di | gio 13 feb 2014 ore 10:02
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Excelsior
Controcorrente

Caro bevitore di vini naturali, qui i conti non tornano proprio

Perché bevi vini naturali? Perché rispettano la natura e fanno meno male, semplice. La solforosa è responsabile del mal di testa il giorno dopo, insieme all’alcol con cui condivide questo primato. Le sostanze chimiche utilizzate in vigna sono tossiche e lo sappiamo, inquinano l’ambiente e il nostro organismo, quindi il ragionamento é lineare, non fa una piega e personalmente lo condivido. Trovo piuttosto coerenti alcuni paladini del vinnaturismo, soprattutto quei produttori che hanno fatto da apripista ma anche chi ne ha parlato e scritto per primo, chi ha pensato di fare come in Francia dove tutto questo ha avuto origine. Non amo le mode e nemmeno i radicalismi ma cerco di prendere quello che mi sembra utile per migliorare.

Cosa mi infastidisce in tutto questo allora, avendo appena dichiarato totale sintonia con l’assunto principale e cioè che se il vino naturale fa meno male sarà bene cominciare a produrne di più e a bere solo quello? Mi infastidisce la mancanza di coerenza, la malafede e ce n’é tanta in mezzo a voi, movimentisti vinnaturisti che non fate il vino ma lo bevete e giudicate dall’alto del vostro palato dotto. Bevete il vino naturale perché fa meno male, però la maggior parte di voi cucina con l’olio Bertelli o Carapolli, compera scatolame al supermercato, i ragù della nonna in offerta, lo stracchino di suo marito Nanni, i tortelloni del cugino Giovanni che mentre mangiavate sfoglia grezza ha fatto i soldi a palate. I salumi preconfezionati, i prodotti surgelati, il baccalà pieno di solforosa. Ho letto alcuni di voi che celebravano il consumo della nota crema di nocciole Tunella in pubblico e sui social, sbancando il contatore dei like. Però sul vino no, sul vino non si scherza, perdioniso!

Conosco persone che non perdono una fiera di vini naturali, pronte a difendere un vino puzzolente in nome della naturalità, facili a ignorare le origini dell’olio extravergine di oliva che aggiungono sulla bruschetta. Non parliamo dei ristoranti con le carte di vini naturali che utilizzano oli economici (perché comprare olio buono italiano costa caro) verdure irrigate con acque tossiche, frutta trattata coi pesticidi e via dicendo. Per debellare la cocciniglia sui limoni del mio terrazzo mi sono ritrovata il rosmarino radioattivo e non posso più cucinare le patate al forno.

Un noto marchio di abbigliamento di lusso ha dichiarato nei giorni scorsi l’intento di abolire in breve tempo e su tutta la produzione, le componenti chimiche ritenute tossiche. Qualche movimentista vinnaturista che conosco io, se ne frega altamente dei colori tossici sui filati dei suoi mutandoni e utilizza regolarmente tessuti sintetici a contatto con la pelle, cosa che evinco da sgarbati olezzi a distanza nemmeno troppo ravvicinata.

E allora? I conti non tornano, c’è un corto circuito, una mancanza totale di coerenza. D’altra parte i vignaioli naturali quest’anno a Roma ci faranno degustare le loro ambrosie nei lussuosissimi locali dell’hotel Excelsior di via Veneto. Avranno capito questi poveri produttori che la location stavolta c’entra ben poco con Cerea e Fornovo e che se non si puliscono le scarpine prima di entrare in cotanto lusso faranno la figura dei barboni? Quello è l’hotel degli emiri con le maniglie d’oro nella Limousine, dei russi col sigaro in mano che accompagnano la biondina molto gnocca a fare shopping da Chanel. Quello è il grand hotel Excelsior di via Veneto, quello sontuoso, lussuoso, chicchissimo. Quello dove io, se fossi un vignaiolo naturale, non andrei perché mi sentirei a disagio.

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107 commenti a Caro bevitore di vini naturali, qui i conti non tornano proprio

  1. avatar suslov

    brava. aggiungo che, per quanto possa l’ideologia, c’e’ una certa qual sostanza chimica nel vino che sara’ difficile eliminare e che non e’ proprio sanissima. si chiama ALCOOL.

  2. avatar Mondelli Francesco

    A onor del vero bisogna ricordare che anche Marco Oreggia ha presentato la sua guida sugli extravergine (veri) nello stesso hotel e poi ,di questo passo si demonizzerà anche l’Hilton perché arriva il neonato consorzio dello schiacchetrà a presentare i propi vini.Considerazioni a parte,
    trovo il suo intelligente articolo purtroppo un pò scontato perchè l’Italiano è fatto così:pensa di risolvere i problemi interessandosi solo degli argomenti alla moda senza mai approfondirne nessuno.Quanti sanno per esempio che il rame è un metallo che si va ad accumulare nel terreno o che le patatine sono piene di solfiti?Di certo un’agricoltura impostata a tipo fabbrica non è piu’ sostenibile ,ma il problema è complesso e va affronto a 360 gradi come lei giustamente ha messo in evidenza. FM.

  3. Cristiana,
    come non darti ragione sulla mancanza di coerenza (in realtà non è sempre così elevata come la dipingi, anzi spesso i consumatori di vini naturali un occhio sul cibo e la sua filiera tossica lo danno) però bisogna anche ammettere che la comunicazione sull’agricoltura pulita è molto più scarsa di quella sul vino e spesso i foodblogger stessi non affrontano i problemi produttivi dei cibi, di cui elencano ricette favolose.
    L’agricoltura è un mondo povero (molto più povero del mondo del vino) soffocato dall’agroindustria che non è nota per essere tollerante o per avere derive bionaturali, allo stesso tempo è un comparto economico di grande portata fonte di grossi guadagni per gli intermediatori e per la grande distribuzione che non amano veder messa in dubbio la sanità dei prodotti venduti.
    Comunque sono in tanti i cercatori di prodotti alimentari puliti e aumentano di giorno in giorno.

    • Ciao Luigi, mi permetto solo un piccolo appunto.
      In agricoltura come nel mondo del vino vigono le stesse identiche leggi disastrose.
      Non si può parlare di una agricoltura come non si può parlare di un mondo del vino, sono infatti molteplici i mondi che, impropriamente, vengono raggruppati sotto quei due macro termini inutili.
      Sarebbe come dire che l’umanità è una, figuriamoci.. è molteplice!
      L’agricoltura ricca esiste, come la vitivinicoltura ricca del resto.. al loro converso esistono per entrambe le controparti povere..
      Guarda a caso questo assioma è applicabile a tutto ai tempi nostri, non lo trovi curioso?
      Pare che, per la natura stessa dei nostri tempi malati, ciò che è ricco o porta ricchezza sia inversamente proporzionale alla sua “bellezza” dove per questo termine intendo quello filosofico.

  4. avatar Marcello Tognazzi

    Bravissima!!!!!!!
    Ma non è per caso che qualche vinnaturista ama fumare qualche sigaretta??? O se ne trovano di naturali????
    E quando si ammalano? Vanno in farmacia o si curano con il corno letame?

    • avatar bettino

      Signor Tognazzi : è al corrente della esistenza della medicina omeopatica?

      perchè rifiutarsi di pensare solo un attimo di più ?

      • avatar nico aka tenente Drogo

        la medicina omeopatica è un bluff
        non c’è niente dentro quelle pilloline dopo tutte quelle diluizioni

        • avatar bettino

          Grazie tenente drogo.
          Adesso mi premuro di aggiornare con la sua preziosa informazione la mia Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bologna, conseguita nel 1985.

          • avatar Federico

            A onor del vero, non in merito all’omeopatia, sbandierare lauree conta poco in un terreno tanto controverso come l’omeopatia. Altrettanti medici potrebbero e dicono il contrario, con altrettante buone lauree da sbandierare.

            Mi viene da pensare, tornando al tema di coerenza del post, a quanti medici fumatori e obesi conosco. Non riuscirei a essere un loro paziente e sentirmi dare consigli sulla mia salute.

          • avatar nico aka tenente Drogo

            come se non sapessi che chi esercita l’omeopatia è un medico ….
            ma se ripassasse l’esame di chimica del primo anno?
            il numero di Avogadro per esempio

      • avatar Marcello Tognazzi

        Gentile bettino, lei è un uomo acuto e ha capito alla perfezione la mia provocazione…..
        ….. peccato io abbia la casa piena di prodotti omeopatici, comprati in farmacia!
        Anzi, ho appena controllato uno degli sciroppi e contiene saccarosio….. ma lo sa come si ricava industrialmente il saccarosio????

        Ovvio, la mia provocazione, come l’articolo di Cristiana, servono a stimolare il dubbio….. dubium sapientiae initium….

