Ancora su quella volta in cui Bordeaux e Borgogna bianca presero randellate

Ancora su quella volta in cui Bordeaux e Borgogna bianca presero randellate

di Alessandro Morichetti

Probabilmente non tutti conoscono la degustazione più importante nella storia del vino: il Judgment of Paris si tenne a Parigi nel 1976 e fu organizzato da Steven Spurrier, commerciante inglese di vini con un’enoteca parigina e, oggi, living legend. Niente influenzò le sorti del vino mondiale come quella giornata e il motivo è presto detto: alla cieca, un panel di giudici francesi decisamente qualificato sentenziò qualcosa che nessuno si sarebbe mai immaginato.

Due le batterie proposte, con vini francesi e americani alla cieca, punteggio in 20esimi e media aritmetica per stabilire i preferiti. Tra i bianchi, tutti a base Chardonnay tra californiani e borgognoni, a prevalere fu Chateau Montelena 1973, preferito al Meursault Charmes 1973 di Roulot. Tra i rossi, invece, base cabernet sauvignon attingendo da Bordeaux e California, il preferito fu Stag’s Leap Wine Cellars 1973 davanti a Mouton-Rothschild, Montrose e Haut-Brion.

Col senno di poi, niente fu più come prima e una intera regione del vino comparve sulla mappa enografica con una bandierina bella grossa. Al netto di qualsiasi considerazione (pur giustissima) su metodo, calcoli e ripetibilità dell’esperimento, riletto oggi il dato fa impressione come allora. Avevamo da una parte il meglio del meglio delle bottiglie note al mondo e dall’altra una regione semi-sconosciuta e dal valore ancora tutto in divenire.

Sono capitato sul video che trovate sotto per caso, non è la prima volta che lo vedo ma fa sempre piacere ascoltare Steven Spurrier, un wine critic compassato che scrive sulle migliori riviste e che trasmette un aplomb molto british da quello che ne ha viste di tutti i colori e vive sereno nel suo essere. Conosco gente che vabbè, non sto manco a dirvi.

Quel che non avevo mai metabolizzato fino in fondo è che, a conti fatti, la California del vino nel 1976 prese a randellate non una bensì due regioni di primissimo piano a livello mondiale e in un colpo solo: Bordeaux per i rossi e la Borgogna per i bianchi. Come salire sul ring contro Foreman e Tyson e sconfiggerli tutti e due ai punti. Ma a parte la “vittoria”, la notizia – per tutti inattesa – è che se la giocò ad armi pari suggestionando un pubblico mondiale come mai più sarebbe successo.

Eppure, eppure. Oggi, quando si parla delle suddette regioni – specialmente in Italia – i giudizi sono a dir poco tranchant, manichei: Francia top dei top, sempre, e California inchiavabile a causa di vini pesanti e molli. Io di quelle bottiglie non ho granché esperienza, son sincero (anche perché qui da noi non se ne trovano praticamente da nessuna parte) ma, ecco, rimango sempre stupito da tante certezze che ascolto. Perché il grande dubbio è il vero insegnamento del The Judgment of Paris.

[Credits foto: Spectator]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

7 Commenti

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Lanegano

circa 8 mesi fa - Link

'California inchiavabile' mi ha messo di buon umore per tutta la mattina.

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vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...io ho discreta esperienza di quei vini , soprattutto di alto livello , per grande passione temporanea (anni novanta) e fascino "strutturale" da cui ero attratto allora in giovane età , e che ingenerarono in me gran desiderio di approfondimento (anche oggi li mettiamo spesso nelle bicchierate come confronti) ... e non parlo di vini marginali ma dei top, dai Caymus Special Selection e Opus One , Insignia di Phelps e Stag's Leap , i miei preferiti (guarda caso su stile assai Rive Gauche) , ma anche Bryant Family , Colgin , Grace ... ai pachidermnici Harlan Estate , Screaming Eagle , Sine Qua non ecc , ecc ecc. A parte i prezzi ormai inarrivabili e la rarità quasi assoluta , il delirio per averli e le caratteristiche molto particolari , sono vini talmente diversi che faccio davvero fatica a trovare sovrapposizioni con i Premiers di Bordeaux , anche per la "lunga gittata" che caratterizzano i "nostri" bordolesi , assai meno propensi a concedersi nel bervissimo (almeno ... fino a trent'anni fa...). Confermo che per la maggior parte , dopo anni di tentativi vani, nei medio /basso livello sono inchiavabili , indistinguibili dal Maipo cileno o dal Sudafrica , tanto per citare terroir molto vicini geograficamente...

