Un’altra recensione a Epistenologia: l’assaggiatore è nudo

Un’altra recensione a Epistenologia: l’assaggiatore è nudo

di Emanuele Giannone

Nicola Perullo strappa di dosso i vestiti buoni ai santi bevitori. Può parere che lo faccia cinicamente alla prima lettura di “Epistenologia. Il vino e la creatività del tatto”, clinicamente alla seconda. Poi sovviene il dubbio (presto certezza) che l’intento non sia cinico, né clinico: infatti, molto semplicemente, non ve n’è alcuno. Proprio quest’assenza di un intento espone gli enofili consacrati, i santi bevitori, nella goffa nudità dei loro: cultuali, nozionistici, narcisistici, voyeuristici. I vestiti buoni.

Lo studioso e docente di Estetica scrive un saggio anti-estetico e non didascalico: dissipa infatti l’aura estetizzante del discorso sul vino e non insegna un metodo. Mette a nudo la boria del bere vino-oggetto guardandolo da soggetto: cioè gustandolo con lo stesso distacco che la vista, senso distale, ci concede, e nell’illusione fotografica che fissarsi su un’immagine e sforzarsi di renderla nitidamente equivalga ad essere-obiettivo. A beneficio dell’esperto che fa della degustazione una questione di diaframmi e diottrie, lui oppone un discorso col vino, fatto di relazione e corrispondenza, più sensato (e sensuale) perché non agito a senso unico, non proteso nell’illusione di riprodurre le cose così come sono.

Per chi non se ne fosse accorto in precedenza, la svestizione si fa esplicita in un passo: «… chi segue griglie consolidate e grammatiche date, ama riconoscere e riconoscersi nelle cose del mondo: non le incontra, ci si rispecchia […]. Ideologi dell’abilità del nulla, i narcisisti del vino proseguono sulla strada del riconoscimento di tipologie, varietà e aromi per consolidare se stessi sul piano di una frivola autorevolezza comunitaria. In effetti questo atteggiamento, spesso inconsapevole, corrisponde a bulimia cognitiva: come l’illusione della conoscenza consiste nell’accumulazione di dati e informazioni, così la narcosi dell’esperto di vino corrisponde all’assaggio compulsivo di più esemplari possibile […]. Ma come il sapere non si sviluppa per accumulo di informazioni, allo stesso modo non è il numero di esempi che fa il bevitore saggio e sapiente». Sempre a beneficio dell’esperto, Epistenologia è anche un utile redressement: «anche col vino, l’esperienza è importante quanto l’intelligenza. Se l’intelligenza senza esperienza è ingenua, l’esperienza senza l’intelligenza è tronfia e pericolosa».

Proprio con questo passo, il testo prende simpaticamente a sapere del Keiserens Nye Klæder di H.C. Andersen. E i re sono tutti nudi.

Il libro “Epistenologia. Il vino e la creatività del tatto” (Mimesis Edizioni) verrà presentato dall’autore e da Alessandro Morichetti in un laboratorio di Terroir Marche – Vini e Vignaioli bio in fiera, ad Ascoli Piceno (Palazzo dei Capitani), sabato 21 maggio 2016 alle ore 17.

[Immagine – Crediti]

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

13 Commenti

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michele fino

circa 3 anni fa - Link

Esemplare! Condivido fino al midollo.

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Vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...mah ... mi sa tanto di sega mentale . Qualsiasi passione intesa come approfondimento del tema, dal collezionismo di francobolli alla attrazione fatale per la meccanica automobilistica, potrebbe essere oggetto di dibattito psicanalitico . Anche la predisposizione e interesse per la matematica o l'alto livello di testosterone che porta a frequentare la gnocca con più veemenza dell'ormone depresso. PS: ma bere di più , con approccio ludico e godereccio, non sarebbe molto meglio di questi tentativi, anche letterari, di masturbazione delle meningi?

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suslov

circa 3 anni fa - Link

quoto. quoto. quoto.

