L’intervista ad Angiolino Maule, naturalmente

L’intervista ad Angiolino Maule, naturalmente

di Elena Di Luigi

Angiolino Maule è il proprietario della cantina La Biancara e il presidente di VinNatur, l’associazione a cui aderiscono molti viticoltori naturali europei. Nel 1984 Angiolino lascia il lavoro di pizzaiolo per realizzare il sogno di una vita: produrre vino seguendo le leggi della natura. Quindi acquista della terra a Sorio di Gambellara, Vicenza, e nel 1988 con la moglie produce  il primo Sassaia, un vino da uve Garganega. Oggi come allora le regole che segue come viticoltore e winemaker sono le stesse: niente diserbanti, antiparassitari o concimi chimici; limitato uso di rame e zolfo, raccolta fatta a mano per una migliore selezione delle uve, fermentazioni spontanee e “no” a micro-ossigenazioni. Intervenendo a un dibattito sui vini naturali di Radio24 nel gennaio 2012 Angiolino Maule ha detto di sé e del suo vino: Io non sono un uomo di cultura ma sono un uomo di campagna: dobbiamo fare vini “da territorio” e non vini “da chimica” o troppo “da uomo”. E’ vero che il vino è anche un prodotto dell’uomo ma nel gusto del vino deve dominare il gusto del territorio.’

Quali sono i punti di forza della produzione vinicola italiana?
I moltissimi vitigni autoctoni che possono esprimere gli altrettanto differenti suoli. Questi credo siano grandi patrimoni italiani da valorizzare.

E le sue debolezze?
La trasformazione da agricoltura ad agro-industria ha portato ad una standardizzazione dei vini e una perdita di personalità (terroir).

Cosa si dirà dell’annata 2013?
Molte cose, come sempre! Chiedimelo tra qualche anno e potrò rispondere con sicurezza.

Conta di più quello che succede in vigna o quello che si fa in cantina?
Con il mio metodo per produrre vino è fondamentale quello che succede in vigna; l’annata, il suolo e il vitigno. In cantina si può solamente rischiare di peggiorare con disattenzioni, estremismi o mancanza di conoscenza. Trascorro il 90% del mio tempo lavorativo in vigna e questo forse rende l’idea.

Come dovrebbe essere il vino del futuro?
Il vino è il frutto della terra, trasformato dalla cultura dell’uomo. Quindi deve essere onesto, salubre, senza additivi esterni. Il vino del futuro dovrebbe essere il risultato di molti anni di prove, ricerche e analisi; sempre più sostenibile, nel vero senso della parola! Sono concetti che hanno sempre animato il mio modo di pensare e agire, non mi stancherò mai di ribadirli.

Cosa diresti a un/una giovane che sta contemplando l’idea di studiare enologia?
Penso sia una facoltà interessante, quindi potrei solo consigliare di farla. Raccomanderei in seguito di usare la conoscenza appresa con grande coscienza, che vuol dire di non utilizzare l’approccio “problema – soluzione facile” ma “problema – prevenzione”.  Penso che per un giovane sia anche importante non farsi condizionare da mode o da altre imposizioni.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro e cosa non ti piace?
Mi piace tutto del mio lavoro, tranne la parte burocratica!

Quale winemaker /produttore, italiano/estero, ammiri di più?
Nei primi anni novanta sono stato formato da un produttore friulano, Josko Gravner. Devo molto a lui, anche se in seguito le nostre strade si sono separate. Tutt’oggi lo ammiro molto.

Se tu potessi tornare indietro nella storia e fare l’annata storica di un vino, in quale cantina e paese andresti a farla?
Sono molte le zone viticole in Italia ed in Francia in cui mi piacerebbe divertirmi.  Ma quando penso di fare un’annata storica di un vino penso che io lo debba realizzare qui a Gambellara.

Quale consideri il tuo traguardo più grande ad oggi?
Il mio traguardo più grande è stato quello di aver coinvolto molti giovani a lavorare in questo settore, di aver fondato un’associazione stupenda, VinNatur, che riunisce tanti produttori europei, Mi sento di aver ottenuto molto da quando siamo riusciti, qualche anno fa, a coinvolgere il mondo scientifico in varie ricerche che porteranno in futuro grandi conoscenze ed aiuti pratici al lavoro del viticoltore.