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Alessandro Morichetti

circa 7 mesi fa - Link

Grazie del contributo, Marco. Io ho poca esperienza al riguardo ma ben vivo in mente il ricordo di un Second Flight 2007 di Screaming Eagle dal profumo di pesca sciroppata così forte e penetrante che, al confronto, l'albicocca di Ben Ryé scompare. Not my cup of tea ma l'esito di quella degustazione - considerando poi gli assaggiatori presenti - rimane sempre un monito assai interessante.

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C.A.

circa 8 mesi fa - Link

Ha senso parlare di terroir e cru per queste zone del mondo? Quanto incide il lavoro in cantina, l'enologo, la tostatura del Rovere e quanto pesa invece l' espressività territoriale? Che cosa è che rende grande uno screaming Eagle o l'Opus wine?

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Nelle Nuvole

circa 7 mesi fa - Link

Oh, he's such a darling ol'chap! And Michae Broadbent too. Alla maggior parte dei seguaci di Intravino questi due britannici non dicono assolutamente nulla. Ma costoro, insieme a Hugh Johnson a suo tempo gettarono le fondamenta della critica enoica moderna di stampo angloide, allora l'unico veramente seguito. A parte che in Italia, dove agì quasi solitario il mai abbastanza celebrato Burton Anderson, che è americano però e tutto ciò è chiarissimo per chi ha da sempre coltivato la conoscenza del Vecchio e Nuovo mondo anglosassone. Tutti gli altri vennero DOPO, Robert Parker, James Suckling, Jancis Robinson, Antono Galloni (aaaghhhh!) e sicuramente si arricchirono ben di più dei predecessori. Non è male rinfrescarci la memoria riguardo a qualcosa che potrebbe essere paragonato alla presa della Bastiglia. C'è stato bisogno di un Inglese per far conoscere l'Americano e dare una mossa al Francese che se ne stava tranquillo nel suo Chateau. Io nel 1976 avevo diciotto anni ed in ben altre faccende affaccendata. Col senno di adesso direi che la vittoria fu facile non solo perché la tecnica enoica del Nuovo Mondo favoriva già da allora la prontezza, l'immediatezza di impatto a scapito della progressiva e lenta integrazione, per quanto nei primi anni settanta in California i vini erano prodotti con meno spinta sulla ciccia e sulla concentrazione caratteristica dei due decenni successivi. La vittoria fu facile anche perché gli stessi sommi critici specializzati avevano un palato cristallizzato sulla "francesità" e furono travolti da una presenza degustativa molto più intrigante e sorprendente del solito vecchio, comodo, confortevole "divano palatale" francese. Steven Spurrier è senza dubbio un uomo coraggioso anche oggi, non è da tutti a settanta anni fare un salto dall'altra parte della barricata e mettersi a produrre vino. Anche se ha i mezzi economici per farlo, gli si deve dare merito per questo, oltre che per l'impeccabile eleganza e padronanza della lingua inglese Ancien Règime.

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C.A.

circa 7 mesi fa - Link

L'impressione è che quello che ti travolge sia una componente fruttata e un corredo speziato dovuto a tostature medie o forti delle barrique , che determinano aromi ben precisi(vaniglia di cocco, pepe, tabacco, note affumicate ecc) Ecco perché torno su questo punto: ha senso parlare di terroir, microclima, lavoro delle radici che intercettano microelementi e compagnia cantante, oppure è semplicemente l'interazione tra vitigni internazionali e mano dell'enologo a fare la differenza? Di quelli citati ho bevuto soltanto lo speziatissimo Screaming Eagle (tanto tabacco). Meglio degli omologhi toscani, ma lontanissimo dall'emozione che suscita quel "divano palatale" francese su cui quando posso, sprofondò volentieri.

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Vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...paradossalmente, mi sorprese maggiormente il comportamento dei bianchi di Napa rispetto ai bianchi di Beaune.. Qui penso davvero si sia trattato di un caso da studio fenomenologico, come se un'allucinazione collettiva avesse prevalso , lo stesso Dio Bacco , in prima persona, intervenne per obnubilare quei sensi ormai provati....

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