Conflitti d’interesse doc: lo strano caso Valoritalia

Conflitti d’interesse doc: lo strano caso Valoritalia

di Michele Antonio Fino

Domanda: che cosa fa un consorzio di tutela del vino?

“Il Consorzio di tutela del vino, in quanto Organizzazione interprofessionale, ha la responsabilità della Denominazione: delle regole (disciplinare di produzione) che sono alla base della sua identità, della sua evoluzione e del suo adattamento ai gusti del consumatore; ha la responsabilità della gestione della produzione in funzione del mercato, prevedendo anche, in accordo con la Regione competente, misure restrittive nelle rese, nella gestione delle giacenze (blocage/déblocage), sulle nuove iscrizioni dei vigneti a DO al catasto; ha la responsabilità della valorizzazione del prodotto e della tutela della Denominazione.”

Così parlò Ricci Curbastro, figura di spicco nel panorama dei consorzi e della loro associazione nazionale (FEDERDOC) che presiede da anni.

Al netto della definizione dei consorzi come “organizzazioni interprofessionali” su cui il Ministero delle Politiche Agricole ha molti dubbi e che diverse associazioni (tra cui FIVI e Coldiretti) ritengono non sia affatto una qualifica che spetti ai consorzi, i compiti descritti da Ricci Curbastro sono senz’altro ben sintetizzati.

Come si vede chiaramente, non rientrano tra questi compiti i controlli.

I controlli infatti, a norma di diritto europeo (il Regolamento fondamentale è ancora il 1151 del 2012) spettano a organismi terzi individuati nelle domande di riconoscimento di DOP, IGP e STG, oltre che naturalmente al MIPAAF (attraverso il dipartimento ICQRF) e agli organi di polizia, per quanto di loro competenza.

Ma chi sono questi organismi terzi previsti nelle domande di protezione e nei disciplinari?

Sono società che svolgono quel compito di verifica dei requisiti perché un vino sia riconosciuto DOP o STG: un lavoro che un tempo era appannaggio esclusivo delle Camere di Commercio. Ma oggi non più in esclusiva: la più grande società italiana che svolge questo ruolo si chiama Valoritalia.

Valoritalia decide se un vigneto è idoneo alla coltivazione per una determinata DOP; se corrisponde alle mappe, se le viti in esso contenute sono conformi al disciplinare.

Ma non solo: controlla la produzione dei vini, organizza le commissioni di degustazione che dicono se un vino merita la DOP o la IGP, ammettendo, respingendo o “rimandando a settembre” i vini e, infine, controlla cantine e packaging, etichettatura compresa.

I regolamenti europei sono ferrei: chi promuove e tutela le denominazioni NON può essere anche chi controlla i produttori. Il motivo è semplice: i consorzi sono fatti dai produttori e se si autocontrollassero, quali garanzie resterebbero ai consumatori?

Giusto. Ma a chi appartiene Valoritalia? Sorpresa, a FEDERDOC!

Senza alcun dubbio, la legge è rispettata, ma non sarebbe importante e conforme alla volontà del legislatore che non si generasse nemmeno l’impressione che i Consorzi abbiano a che fare con il sistema dei controlli?

Perché ce lo chiediamo? Beh, perché leggendo l’organigramma di Valoritalia sembra proprio che lo scarto fra tutela e controlli, sia minimo.

Lo trovate qui, ma lo riportiamo per comodità:

Presidente: Francesco Liantonio
Vice Presidenti: Pietro Bonato e Stefano Zanette
Consiglieri: Bruno Bernardi,  Giorgio Bosticco, Riccardo Ricci Curbastro, Luigino Disegna, Giuseppe Liberatore, Rolando Manfredini, Alberto Mazzoni, Innocente Nardi, Pierluigi Sciolette, Giordano Zinzani
Consiglieri Delegati: Luigino Disegna, Giuseppe Liberatore

e di seguito riportiamo gli stessi nomi e un altro loro ruolo, attuale o appena dismesso:

A suggello, vale la pena forse ricordare che l’amministratore delegato di Valoritalia è quel Giuseppe Liberatore, già direttore generale del Consorzio del Chianti Classico DOCG per 25 anni.