Quale varietà d’uva è secondo te immeritatamente ignorata?
Negli ultimi decenni trovo che una maggior cultura del vino (sommeliers, guide, stampa specializzata) ha portato molti vitigni sconosciuti a una maggior visibilità. La gente fortunatamente apprezza sempre di più le diversità e le rarità. Posso soltanto riferirmi alla mia zona se dico che non ci sono vitigni ignorati. Magari alcuni non hanno avuto in passato un trattamento fortunato. Mi viene in mente il Tocai Rosso (oggi Tai Rosso), vitigno vicentino dei Colli Berici, che negli anni ‘80-‘90  è stato relegato a vitigno da taglio o per la produzione di vini di scarsa rilevanza.

Come ti rilassi?
Leggo molte pubblicazioni riguardanti il mio lavoro e questo mi fa acquisire più conoscenza per affrontare con serenità il mio lavoro. Mi dedico all’orto e mi tengo allenato in piscina.

(Foto: winestories.it)

22 Commenti

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DarioSpezza

circa 6 anni fa - Link

Angiolino Maule N-O-N E-S-I-S-T-E! (cit.)

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Alessandro N.

circa 6 anni fa - Link

Ammiro molto Maule come uomo e come produttore. Purtroppo ho provato 2 volte i suoi vini (Sassaia e Pico) e in entrambi i casi non sono riuscito a finire le bottiglie. Ho ancora il dubbio se è "colpa" mia che non apprezzo certi vini (perche non ci sono abituato) o se le bottiglie erano "uscite male". Ne provero' una terza, ma al momento sono quasi convonto non sia un vino fatto per me.

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emanuele

circa 6 anni fa - Link

Una domanda: le annate, se ne ha memoria? Eventualmente: cos'è che non le era piaciuto?

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giacomo badiani

circa 6 anni fa - Link

Sarà un caso ma il Sassaia è ottimo con la pizza!

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Antonio

circa 6 anni fa - Link

Ma tornare a fare il pizzaiolo no?

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Max C

circa 6 anni fa - Link

Bottiglie nel 70% dei casi mai a posto... Troppo integralismo e poca sostanza purtroppo... Vorrei di più dal fondatore di Vinnatur. Va riconosciuto il merito di averlo fondato, quello si!

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emanuele

circa 6 anni fa - Link

Max, è possibile avere qualche dettaglio in più? Quali difetti? E la "poca sostanza"?

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Max C

circa 6 anni fa - Link

Allora non dico più niente... Se è normale avere bottiglie con volatile, a volte ridotte... Semplicemente non sono i miei vini, senza che nessuno si offenda.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

I limiti massimi della volatile sono stabiliti dalla legge. Se non ricordo male 1,0 g/L per i bianchi e 1,2 g/L per i rossi. La bottiglia di cui parlavo (Bianco Masieri 2009) aveva 0,88. Maule dichiara gli ingredienti e alcuni parametri come l'acidità totale, la volatile, l'estratto secco, zuccheri residui, solforosa totale e garantisce l'assenza di residui di pesticidi. E' normale che il 99,9999% delle bottiglie in commercio non riportino queste informazioni? Pedalare, please...

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Mai trovate bottiglie di bianco difettose, a parte qualche masieri con la volatile (dichiarata in etichetta del resto) un pochino fuori dalle righe (mi pare il 2009). Sia il Sassaia che il Pico stanno migliorando in eleganza di anno in anno. I rossi non mi piacciono, ma questo è un altro discorso. Bravo Angiolino.

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Salva

circa 6 anni fa - Link

Provato mai con l'insalata? È fantastico...

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Maria

circa 6 anni fa - Link

Ma che nome hai, Salva?

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Alessandro maule

circa 6 anni fa - Link

Anche a noi, 2 volte su 3 non piacciono i nostri rossi :-) in giappone per esempio diventano matti. Chi ha trovato bottiglie difettose sappia che noi le ritiriamo sempre molto volentieri (anche chiuse). Almeno possiamo capire dove sbagliamo e cercare di fare meglio in futuro.