        • avatar bettino

          Get.le Sig.Tognazzi, non vedrei dove altro comprare i prodotti omeopoatici, se non in farmacia.
          Se desidera non avere eccipienti che le repellono, può sempre fare preparare prodotti galenici a sua misura.

          Se l’articolo di Cristiana Lauro desiderava essere una provocazione, non credo abbia centrato l’obiettivo : a me pare piuttosto un elenco di fiacchi luoghi comuni su un mondo che forse non è del tutto conosciuto.
          Certo : le contraddizioni esistono ed esisteranno sempre ( data la estrema difficoltà di poter aderire integralmente ad uno stile di vita “naturale” nel mondo di oggi) ma un conto è il consumo consapevole ed il conseguente tentativo di affrancarsi dall’iper-consumo che affligge queso modello di società -ora parecchio in crisi-, altro conto è dileggiare un consumatore avvertito di vini “naturali” che fuma una sigaretta : suvvia !
          E le osservazioni finali sulla degustazione di vini “naturali” all’Hotel Excelsior, la trovo molto discutibili : mancanza di coerenza per quale motivo ? il livello di discussione mi pare lo stesso che si usava per contestare un “comunista” che comprava un’automobile che non fosse una SKODA.

      • avatar Tommaso Farina

        Medicina omeopatica è come dire luce buia o ghiaccio bollente.

        • avatar Pietro

          Quindi sono titoli da film porno?

  5. D’accordo (soprattutto sull’olio) fino alla penultima riga :)

    Non vedo perché non si possa presentare un vino ed una filosofia di produzione, in un contesto completamente diverso ed anzi all’antitesi.
    Può essere mancanza di coerenza. Vero. Ma non farlo vorrebbe anche dire “ghettizzare” un movimento. Avere paura di confrontarsi con un mondo che esiste, e che se spostasse i suoi consumi su un vino più naturale non farebbe certo male.

    Si sentiranno a disagio? Verissimo. Ma hanno tutto per andare fieri di loro stessi, quindi forse il disagio ce l’avranno certi arricchiti che non non si sono mai svegliati alle 4 di mattina per andare in vigna (dubito comunque :D )

  6. avatar Giampiero Pulcini

    Certo la questione ‘naturale’ va ben oltre lo stretto perimetro vinicolo, personalmente cerco di avere gli occhi aperti a 360° e tutti (pochi sul totale, certo) i produttori e consumatori che conosco mi paiono coscienti di questo. Un Lambrusco di Vittorio Graziano non ce l’ho mai visto in tavola coi bastoncini Findus, e non solo perchè abbinati insieme possono dare le vertigini.
    Più che altro, non mi ritrovo sui rilievi riguardanti la sede scelta da Tiziana; lo stereotipo del vigneron-senza-macchia-e-senza-solfiti-con-le-pezze-al-culo non mi sentirei di alimentarlo.
    Più che al contenitore, insomma, mi preoccuperei del contenuto. E per questo, quanto meno, aspetterei prima di esserci andato all’Hotel da nababbo.

  7. avatar Davide G.

    condivido al 100%. conosco produttori “talebani” naturali che fumano 2 pacchetti di sigarette al giorno e vanno in giro con SUV euro 1 che inquinano come un inceneritore.

  8. avatar MOLOK

    Brava!! #cristianalauroforpresident, la coerenza, cara mia è una merce che se fosse in saldo all supermercato non verrebbe acquistata perché ritenuta inutile!!
    Anche se, a dire il vero, qualche vino naturale che non puzza lo si comincia a trovare con una certa continuità.. alla faccia di Cottarello(tanto per stare in tema col tuo articolo) sempre con gli stessi lieviti selezionati.. oramai i vini sono diventati l’espressione dell’enologo non più del territorio..

  9. avatar valerio rosati

    Al di là della premessa condivisa (i vini naturali fanno meno male a noi e all’ambiente che ci circonda), io li bevo anche e soprattutto perchè mi piacciono di più. Però siccome non navigo nell’oro (o magari ho solo il braccino corto), faccio la spesa all’Eurospin e i vestiti me li compro ai negozi dei cinesi. Ora però, dopo questo illuminante articolo, corro a cercare una macina, rigorosamente del Mulino bianco (che per me rappresenta già un notevole upgrade), e mi vado a buttare nel più vicino mare…

  10. avatar Hansen

    Applausi a Cristiana per le sacrosante verità che ha affermato!!e ce ne sarebbero altre migliaia da dire in faccia a chi si spaccia per paladino della naturalità dietro un aggettivo ridicolo

  11. avatar nico aka tenente Drogo

    d’accordissimo con la scarsa coerenza dei consumatori che cercano solo vini naturali e poi se ne fregano di tutto il resto

    sull’Excelsior sono d’accordo a metà, nel senso che forse la cornice è un po’ troppo sfarzosa, ma neanche si deve pensare che se il vino è naturale, la presentazione debba avvenire in un contesto pauperista

  12. avatar Paolo

    Legittimo, ma qualche precisazione va pur fatta:
    - i produttori sono produttori. le incoerenze dei consumatori di tunella&vinnatur non necesariamente dipendono dal produttore di vino naturale, e tanto meno a lui possono essere addebitate.
    - con rispetto, la coerenza è una cosa, la stoltezza un’altra. Quando esistevano gli orologi a lancette (roba delal preistoria che voi gGiòfani non avete conosciuto), si diceva che anche un orologio rotto segnava l’ora giusta due volte al giorno.
    Quindi l fatto che nella difficoltà e complessità della vita non sia possibile essere coerenti&naturisti sempre, comunque, a prescindere, non è motivo di dare la croce addosso all’altro.
    Magari parlarne, scambiarsi opinioni, punti di vista differenti, arricchisce tutti. Lascerei le arringhe da pubblica accusa ai PM che poi (coerentemente…) si tolgono la toga e fondano un partito.
    Noi personcine ignoranti e campagnole ci guardiamo intorno, ci interroghiamo, ci scambiamo opinioni, per capire se sia possibile, in qual modo sia possibile migliorare le cose e il mondo che ci circonda.

  13. avatar Federico

    Finalmente qualcuno l’ha scritto chiaro e tondo.
    W la coerenza.
    Discorso da estendere ai produttori biodinamici, se lo fai biodinamico, devi vivere biodinamico, se no che biodinamica è!
    W la coerenza.
    Vedere un vinonaturista convinto fumare e fare la spesa di prodotti industriali all’ipermercato è davvero la cosa più divertente che ci sia.

    Discorso a parte per chi beve i vini naturali perchè li trova buoni, a volte diversi.

  14. Non so, certe argomentazioni non sono di questo mondo.
    Quindi niente vini naturali in certi posti perché non sarebbe etico.
    Quindi niente vini naturali perché sono commercializzati via gomma e non per teletrasporto.
    Quindi niente vini naturali perché i Vinnaturisti (et similia) sono sfigati per vocazione e destinazione…
    Lercio mondo che gira sugli sghei…
    Bah…

    • avatar Federico

      Troppo semplicistica e facile cercare di risolverla così.
      Se rileggi il pezzo noterai che si prende in esame chi beve solo vini naturali per questioni salutistiche e quanto queste siano effimere incoerenti con il resto dei propri comportamenti.

      • Ma che stai a di’ aho’…
        Che c’azzeccano i fini salutistici con lo scegliere l’Excelsior per un banco d’assaggio?
        Il messaggio della discussione e’ chiaro ma secondo me non porta a niente di buono se non la solita solfa che tende a generalizzare e basta.
        La fiera la devi fare in culo al mondo, non sarà popolare ma almeno potrà essere raccontato solo da quei pochi che ci credono…. poi ci si lamenta che non se ne parla abbastanza o che il sistema è contro o in mano ai soliti potenti.

        Che niente niente qualcuno di questi s’è comprato il Mercedes invece di andare in giro con la panda Van sgarrupata e noi non lo sappiamo?

        • avatar Federico

          Brisa

        • avatar Riccardo C.

