I 50 anni di Montevertine. La storia meravigliosa di Sergio e Martino Manetti, di Giulio Gambelli e Bruno Bini

I 50 anni di Montevertine. La storia meravigliosa di Sergio e Martino Manetti, di Giulio Gambelli e Bruno Bini

di Andrea Gori

Le Pergole Torte non è mai stato solo un vino. Oppure è successo per pochi anni, quando da piccolo gioiello underground si è trasformato in una solida certezza, ideologica e artigianale, che ha saputo attraversare indenne gli anni ’90, l’epoca della barrique e delle iperconcentrazioni restando sempre fedele a se stesso. Anche quando sarebbe stato più remunerativo, e semplice, scegliere altre strade: anche solo aumentarne la produzione, che ne avrebbero alterato il carattere artigianale.

La strada scelta da Sergio Manetti è stata un’altra, e magari le cose sarebbero andate diversamente, se non ci fossero stati incontri fortuiti (o provvidenziali, scegliete voi) con persone come Giulio Gambelli e Bruno Bini. La storia di questi incontri, ancora più che la storia del vino stesso, di cui si sa praticamente quasi tutto dopo l’epocale verticale andata in scena a Siena due anni fa, è stata raccontata sabato scorso da chi l’ha vissuta in prima persona, in momenti che non hanno mancato di riempire di commozione i presenti alla festa aziendale per i 50 anni di Montevertine, fondata da Sergio Manetti nel 1967.

Per tutti è stata “una festa a lungo attesa”, che non ha ricordato in nulla le classiche celebrazioni cui si assiste normalmente in un’azienda che fa vino. Niente cotillons, fuochi d’artificio, niente addobbi sgargianti ma sobria eleganza. Niente menu infinito affidato ad un catering stellare, ma una prima volta encomiabile per una giovane enoteca di belle speranze, che ha sempre creduto in Montevertine. Soprattutto, un’atmosfera come se ne vivono poche, nel mondo del vino. Eravamo forse più di 100 seduti a tavola quel sabato, e venivamo da tutta Italia e anche fuori, ma era come se ci conoscessimo da una vita, come se fossimo ad un pranzo di ferragosto in famiglia.

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Quando si condivide la passione per un vino è un effetto collaterale piacevole, che sperimentiamo spesso, ma non possiamo fare a meno di pensare che nel caso di Montevertine, e Liviana e Martino in primis, ci sia qualcosa di più dovuto al carattere particolare di questa coppia che ha saputo reggere il peso di un’eredità difficile da portare avanti, a dispetto di tanti fattori noti e meno noti di difficoltà. Per di più con Martino, che nel 1967 non era neanche nato, e dalle prime uscite timide ha dovuto affrontare il fantasma (buono) del padre che tutti continuavano e continuano a vedere in lui. Martino Manetti è simile al padre ma allo steso tempo diverso, soprattutto si trova ad affrontare un altro mondo del vino rispetto a chi lo ha preceduto.

Da figlio è un traguardo importante concludere i primi 50 anni di un’azienda voluta e sognata dal padre che non c’è più, a tratti si immagina soverchiante, e Martino ha affrontato la sfida sempre più difficile a mano a mano che il tempo si portava via gli altri compagni fondamentali dell’avventura, come Giulio Gambelli e Bruno Bini, il cantiniere.

Per celebrare questo mezzo secolo irripetibile non ci poteva essere modo migliore che far nascere una nuova etichetta, che riassumesse tutto quanto è stato Montevertine e tutto quello che potrebbe essere da qui in avanti. Tutti o quasi sanno che l’etichetta aziendale più famosa, “Le Pergole Torte”, nasce come cru, espressione del vigneto omonimo, ma che nel corso degli ultimi 15 anni si è progressivamente, via via che nuove viti sostituivano quelle arrivate a fine carriera, trasformato in una selezione di uve aziendali da tutti i migliori vigneti. Ma la voglia di riassaggiare il singolo vigneto si era affacciata più volte. La 2013 ha portato uve di una maturità ed equilibrio notevoli ed ecco perché, come successe all’unica riserva per ora prodotta con tale nome nel 1990, si è deciso una tantum di effettuare una vinificazione singola, delle uve del vigneto Pergole Torte affinata poi per 30 mesi in un’unica botte di rovere di Slavonia da 16 hl. Ne sono nate 1500 bottiglie bordolesi e 400 bottiglie magnum numerate e dedicate a Sergio Manetti, Bruno Bini e Giulio Gambelli. Racchiudono un vino ancora in divenire (sarà disponibile per l’acquisto da aprile 2018) ma che emoziona e coinvolge tutti i sensi, in un vortice di sapori inconsueti dolci e scostanti allo stesso tempo.

