto critico d’arte Herman Chesnut abbia ragione ma sospetto alteesi che l’articolo di Bettane sita stato utilizzato da GR -- sic et simpliciter -- per attaccare i vini naturali Italia…siamo un popolo notoriamente fazioso e incline alla guerra civile…

    • avatar jovica todorovic (teo)

      A3C il genere umano è, da sempre incline alla guerra civile. Questo lasciamelo dire.
      Non credo che GR stia combattendo una guerra contro i vini Naturali -- sarebbe una guerra persa in partenza. A me i naturali intrigano per la necessità di ricerca, se non capi non godi e non è detto che a godere capando un anno si debba godere anche quello sucessivo.

      :-)

      • avatar A3C

        son d’accordo Teo…soprattuto sul fatto che la guerra contro i naturali è persa in partenza…

        • avatar Armando Castagno

          Il problema è da anni lo stesso, ne parlavo con il mio Amico Alessandro Dettori almeno nel 2009, quando si pensava all’organizzazione di un grande convegno sul tema. Dove cominciano i vini “naturali” e dove finiscono? Finché non c’è un sentire condiviso sull’uso di un certo termine, parlare e persino dialogare porta sempre e solo a un certo punto al balenare del dubbio che non si stia parlando della stessa cosa. Almeno, a me pare così.

          • Quando riuscirete ad organizzare il convegno sarò in prima fila, un convegno serio dove sia data ampia voce ai naturali ed ai convenzionali.
            Con tutti i protagonisti però :produttori, sommelier, enologi
            ( prima che diventi una razza estinta), distributori, enotecari, cuochi, importatori, consumatori finali.Forse scopriremo che stiamo parlando della stessa cosa :vino senza se e senza ma.

          • avatar Pontifex Maximus

            Gentile Armando Castagno, di cui apprezzo sia l’attività di degustatore che il gusto personale.
            Tutte le porcherie che ahimè si possono mettere nei vini biologici sono stabilite dalla legge.
            Le porcherie consentite nei vini biodinamici sono stabilite dai protocolli e disciplinari che regolano questa pratica.
            I vini naturali sono quelli che in base a una consapevole autoregolamentazione evitano l’uso di additivi chimici e coadiuvanti nel vino.
            Qui c’è una valida descrizione:
            http://gustodivino.it/home-gusto-vino/vino-naturale-biodinamico-o-biologico/massimiliano-montes/971/

  7. avatar lidolucca

    Almeno qui ci stiamo contrapponendo su due fronti Destra/sinistra ma non sarà che abbiamo bisogno di una zona di centro “Minchia che Dico” “DemocraziaVinosa” che raccoglie tutti quei poveretti che hanno fatto una gavetta di tempo, fegato e vetri svuotati, che abbia fornito una sana e responsabile visione che determina il “vino buono” quello che si riesce a bere senza faticare, che ti fa voglia di bere e ribere, quello che ti parla di un territorio, di un vitigno, di un uomo, senza omologazioni, e senza tanti preamboli, o su via, diciamolo, a me piace poco il vino fatto col legno è indigeribile, ma piace poco pure quello ampiamente macerato che perde ogni connotazione, ma un Montevertine 09 o un Cascina Francia 08, o un Nebbiolo di Cavallotto 06, od un Arpepe 2001, un Fattoria di Rodano 2004, un Poggio di Sotto 2006, un Soldera 85, o Meglio e qui Vi metto tutti d’accordo un grande^ Soldera 2010^ ne ho ancora poche bottiglie, ma se Volete…… ecco questi mi Piacciono e forse piacciono pure a Voi a Bettane e soci e pure ad Eleonora Guerini. ciao Lido.

  8. avatar Nelle Nuvole

    Allons enfants à la guèrre… ma quale guerra? Infatti c’è guerra e guerricciola. Magari il problema centrale del mondo enoico contemporaneo fosse lo scontro all’ultimo sangue fra chi si dichiara per un’agricoltura lungimirante e chi invece rimane attaccato alle pratiche lobbystico-capitaliste grette ancien régime! Magari non ci fossero altri problemi incombenti e minacciosi come nuvoloni sulle nostre vigne e cantine!
    Vai così, chi più ne ha più ne metta, Picasso, Verdi, Mozart. Rod Stewart proprio no, era già vecchio prima di cominciare. Caso mai il pluripensionato David Bowie che se ne esce a 66 ani con un brano intitolato “Where are we now”.