          Pienamente d’accordo con te, Angelo! I soliti discorsi velatamente (e fintamente) social-friendly e shabby-chic, visto che entriamo nel tema petit-bourgeois delle “verità assiomatiche”! Dunque per promuovere i vini naturali, stando al tormentone “integralista” della coerenza a tutti i costi, va da sé che la prossima volta dovremmo convenire (exempli gratia) in quel di Monte Vibiano, vocabolo Mercatello di Marsciano, in una nota azienda vitivinicola eco-friendly, zero-carbon emissions e magari pure eco-chic! Poi, dopo un ameno green-tour tra i filari, vestiti di tutto punto con jeans bootcut vintage e scarponcino Tod’s, potremmo alfine dottamente conversare di energie arcane, leggi ermetiche, vignerons indépendants, metodiche in vigna ancestrali ed equilibri cosmici ritrovati dopo l’amplesso di Geb con Nut?!? Scusate, ma chi è veramente controcorrente: 1) chi dice di fare un vino naturale, biodinamico (et similia) per vendere il prodotto “vinnaturale, vinbio, biodinamico et cetera” (n.b.: di cui non esistono ancora disciplinari) o chi interviene con metodi e modelli sperimentati all’interno di taluni processi standardizzati per offrire altresì un prodotto artigianale (vedi Valentini)? Mi spiego meglio: 1) si può intervenire sulla stabilizzazione tartarica dei vini? Certo che sì; 2) si può controllare il pH e la temperatura in vasca durante la fermentazione malolattica? Certo che sì; 3) si possono addizionare solfiti a quelli che, durante la fermentazione alcolica, i lieviti producono naturalmente rilasciando anidride solforosa come intermedio metabolico nella riduzione dei solfati? Certo che sì; 4) si possono “aggiungere” lieviti industriali? Certo che sì. E allora scusate, ma di cosa stiamo parlando? Di fenomeni di costume? Di mode succedanee? Di un altro modo di fare Wine-marketing? A voi sagaci l’arduo dilemma; a me rustico, incolto mescitore un calice ISO del maestro Valentini…

  15. avatar Nelle Nuvole

    Io comincerei col bastonare tutti quei produttori e/o consumatori di vino naturale che poi slurpano gelati confezionati come il Cornetto Due gusti es meglio che uàn, il Magnum, il Biscottone, sgargarozzandosi coca cola. Ma il bastone deve essere di puro rovere, non trattato.

    Poi schiaffeggerei con eco-guanti tutte le produttrici e/o estimatrici di vino naturale che si fanno i colpi di sole, si profumano con fragranze ottenute da sintesi chimica e indossano eco-pellicce, mai per la carità chiamarle pellicce sintetiche.

    Farei tutto questo se riuscissi finalmente a capire cosa sia un vino naturale, da queste parti italiche.
    Purtroppo mi sembra sempre più che l’aggettivo “naturale” abbia sostituito quello che un tempo era il termine “ecologico”. Una parola che è come la famosa coperta stiracchiata da tutte le parti.

    Da una parte si resiste, dall’altra si insiste, ed io fra di voi (cit.) , con la testa confusa continuerò a bere i vini di amici e nemici. Di produttori proprio per benino che osano affidarsi ad un enologo e du’ dita di solforosa ce la mettono nel pentolone. anche di produttori un po’ puttanieri, o che votano al contrario di quello che voto io, ma che rispettano la terra e anno dopo anno sanno interpretare una vendemmia. Anche di produttrici barricadere, esagerate Pasionarie. Anche di quelli che non leggono i blog perché hanno sempre troppo da fare in vigna ed in cantina. Se buoni, come dico io, li continuerò a bere. se no, no.

    Cristiana, la tua penna si affina sempre di più, ha più sicurezza. Hai scritto un post centrato. Anche se non condivido la critica alla “location”. Se serve a diffondere e vendere, l’Excelsior a Roma va benissimo. Non è che il Cavalieri Hilton abbia una reputazione migliore, come scannatoio per riccastri. O il Columbus per i lobbysti vaticaneschi. O i mille altri posti dove chi può presenta e racconta i suoi vini al mondo.

    • avatar carolain cats

      quindi io che ora sono bionda sintetica finta platino mi prenderò bastonate da te? e che cazzo!!! i capelli bianchi faranno anche vignaiolo naturale, ma a me fan schifo….. un bacio :) pure se mi bastonerai.

      • avatar Nelle Nuvole

        Carolain, ti leggo solo adesso :) a presto.

    • avatar simone

      ;)

  16. Ma se è così normale portare i vini naturali al grand hotel Excelsior di Via Veneto e ci sta bene tutto quel lusso evocativo dell’accezione negativa del termine barocco e della sua esondazione nel rococò, perché altrove non si scelgono siti dello stesso genere? Fornovo non si potrebbe fare in una location altrettanto lussuosa? E dico lussuosa, non bella perchè il lusso e il bello non sempre coincidono. Perché “vini di vignaioli” si é svolta in luogo senza termostati e qualcuno ha sudato sette camicie mentre qualcun altro si é congelato per tenere il suo banchetto? Non si poteva prendere in affitto una sala dell’hotel Bulgari o dell’Hotel Armani che é veramente bello, elegante e di buon gusto? E Cerea? Perché non trasferire l’evento al Baglioni due torri di Verona allora? É tutto molto più comodo, sapete?
    @bettino credo di appartenere a quell’insieme di persone che non vorrei definir categoria, che quando scrivono si pongono per primo il problema di farsi capire. Mi rammarico di non esserci riuscita, nel suo caso. :-)

  17. avatar Nelle Nuvole

    Ecco no. Non rovinare tutto il bello del tuo pezzo con eccessiva provocazione. Lo sai benissimo che le “location” si scelgono per ragioni meramente economiche e logistiche.
    Non sono riuscita ad essere all’Excelsior, ma lo conosco bene. Mio padre buonanima ci andava per le riunioni del Rotary, quanto di più lontano dallo scannatoio di cui sopra.

  18. @Nelle Nuvole, anzitutto grazie! E poi, non é rivolto a te il discorso dell’hotel Excelsior, tu fai un appunto differente. Vorrei precisare già che ci sono: il problema della location per me non si pone. Più comoda è e meglio sto. Se poi è anche bella ( e sugli alberghi di Roma la faccenda si complica) per me abbiamo fatto bingo. Ma di solito le manifestazioni in cui vengono presentati i vini naturali, si fregiano di svolgersi in siti più rurali, in maniera tale che anche il luogo sia evocativo di qualcosa che fa parte di una filosofia di vita. Che dovrebbe. Per qualcuno solo a chiacchiere, purtroppo.
    Riguardo al discorso di chi fuma, chi inquina col Suv e via dicendo, mi pare che si corra il rischio di dispersione. Mi limito per ora, come ho cercato di scrivere nel post, a far caso a quello che le persone ingeriscono, agli alimenti, perché il vino per me é un alimento. Anche il discorso sulle fibre che indossiamo forse un po’ disperde. Ma ho voluto inserire il tema perché si tratta di una piccola notizia di attualità, ancorché futile.

    • avatar Malticidio

      A mio parere ,anche se è un aspetto che non influisce minimamente sulla qualità di un vino e sul suo giudizio , il corto circuito c’è in alcuni casi molto evidente.
      Sarà la libertà di coscienza del singolo produttore ad affrontare il dilemma della propria coerenza . A noi di quel produttore interessa il vino .
      La location è fondamentale in termini funzionali , è importante per i produttore essere in un luogo che dia la possibilità al suo vino di essere degustato al meglio , l anno scorso in due occasioni ho assaggiato (bevuto) il pettirosso arpepe 99 a temperature da champagne , è questo il vero sfregio .

  19. Grazie Cristiana per aver citato in questo post un prodotto delle nostre terre che per la sua preziosità salutistica andrebbe venduto in farmacia.
    Parli dell’olio, quello che segue il percorso naturale di cura e rispetto per una pianta poderosa e saggia quale è l’olivo…… non delle miscele industriali vendute a pochi euro con etichette luccicanti ed allusive.
    Io non condirei mai la pappa di mio figlio con quell’olio, l’unico prodotto che può assumere un neonato o un centenne senza controindicazione alcuna.
    E non è vero che è caro.
    Una bottiglia da un litro di olio a 15 € dura un mese, una bottiglia di vino da 15 € dura lo spazio di un’ora.
    E’ caro l’olio di oliva?

    • avatar Nic Marsél

      e vogliam parlare del prezzo dell’olio motore? La gente spende più volentieri per l’olio della macchina che per quello che ingeriscono.

  20. avatar Pietro

    Sono molto d’accordo sulla provocazione relativa alla (mancanza di) coerenza, se finalizzata appunto ad informare quei consumatori fanatici del vino naturale che poi si avvelenano con altri ingredienti, per pura pigrizia o ignoranza.
    Starei invece attento (e mi rivolgo al tono di certi commenti) ad alimentare la critica distruttiva sul “movimento” basata sul fatto che qualche produttore di vino naturale non sia coerente…
    Non ritengo necessario che chi si fa paladino del vino naturale debba avere un comportamento ecologista o ecosostenibile a 360°. Sono scelte personali. Così come un medico è libero di fumare.
    Certo, al limite se il mio medico mi dovesse dire “la smetta di fumare che fa male” con la sigaretta accesa, magari lo manderei a quel paese, ma lui come persona mica la medicina in generale.

