Barolo Riserva Villero, da Vietti una verticale tra due epoche: 1985-2010

Barolo Riserva Villero, da Vietti una verticale tra due epoche: 1985-2010

di Andrea Gori

Nella vasta famiglia dei cru di casa Vietti, Villero ha da sempre un posto speciale. Raramente è il vino preferito dagli appassionati hard core, restando comunque il portabandiera aziendale. Se non altro per la sua rarità (è prodotto in circa 3-4 annate in un decennio), e per la sua etichetta artistica, che rimane impressa, legata com’è al vino stesso pur non avendo, per tradizione, alcun riferimento all’annata che contiene.

Villero è nel Comune di Castiglione Falletto, dove ha sede l’azienda e la sua labirintica cantina sotterranea, con l’immenso parco di botti suddiviso per cru. Il vigneto di Vietti ha esposizione sud/sud-ovest per poco meno di un ettaro e può contare su impianti di età media di 41 anni. Il terreno è moderatamente argilloso e compatto, con presenza di marne bianche e bluastre. La densità è di 4000 piante per ettaro per un numero di bottiglie appena inferiore. Ricercatissime, nonostante il prezzo elevato, ma allineato ai grandi vini di Langa.

Non c’è una ricetta fissa valida ogni anno. In genere, per la vinificazione, si hanno tra i 20 e i 30 giorni di fermentazione alcolica in vasca d’acciaio, e in seguito le bucce vengono lasciate in macerazione dai 10 ai 15 giorni. Malolattica in botte piccola e al termine, senza fretta, comincia l’invecchiamento in botte di rovere da 27 ettolitri che dura dai 32 ai 48 mesi, a seconda delle annate. Infine seguono molti mesi di bottiglia prima dell’uscita sul mercato.

È lo stesso Luca Currado, che lo vinifica dal 1992, a definirlo un vino “molto di pancia più che di testa”: un cru da una vigna non sempre oggettivamente superiore alle altre, a cui serve più tempo per esprimersi e raggiungere la prontezza. Un vino che nasce per i nipoti e non per i figli, a sottolineare la calma e la mancanza di fretta nel lavorare a Barolo, e che mette in difficoltà le generazioni future. Luca descrive romanticamente l’esperienza dell’assaggio “come bere un bicchiere di vino con il nonno, o mio padre”.

Etichette Villero

In un gelido pomeriggio ci sono state presentate annate particolari, storiche, del Barolo Riserva Villero. Abbracciano un periodo molto significativo di cambiamenti climatici e stilistici in Langa, nel quale Vietti ha sempre mantenuto calma e impostazioni classiche e rigorose.

1985 (da magnum)
Il colore è decisamente indomito e ancora con spessore, con un granato che ipnotizza e conserva traccia di porpora al centro. Il naso è su note di sottobosco, tartufo, goudron, menta, pepe e sale ma non lesina in fatto di frutta sotto spirito e bacche. La bocca è soffice, ampia, delicata con rimandi al frutto ben più presenti che al naso, l’acidità lo rende ancora vitale e pulsante anche se il tannino è in fase calante e rilassata. Nondimeno il vino si rivela lunghissimo, sempre solido, salino e stuzzicante, molto probabilmente al suo apogeo gustativo. 94

1989 (da magnum)
Dopo 4 ore in decanter sfodera i crismi dell’annata storica ed elegante, ben più acida della 1990, ha finezza e misura, sottobosco, felci, ma anche tante more e frutta sotto spirito, radici e tabacco. Bocca sublime, serrata e saporita, rigidità e dolcezze dosate in maniera perfetta: cacao, cuoio, cardamomo, anice e pepe, china e rabarbaro. Il finale è saldo nel frutto di visciola e aspira, con buone chances, all’immortalità. 98+

2004
Un’annata generosa, calda, che ha permesso di produrre tanto vino giungendo come una manna dopo le difficili (per motivi diversi) 2002 e 2003. Oggi Luca la definisce un’annata “highlander”. Il frutto è in effetti impressionante, con polpa di ribes rosso e nero, molto ricca ed esotica quasi, con pesca e ciliegie, incenso e viole, cacao e caffè. La bocca è di volume e ricchezza fruttata, cupezza e abbondanza che si traduce in dolcezza finale molto intrigante e densa, ben sostenuta dal tannino sferzante ma godibilissimo. 95 [scheda]

2006
Per Luca Currado è un millesimo nato sotto i migliori auspici, nonostante in vendemmia e in vinificazione sia stato difficilissimo da decifrare. Annata castigatissima dalla critica (solo Galloni l’ha premiata) per via, anche, delle posizioni di alcuni produttori di punta (Giacosa ad esempio). Il naso è ricco di ciliegie e more, incenso e anice, che vanno a comporre un quadro fresco squillante, fine e dolce. La bocca invece è “indietro tutta”, con tannino ancora sferzante e deciso, acidità marcata e salivazione importante: un vino difficile da valutare, ma gli appassionati di questi toni accesi vedono i segni di un’annata importante, sicuramente molto piemontese come una “sfera di granito che rotola nel palato” (Paolo Zaccaria). Per i meno esperti di Langa è un vino da approcciare con tutte le cautele del caso, e non certo oggi. 95+ [scheda]

2009
Ancora un millesimo forse spartiacque in termini climatici: annata calda e serrata, con anticipo vendemmiale importante, tante le aspettative nel Barolo, ma anche molte delusioni. Luca è soddisfatto, perché sono riusciti a non avere un’annata molle. In effetti il vino, dopo un naso dolce e quasi straripante di frutto e spezia orientaleggiante, rivela una sorprendente bocca che sferza e seduce, mostrando uno spessore stuzzicante, pepato e ricchissimo cui non manca mai acidità e durezza. Grande vino per estrazione da annata ricca, ma la struttura sottesa è solida e affidabile anche nel tempo a venire. 94 [scheda]

2010
Luca qui racconta di un’annata fin da subito impressionante, straordinaria, che ha portato alla decisione di usare per il Villero lo stesso invecchiamento di altri cru: “solo” 32 mesi in legno. Poi un maggiore affinamento in bottiglia di altri, accorciando di un anno la permanenza in legno. Il naso è già splendido, luminescente, e invita ai pensieri più lussuriosi: anice stellato e cardamomo, a rinfrescare un frutto nitido e adamantino che non intacca mai eleganza e finezza, grazia e succulenza al palato che esaltano il frutto di bosco e la spezia, note di pepe nero e mallo di noce, ginepro che portano in maniera brillante al finale da applausi, a svelare gradatamente una struttura monolitica per un godimento immediato, e futuro. 97+

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

avatar

Lele

circa 4 mesi fa - Link

Ciao Andrea, complimenti, articoli sempre interessanti. Sai dirmi qualcosa della 2001 e della 2007. Hanno sempre detto ottime cose, soprattutto dell'ultima se non ricordo male. Ciao!

Rispondi
avatar

Montosoli

circa 4 mesi fa - Link

Grazie Andrea ! Perche nessuno parla del Lazzarito..?

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 4 mesi fa - Link

prima o poi faremo una verticale pure di quello... ma in realtà perchè viene considerato un poco più piacione e dolce rispetto ad altri Barolo. Come sai qui è considerato un peccato mortale, anche se poi si tratta dell'espressione effettiva del terroir...

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.