Verticale del Rossese di Dolceacqua Testalonga di Antonio Perrino, l’oggetto di un culto alquanto giustificato

Verticale del Rossese di Dolceacqua Testalonga di Antonio Perrino, l’oggetto di un culto alquanto giustificato

di Fiorenzo Sartore

Tutto è cominciato un paio di settimane fa, assaggiando la vendemmia 2015 del Rossese di Dolceacqua Testalonga di Antonio Perrino. Era un po’ che non sentivo questo micro produttore (un ettaro di vigna) oggetto di un culto alquanto giustificato. Succedeva in uno dei miei locali del cuore, Ai Troeggi – vino, birra e bruschetta recita il claim (e che altro vuoi dalla vita?) e apprendo, anche, che nello stesso locale hanno programmato una verticale di sei annate dello stesso vino. Manco a dirlo, sono già là. Per inciso, i Troeggi ormai per me sono una specie di porto sicuro per bere cose significative nella mia città. Adiacente al locale dove si fa mescita di vini (molto naturali) e birre (molto artigianali, che te lo dico a fare) c’è pure l’enoteca per la vendita di quelle etichette assai ben selezionate. Siamo a quattro passi dal Duomo di San Lorenzo, pieno centro, quindi segnatevi l’indirizzo: via Chiabrera 61R, 16123 Genova.

Quello che segue invece è tratto dai miei appunti. Una verticale così significativa ha consentito una panoramica abbastanza unica nel suo genere, data anche la scarsa reperibilità di questa etichetta.

2016 – Freschezza e frutto, quasi morbidezza confortevole se non fosse che recupera subito in acidità, quindi bello teso adesso, e nello stesso tempo promettente. La bocca è quintessenziale della tipologia, rapida e scattante, in realtà un falso magro, con quel finale pepato. 87

2015 – Olive, nel senso di patè di olive, però sembra compresso ora, come se aspettasse di uscire allo scoperto tra un po’, dichiarando altro. Assaggiata la stessa annata giorni prima, come dicevo, la ricordavo più conciliante – rimane il senso di un vino attraente, nel senso che attira a sé, come un qualche tipo di seduzione misteriosa, una specie di sortilegio. 87

2013 – Ampio, complesso e quasi fumé, ritorna la visione di un vino intenso e scheletrico nello stesso tempo. È spiazzante, il genere di vino che ti fa stare mezz’ora col naso nel calice, un po’ sfugge un po’ si lascia prendere. La maturità pare lontana, ma la stratificazione comincia a farsi sentire, ed è emozionante (vabbè fatemi usare ‘sta parolaccia). 88

2012 – Qui il colore è appena un po’ brunito, e i profumi sembrano più riottosi ad uscire. Forse l’assaggio più difficile tra tutti, non so decidermi: se fase di chiusura, o solo annata più piccola. Ancora una volta viene in soccorso la bevuta, così golosa, facile – e non certo nel senso di banale, anzi. 86

2011 – L’ampiezza densa di spezie al naso segna l’importanza di questo assaggio, si rischia di andare in assuefazione tra i riconoscimenti di caffè-cacao e altre nuance terziarie. Diventa quasi necessario prendersi una pausa, poi si ricomincia. La bocca così tesa ed elettrica si arricchisce di un finale tostato, e poi sempre quel soffio di pepe davvero esaltante. 89

2010 – Qui la maturità è ancora più ricca, ritornano le note salmastre di salamoia, di olive, ha uno stile invidiabile perché nuovamente mette assieme materia ed eleganza. Resto a lungo col bicchiere, un po’ in ammirazione un po’ in soggezione. E per l’ennesima volta ecco quella bocca leggiadra, dalla bevibilità cristallina (e anche un po’ assassina, ecco). Mi passa tutta la vita davanti nel senso buono, e mi ricordo perché faccio questo mestiere – insomma se non s’è capito ancora, l’assaggio memorabile. Ma l’intera serata resterà memorabile. 91

2010

Quali conclusioni trarre da questa verticale? Del Rossese di Dolceacqua si è detto quasi tutto, a me interessa ora ribadire un punto: siamo di fronte a un vino con notevoli capacità di maturazione, che però in gioventù è perfettamente in grado di dare grosse soddisfazioni, fornendo sensazioni ovviamente differenti. Quindi davvero una quadratura del cerchio, perché questa per me è una caratteristica determinante della grandezza di un vino, quando c’è, e quando è così facile da rilevare.

Disclaimer per un mondo migliore: io vendo questo vino, ma siccome lo vendono anche i ragazzi dei Troeggi, compratelo là. La bottiglia si trova intorno ai 24 euro.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

3 Commenti

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Hazel

circa 2 settimane fa - Link

Hai dimenticato la 2014,bonus track della serata. Mi unisco ai complimenti per i ragazzi dei Troeggi. Posto unico a Genova. C'è anima e core tra quelle mura

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Fiorenzo Sartore

circa 1 settimana fa - Link

quello mancato, arrivato troppo tardi, temo.

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Nic Marsél

circa 1 settimana fa - Link

Davvero un gran vino! Bevuto di recente il 2013. Roba che non si dimentica in fretta. Peccato ce ne sia così poco.

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