  21. “Non amo le mode e i radicalismi, ma cerco di prendere quello che mi sembra utile per migliorare”.
    In queste poche righe sei riuscita ad esprimere l’essenza stessa del tuo pensiero e del tuo articolo.
    Le “mode”… la cosa più falsa, vacua e fugace che mente umana potesse partorire. Non ho mai ammesso la moda nel mondo dell’abbigliamento, suo regno incontrastato, figuriamoci se posso sostenerla ed accettarla nel mondo dell’enologia. Da Artigiano e quindi individualista quale sono, non posso che condividere e far mio il pensiero del biologo e naturalista (vero e non enologicamente parlando) George Louis Leclerc de Buffon che scriveva: “Le style est l’homme meme” ovvero lo stile è l’uomo. Ora al di là delle mode, come tu ben sai, da semplice artigiano, ho sempre avuto una grande difficoltà a comprendere ed accettare l’idea che un vino possa essere “naturale”. Come si può considerare naturale un prodotto ottenuto dalla trasformazione e fermentazione, operata e stimolata dall’uomo… Dio solo lo sa. E poi, mi raccomando… che per certificare questa presunta naturalità non deve esservi traccia alcuna del nemico n° 1: “l’anidride solforosa”. L’anidride solforosa, questo mostro tentacolare che, tuttavia, è stato usato in enologia da epoca immemorabile. Ma mi chiedo, che cos’è l’anidride solforosa? La risposta è una è semplice: “ZOLFO”. Un elemento presente in natura e quindi da considerarsi a tutti gli effetti… “naturale”. Fondamentale in agricoltura e in alcune terapie mediche (vedi cure termali e inalazioni con zolfo). E allora perché tutto questo? Per moda? Certo, ma non solo. La risposta mi viene spontanea, ma non la dico… Lascio a ciascuno le sue considerazioni.
    Ora se il vino non lo considero naturale, quali sono quei prodotti che considero tali? Tutti quei prodotti di spremitura e non di fermentazione, che passando dallo stato solido a quello liquido lasciano pressoché inalterate le loro proprietà chimiche e organolettiche. Tipo spremuta d’arancio e per rimanere in tema… l’Olio, ma con la “O” maiuscola e non quei “grassi liquidi” di cui ironicamente parli… tanto per intenderci.
    Sorrido poi nel leggere e pensare a quegli appassionati del vino da “boy scout” che si entusiasmano di fronte a certi prodotti enologici naturali, senza solfiti e poi si rimpinzano di scatolame vario in offerta speciale, ragù della nonna, stracchino di suo marito, tortelloni del cugino, insaccati, baccalà, pesce congelato, panettoni e via dicendo… tutti rigorosamente stabilizzati con la tanto temuta anidride solforosa e da tanti altri conservanti e antiossidanti veramente nocivi alla salute, ma sconosciuti ai più.
    Che strano essere è l’uomo delle mode…

    • avatar Riccardo Campinoti

      Ohhh grazie mille. Condivido anche le righe, il vino naturale non esiste.

    • avatar Maurizio Valeriani

      Ciao Francesco, condivido molte delle tue parole e sai quanto odio il termine “naturale” inventato ahimè per soddisfare un segmento di offerta particolare. Come sai io preferisco parlare di vini attenti alla natura, nel senso di usare la quantità minore di additivi/sostanze chimiche in relazione alle difficoltà del territorio. Mi spiego meglio: è molto più facile fare vini cosiddetti “naturali” in Langhe o sull’Etna, piuttosto che farli in zone molto calde o comunque con caratteristiche climatiche non perfette o non del tutto ideali. Ciò detto va letto con attenzione quello che scrive Cristiana, che secondo me sbaglia però il bersaglio. Non sono secondo me tanto i produttori cosiddetti naturalisti a non essere coerenti quando fanno la spesa al supermercato, o quando vanno in giro con i SUV, ma sono soprattutto i fan dei vini naturali, che quando sono al supermercato, non riescono a trovare la quadratura del cerchio. E questo perchè? Perché indubbiamente essere coerenti con questa impostazione è costoso e non è da tutti. Fare la spesa seguendo questo criterio costa almeno una volta e mezzo se non due, rispetto allo scegliere lo scatolame e gli altri prodotti con conservanti, solfiti etc. In realtà purtroppo la coerenza assoluta con la scelta c.d. naturale è per persone agiate e comunque non per persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Sono abbastanza d’accordo che il vino, pur essendo la mia grande passione ed il centro delle mie attenzioni, è l’ultimo dei prodotti, che metterei in cima alla lista, da questo punto di vista, perché la pasta, il pane, il pomodoro, l’olio sono quelli che consumiamo di più e tutti i giorni, e dovrebbero essere il nostro vero carburante. Su questo bisognerebbe, compatibilmente al proprio portafoglio, fare uno sforzo in più per scegliere prodotti meno problematici per la salute nel lungo periodo. Non sono invece per niente d’accordo, sull’attacco alla scelta della sede: l’abito non fa il monaco e la coerenza bisogna cercarla sulle cose di sostanza e non su quelle di forma. E se l’Hotel Excelsior, che probabilmente e sorprendentemente costa alla bravissima Tiziana Gallo addirittura meno di altre strutture meno lussuose della Capitale, è la sede della manifestazione che si terrà il 22 ed il 23 Febbraio a Roma, non c’è da scandalizzarsi, anzi bisogna essere contenti che si riesca con gli stessi soldi a stare in una sede più comoda e bella per tutti.
      Dopo di che, per onestà, devo dire che negli ultimi 5/10 anni ho visto un grande miglioramento qualitativo nella produzione di vini di questa categoria. La percentuale dei vini difettati è notevolmente scesa e più del 70% , secondo il mio gusto, sono vini di grande interesse e qualità da buona a eccellente.

  22. avatar damiano

    Buongiorno,
    Alcuni ‘ concetti’ mi tornano alla mente.
    carlo triarico dice che nella auto mettiamo l olio migliore sul mercato e noi beviamo il più economico.
    Personalmente compro olio da uliveti condotti in biodinamica da almeno tre anni. 15 l / anno . Diciamo 10-15 euro mese. 0,5 euro/ giorno. Il problema costo non si pone.
    se poi parliamo di costi valutiamo il costo in 20-30 anni e , nel paragone, introduciamo i costi cura di eventuali amplificate malattie.

    Vi è poi un discorso nutrizionale, è provato che alimenti da agricoltura naturale nutrono di più e quindi se ne può consumare meno. E poi se riducessimo le quantità gioverebbe alla salute di questo obeso occidente.

    ‘Non si può essere gravide al 90%’ .
    Se lavori in biodinamica il resto dei tuoi gesti quotidiani saranno indirizzati dall antroposofia. il suv ,il fumo ecc non sono dovuti a incoerenza ma fanno parte di un percorso che porterà ad essere incinta al 100%.

    Dobbiamo tutti fare molta strada ma fondamentale è la direzione che si prende.

    Saluti

  23. avatar Gianni Ruggiero

    Annoiato nel seguire il dibattito del partito Democratico ho capito attraverso questo post che all’interno della nuova compagine governativa Renziana debba entrare di diritto Cristiana Lauro.

    • avatar bettino

      due righe al vetriolo…!

  24. Pingback: Bevitore naturale sarà lei… | L’ A r c a n t e

  25. avatar Gianni Ruggiero

    Immagino che nel post ci fosse ironia e sarcasmo senza l’insostenibile pesantezza del prendersi troppo sul serio,ma l’intervento del mio collega DiCostanzo, al quale faccio i miei complimenti per il riconoscimento della guida dell’espresso,lo trovo da Campano qual’e'abbastanza specioso……Qualiano,Caivano,Acerra,Nola,Marcianise,Frattamaggiore,Mondragone ,Castelvolturno…..preferisco un po’ di solforosa e più interesse a questi temi che credo appartengano anche alla salubrità dei vini.
    Senza rancore
    Gianni Ruggiero

  26. avatar Silvia

    Per una voltanon sono d’accordo (hotel excelsior a parte). Secondo questa logica, cercare di migliorare la qualita’ della propria vita bevendo e mangiando meglio, prodotti naturali e il piu’ possibile genuininon implica dover smettere in pratica di mangiare e bere perche’ i prodotti industriali fanno (notoriamente) schifo sotto tutti i punti di vista

  27. avatar vittorio cavaliere

    Brava Cristiana! Continuo a credere che i vini si dividono solo in due grandi categorie,quelli buoni e quelli cattivi. Personalmente poi sono così sfortunato negli assaggi che tra i buoni raramente trovo i presunti naturali, l’autocelebrazione l’ho ritenuta sempre pericolosa, proprio quest’ultima mia affermazione a lungo mi farà preferire quel poco di anidride solforosa a quel tanto di acido acetico e ossidazione che così tanto piace ai nuovi maestri dell’enologia. Aspetto non trascurabile tutti i nuovi maestri sono allievi dei maestri che dovremmo portare al rogo. Per quel poco che ho imparato a scuola ricordo una massima che recita così: ” La Verità è nel mezzo”, perdonerete a questo punto la mia curiosità nel voler interpretare il motivo del perché la verità è tutta dalla parte dei presunti vini naturali.

