Amarone Stropa di Monte Dall’Ora. Quattro annate in verticale per capire come eravamo

Amarone Stropa di Monte Dall’Ora. Quattro annate in verticale per capire come eravamo

di Fiorenzo Sartore

Qui a Genova c’è sempre un buon motivo per andare ai Troeggi, che è uno dei miei posti del vino preferiti in città – e non è nemmeno la prima volta che lo dico. Se poi c’è in programma una verticale di Amarone Stropa, Monte Dall’Ora, uno potrebbe prenderci la residenza.

Stropa è un Amarone in divenire. Una volta era ciccioso e morbido, poi col tempo il produttore ha impresso la sua volontà di sfinarlo, per renderlo più scattante e meno eccessivo. Meno smancerie, meno asfaltanza e quindi oggi è un Amarone contemporaneo. Se “contemporaneo” vuol dire vicino ai desideri di maggiore naturalità – e quindi, ecco, l’ho detto: vino naturale.

Nella mini verticale di quattro annate di ieri sera però c’erano etichette pre-cambiamento, cioè realizzazioni dello Stropa ancora vecchio stile, ancora morbido e rassicurante – se vi capita di sentirlo oggi, invece, le annate più recenti vi piaceranno per quella nuova forma di magrezza elegante. L’occasione di ri-sentirlo in verticale, pensando ai cambiamenti che si sarebbero attivati nel corso degli anni successivi, era troppo attraente. Negli assaggi ho inserito una nota, dopo, perché i vini sono rimasti a lungo nel bicchiere, consentendo questo tipo di bilancio finale. Quindi ecco qua.

Stropa - bicchieri

2006
Il colore dichiara il tempo passato, ma non è stanco, è solo flemmaticamente mattone. Il naso annuncia molto, dal pellame, cuoio, poi caffè molto evidente che ritorna nella bocca, in maniera larga. L’opulenza c’è tutta eppure non straborda, sembra pacata dalla maturità. Lo ricordo in altri assaggi molto intenso, ora lo ritrovo più struggente, tra la frutta macerata e la tostatura. Dopo si rivela ancora più sentimentale, anche se con un tono appena calante che rievoca la confettura, ma stacca tutti quanti per complessità, intensità, profondità. Per me il migliore, stasera.

2007
Il colore appena più vivido accompagna un naso giocato sulla tostatura, quindi sì, di nuovo caffè, però questo 2007 pare frenato, come fermo per prendere qualche tipo di rincorsa e svelarsi più in là. Tra tutti sarà il meno reattivo, per me, e in bocca spara un gran tannino appena un po’ asciugante che me lo fa appunto pensare come fosse in divenire, in una fase in cui promette qualcosa ma non si sa bene ancora cosa. Dopo resta ritroso.

2008
Qualche orgoglioso riflesso ancora violaceo. C’è un pellame elegante, l’eleganza pare la cifra. Anche le tostature sono evocate ma non esibite, è un mix di serietà e appeal. Una gran bella prova in cui il frutto addolcisce ancora molto la botta di pellame. Dopo resta a lungo la frutta macerata, che non molla la presa.

2009
Il colore di bella profondità apre la strada alla frutta intensa sotto spirito. Ancora molto, molto giovanile, nuovamente recupera in eleganza quanto potrebbe essere compromesso dall’esagerazione fruttona. In bocca per questo arriva in soccorso il tannino, che gli dà un po’ di verticalità in più, quasi a voler tenere a bada una materia che invece cerca, in continuazione, di imporre il ritmo del sorso. Dopo infatti il frutto resta a dominare, in un quadro però abbastanza teso, non compiacente.

Data la prevalenza del vino verticale così tipica dell’ambito naturale, il destino dell’Amarone sembra segnato. Non c’è posto, si direbbe, per la concentrazione, l’estratto, il frutto, la gioconda orizzontale opulenza dell’Amarone: come se fossimo nati per soffrire, ora serve la scattanza, lo scheletro esile, la bevibilità (certo golosa) del vino naturale un po’ dimesso ma comunque necessariamente sottile, agile, saettante. Al punto che chi fa Amarone ma fa vino naturale, e Monte Dall’Ora non fa eccezione, desidera ridurre quell’enfasi iperconcentrata che si accompagna all’idea di Amarone. Quindi questo produttore ha abbandonato certe ridondanze per recuperare in termini di agilità elegante. È una contraddizione in termini? Forse, ma è soprattutto un’idea di vino che il produttore persegue (ogni produttore persegue la sua idea di vino), e l’enofilo può solo stare a vedere. Si assaggia, si riassaggia, e ognuno si fa la sua idea. Se poi si stava meglio quando si stava peggio, dipende dal gusto dell’enofilo.

Per quanto riguarda il mio gusto personale, quel 2006 è uno degli assaggi migliori mai fatti, in anni e annorum. Quindi ci siamo capiti.

Azienda agricola Monte Dall’Ora si trova in Via Monte Dall’Ora 5, Castelrotto, San Pietro in Cariano (Verona). Il prezzo di Stropa, ecco la cattiva notizia, supera facile gli ottanta euro a bottiglia.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

1 Commento

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Nelle Nuvole

circa 7 giorni fa - Link

Quindi da Magali Noel si cerca di arrivare ad Anouk Aimée, ma sempre di eroine felliniane si parla. La cura dimagrante può essere eccessiva, oppure semplicemente sfinante. Certo per l'Amarone è un bel rischio, ma tu hai ben scritto riguardo alle intenzioni e alla capacità del produttore. Il tempo e il nuovo gusto estetico-sensoriale troveranno un punto d'incontro, in cui però certi nostalgici si sentiranno defraudati. Ma questa è a vita, n'est-ce pas?

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