Insomma, il mondo del vino italiano, visto dal lato della principale struttura di controllo, su cui il legislatore punta molto stando alla lettera dei regolamenti, presenta alcune evidenti caratteristiche:

– è un mondo di maschi del nord (con un presidente pugliese quasi come foglia di fico!);

– le persone si conoscono e si stimano molto dal momento che si trovano e ritrovano in organismi diversi, sempre in posizione di vertice;

– è un mondo in cui dai consorzi (di tutela) si passa con facilità agli organismi (di controllo) o si siede al vertice di entrambi;

– è un mondo in cui la società che controlla, controlla anche una società di certificazione e le figure apicali della società di certificazione siedono nel board della società di controllo.

Alla luce di tante e tanto profonde liaisons ci chiediamo davvero se un produttore, quando un vino gli viene fatto rivedibile o respinto dalla commissione di degustazione di Valoritalia, non possa nutrire qualche riserva sulla totale imparzialità della verifica.

Non sarebbe d’aiuto (a tutti) che certi legami apparenti e consistenti cessassero per il bene e per la crescita del mondo del vino e soprattutto del suo rapporto di fiducia con i consumatori? Coldiretti e la FIVI lo chiedono da un po’.

17 Commenti

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Gianpaolo

circa 4 giorni fa - Link

gia' dieci anni fa, con l'erga omnes cominciarono a saltare fuori questi problemi. A mio modo di vedere far controllare produttori da altri produttori era una follia. I produttori che contano, a vario titolo qualli "politicizzati", quelli grossi, ecc, controllano quelli che "non contano". Fino all'ingresso di Valoritalia e simili, era addirittura il consorzio stesso che faceva i controlli. Ora, come si vede dall'ottimo articolo di Fino, e' stata messa una foglia di fico, in pieno stile gattopardesco di cui l'Italia ha il primato. I controlli sono buoni e giusti, sopratutto quelli sugli 'altri'.

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amadio ruggeri

circa 4 giorni fa - Link

Ottimo post, che mette in luce uno scandalo tutto italiano. E' da un po' di tempo in effetti che si parla di questo possibile conflitto di interessi, ma pare che nessuno ci faccia caso, in primis il Ministero competente. Credibilità di Valoritalia? Zero assoluto.

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Sisto

circa 3 giorni fa - Link

Semplicemente pazzesco. Sarebbe il caso che questo ottimo post fosse ripreso dai mass media nazionali (da Report in giù). Una domanda al prof. Fino (l'argomento non è identico ma attiguo): esiste un disciplinare (di una specifica DOP/IGP/STG) o una norma che obbliga un produttore a iscriversi ad un consorzio per poter produrre/vendere un prodotto DOP/IGP/STG o è solo una questione tra produttore ed ente di certificazione (e iscrizione o meno al consorzio non c'entra nulla). Lo chiedo perché la confusione in giro sul tema è tanta. Grazie.

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Andrea Bez.

circa 3 giorni fa - Link

È solo obbligatorio essere certificato dall'Organismo di Controllo di quella specifica IG (Indicazione Geografica). Una IG può, non deve, avere uno o più consorzio. Tant'è che solo circa la metà delle IG Itailiane hanno un Consorzio. Se uno o il consorzio di quella IG rappresenta (attraverso i soci produttori che lo compongono) i 2/3 della giacenza ha diritto - se lo vuole - a richiedere la "Tutela" al ministero che gli da diritto, tra le altre cose, alla fatidica "Erga omnes"

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Sisto

circa 3 giorni fa - Link

Grazie, era quel che avevo capito. Tuttavia, associazioni di varia natura o divulgatori vari spesso dicono corbellerie tipo "bisogna far parte del consorzio per produrre/vendere il prodotto X (dop/igp/stg)" o i " controlli del consorzio X" e simili. Quindi: 1) sono solo gli enti di certificazione che rilasciano le idoneità 2) non è obbligatorio essere iscritti a nessun consorzio (anche perché può non esistere) per produrre prodotti certificati dop/igp/stg

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andrea bez

circa 3 giorni fa - Link

corretto, diciamo che può essere un retaggio in quanto pre-DOP/IGP etc i controlli li facevano effettivamente i consorzi che erano di solito titolari del marchio. Tale marchio dall'avvento delle IG europee è stato "ceduto" al ministero/EU.

