Rudi Kurniawan, il broker che riuscì a vendere la “Fontana di Trevi”

di Antonio Tomacelli

Decio Cavallo è un nome che ai più non dice nulla, nonostante sia il proprietario della Fontana di Trevi. Mr. Cavallo, un oriundo americano ritornato in Italia, l’acquistò negli anni ’60 dal signor Antonio Trevi, in arte Totò, per la modica cifra di dieci milioni di lire; poco dopo, però, fu ricoverato alla neuro. La disavventura toccata al povero “Caciocavallo” ha molti punti in comune con una vicenda che in questi giorni sta appassionando i giornali americani. È in pieno svolgimento, infatti, il processo contro Rudi Kurniawan, uno dei più famosi commercianti di vini pregiati con un giro d’affari di parecchi milioni di dollari l’anno. La specialità di Rudi era, per l’appunto, la vendita ai ricchi cinesi di bottiglie di vino abilmente falsificate. Il processo sta svelando le tecniche usate per raggirare la facoltosa clientela e alcune case d’aste che, inavvertitamente, battevano annate da sogno e sciatò da urlo.

Rudi, in genere, falsificava le etichette facendole stampare in proprio e fin qui nulla di strano. Lo stesso Aubert de Villaine, proprietario della Romanée Conti, durante il dibattimento ha riconosciuto come false alcune etichette realizzate con la stampante del computer. Tutto rientrerebbe nelle normali tecniche di falsificazione ma, come succede spesso ai truffatori, Kurniawan si è fatto prendere dal delirio di onnipotenza.

Tra le bottiglie più sfacciatamente fasulle ce ne sono alcune della cantina di Laurent Ponsot con la denominazione Clos Saint-Denis. In particolare sul banco degli imputati i giudici hanno posto le annate 1949, 1959 e 1962.

Vi chiederete: come hanno fatto i giudici a stabilire con assoluta certezza che quelle bottiglie erano dei falsi? Semplice, quelle annate semplicemente non esistono.

La famiglia Ponsot  ha utilizzato la denominazione Clos Saint-Denis a partire dal 1982, non prima. È stato lo stesso Laurent a dichiararlo in tribunale ed ha ricordato pure un duro confronto con Rudi Kuniawan avvenuto nel 2008 in seguito alla segnalazione di alcune bottiglie del ’49 messe innavertitamente all’asta a New York.

Rudi, messo alle strette da Ponsot, si dichiarò a sua volta truffato e la cosa finì lì. Poi venne l’inchiesta che svelò il colossale raggiro del broker americano.

Morale della favola: se vi offrono un Sassicaia del ’45 chiamate subito i carabinieri o finirete alla neuro a far compagnia a Mr. Decio Cavallo. Io vi ho avvisati.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

1 Commento

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Pietro Stara

circa 6 anni fa - Link

Bisogna ricordare anche questo: nessun domaine si oppose a Kurniawan (PERCHE'?): "Un anno e poco più fa, la rivista settimanale “Internazionale” riprende un articolo di Benjamin Wallace pubblicato su il New York Magazine in cui si racconta che un signore, un tale Rudy Kurniawan, comparso dal nulla in California nel 2003, si accredita come uno dei maggiori esperti dei vini di Borgogna negli States. Ma non finisce qui: il signor Rudy Kurniawan recupera, per le più importanti aste del mondo, vecchie e introvabili annate che gli rendono un bel po’ di soldi: « Per capire le dimensioni del fenomeno basta dire che nel 2002 una bottiglia di Romanée-Conti del 1945 costava $ 2.600 mentre nel 2011 è stata battuta a un’asta una bottiglia del 1945 per ben $ 124.000» Nessun Domaine si oppone Kurniawan, ad eccezione di Laurent Ponsot. L’epilogo della storia è, appunto, nel 2012, quando l’FBI scopre nella villa del falsario centinaia di tappi vecchi e nuovi, capsule di piombo, sigilli di cera e tutto quello che serviva per produrre vini di vecchie annate."

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