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Mi sa tanto che Vinogodi, per dirlo in termini filosofici, non ci ha capito una mazza. "Sega mentale" è la spia rivelatrice di una pigrizia mentale che chi scrive e discetta di vino non dovrebbe avere (ma forse sarebbe chiedere troppo). E poi ho il sospetto che il libro non l'abbia proprio letto. Ps: prima o poi Vinogodi ci spiegherà perché inizia i suoi interventi sempre con i puntini di sospensione...

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

@Vinogodi: La moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni (Franco B.) è, proprio in quanto moda, modalità a massima frequenza. Il discrimine fra sega e speculazione, lo ammetto, è labile. Qui però non ci sono mode, né speculazioni. Proprio per questo, a mo' di consiglio spassionato e senza pretesa di critica, ti raccomanderei di leggere il saggio: non ha nulla di onanistico, ostentatorio o voyeuristico. È folle, erratico, non cattedratico, accidentale, antididascalico. Non è precetto, né ricetta. È piacere: il suo e di chi lo vive similmente. Non coattivo, non programmatico. Potrà ovviamente non piacerti se il tuo piacere del vino è altro. Ci sta. Ma non importa. Anzi, il bello è anche questo.

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Francesco Garzon

circa 3 anni fa - Link

Oltre a sposare in pieno questa linea che in parte percepisco in modo solo intuitivo e poco chiaro (per mia mancanza ovviamente), mi ritrovo nel mio percorso a volte spinto dal cercare di essere un buon degustatore ad avvicinarmi all assaggiatore seriale, quando invce naturalmente me ne allontano.

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sergio

circa 3 anni fa - Link

E' fisiologico che il libro del prof. Perullo scateni reazioni diverse e contrastanti. E meno male, aggiungo. Il commento di Vinogodi, verso cui ho espresso simpatia in altri commenti, mi spinge a dire che, forse, l'approccio del prof Perullo vuole favorire una liberazione della mente del degustatore contemporaneo dalle seghe che l'affliggono.E incoraggiare nuove esperienze di piacere.(cioè il contrario) . D'altronde, questo approccio non è una raffinata elaborazione astratta e lontana dalla realtà, ma è fortemente radicato in un sentire diffuso, o abbastanza diffuso(v. commenti di Amedeo e Francesco Garzon) . E proprio F. Garzon esprime molto bene il vecchio ed il nuovo che convivono... ...già da tempo. .

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Ruggero Romani

circa 3 anni fa - Link

Mettiamola così: nessuna delle due recensioni mi ha invogliato a leggere il libro....

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Durthu

circa 3 anni fa - Link

Concordo in pieno.

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Francesco Garzfon

circa 3 anni fa - Link

Spero almeno a comperarlo... Io mi giusto giusto comperato adesso (on-line), anche "La cucina è arte?....."

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Francesco Garzon

circa 3 anni fa - Link

... scusate con il cellulare a piedi sulle scale...

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

O Àndres Dikastài, posso dirvi una cosa? Mi punge il sospetto che il tema e il saggio abbiano appiccato il fuoco alle code di paglia di alcuni di voi. Conscio di sfruculiarvi, e puntualizzando che non intendo con ciò denigrare la vostra prospettiva, premetto alle vostre controdeduzioni che la mia coda di paglia ne è stata combusta pressoché in toto. Parlo, insomma, in qualità di persona informata dei fatti (e bruciacchiata).

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il farmacista goloso

circa 3 anni fa - Link

"Non è il numero di esempi che fa il bevitore saggio e sapiente", è frase cardine. Cantiamola in questo modo: chi tromboneggia librescamente di vino lo beve con il cervello, ma perderà di vista la sua anima; che si rivela, invece, al bevitore emozionale. Ma questo non la saprà esplicitare razionalmente. Tentare la sintesi è probabilmente opera vana: o vinopensi o vinogodi ;)

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