    Diverte e intrattiene scrivere e discutere su quanto scritto nell’ultimo numero del Gambero Rosso. Tale magazine dovrebbe chiedere una commissione ad Intravino per aver fornito materiale di discussione, profonda, sentita e pizzuta.

    Peccato che il post di Gianpaolo Paglia, stretto fra due ben più corposi argomenti di conversazione, non riesca a catturare altrettanta animosa voglia di parlarne.

    • avatar A3C

      Grazie generosa NN…almeno tu sai che io non sono un veccho rottame di sinistra…son d’accordo su Bowie…ma cambierei il titolo con WE ARE HERE NOW….e bisogna fare i conti con noi

      • avatar Nelle Nuvole

        Caro Armando Caffeinomane -- da non confondere con quello caldarrostaio :) -- no, non sei un rottame e nemmeno vecchio, bensì giovane, giovanissimo. Più giovane di me di parecchio. Però le parole che usi sono sì vecchie. Se non ti conoscessi almeno un po’ sarei portata a pensare che ci credi completamente a quello che scrivi, continuo a sperare che tu conservi almeno un poco dell’ironia che avevi quando ci siamo conosciuti.
        Di tutta questa marea di interventi, quello che veramente mi dispiace leggere è l’atteggiamento sarcastico e aggressivo, francamente antipatico e immotivato, come ho scritto sopra, nei confronti di una persona come Eleonora Guerini, che non conosco personalmente, del suo Editore e ora anche di Bettane. Ma che c’entra la situazione finanziaria del Gambero rosso con la serietà di chi lavora? Tirarla in ballo è cattivo blogghismo -- per carità lasciamo stare la parola “giornalismo” -.
        Già che sono lanciata dico pure che citare la guerra di potere, la difesa di certe posizioni acquisite, il presunto zombismo di persone che ancora hanno qualcosa da dire e da insegnare, con un linguaggio barricadero, nel caso dei due articoli del GR, non è solo deviante, è R I D I C O L O.
        In più è dannosissimo proprio per la serietà delle idee che voi pensate di difendere in questo modo.

        • avatar A3C

          Cara NN… nutro x T profonda stima e affetto e ti voglio rassicurare…sono il solito cazzaro megagalattico di sempre..sto solo attraversando una fase nuova che definirei come: “facciamo finta di prenderci sul serio di spararla grossa e vediamo l’effetto che fa”…devo dire che mi sto alquanto divertendo a fare il green warrior…al Vinitaly ti portero’ un bianco naturale rifermentato con le bucce e pezzi di copertoni Pirelli.. vedrai che aromi idrocarburo….

        • avatar nico aka tenente Drogo

          c’è solo una cosa peggiore del cattivo blogghismo
          il cattivo blogghismo interista ;)

  9. interessante davvero, finalmente qualcuno che autorevolmente parte dal terreno.. descrivendo gli equilibri naturali della vigna e soprattutto dal ritorno alla vita biologica dei suoli, che qualsiasi agronomo serio sa essere alla base di ogni viticoltura nelle nostre denominazioni di origine!

  10. avatar Adriano Aiello

    Quando è moda è moda (cit.)

  11. Completamente d’accordo con Bettane.

    • avatar Simone e Zeta

      Fa molto GOMBLODDO

  12. avatar Durthu

    Quello che mi lascia sempre perplesso, in questi discussioni, e’ perche’ non si parli semplicemente di vini buoni e cattivi. Esistono vini convenzionali cattivi? Si. Esistono vini “naturalbioqualcosa” buoni? Eccome. E quindi? Mi pare piu’ una presa di posizione ideologica che altro.