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marco

circa 6 anni fa - Link

era la risposta che aspettavo :)

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Carlo Tabarrini

circa 6 anni fa - Link

I gusti sono gusti, e come tali vanno rispettati. Conosco persone che hanno la nausea davanti ad ostriche e caviale; altre che riescono a trangugiare cose (per me) puzzolenti. A me piaciono questi vini, diversamente da quelli, che aceto, non lo diventeranno mai ..... ;-)

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Alessandro N.

circa 6 anni fa - Link

@Alessandro Maule: ti confesso che non so dire se era difettosa. Mi spiego: Fosse stato un bianco "normale", per me era difettoso. Essendo i vs vini un po' "particolari", non sono in grado di dire se cio' che per me era difetto, fosse in realtà proprio la particolarità. Provero' con una terza bottiglia. Confesso che se la "particolarità" è normale, è un tipo di vino che non mi appartiene. Sarà questione di gusti o probabilmente di abitudine. Non so che dire. PS: come faccio a renderti una bottiglia difettosa chiusa? Se è chiusa, non posso dire se è ok o no...;-))

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Gabriele

circa 6 anni fa - Link

Bevuta proprio 2 sere fa' una di sassaia e 15 gg fa il 2011 di pico ... Non sono durate molto sul tavolo ...

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Massimiliano Montes

circa 6 anni fa - Link

Il 10 marzo 2012 ho organizzato una cena nella mia città, con lo Chef Accursio Craparo. Ho abbinato il Sassaia e il Pico di Angiolino ai piatti di alta cucina di Accursio. Il risultato è stato strabiliante, abbinamenti eccellenti per vini eccellenti. Angiolino era con noi e si è beccato gli applausi della gente e la curiosità per i suoi vini. Veniva chiamato ai tavoli e spiagava a tutti il suo lavoro. Questo per dire che non solo Sassaia e Pico sono perfettamente integri (ovviamente senza difetti) ma rappresentano due eccellenze italiane. Certo se uno è abituato a bere vini aromatizzati artificiosamente quando si trova davanti a un vino vero (che potrebbe essere anche un Meursault di Leroy o un Riesling di Busch) storce il naso. http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/319-lappuntamento/7635-a-tavola-con-accursio-craparo-angelino-maule-e-arianna-occhipinti.html

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Paolo

circa 6 anni fa - Link

L'errore piu grave che ogni consumatore coscente di vino possa fare nei confronti del movimento "naturista" è propio quello di dividere nettamente chi sta con Maule e chi meno.Beh.io non ho le competenze o le conoscenze adeguate per dire se i suoi vini siano buoni o meno buoni.so,di certo,che è una persona che dice quello che fa e fa quello che dice.forbici alla mano ne ho avuto conferma.essere considerato un "Maule Boy" non mi piace,anzi ne ha gia a sufficenza,bravi,belli e biondi.ho una piccola attivita di catering a domicilio e per motivi "geografici" spesso ho a che fare con aziende agricole di qualsiasi tipo...nel nominare il suo progetto spesso (anche con simpatia fortunatamente),viene descritto come matto,associato a termini come ossidazioni ,velature,difetti.meno male,sai che figura avrebbe fatto Galileo a suo tempo a non essere definito matto.non saremmo nemmeno qui probabilmente.detto questo per capire cosa siano i suoi vini o la sua persona le regole sono semplici.non dire bugie.se qualcuno in italia ha il coraggio di combattere per un progetto comune al di fuori delle montagne di soldi che il vino muove basta passare un paio d'ore a Villa Favorita.un mondo piccolo magari.piccolo ma fatto di persone oneste

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Alessia

circa 6 anni fa - Link

a me i vini di Angiolino piacciono davvero molto.. e poi i suoi bianchi non mi fanno venire mal di testa !!!!

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Luka B.

circa 6 anni fa - Link

1) I vini naturali mi piacciono e li bevo regolarmente 2) A Villa Favorita 2012 gli unici vini che non mi sono piaciuti erano proprio di Angiolino Maule, specialmente i rossi. Puzzavano. E non si tratta di gusto personale. L'odore disgustoso non ci deve essere. Infatti negli altri assaggio non ho trovato questo difetto. Ho sentito anchio che sta migliorando i rossi. Riprovero più avanti ancora qualche boccia. Per ora preferisco i suoi colleghi

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Luca

circa 5 anni fa - Link

I vini di Angiolino sono Vini particolari rispetto a quali? I vini di Angiolino sono semplicemente vini eseguiti nel ripetto del territorio , della vigna e del bevitore, non sempre usciranno vini ottimi, ma definire strani questi vini (magari non tutti posson piacere, ho in cantina l'ultimo Sassaia.... piacere puro!) ritengo sia un commento di chi conosce solo vini costruiti

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