  28. avatar Jenny Auriemma

    Salve, con un po’ di ritardo leggo l’articolo sui vignaioli naturali puzzolenti che vanno in giro con maglie sintetiche e mangiano brodi Knorr
    Chiedo a questa gente gentilmente se è’ mai stata a zappare la terra se si è mai sporcata le mani con le sue unghie di plastica se ha mai visto davvero cosa accade in vigna e in cantina in un caso o nell’altro
    E’ un po’ come quel farmacista che si rifiutava di farmi un ordine di rimedi omeopatici per i miei figlioli.. Perché scagliarsi c’è chi mangia Nestle’ e chi preferisce zapparsi un orto o mangiare bio
    Le contraddizioni esistono ovunque nessuno è’ perfetto vorrei far soltanto vedere solo per una volta alla writer in questione come si concima convenzionalmente un campo di fragole ..
    Sono certa che lei i suoi figli non le mangerebbe più e che forse potrebbe capire perché c’è gente che ama quel vino puzzolente :-)

    • Che retorica noiosa Jenny, che intervento da sartina, senza aver capito un tubo di quello che ho scritto. Ecco, questo commento è l’unico seriamente fuori luogo.

      • avatar bettino

        Questo acido commento, signora Lauro, sta proprio a significare che Jenny ha colto nel segno .
        Immagino che Jenny conosca la zappa, le unghie sporche, i disagi e la bellezza della vigna molto più di chi critica da una poltrona, davanti una scrivania; e questo brucia…
        Io non sono un contadino, ma produco Olio di oliva E.V. per il consumo della mia famiglia, occupandomi per intero della filiera, dalla potatura al raccolto, e capisco perfettamente quanto asserisce Jenny, che Lei definisce addirittura “sartina” ! “Fuori luogo” appare proprio la sua triste replica.

      • avatar Luca Amodeo

        Sarà fuori luogo anche questo commento: per me una donna che dà della “sartina” a un’altra -- anche se scrive bene -- rimane una maleducata.

        • Curiosa la piega che prende la scia di commenti a un post col passare dei giorni. Materia interessantissima da analizzare, mi piace. Mi perdoni Luca, non troverei offensivo per Jenny se facesse la sartina, non troverei offensivo per me fare la sartina e nemmeno esserlo. Ho detto che il commento di Jenny era un commento da sartina ed è diversa la sostanza. Non significa che non abbia rispetto per le sartine o per Jenny. Ora però finiamola con queste punzecchiate che mi sembra di stare dal coiffeur…senza offesa per i parrucchieri. Fammi specificare che altrimenti parte un’altra crociata in difesa degli acconciatori. Luca mi prendo della maleducata e le rispondo col sorriso. Ora che ci penso, mi capita di esserlo, talvolta. Pazienza! Non ho problemi di ruolo, non ho problemi ad avere dei difetti. In generale, io non ho paura. :-)

          • avatar P. Dibi

            Citazione da Ammaniti? Si riferisce alla trasposizione cinematografica di Salvatores? Perdoni, ma qui si sta scadendo nel comico! E lei sarebbe il moderatore? Mi scusi, ma invece d’indirizzare la conversazione su argomentazioni più pertinenti all’oggetto del post si mette pure a rintuzzare con i lettori? De gustibus…

  29. avatar La Rosa Blu

    Perché bevo vini naturali? Perché mi piacciono, perché hanno maggior digeribilità e bevibilità rispetto agli altri. A cena in due la bottiglia finisce. Frequento più fiere che posso e, se le facessero, andrei anche a quelle degli oli naturali. Non per moda, non per ideologia ma, semplicemente perché il mio gusto non sopporta le bevande aromatizzate a base di uva o olive che comunemente chiamiamo vino e olio. Detto ciò, non mi sento poco coerente e neppure in malafede se mi capita di mangiare lo stracchino del marito della nonna o se mi viene voglia della famosa crema di nocciole. I radicalismi non mi sono mai piaciuti, in nessun campo. Per quanto riguarda l’abbigliamento, temo di non avere gli strumenti per capire se i vestiti che indosso sono fatti con vernici tossiche ma, eviterei di comprarli se, sulle chilometriche etichette, ci fosse scritto NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE, al pari delle sigarette. La polemica sulla location poi mi fa venire pensieri inquietanti. Non è che i vignaioli naturali ci sono simpatici finchè stanno nel ghetto e, ci infastidiscono se mettono il naso fuori?

  30. avatar Jovica Todorovic (teo)

    Argomento importante, difficile e spigoloso. L’arte della provocazione per svegliare le coscienze e stimolare le conoscenze é utile quanto necessaria.

    Sposo la riflessione legata alla coerenza e mi permetto di aggiungere che un altro elemento centrale sia la credibilità. La credibilità è un valore assoluto in assenza della quale su crea quel simpatico vuoto che ci spinge verso una spasmodica ricerca di terzietà a pagamento degli enti di certificazione.

    Non amo le degustazioni negli alberghi. Hanno sempre quel certo non so che di finto sia si tratti di degustazioni del gruppo Luiggi Vuittoni Marco Heuston che di vignaioli artigianali. Ogni volta e sottolineo ogni volta che mi capita una roboante degustazione in albergo mi viene in mente il video dei Soundgarden Black Hole Sun.
    In merito all’approccio alla vigna sto ancora cercando un mio percorso mi hanno molto colpito e affascinato questi due contributi che ritengo preziosi. Mi piacciono perché sono ricchi pensieri, spunti e tanto buon senso.

    http://m.youtube.com/watch?v=1m_Cy7oIFBo&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3D1m_Cy7oIFBo

    http://vimeo.com/84440100

  31. avatar Cristian

    Perche’ tanto rumore sull’anidride solforosa?
    Ovvio perche’, fino a ieri, era l’unico ingrediente scritto sul retro della bottiglia in quanto allergenico.
    Ora, leggo anche di uova e altro….
    A me dei vini naturali non me ne frega una mazza, ovviamente estremizzando. In quanto non riesco autonomamente a discernere quanto questo sia vero e quanto no
    Quello che vorrei, da consumatore e’ maggiore trasparenza attraverso l’indicazione di tutti gli ingredienti utilizzati nel produrre il “vino”.
    Ma la trasparenza non e’ oggetto di questo mondo.
    C.

  32. avatar Franco Salto

    Quando vedrò i vini naturali ( ma poi che significa ,chi lo ha denominato , biologico biodinamico olistico. Chi controlla?) commercializzati solo nelle annate buone sarò soddisfatto. Ma quella non può essere un attività economica soggetta così alle condizioni meteo. E allora vedi bottiglie di annate in cui il rame ( ma il rame è naturale?) va usato quasi tutti i giorni. E lo zolfo? Anche quello è naturale! Se lo uso fino all’ultimo quando necessario poi nel vino si sente altro che solforosa.
    Il mio pensiero è che il marketing ha trovato uno spazio libero ci si è infilato dentro , ci puoi mettere quello che ti pare , tanto più puzza più e naturale.
    Sul biologico certificato un discorso a parte andrebbe fatto.

  33. avatar Federico

    La cosa veramente interessante di questo post è lo spunto sulla coerenza.
    La coerenza è l’assenza di contraddizioni nel proprio modo di agire e pensare.
    Alla base di questa c’è l’etica. Questa è personale e quindi non definibile come oggettiva.
    Un delinquente potrebbe avere un’etica personale diversa da un prete, ma essere coerente con quella. Altrettanto un prete avere un’etica personale diversa dal delinqueste, ma essere non coerente con la propria etica.
    Quindi coerenza come assenza di contraddizioni con la propria etica.

    Venendo a noi, una persona convinta che si debbano produrre e bere solo vini naturali per questioni salutistiche e/o di sostenibilità ambientale, ha dei personali canoni etici in merito.
    Sarà coerente se li rispetta, altrimenti è incoerente.

    C’è poi una valutazione quantitativa.
    Si può essere incoerenti, ma questa incoerenza può essere minimale se la si valuta a livello quantitativo.
    Venendo a noi, se bevo solo vini naturali per motivi salutistici e/o di sostenibilità ambientale e adotto una serie di comportamenti coerente nella stragrande maggioranza delle mie azioni, riferite ad alimentazione e sostenibilità, potrò anche valutare minimale se una volta ogni tanto si mangia prodotti dozzinali o alimenti salutisticamente criticabile o si hanno comportamenti non ambientalmente sostenibile.

    E’ però diffusa abitudine usare questa valutazione quantitativa per “discolparsi” dai propri comportamenti incoerenti, con il classico “una volta ogni tanto”. Peccato però che passando a una valutazione dettagliata di questi comportamenti, risultino spesso frequenti, quotidiani e a volte anche più, non potendo più neanche essere “salvati” quantitativamente. Ma ammetterlo a sè stessi è quasi impossibile.
    Da qui gli scontri perchè nessuno se lo vuole sentir dire.