  13. avatar Nic Marsél

    Due commenti :
    1) In Italia siamo ben lontani dall’avere un numero significativo di vignaioli “naturali” e molti, molti meno sono quelli che lavorano senza solfiti, quindi lo scenario di Bettane è difficilmente applicabile al nostro futuro immediato
    2) Tuttavia c’è un bacino d’utenza sempre più grande che richiede il “naturale” indipendentemente da ciò che “naturale” possa significare.
    Se facessi business col vino terrei le orecchie bene aperte piuttosto che ignorare il fenomeno o sputarci sopra.

  14. avatar Vittorio Merlo

    Ecco il mio umile parere. Purtroppo alcuni produttori di vino che si definiscono naturali spesso promuovono i loro prodotti dicendo che sono i migliori, i più salubri e che chi adotta un viticoltura integrata e magari usa lieviti ed enzimi sono dei gran cattivoni e industriali.(magari lavorano meno di 5 ettari, ma sono industriali)
    Discorso sulla qualità.
    Sono stato spesso a Cerea e mi sono fatto una opinione in merito: chi fa vini buoni seguendo diciamo una filosofia naturale, il più delle volte sono persone che hanno alle spalle studi enologici e che sanno cosa stanno facendo. Qualche esempio: Eugenio Rosi, Elisabetta Foradori, Riecine Hadeburg…
    E vi assicuro che tanti vini difettosi ne ho trovati
    Vi consiglio poi di leggere questo bellissimo post di Armin Kobler
    http://www.kobler-margreid.com/blog/2012/12/30/handwerklich-oder-industriell_artigianala-o-industriale/

  15. avatar Armando Castagno

    Oggi è la mia giornata, mi ha risposto il Pontefice Massimo in persona. Ma avrei preferito si firmasse “Benedetto” o anche “Joseph”, o perfino “Sepp”.

    • avatar Pastore Tedesco

      Ego me absolvo.
      Suo, Pontifex.

  16. avatar dazerovini

    Ma stiamo scherzando?! ci sono 2 o 3 passaggi tra le righe di Bettane che trovo ottuse e del tutto disinformative, nonchè offensive per tutta una serie di vignaioli e artigiani. Io di tutto quest articolo non ci trovo mezza riga da prendere sul serio.

  17. non so perché, ma da ieri comincio a coltivare simpatia per il gr. ;-)

  18. avatar Sir Panzy

    Signori, mi permetto di riportarvi all’ articolo. Si parla di vini naturali intesi come vini senza zolfo, punto. Dunque stra-condivido.

    Ecco un altro esempio di quanto sia inutile e deleteria quella parola applica ai vini… Contenti voi.. o.O

  19. Pingback: La guerra delle parole (reprise) | Enoiche illusioni

  20. avatar Carlo Merolli

    Scusate il ritardo: ma é uscita una legge che impone di berli per forza i vini senza solforosa, o quelli naturali, artigianali o biologici, biodinamici ? Allora, dove é il problema ? nel nostro mondo non c’é forse posto per tutti ? non si tratta forse di
    addizionare piú che di sottrrarre ? di allargare invece che limitare ? e poi ho la vaga sensazione che la critica di Bettane si rivolga piú alla realtá francese dove di ciofeche e ciofecanti manipolatori ce ne sono -- per puro calcolo statistico e dato commerciale storico -- storicamente piú che in ogni altro paese produttore.

  21. Bettaine penso parli dei vini naturali con evidenti difetti spacciati come espressivi del terroir e bla bla bla.Non attacca i vini naturali,ma i falsi profeti del naturale,quelli che si fanno belli,a volte in buona fede,proprio perche’ “ignorano”,non riconoscono affatto quelle puzze,acidita’ ecc. come difetti o li giustificano a priori o li esaltano addirittura quale massima espressione di naturalita’.Sono quelli che magari si impegnano ,si fanno anche il mazzo in vigna, ma che forse sono chiusi alle critiche e non si impegnano per migliorare quelli che loro non considerano assolutamente difetti.
    i migliori vini che ho bevuto ,o quanto meno quelli che mi hanno lasciato i “meglio” ricordi sono quelli di produttori seri,anche naturali che si sforzano di utilizzare al minimo o di non utilizzare affatto prodotti chimici.
    L’unico dubbio che un buon vino naturale puo’ lasciarmi,almeno quelli di cantine che fanno naturale da poco tempo, e’ la sua evoluzione nel tempo,una cosa che si potra’ verificare nel corso di qualche anno.
    Attaccare i vini naturali a priori o esaltarli e’ una battaglia persa.