È vino succoso sapido, complesso, magniloquente quanto fine e profondo, perché alterna scosse acide e tanniche da sangiovese di razza, ma in parte giovanili e scalcianti, mescolate a note più meditabonde e mature, a rappresentare un vigneto erede di un grande passato che si sta attrezzando per il futuro. Rose, lavanda, viole, fragole e lamponi più amarene poi tabacco, bergamotto e arancio scuro conditi da spezie raffinate e mai invadenti, tutto concorre a sottolineare un’idea di vino e vigneto che ha fatto innamorare generazioni di appassionati e che promette di affascinarne altre. Ma soprattutto una dedica davvero speciale alla famiglia Manetti, e quanti rendono il vino una gioia, compresi gli appassionati fedeli seguaci del Pergole Torte che nel mondo del vino rappresentano una tribù trasversale, attenta, senza fanatismi ma esigente e perfezionista come poche altre. Una tribù che non era possibile escludere dalle celebrazioni di quel sogno che da idea di un uomo si è lentamente trasformato in una passione collettiva.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

12 Commenti

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Max Cochetti

circa 1 mese fa - Link

Sempre un mito Montevertine!

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Paolo A.

circa 1 mese fa - Link

Grandi vini, senza dubbio. Ma essere ospite e sedere allo stesso tavolo di uno che ha scritto “L’anno prossimo cambierò il nome al vino, si chiamerà Mein Kampf”, ma anche no.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Io bevo il vino e non la persona, altrimenti dovresti fare un esame della personalità di tutti i produttori dei vini che hai nel bicchiere. E in ogni caso Martino si è scusato pubblicamente e più volte della questione : continuare a crocifiggerlo per un raptus di rabbia di un momento mi pare un comportamento poco corretto anche a livello umano.

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

Pura eleganza, raffinato ma dallo sguardo superbo, una icona assoluta del made in Toscany, dal vino sino all'etichetta.

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Capex

circa 1 mese fa - Link

Vini indiscutibilmente meravigliosi. Mi permetto di pensare che quel che disse è più di una caduta di stile che si perdona, è un'ideologia imperdonabile nonostante le scuse.

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Alberto

circa 1 mese fa - Link

Sono pienamente concorde. In un "raptus di rabbia" non mi sognerei mai di inneggiare al nazismo o a qualsiasi altra forma di violenza o razzismo . Pergole Torte rimane sempre un esempio di grande enologia ma non perdoniamo tutti a prescindere....

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ale

circa 1 mese fa - Link

Quoto!

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Alessandro

circa 1 mese fa - Link

Non e`stato un momento di follia. Affermazioni sulla stessa linea del soggetto si sono ripetute piu volte. Io bevo (o non bevo) il vino E l uomo.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Posso dire che non me ne frega niente dei commenti inerenti i commenti razzisti? Tutto questa casino è nato da un atteggiamento ai limiti del penale per diffamazione da parte di un ex editor di Intravino che porta avanti assurde crociate ai limiti del penale contro il mondo dei produttori e post come questo non vogliono riesumare una polemica morta e sepolta. Il famoso "Comprereste vino da uno stronzo?" è giù stato sviscerato abbondantemente da Porthos. Abbiamo capito che Martino non vi sta simpatico, ok, passate oltre, no?

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ale

circa 1 mese fa - Link

"Posso dire che non me ne frega niente dei commenti inerenti i commenti razzisti? ! oh mi dio!!!! poveri noi, la credevo una persona rispettabile

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Enrico Nieri

circa 1 mese fa - Link

E' sempre piacevole vedere persone che ritengono non rispettabili quelli che, su un argomento, hanno una diversa opinione dalla loro. Soprattutto considerando che la libertà di opinione dovrebbe essere uno dei cardini della nostra società. Ed invece, alla prima occasione, ecco l'accusa infamante : non sei una persona rispettabile !!! Ma secondo Lei, Sig. ale, chi è il nazista in questa discussione ? Saluti Enrico

carissimi tutti, per favore, questa discussione e' andata anche troppo off topic: vi prego di non continuare, grazie davvero. [fiorenzo]

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Raffaele

circa 1 mese fa - Link

Non mi sembra off topic. Quante volte si dice che un vino rispecchia la personalità o le idee di chi o fa! Ora dovremmo non pensarlo più? Comunque sia per rimanere on topic...un grandissimo vino!

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