    Avere un’etica ed essere coerenti a questa, è difficile. Ma a mio avviso è ciò che distingue le persone.

    • Federico il punto è esattamente questo. Va bene parlarne qui ma riguarda mille altre situazioni. Siamo (att.ne che stavolta mi ci metto in mezzo anch’io ;-) ) pieni di contraddizioni ma credo che sarebbe giusto cercare di svincolarsi dagli atteggiamenti incoerenti, per noi, per gli altri e per questi tempi bizzarri che ci capita di vivere e di cui siamo responsabili solo in parte. Quando ho scritto il post ero consapevole di scatenare una polemica ma senza un po’ di polemica non ci si confronta. Sapevo anche che questa polemica sarebbe stata foraggiata da tutti coloro che si riconoscono in questi atteggiamenti incoerenti che ho descritto ma non hanno l’onestà di ammetterlo. Purtroppo la questione del vino naturale, come ho scritto, è sostenuta da persone molto coerenti e credibili, per allacciarmi alle sagge parole di Jovica Todorovic poco sopra e seguita, come si seguono le mode, da un bel po’ di fashion victim. Quindi ci sono quelli che si comportano coerentemente e sono credibili e che non si arrabbiano qui dentro perché non hanno problemi di ruolo e quelli che invece si incazzano perché si riconoscono nella mia descrizione, hanno problemi di ruolo e anziché cercare di migliorare gli acquisti di ciò che mangiano, che assimilano, preferiscono contestare la mia tesi. Anziché ammettere che nella scelta del grand hotel Excelsior degli emiri che vendono gas e petrolio, o di qualche russo dedito alla compravendita di armi, c’é una mancanza di coerenza con la filosofia del movimento, preferiscono sapere che almeno quel giorno poseranno le reali chiappe su una sedia imbottita e morbida. La vita comoda piace a tutti, amici, così è…
      Aggiungo una chicca fresca, fresca: Le lobby delle multinazionali sono riuscite a far liberalizzare il mais transgenico. Forse solo la prima di una pericolosa serie di liberalizzazioni. Ecco pensiamoci. Portiamo le battaglie in territori acconci, invece di limitare le nostre chiacchiere a un pomeriggio sbronzo ai banchi di assaggio di una delle troppe fiere del vino.
      @bettino che il signore ti benedica ma, dico io, la tenera Jenny non aveva capito un fico secco, andiamo! Probabilmente aveva letto di corsa ma non si riferiva a quello che ho scritto io. A me la definizione di sartina faceva ridere, non era un’offesa, mi dispiace che non siamo mai in sintonia. Devo lavorarci su questa cosa. Sul fatto che nella mia vita non sono mai stata sintonica con quelli che si chiamano Bettino. :-)

      • avatar Riccardo C.

        Comunque, gentilissima Signora Lauro, ci tengo a sottolineare che il Westin Excelsior di Roma è di proprietà della nota catena alberghiera statunitense Starwood Hotels & Resorts Worldwide, quella del St. Regis di New York per intenderci, costruito nel 1904 a Manhattan da John Jacob Astor IV, imprenditore americano assurto alla ribalta delle cronache nell’aprile del 1912 per essere morto nel naufragio del Titanic. Curioso che invece il Bulgari Hotels & Resorts di Milano, che Lei propone come location per l’evento, nasca nel 2004 da una joint venture con Marriott International per l’apertura di pochi, esclusivi alberghi di lusso nelle città e nei luoghi più belli del mondo. E guarda caso nel programma di Marriott International, colosso americano del Maryland, si annovera una lunga frequentazione -- attraverso “Emirates Skywards”, il pluripremiato programma frequent flyer -- proprio con la compagnia aerea di bandiera dell’Emirato Arabo di Dubai con base proprio a Dubai: la Emirates. Tanto per capire, quando si affronta il “gioco delle perifrasi iperboliche e del paradosso” con i lettori, che le maniglie d’oro e gli sceicchi arabi in jallabia vanno altrove. Magari al Westin Execelsior è più facile che incontriate gli eredi dell’impero di Ernst Gallo, re del vino californiano, o, per un breve soggiorno romano, Mrs. Irene Pritzker, ricchissima magnate e presidentessa di organizzazioni filantropiche internazionali. Sola una piccola, doverosa rettifica tanto per non scadere nei soliti luoghi comuni propri del provincialismo culturale; cui ritengo Lei sia aliena.

        • Gentile Riccardo C, ci tengo a precisare che viaggio molto all’estero e sono abituale e affezionata cliente St.Regis, che prediligo per standard e servizi, come avrà modo di verificare attraverso canali, più o meno riservati, sicuramente a lei accessibili. Non ho mai proposto l’hotel Bulgari, era un’iperbole, se legge bene ciò che ho scritto, benché mi piaccia e ne sia occasionale cliente. Per qualsiasi altra cosa la invito a contattarmi privatamente per rispetto dei lettori di questo sito. Il mio nome punto com, digitato in rete, le svelerà i miei contatti nient’affatto riservati. Per me sarà un piacere, ma spostiamoci da qui se non le dispiace, in rispetto degli altri, perché il tema è fuorviante. :-)

          • avatar Riccardo C.

            La ringrazio del gentile, quanto diplomatico invito ma ritengo, nel rispetto della libertà e del diritto di replica, di non aver fuorviato proprio nessuno né mancato di rispetto ad alcuno. Come avrà avuto modo di constatare nel precedente intervento (supra) ho manifestato la mia perplessità in merito a quelle che spesso diventano le “verità assiomatiche” di un’intera generazione di enoappassionati. Purtroppo nella dicotomia “vini artigianali” vs “vini industriali” non riesco in alcun modo a collocare i vini naturali, perché a mio sommesso avviso non esistono. In questo senso esistono solo beni succedanei e mode caduche. E decadenti. Cordialmente ringrazio e saluto felicitandomi della Sua puntuta, garbata ironia.

      • avatar Federico

        Pienamente in linea, fino al penultimo paragrafo (gli ogm e scienza sono un altro temone che non voglio neanche provare a affrontare qui :-) )
        In queste discussioni la cosa interessante è vedere come ognuno legge i post e i commenti che seguono senza neanche rendersi conto di quello che stanno leggendo, ma leggendoci solo quello che vogliono. Non c’è capacità o voglia di rimanere in tema. Si vuole dire la propria e la si dice attaccandosi a un qualsiasi appiglio che si trova. Guai a rileggere per capire meglio. Guai ad essere contraddetti.
        Il tutto sfocia ovviamente in caciara.

        • avatar bettino

          infatti è “caciara”, ed anche per merito suo.
          Se Lei avesse letto più attentamente il mio post molto sopra ( in risposta a quell’utente “tenente drogo” così esperto e sicuro di farmaci, medicina ed altro) avrebbe compreso che non intendevo certo “sbandierare” un titolo di Laurea, quanto far comprendere come le visioni assolute poste in quel modo arrogante e semplicistico non sono proprio ricevibili, pur con titolo accademico certificato.
          Quello che conta è solo la materia grigia, funzionante.
          In genere scarseggia.

          • avatar Federico

            Davvero?
            Può essere, aspetta che rileggo…..

            1- Marcello Tognazzi fa il seguente commento:
            Bravissima!!!!!!!
            Ma non è per caso che qualche vinnaturista ama fumare qualche sigaretta??? O se ne trovano di naturali????
            E quando si ammalano? Vanno in farmacia o si curano con il corno letame?

            2- Lei (bettino) risponde:
            Signor Tognazzi : è al corrente della esistenza della medicina omeopatica?

            perchè rifiutarsi di pensare solo un attimo di più ?

            3- nico aka tenente Drogo, ribatte:
            a medicina omeopatica è un bluff
            non c’è niente dentro quelle pilloline dopo tutte quelle diluizioni
            4- lei (bettino) replica:
            Grazie tenente drogo.
            Adesso mi premuro di aggiornare con la sua preziosa informazione la mia Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bologna, conseguita nel 1985.

            5- Io (Federico) intervengo:
            A onor del vero, non in merito all’omeopatia, sbandierare lauree conta poco in un terreno tanto controverso come l’omeopatia. Altrettanti medici potrebbero e dicono il contrario, con altrettante buone lauree da sbandierare.
            Mi viene da pensare, tornando al tema di coerenza del post, a quanti medici fumatori e obesi conosco. Non riuscirei a essere un loro paziente e sentirmi dare consigli sulla mia salute.

            6: lei (bettino) adesso in altro commento mi accusa:
            Se Lei avesse letto più attentamente il mio post molto sopra ( in risposta a quell’utente “tenente drogo” così esperto e sicuro di farmaci, medicina ed altro) avrebbe compreso che non intendevo certo “sbandierare” un titolo di Laurea, quanto far comprendere come le visioni assolute poste in quel modo arrogante e semplicistico non sono proprio ricevibili, pur con titolo accademico certificato.

