Dal buco della serratura ma senza Edwige Fenech: le nostre bevute quando non si parla di vino

Dal buco della serratura ma senza Edwige Fenech: le nostre bevute quando non si parla di vino

di Redazione

È venerdì e, come in ogni weekend che si rispetti, anche l’editor intravinico si rilassa. E dopo una settimana passata a stappare e svuotare bottiglie di vino, arriva a casa, si sfonda sulla poltrona e si apre una bottiglia di… ebbasta, cavolo! Non se ne può più di Borgogna e Primitivo a manetta! C’è vita anche su Marte, figuriamoci se ho ancora voglia di vino e lingue felpate dai tannini. Già, ma cosa bevono i nostri editor quando non bevono il vino? Glielo abbiamo chiesto e loro ci hanno risposto così: enjoy!

Da sempre sono stato un amante delle birre scure. Tra le tante ricordo con piacere la Dragoon Pale Ale. Si tratta di una birra con un profilo prettamente aromatico, al naso abbastanza dolce ma al palato con un retrogusto amarognolo. Fresca ma corposa, è una birra che ti soddisfa per tutta la serata. Recentemente mi appassiona la scena del “Gin&Tonic” newyorkese, con migliaia di gin piuttosto artigianali, frutto di elaborati quanto sensibili mix di finissimi botanici. Tra i tanti consiglio vivamente il Drumshanbo Gunpowder Irish Gin, una vera chicca per l’estate. Salvatore Agusta

Cantillon Gueuze quando disponibile, Birra Perugia Golden Ale praticamente sempre, perciò sono bella gonfia gassata & rubizza. Poi bibitina da piscina: il raboso rifermentato di Casa Belfi, che è tipo un succo di mirtillo ma con quel po’ di alcole che lo rende una bibita per signore attempate come me. Se devo caricare la briscola che batte gli assi, invece, Negroni a nastro. Sara Boriosi

A me piace bere la spuma. La spuma bionda. Perché è toscana, perché è elegante di una semplicità che i giapponesi chiamano shibumi. Perché al circolino Arci di Badia a qualcosa, se chiedi la spuma gli indigeni vecchini ti riconoscono come un local e magari si pensano pure che sei il nipote del poro Nanni. E a me questa cosa mi fa sentire a casa.
A me piace bere il chinotto. Il chinotto anche quello nella bottiglia di plastica. Perché ha l’abito scuro, perché credo nella kabbalah e l’otto è il numero del grande equilibrio che mai raggiungo. Se lo inclini diventa il simbolo dell’infinito oppure il disegno che al circolino disegnano su foglio A4 affisso sopra la macchina del caffè. Tiene lontane le mosche. Pare.
A me piace bere l’EstaThe, nel bric, d’estate, col panino alla mortadella. Non me ne fotte nulla degli abbinamenti da sommelier e nulla ci capisco. Quello che so è che l’EstaThe nel bric sta col panino alla mortadella. Così come l’estate sta alla vita, alle gonne, alle mutande, alla nudità. Tommaso Ciuffoletti

“A real gimlet is half gin and half Rose’s lime juice and nothing else”. Nel sesto e più melanconico romanzo di Raymond Chandler, Terry Lennox, l’amico che deluderà Philip Marlowe, fornisce la ricetta di quello che nella traduzione italiana diventa il “succhiello”. Gimlet o succhiello poco cambia, basta avere un buon gin e l’ingrediente fondamentale: il succo di lime marca Rose’s. Si trova facilmente anche in Italia e costa sui sette euri la bottiglia, sufficiente a riempire la mia doppia coppa Martini ghiacciata per diverse serate. Giovanni Corazzol

Io sono quello banale, poche cose mi rimettono al mondo come un gin&tonic fatto come si deve. Fedele da pressoché sempre ad alcuni dei miei London Dry di riferimento sono aperto a (quasi) ogni possibile variazione sul tema: in questi giorni a casa di aperto c’è il Gilbach, il gin prodotto in Val di Fiemme da Alessandro Gilmozzi e Andreas Bachmann. Jacopo Cossater

Boh. Io bevo vino. Ma sul serio. Al massimo birrette alla spina annacquate. E d’estate qualche succo di frutta allungato con l’acqua naturale. Lisa Foletti 

Quale ragione avrei mai per derogare al vino e preferirgli cordiali & altre cordialità più forti? Nessuna. Infatti mi succede solo per caso, per scherzo o per acclimatazione allo spirito dell’estuo litoraneo e dei lidi pontini: Moscow Mule o Negroni d’estate, in altri tempi miòd pitny, soplica pigwowa, la rakija del suocero dell’amico trasferitosi a Lubiana, un Capovilla a caso, un amaro a scelta tra i due di Varnelli e quello di Margapoti. Emanuele Giannone

Sono sempre a dieta quindi se non bevo vino non bevo alcolico quasi per niente. Quando non ne posso fare a meno, se riuscissi a trovarlo con continuità, il Bacardi Breezer altrimenti birra Asahi per il sushi e tutta la gamma del Birrificio del Forte a rotazione, Gassa d’Amante, Mancina e Meridiano Zero soprattutto. Tra le birre forestiere la Pilsner Urquell che ho alla spina nel locale, a casa qualche bottiglietta per le crisi di caldo. Andrea Gori