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Riccardo

circa 3 giorni fa - Link

Nessun è obbligato a far parte di un Consorzio, ma in presenza di Consorzio che opera Erga Omnes, chi vuole utilizzare la relativa DO è tenuto a versare annualmente al Consorzio la relativa quota, pena l'impossibilità di rivendicare la DO, come da art. 81 della legge 238, meglio nota come testo unico.

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Paolo Cianferoni

circa 3 giorni fa - Link

Vorrei aggiungere che Valoritalia da alcuni anni controlla anche il mondo della certificazione bio. Da quindici anni io sono controllato da CCPB, nel biologico, ma questo doppio ruolo di valoritalia di controllore sta rompendo le uova tra gli enti certificatori bio. Ci sarebbe da aggiungere altro ma mi fermo qui. Segnalo solo molto malcontento tra i certificatori bio. inutile dire che la politica conta molto in questi casi, forse anche legittimamente perché senza politica si farebbero guerre su guerre... ma più trasparenza sarebbe auspicabile.

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RB

circa 3 giorni fa - Link

Un superbo articolo di eccelso giornalismo......di quelli che se ne sente sempre più la mancanza. I migliori complimenti e grazie per l'illiminante sintesi....anche se purtroppo mi evoca iconograficamente l'Urlo di Munch.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 giorni fa - Link

Beh, dato che sono vicepresidente di un Consorzio e pure (orrore!) lo rappresento in Federdoc magari ora dirai che sono il braccio armato di un sistema marcio. Mah. Conosco e rispetto (pur non accettando alcune delle vostre idee) il punto di vista della tua FIVI, ma qui sei andato oltre. Prima dell'avvento degli organismi certificatori terzi voluti dalla UE mondo del vino era un caos vergognoso, e lo sappiamo tutti. Il sistema ora è perfetto? No. É migliore di prima? Si, e pure moltissimo. Mi ricordo bene quando i prelievi li facevano le CCIAA, col prelevatore che veniva pagato un tanto a bottiglia e ne faceva un centinaio ogni mattina. Come? Semplice, facendoseli portare a casa dalle aziende, alla faccia del controllo. ValoreItalia non è perfetta, ma ha rappresentato un importante miglioramento. Ora il sistema offre delle garanzie, ed è davvero tracciabile. Volerlo sfasciare in nome delle quote rosa e del settentrionalismo del suo consiglio è poco sensato, e quanto ai conflitti di interesse vorrei ricordarti chi ti sei messo al fianco in questa battaglia; tanto di cappello per la FIVI, ma la Coldiretti in quanto a giochi di potere può dare lezioni di alta scuola a tutti.

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Sisto

circa 3 giorni fa - Link

Sicuramente sarà come dice lei, ovvero il sistema dovrebbe essere migliorato. Però: la faccenda dell'erga omnes è socialismo allo stato pure, imposto per legge. Perché io privato devo avere un rapporto obbligatorio (non voluto) con un'organizzazione a carattere volontario (il consorzio) e a cui non mi sono voluto iscrivere? Tanto più che il mio rapporto contrattuale, per l'idoneità, è (per legge) solo con l'ente di certificazione? PS di enti di certificazione ce ne sono N, non solo Valoritalia: gli altri come stanno a reale autonomia dei soci dai produttori?