            ….Io penso di aver letto e riletto bene e se non è sbandierare quello, a Siena sono agitatori di fazzoletti! :-) :-)
            Chiunque altro ne abbia voglia e abbia (come definisce lei) “materia grigia funzionante” potrà rileggere e usarla!
            Ma forse in una cosa ha ragione quando dice che “in genere scarseggia” :-) :-)

      • avatar simone

        “Portiamo le battaglie in territori acconci, invece di limitare le nostre chiacchiere a un pomeriggio sbronzo ai banchi di assaggio di una delle troppe fiere del vino.”
        ;)

  34. avatar Adriano Aiello

    Rilievo giustissimo, anche se un po’ severo. Voglio dire, che ti ha fatto l’incoerenza e la contraddizione. Non conosco persone che non ne sono caratterizzate e quando le conosco scappo sempre. Che palle i monoliti, no? E poi dal punto di vista salutista -- che mi interessa relativamente -- meglio vino naturale e cibo industriale che vino industriale e cibo industriale, anche se sarebbe più coerente:)

    • avatar Federico

      Una persona coerente non è necessariamente pallosa e “monolite” come intendi tu.
      Il punto chiave è che essere coerenti è esserlo alla propria etica.
      L’esempio del ladro non dovrebbe far pensare a una persona monolitica e pallosa. Come l’esempio del prete fa capire quello che intendevo con “ciò che distingue le persone”.

      Personalmente credo che sia più rispettabile un ladro coerente che un prete incoerente, senza togliere che il primo lo metterei in galera e con il secondo cambierei semplicemente parrocchia nel caso fossi cattolico.
      La coerenza a mio avviso è sintomo di intelligenza.
      Nel tuo caso quando dici “che mi interessa relativamente” poni già la questione sotto un’altro aspetto, non facendo parte della tua etica la necessità di fare uso solo di vino naturale. Non puoi certo dirti incoerente in merito a questo.
      Anche a me piacciono alcuni vini naturali e visto che lo sono tanto meglio. Ma non lo pongo come condizione necessaria (e quindi non nella mia etica che non sposa dogmi salutistici), quale è invece la necessità che mi piacciano.

      …ma adesso forse sto diventando un po’ troppo palloso e monolitico ;-)

      • avatar bettino

        strano che nemmeno usando la funzione “copia ed incolla” Lei riesca a rileggere senza il fumo negli occhi ciò che sta scritto.
        Lo ribadisco qui , allora:
        “far comprendere come le visioni assolute poste in quel modo arrogante e semplicistico non sono proprio ricevibili, pur con titolo accademico certificato.”
        Il “tenente drogo” non riesce a capire la complessità della materia “medicina omeopatica”, asserendo che semplicemente “è un bluff”, con la sicumera tipica di chi conoscenze ne ha punto. Io ribadisco ironicamente che -pur con una Lurea in Medicina e Chirurgia- mi ritengo incapace di fornire giudizio siffatto…
        Ha capito adesso ?
        Sono ancora convinto che “la caciara” continui a farla chi non usa quella materia grigia, pure a disposizione.
        Proprio Lei, che ha scritto un così erudito post sulla “coerenza”, non trova normale che un medico riconosca i limiti della sua conoscenza e lo scriva, mettendo però i necessari paletti a chi questi faticosi studi liquida in una battuta ?
        non sarà che anche la discussione sui vini “naturali” ( semplicemente : per alcuni “non esistono”)si veste praticamente della stessa forma di demagogia che la iniziatrice di questa discussione ha così chiaramente rappresentato ?

        farsi beffe della presunta incoerenza nel presentare vini “naturali” in una sede “lussuosa” è francamente ridicolo.

        • avatar Federico

          In tutta sincerità bettino, devo ammettere che io il suo commento sulla laurea e omeopatia, l’avevo interpretato davvevro diversamente. Anche rileggendo attentamente.
          Così forse non è, da come mi spiega. A volte si fraintende. Nel qual caso, se è così, le chiedo scusa.

          Rimane

  35. avatar Adriano Aiello

    Sì, scrivendo monolita ho scritto una caxxata. Intendevo solo che sono cibo e vino, al diavolo la coerenza

    • avatar Federico

      E’ quello che sostengono tutti i giorni i nostri politici ;-) ) ;-) )

  36. avatar claudio

    Sono andato curioso e privo di preconcetti ai “Vignaioli” a Milano.
    Francamente ho assaggiato poche cose che potrei definire buone, certo qualcuno può dire che è colpa del mio palato, probabilmente mangiando solo cibo per cani mi abituerei anche a quello.
    I discorsi dei vignaioli (tutti molto simili) sul laissez-faire della natura mi sono sembrati paragonabili a quelli di un cuoco che anzichè cucinare si limitasse a buttare in una pentola gli ingredienti in nome di una superiorità della natura.
    Ho anche acquistato 3-4 bottiglie per riprovarle a casa e ho visto che coincidevano con quelle di alcuni dei più bravi, ma francamente a quei prezzi in una normale enoteca ho ben altre soddisfazioni.
    Infine una domanda da profano perche senza SO2 i vini puzzano anche di zolfo?

    • claudio…non sei venuto da noi purtroppo ma dai noti evidentemente!!!

      • avatar claudio

        Premetto che ho girovagato a caso (per me eravate tutti sconosciuti) e purtroppo da voi non sono passato.
        A posteriori navigando ho scoperto che cio’ che avevo acquistato era di quelle piu’ note (ciro’, montefalco, ruche che il barolo non lo vendevano e isola del giglio)

  37. bravo…infatti è quello che diciamo sempre noi…..è una scelta di vita rispettare l’ambiente….non solo fare un prodotto per sentirisi fighi e green…io li definisco radical wine chic…..il vino vero è frutto di attenzione e cura della terra…e se puzza ce sta qualche problema!!! serio pure!!

    • avatar Riccardo C.

      Parole sacrosante! “Tout va par degrés dans la nature, et rien par saut”, ovverosia “natura non facit saltus”.

  38. Tutta questa discussione mi lascia interdetto.. per uno come me, che davvero cerca di fare vini del “buon senso” leggere quanto sopra esposto causa confusione.. è un delirio, fatevene una ragione. Serve cultura e soprattutto esperienza per comprendere le complessità della natura. (imho) umilmente

  39. avatar Andrea Barbaccia

    Mi verrebbe istintivo iniziare con un “Ma che gente frequentate?”
    poi mi rendo conto che in effetti il bel mondo del vino è proprio quello, non il mio e di qualche amico che si accontenta di bere vini naturali buoni tipo I baroli di Rinaldi o i teroldego della Foradori, così tanto per dirne due anche se ognuno di voi potrebbe citarne decine e tutti buonissimi, magari accompagnandolo con un piatto all’altezza o solo con una buona bruschetta.
    Ma mi rendo conto che siamo una maggioranza silenziosa, forse proprio perchè presi a bere e mangiare, e che fa molto più clamore l’opinion leader gastro-onanista.
    Personalmente credo che ci siano molte vie di mezzo, conosco anche persone che consumano solo oli di altissima qualità ma che non spenderebbero per nessuna ragione più di 15 euro per una bottiglia di vino o altre che sono molto attente alla qualità di ciò che mangiano tranne poi ignorare quasi del tutto il mondo del vino ma non mi sognerei mai di criticare gli uni o gli altri solo perchè il mio mestiere prevede di vendere vino, un mio vecchio maestro avrebbe detto “A tavola e a letto ognuno fa ciò che vuole”.
    Vi prego soltanto di piantarla con queste semplificazioni naturale=puzzone Bianco=Macerato=orangewine e tutta la fiera delle banalità correlate a questi sillogismi, sono sicuro che ognuno di voi , magari non ponendoci mente, ha bevuto dei vini “naturali” molto buoni, magari qualcuno si è avventurato oltre il Petecchione di Pietralata e ha assaggiato i vini della signora Leroy o simili delizie che puzzano davvero poco.
    Credo invece che sarebbe opportuno interrogarsi sul perchè enologi di grido e aziende convenzionali stiano ormai da anni cercando di rifarsi una verginità passando all’altra sponda, magari solo con una linea.

  40. avatar Jenny Auriemma

    Grazie per la sartina ma non lo sono affatto!
    Mi occupo di vini e ristorazione da 20 anni sono sommelier professionista da 18 provengo da una famiglia che coltiva la terra da sempre.
    adesso produco castagne e olio e so per certo che dietro qualsiasi critica mossa dietro a questo tipo di mercato si nasconde solo l’interesse economico .
    Chi scrive chi sta dietro una scrivania non trarrà nessun beneficio da questi piccoli vignaioli che non tireranno fuori un euro ne’ per pubblicità su testate del settore ne’ per promuovere eventi ne’ tantomeno per pagare pernottamenti o cene a chi fa questo mestiere ..
    E’ normale remarne contro ! Questa e’ la verità e glie lo dice una che non capisce niente ma che non ci gira intorno.
    Grazie Bettino!