  22. Pingback: Michel Bettane and the scourge of natural wine | Wine 2020

  23. Parlare di vino (naturale o no che sia) tacciandolo di vino cattivo a priori è comunque sbagliato. E questo secondo me ha cercato di fare tra le righe (e non solo!) Bettane. Provate a leggere questo post di qualche mese fa
    http://www.vinoway.com/approfondimenti/vino/mercato-del-vino/item/932-vini-naturali-filosofia-tendenza-o-spocchia?-facciamo-il-punto.html
    sicuramente più obiettivo, che lascia anche spazio al lettore di informarsi personalmente in merito alla questione senza cercare di traviarlo

  24. avatar Giampi Giacobbo

    Incredibile questo penso sia un tema che non avrà mai fine. Probabilmente il fascino sta proprio qua. Temo che più o meno sia più o meno come convincere un Rockettaro a diventare un discotecaro …. la cosa è divertentente ! Ad ogni modo confinare i vini naturaie solo come vini puzzolente penso sia limitante. Più se ne parla più acquistano di valore in termini comunicativi. Questo è fantastico….

  25. avatar RiccardoFVS

    <>

    Egregio Signor Bettane, quale sarebbe il c.d. “rispetto degli equilibri naturali” e soprattuttamente il c.d. “ritorno alla vita biologica dei suoli” che tutti questi agronomi seri dovrebbero riconoscere come “base di ogni viticoltura”?

  26. avatar Leonardo

    Stando a quanto sta scritto nell’articolo, ossia parlando di vini naturali (senza solforosa) cattivi, non si può che essere d’accordo con Bettane.

    Che poi a me già la denominazione “vino naturale” mi pare un ossimoro. E’ come se il vino già esistesse in natura. Che io sappia se si spreme l’uva e poi si lascia fare alla natura, si ottiene l’aceto.

    • avatar Nic Marsél
      • avatar Leonardo

        Ma porc… mi hai rovinato la chiusa. :-)
        A parte gli scherzi, io vengo da una famiglia contadina e mi nonno ha sempre fatto il vino, con igiene e tecniche approssimative. Il bisolfito si aggiungeva a occhio sull’uva ancora nel carrello e prima di essere diraspata. A volte andava bene e a volte andava male. A volte si dimenticavano di mettercelo proprio il bisolfito. E ti giuro che il vino che ne risultava forse non diventava proprio proprio aceto, ma qualcosa che ci assomigliava molto. Certo, come ho detto, le tecniche erano approssimative e l’igiene era quella che era.

    • avatar dazerovini

      Ma da quando i vini senza solforosa sono cattivi? e poi cattivi cosa vuol dire? non ne veniamo proprio a capo…

      • avatar Leonardo

        Da quello che leggo nei commenti, nessuno ha detto vini senza solforosa = vini cattivi. Il problema sono invece i vini senza solforosa che hanno difetti. Con i produttori che giustificano le puzze dicendo “beh sa, sono vini naturali”. Quello è il problema.
        Io ho delle bottiglie di Pierre Frick, mi pare un riesling prodotto senza solforosa, che assaggiato in cantina era meraviglioso, e ora lo sto mettendo alla prova del tempo lasciando le bottiglie in cantina per qualche anno.

  27. Pingback: Niente e nessuno ci salverà mai da cattive bevute « L’ A r c a n t e

  28. avatar antonio

    Pingback = pubblicità occulta di un’altro blog ??

    No. Altro sito che mette un link al post in oggetto. [ale]

  29. avatar Francesco

    Secondo me Bettane ha (tanta) ragione.
    Basta assaggiare prodotti fatti da Ostertag, o Wittmann o da Madame Leroy o da Alois Lageder per capire quello che intende dire.
    Purtroppo abbiamo dovuto bere ( con nessun piacere) ben altri prodotti dove qualsiasi degustatore (o bevitore) non trova altro che
    vini con difetti evidenti e allucinanti e quindi con nessun piacere.
    qualcuno mi spieghi se non c’é puro piacere
    perché bere?

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