For me… Birre tutto luppolo e porter con crostacei e molluschi. Rooibos e tisane di ogni genere, ma non parlatemi di tè verde e succhi di frutta. Caffè ovviamente. Giorgio Michieletto

Tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa: io credo che tra poco mi farò una birra…(Homer Simpson). Perchè c’è un momento per le bevute memorabili e uno in cui si vuole solo spegnere l’arsura delle serate estive, in centro a Bologna. In quest’ultimo caso mi infilo nel primo pub a tiro ed è subito IPA, una qualsiasi, purché sia fresca, aromatica, amarognola e non meno di una pinta, così passa la paura (e pure la calura!), cheers! Alberto Muscolino

A Milano c’è un posto segreto che si chiama Torrital e tutto è fermo agli anni Sessanta e ci sono i biliardi e le gomme da masticare che stanno sotto il cellophane per non prendere polvere. Ci sono i tavoli di formica ma non come sfizio di modernariato, sono proprio dell’epoca e ci sono i freezer dei gelati vecchio stampo quelli orizzontali con dentro le brocche di Negroni di Idio raffreddate rigorosamente senza ghiaccio e lui dice di essere l’unico ad avere la ricetta originale del conte Negroni. Secondo me è vero. Nel bicchiere è una bombetta concentrata e buonissima e il famoso cocktail viene fuori all’ennesima potenza e Idio dice di avere un ingrediente segreto che non rivelerebbe nemmeno sotto tortura. Secondo me è vero. Chiacchierando al bancone Idio si incazza facilmente e ha idee opposte alle mie e si parla e si parla e poi si va avanti e si salta di palo in frasca e Idio dice che una volta il bancone era sempre pieno e che la gente parlava di più e oggi invece la gente parla sempre meno e non ha più molta voglia di discutere. Secondo me è vero. Graziano Nani

Dipende dalla temperatura: dall’autunno alla primavera una buona tazza di Darjeeling second flush almeno FTGFOP di un tea garden blasonato (giacché li paragonano ai cru bordolesi) sarà sufficiente; ma se fa caldo non c’è storia. I rimedi saranno una birra artigianale della Fränkische Schweiz (potendo scegliere, tra Dunkel e Zwick’l), da servire rigorosamente nello Steinkrug. Oppure un dissetantissimo anice locale che sanifica il ghiaccio, e che si trova in ogni porto del Mediterraneo, da Smirne a Cadice (Maghreb escluso, o forse no, ma Allah il Misericordioso perdonerà di certo il peccatuccio). Thomas Pennazzi

Indubbiamente la birra anche della peggiore specie soprattutto in estate, cocktail affidandomi all’estro del barman e in questo caso arrivo ad amare il prodotto analcolico, caffè come se piovesse in tutte le sue forme, il te nei miei momenti zen, spremute solo quando le trovo pronte in albergo al mattino. Leonardo Romanelli

Trovo repellente il caldo sempre e comunque e quindi, da aprile in poi, bevo solo roba che posso sbattere in frigo: principalmente Pils e Black IPA. Ma, volendo, anche altro, senza distinzione di razza o colore. In mancanza d’alcol mi adatto: la spremuta di un mandarino, mezzo cucchiaino di zucchero di canna, una manciata di foglie di menta, ghiaccio tritato. Gianluca Rossetti

Apro il frigo e prendo una birra a caso, non troppo per caso. Matota di Altavia, British Golden Ale tutta la vita: erbacea e floreale, mielosa, un prato estivo in zona camporella. Nuff said. E poi, comunque, nunc et semper whisky. Fiorenzo Sartore

Il Fernet-Branca con ghiaccio dopo cena: si presenta più come un viaggio iniziatico che un semplice un liquido brunastro composto da 27 erbe e radici provenienti dai quattro angoli della terra. Annichilendo ogni residuo fisico presente nel cavo orale, Il Fernet – Branca riporta la mente semi-cosciente ad un ancestrale e protettivo tinello marron della memoria, subito prima che il Mocambo torni tutto in fior. Pietro Stara

Whisky con tanto ghiaccio ma dev’essere di quelli puzzolenti forte. Poi Rum con tanto ghiaccio e Gin Tonic affogato nel ghiaccio. Insomma: mi piace il ghiaccio in tutte le sue forme, forse perché nel vino è severamente vietato. Antonio Tomacelli

Io perseguo l’ideale di una vita sana per cui, a volte, prevengo eventuali problemi di stomaco con dell’ottima Żołądkowa Gorzka, 40 gradi di benessere. Si tratta di una wódka polacca a base di erbe il cui nome letteralmente significa “amara per lo stomaco”. Un sorso di salute. Qualche volta la mattina dopo compenso tutto questo salutismo con acqua e limone. Samantha Vitaletti

2 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 6 mesi fa - Link

ESTATHE NO! Vi prego, vi prego, vi prego, fate qualcosa per il Compagno Ciuffoletti! Con la mortazz... ehm, mortadella poi (che è come dire rotolarsi in un letto con Ryan Gosling e scoprire che si è profumato con Felce Azzurra Paglieri)! Fino al chinotto m'era piaciuto assai, ma poi mi cade sull'estathe!

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Franco Ugolini

circa 6 mesi fa - Link

Anche il ghiaccio nel whisky è severamente vietato 😜

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