Barolo Borgogno Riserva: una verticale dal 1996 al 2009

Barolo Borgogno Riserva: una verticale dal 1996 al 2009

di Andrea Gori

La storia è affascinante, ma richiede sempre che i giovani scelgano di continuarla. Bartolomeo Borgogno fonda l’azienda che porta il suo nome nel lontano 1761, quando ancora il Barolo non esisteva, e la sua storia si è legata a momenti fondamentali del nostro Paese, basti per tutti il 1861, quando il Barolo di Borgogno era il vino scelto per il pranzo ufficiale alla celebrazione per l’Unità d’Italia, dall’allora primo ministro Camillo Benso Conte di Cavour. L’impulso e la voglia di qualità non si ferma nel tempo ma si concretizza in una crescita costante con Cesare Borgogno, poi con i nipoti e i loro figli.

Nel 2008 l’azienda è rilevata dalla famiglia Farinetti e dal 2010 è il più giovane dei figli di Oscar, Andrea, a prenderne la guida con idee chiare: valorizzare territorio e tradizione, rispettando al massimo l’ambiente. Nonostante alcune scelte discutibili come il Riesling EraOra, e le etichette giudicate irriverenti dagli appassionati con gli assi cartesiani e i concetti del Farinetti-pensiero, il cambio di passo è netto e avvertibile e soprattutto in cantina la mano è salda e rispettosa.

Borgogno del resto ha sempre utilizzato metodi tradizionali per produrre i suoi vini: fermentazioni lunghe anche oltre i 30 giorni, follature e rimontaggi manuali e infine maturazione in botti grandi di rovere di Slavonia senza mai passare dalle barrique. La grande particolarità che la nuova gestione ha mantenuto è la collezione di vecchie annate in cantina: fu infatti Cesare Borgogno che negli anni venti volle iniziare a mettere da parte, per ogni vendemmia, una quota della produzione per lunghi affinamenti. In parziale discontinuità con la precedente gestione, Andrea Farinetti ha cominciato ad investire nei cru, producendo non solo Barolo annata e Riserva ma anche i singoli cru aziendali, i famosissimi vigneti del comune di Barolo: Cannubi, Liste e Fossati.

A Taormina Gourmet edizione 2016 ci siamo concentrati sulla Riserva, vino assemblaggio che prende uve da Cannubi, Liste, San Pietro delle Viole, Fossati. Tutti tra Barolo e La Morra, su terreni antichissimi, alcuni forti e altri più leggeri, con vari elementi in comune ma anche differenze che attraversano quasi tutta la gamma espressiva che il nebbiolo può dare in questa denominazione.

Barolo Riserva 1996
Annata classica, fredda e rigorosa, intrigante e celebrata ma non sempre al suo top: qui il vino è aromatico, speziato, con tocco fumé, note di  fungo ed ematiche, incenso e sottobosco. Piacevole e complesso ma in fase un poco calante, con tannino che cede nel finale e non dà molta lunghezza. 88

Barolo Riserva 1998
Annata celebrata e integra, molto piemontese, stretta, fine: incenso anice e finocchietto, noce di cola e bergamotto, frutta sotto spirito e di bosco. Bel tannino classico, piacevolissimo, con ancora sprint, vino interlocutorio come direbbe Rinaldi: classe e stile, eleganza e sostanza, lunghezza e con la rusticità che ci vuole, grandioso ancora oggi da tavola. 93

Barolo Riserva 2003
Annata molto famigerata per le temperature elevate: naso classico da vendemmia calda, tipica polpa e frutta esplosiva con note floreali belle e vispe, frutta surmatura e in confettura, incenso e alloro, note mediterranee. Bocca con tannino misto, maturo e verde, ma grandissimo a tavola, un vino che piacerà agli amanti degli irregolari e dei non conformisti, innegabile e scolastico Barolo di annata calda gestita nel miglior modo possibile. 89

Barolo Riserva 2004
Annata regolare e classica, senza scosse: naso piacevolissimo, incantevole, viole e frutta rossa, eucalipto e balsamico, timo e piacere immediato. Bocca piacevole, delicata ma con buona riserva di tannino e dinamica, lunghezza ematica e fruttata interessante, bel finale con ancora tanta strada davanti. 91

Barolo Riserva 2006
Annata celebrata e grande ma tendente al caldo: ha note floreali fruttate e speziate che colpiscono come un tutt’uno, davvero affascinanti ma anche sottolineando le loro diversità unite in un grande vino. Tannino da grandi battaglie future ma già croccante e bevibilissimo a tavola oggi. 94

Barolo Riserva 2009
Annata calda, e il grado alcolico arriva infatti a 14,5: cardamomo e balsamico ma tanto frutto sopratutto scuro e caldo, alloro e rosmarino, pepe e menta. Bocca piacevolissima con tannino già pronto e intrigante, colto bene, con tracce di verde ma in linea con stile e aspettative piemontesi. Si sente la vendemmia calda ma il piacere rimane; da valutare e riassaggiare in prospettiva. 92+

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

avatar

Montosoli

circa 3 anni fa - Link

Grazie. Penso che dal mio primo assaggio del 1961 Riserva a questi vi sia un notevole cambiamento di stile. Quanto costa la Riserva adesso con Farinetti??

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

più che di stile, cambiamento di tempi! in realtà lo stile è lo stesso più o meno... Oggi la riserva costa tra 60 e i 65 euro

Rispondi
avatar

Vinocondiviso

circa 3 anni fa - Link

Lo stile è lo stesso anche perché nel post fate riferimento a millesimi fino al 2009. Se il nuovo corso è iniziato nel 2008/2010 .... direi che per "apprezzare" cambiamenti bisognerà aspettare qualche anno ancora.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.