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Riccardo

circa 3 giorni fa - Link

Beh semplicemente perché i Consorzi svolgono la maggior parte delle loro attività per il bene di tutti e non solo dei Soci. Tra gli esempi più ovvi c'è tutto quanto legato alla tutela, come le registrazioni dei marchi o tutte le attività legali a difesa delle denominazione ed in minore misura la vigilanza. Anche la promozione, per quanto parzialmente rivolta ai Soci, è anzitutto destinata alla denominazione. Mi sembra giusto che tutti paghino per questi servizi visto che indirettamente ne beneficiano appieno. Vice versa nessuno obbliga a produrre vini a DO, se uno lo fa è per sfruttare i vantaggi d'immagine garantiti dalla denominazione, altrimenti non rivendica e fa vino da tavola. Un conto è discutere l'efficacia degli organismi di controllo, altra cosa è l'erga omnes che con questa faccenda non c'entra nulla.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 giorni fa - Link

No, l'Erga Omnes è l'esatto opposto rispetto al socialismo reale. É la quintessenza del concetto di proprietà. Cosa è una Denominazione? É un marchio collettivo, la cui proprietà è condivisa dai suoi produttori. Per cui la maggioranza qualificata dei suoi produttori, ovvero oltre i due terzi, ha il pieno diritto di agire in nome del marchio collettivo. É piuttosto ovvio che, se il Consorzio spende per promuoverlo e per difenderlo, tutti quelli che fruiscono del marchio collettivo devono contribuire in proporzione a quanto usano il marchio collettivo. Non è socialismo reale, è un condominio. La base legale dell'agire dei Consorzi Erga Omnes è la maggioranza qualificata, se più dei due terzi sia del prodotto che dei produttori sono d'accordo a dargli quel potere, allora è pienamente legittimo che lo abbiano.

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Pasquale

circa 2 giorni fa - Link

INTRAVINO ma voi che credibilità avete? Con la pubblicità di EATALY e di altri imprenditori del mondo del vino pensate di essere accreditati a scrivere queste cose? Voi di quale consorzio fate gli interessi ?

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Fiorenzo Sartore

circa 2 giorni fa - Link

dunque, vediamo di rispondere con ordine.

1. sulla nostra credibilita' forse non dovremmo essere noi a dire, ci sono circa una decina di anni di post, ma si tratta di una lettura un po' lunga, capisco che richieda tempo.
2. si', riteniamo di essere accreditati. la pubblicita', quando c'e', e' segnalata in quanto tale, che se ci pensate bene e' una bella comodita' per chi legge.
3. non facciamo gli interessi di nessun consorzio.

detto questo, abbiamo commenti specifici su cosa non va nel post, a parte le fallacie ad hominem che francamente pensavo fossero passate di moda? con simpatia, eh.

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Matteo

circa 7 ore fa - Link

E' tutto un discorso di soldi e di politica, non c'entrano nulla efficienza e imparzialità. Fermo restando che le CCIAA possono continuare a fare ciò che facevano prima, diventando loro stesse organismi di controllo (la decisione nero su bianco spetta a ciascuna Regione sentite le associazioni di categoria agricole, ovvero chi dovrebbe fare gli interessi dei produttori), chiedetevi piuttosto quali costi devono sostenere le aziende soggette a odc privati piuttosto che pubblici, confrontando i rispettivi tariffari

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Davide

circa 1 minuto fa - Link

Il post è un po’ più profondo rispetto alle critiche dei commenti. Non si mette in discussione se il regime erga omnes sia giusto o meno ma mette in risalto una tematica. Di CHI è Valoritalia. E solleva la questione se ci siano o no dei conflitti d’interesse per il ruolo che ricopre e - aggiungo - per la quota che ne ricopre. È un ente che fa bene il suo lavoro, nello specifico, tutte persone molto valide e preparate. Ma sono anni che in molti vorrebbero dei chiarimenti. Io personalmente ritengo che debba esserci una maggiore diversificazione e ripartizione tra i diversi attori coinvolti (ccpb, siquria, etc) e ogni tanto ricordare a questi signori che non sono carabinieri ma collaboratori dei consorzi. E schifo non farebbe se l’incarico non lo vincesse solo chi fa il prezzo più basso ma chi fornisce una qualità globale del servizio più alta.

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