Fiorano, il genius loci dell’Appia Antica è tornato e promette meraviglie

Fiorano, il genius loci dell’Appia Antica è tornato e promette meraviglie

di Andrea Gori

Il mondo del vino è fatto di eventi. Grandi, piccoli, spesso minuscoli ma che lasciano dentro emozioni profonde. Nessuna persona che conosco, per esempio, avrebbe dubbi a chiamare “evento”  l’apertura di una vecchia annata di Fiorano Rosso, tra i pochi vini mito del nostro paese e, oggi, tra quelli che rappresentano addirittura uno dei migliori investimenti in bottiglia che si possano fare. Una storia che abbiamo già riassunto  ma che ogni volta vogliamo farci raccontare, soprattutto se a farlo è Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, cugino ed erede morale del vino che fu mito assoluto sotto le cure del cugino Alberico e la maieutica di Tancredi Biondi Santi dagli anni ’50 fino agli anni ’90. Poi il doloroso ma ormai comprensibilissimo espianto delle vigne e la lenta rinascita benedetta da Alberico grazie alla passione, alla costanza e la pazienza di Alessandrojacopo Dragone che solo nel 2006 si sentirà pronto per il ritorno sul mercato con il vino che rappresenta una città intera, Roma, molto di più di quanto potrà mai fare la DOC omonima nei prossimi cinquecento anni.

Un territorio particolare ma sempre poco valorizzato in qualità quello del vulcano laziale, a pochi km dall’aeroporto di Ciampino e dal GRA, un misto di lava di varie epoche che qui si mostra in un sottosuolo chiamato “terrinelle”, appunto i resti delle pozzolane (ceneri vulcaniche) risalenti ad oltre 500mila anni fa, il tutto sotto un cielo e un microclima speciale e clemente che tiene lontani acquazzoni e tempeste.

L’accurato reimpianto degli originari vitigni Cabernet Sauvignon e Merlot (già presenti nel Fiorano Rosso originale) e dei “nuovi” grechetto e viogner (a dare il Fiorano bianco in sostituzione del Fiorano Malvasia e del mitologico Fiorano Semillon) avviene nel 2003 sotto la guida di Alberico stesso ma è Alessandrojacopo che ne assaggia i primi veri frutti dal 2004 in avanti, sentendosi però pronto per il mercato solo con l’annata 2006.

Oggi troviamo sul mercato l’annata 2010 in cui si cominciano a sentire gli importanti risultati del nuovo lavoro in campo e in cantina. Ma di nuovo ha ben poco perchè dietro al vino ci sono, dal campo alla cantina fino alle etichette, le stesse persone che hanno seguito Alberico nei suoi ultimi anni fatta eccezione per Lorenzo Costantini, enologo, che rispettosamente e minuziosamente svolge il lavoro nel solco tracciato dal dott. Giuseppe Palieri. I vini di Fiorano più importanti nascono oggi come allora dalle stesse vecchie botti di rovere di Garbellotto (anche se, in parte, sono state rinnovate) e nel frattempo si sono aggiunti alla famiglia i due nuovi Fioranello Rosso e Bianco a completare una gamma che non andrà mai neanche in futuro oltre le 25mila bottiglie in totale.

Dal tono che assume quando ne parla, il principe si mostra emozionato e curioso di raccogliere commenti e impressioni da chi assaggia il suo vino, a maggior ragione quando nel bicchiere accanto c’è una testimonianza delle vecchie annate del cugino a catturare l’attenzione. Nel corso di un pranzo in punta di piedi per sapori consistenze e maestria tecnica da parte di Filippo Saporito alla Leggenda dei Frati, abbiamo assaggiato le ultime uscite della Tenuta più una chicca dalla cantina storica. E ci siamo resi conto che al di là dell’uso delle botti antiche e dei locali di affinamento molto marcanti sul rosso, è proprio l’energia e il genius loci speciale di Fiorano a dettare sempre la stessa legge nel bicchiere, allora come oggi.

Fioranello 2014
Vino d’ingresso, immediato e beverino, fresco, sapido e croccante di aromi bianchi di frutta, al palato immediato e gustoso con rimandi agli agrumi e mirabelle. Il finale è veloce ma non troppo, godereccio ed elegante, semplice e schietto ma non certo originale come gli altri vini. 84

Fiorano Bianco 2013
Un anno di botte da uve grechetto e viogner al posto del semillon storico, una scelta consigliata dallo stesso Alberico, dovuta probabilmente al cambiamento climatico in atto che non avrebbe consentito al Semillon di continuare ad esprimersi con continuità. Un vino dorato e carico che apre su canditi, miele e zafferano, grande intensità e candore che preparano un ingresso in bocca felpato e oleoso, con calore, struttura e sapidità. Ha una grassezza da viogner che ricorda in effetti qualche semillon agèe, poi  mandarino, mandorle tostate, melone bianco e una persistenza grande e saporitissima di ribes bianco e menta. Vino inconsueto e affascinante che lascia un ricordo splendido al palato. 91

Fioranello 2013 100% cabernet sauvignon.
Un vino sorprendente, pimpante, fresco e saporito che non ha nulla di altri cabernet del centro e sud Italia. Aromi di lamponi e ribes rosso freschissimi e perfettamente mescolati a pepe nero e peperoni arrostiti, arancia rossa candita, con una bocca croccante e iodata ferrosa che preconizza il grand vin. 88

Fiorano 2010  – 65%cabernet sauvignon 35%merlot
Prodotto all’antica maniera con fermentazione e affinamento in botti di rovere vecchie e nuove, follature manuali fino a marzo, poi “caduta” del vino nelle botti di affinamento nella grotta storica. Ha insistite e marcate note di cantina, muffa e umidità boschiva ma sono solo il contorno di un frutto rosso acceso che pulsa energico sotto. Completano il naso note di concentrato di pomodoro e senape agrodolce che  anticipano una bocca densa, materica ed elegantissima. Un vino che sprizza energia e ritorna su lamponi e ribes nel finale. Vino affascinante e originale, grandissimo bordolese con toni di grande eleganza rurale principesca del tutto in linea con i suoi predecessori e anche del tutto diverso da ogni altro italico taglio bordolese. 93

Fiorano Rosso 1987 – 65%cabernet sauvignon 35%merlot
Colore integro e sontuoso, impressione di freschezza confermata da un naso straordinario di lamponi e ribes rossi, tracce di sottobosco, basilico aglio e zenzero, pomodoro confit e arancia rossa candita. Bocca saporita, fine con note importanti di sale, fieno e senape. Un vino piccante, fine, elegante di una classe pura senza tempo che mostra un tannino bordolese in pieno splendore, appena polveroso ma lunghissimo e integro. 95

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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cernilli

circa 4 anni fa - Link

Mi fa piacere che ti siano piaciuti i vini di Fiorano, sponda Boncompagni Ludovisi, che riprendono quelli della tradizione del principe Alberico, un biodinamico inconsapevole. Noto che aumenti i punteggi sui vini più annosi. Non sarà che migliorano invecchiando?

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

di certo l'età non gli fa per niente male! E inoltre i Fiorano dei tempi che furono hanno quel nonsocosa in più di misterioso che li rende ancora più affascinanti. Curioso a questo punto di vedere cosa succederà ai vini di Alessandrojacopo alla stessa età

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