    • In questa sede può scrivere (quasi) tutto ma che dietro ad un punto di vista come quello espresso da Cristiana ci siano interessi economici no, proprio no.

      E se non si rende conto da sola della stupidata la invito ad informarsi meglio tra le pagine di questo blog collettivo, in cui non più tardi di qualche giorno fa è uscito l’ennesimo post sui vini naturali che ci piacciono. Massima stima per il suo lavoro e lei ne abbia per quello altrui.
      Grazie.

  41. avatar Il consumatore

    Ma esiste anche lo specialista medico che ben ti consiglia, ti dice che il fumo fa male e lui fuma 40 pacchetti di sigarette, etc…Che c’entrano i vignaioli con chi organizza questa manifestazione a Roma che ha un nome ben preciso e che ha cercato di scegliere una location logisticamente migliore di quelle scelte in passato e fa conti con spese e ricavi per cercare comunque di vivere ? Dovrebbe qualche vignaiolo dire io all Excelsior non vengo, vengo solo se trovi una Cascina Cuccagna dove non ci si muove dove i produttori hanno mezzo metro quadrato di spazio dove la gente aspetta in coda per un’ora per sperare di entrare perché lo spazio utile è esaurito`? E a che serve generalizzare se non si conosco le persone `?

  42. Pingback: Il bevitore di vini naturali è incoerente? Parliamone | the world of robi jakomin

  43. avatar massimo

    fantastica !!!

  44. avatar Stefano De Santis

    Tutto giusto solo che non capisco cosa c’entri il fatto dell’essere naturale col non andare all’hotel Excelsior… sarà che la fase da finto alternativo m’è passata ma io preferisco una bella location accogliente ad uno scantinato puzzolente.

  45. Cara Cristiana, tocchi dei nodi filosofici di grande spessore, che tenderei a riassumere in tre punti:
    1. La presunta esistenza dell’idealtipo weberiano nominato “paladino del vinnaturismo”.
    2. Il discorso sulla coerenza.
    3. La buona/mala fede.
    Su questi punti vorrei esprimerti le mie divergenze:
    1. Penso che la dicitura “paladini del vinnaturismo” tenga insieme figure talmente composite e variegate da poter essere difficilmente comprese in un’etichetta totalizzante. Ci sono molti, come me, che apprezzano vini che seguono alcune logiche di produzione. Ma lo faccio, e lo facciamo, non “a prescindere”.
    2. Il secondo e il terzo discorso hanno invece un’impronta di tipo moralistico: mi ricordano un po’ i rimproveri sulla coerenza di fede, in senso religioso, che sentivo da bambino: “guarda quello che fa la comunione ed ha appena tradito la moglie/il marito!”. Si entra in un ginepraio argomentativo di difficile soluzione. Sono un po’ di secoli che non se ne esce dagli a-priori kantiani.
    3. Introduci anche temi legati a luoghi che veicolano contenuti di “classe” (intesa in senso sociale). Se c’è un cortocircuito è proprio quello che associa al vini naturali un logica proletarizzante: il prezzo di molti di questi sbaraglia ampiamente il campo da questa falsa enunciazione.
    4. Potrei, infine, risponderti citandoti due noti aforismi sulla coerenza, e su questi ci stiamo dentro un po’ tutti:

    “Mi contraddico?
    Ebbene sì. Mi contraddico.
    Sono vasto, contengo moltitudini.”
    Walt Whitman

    “Non si è mai tanto sinceri come quando si è incoerenti.”
    Oscar Wilde

    • avatar bettino

      grazie per questo intervento.
      la qualità di troppi commenti qui sopra si è rivelata di un così scarso spessore che stavo seriamente pensando di spedire metaforicamente al diavolo ( o al denavolo ? ) questo post e la sua ammaliante autrice.
      Il suo breve scritto ha infine riportato un filo di ossigeno in un ambiente diventato via via asfittico.

    • avatar Federico

      Avendo commentato prima sull’argomento, mi permetto di dire ancora la mia, sul punto 2, un po’ titubante davanti a un interlocutore di tale spessore, ma stimolato ancor più per questo.
      I discorsi sulla coerenza è abbastanza normale che riportino a trattazioni religiose, essa infatti è emblematica di una incoerenza diffusa e ormai quasi comunemente accettata e giustificata. Da secoli.
      Aggiungo che a mio avviso i gineprai argomentativi di difficile soluzione spesso risultano i più stimolanti da esplorare. Certo forse questa non è la sede più adatta, ma perchè no?

      Una cosa infine non mi è chiara della citazione di Oscar.
      Se non si è mai tanto sinceri, come quando si è incoerenti, vuol dire che se dico una cosa e poi ne faccio un’altra, sono una persona quanto mai sincera.
      Chi può davvero sostenerlo?

  46. avatar Stefano salvetti

    Davanti a una vetrina possiamo decidere se vedere la nostra immagine riflessa oppure ciò che si trova all’interno.

  47. avatar Angelo

    Credo che Cristiana abbia centrato l’obiettivo, conosco gente che si è convertita al bio-qualcosa non perchè convinta, ma perchè si sente piu’ avanti degli altri ed oggi fa tendenza. Queste persone di mia conoscenza mangiano le piu’ grandi schifezze oggi propinabili, ivi compresi salami cotechini, da taglio, pancette ecc., sono super obesi, mangiano per tre di tutto e di piu”, ma il vino non lo bevono se non è bio. Una grandissima contraddizione ed un gran casino in testa ! Ben venga il vino bio con un’unica condizione imprescindibile : che sia buono da bere !

  48. avatar Giuseppe Bino

    non considerando la mancanza di coerenza di certi personaggi,seppur vera e sconfortante. da tecnico, parto da un presupposto di qualiotà assoluta del vino, in qualsiasi produzione (bio-convenzionale .etc.) il vero problema dei vini naturali, è che non esiste nessun disciplinare, come per il bio, nessuna definizione vera, nessuna cosa scritta che ci dice limiti, cose da fare e non fare e in che quantità.. ci si perde nelle definizioni di un vino naturale, perchè una definizione vera, scritta, regolamenmtata non esiste e quindi sio fa un po quello che ognuno si sente di fare

  49. @Federico, ti ringrazio per il tuo intervento perché mi permette di specificare una cosa e poi non tornerò più sull’argomento. Non sono un sostenitore dell’incoerenza, né tantomeno della coerenza: penso che siano degli elementi limite, che possono essere valutati solo nelle loro declinazioni particolari. Si può essere, ad esempio, coerenti nel perpetuare un errore, un’idea, una posizione, anche grave. La storia ci consegna fulgidi esempi di coerenze nefaste. In questo senso “non esistono frammentazioni morali, ideali, argomentative o d’azione. La coerenza è la qualità dell’unità indivisa, che si muove nella stessa direzione con ogni sua parte.” Valga, al contrario, la stessa valutazione per l’incoerenza (letteralmente ‘non segue’) e quella che tu definisci sincerità. Siamo zeppi di atteggiamenti altrettanto negativi in questo senso. Poi potremmo fare degli altri esempi, egualmente validi in senso opposto, cioè positivo. I livelli di coerenza e di incoerenza che siamo disposti ad accettare in noi stessi e negli altri sono oggetto di valutazione personale, naturalmente condizionata da etiche individuali e collettive, da sensibilità, da posizioni politiche, da mentalità più o meno condivise ecc. ecc. Il merito del post di Cristiana è che ha aperto una discussione a cui difficilmente possiamo sottrarci

    • avatar Federico

      Grazie a te per lo scambio.
      Le tue ultime quattro righe racchiudono magistralmente tutta questa “discussione” sulla coerenza e le diverse posizioni assunte, consapevolmente o meno, da chi è intervento.
      E’ venuto fuori abbastanza materiale su cui riflettere, e sicuramente Cristiana è stata di stimolo con questo post.

      • Speriamo! Anzi a qualcuno lo stimolo glielo auguro proprio così mi risparmia la fatica di mandarcelo :D Grazie Federico, in effetti é stato utile leggere alcuni dei vostri interventi.

        • avatar P. Dibi

          “Noblesse oblige”, chiosò la duchessa di Windsor.

          • avatar bettino

            già…
            un ulteriore “simpatico” commento della amabile, abituale frequentatrice del St.Regis…

  50. avatar Susanna

    Mi sto domandando dove sia andato a finire il vino in questa discussione….
    I miei nonni, che avevano un azienda agricola, separavano e riciclavano i rifiuti 50 anni fa… Io giro in città con un’auto elettrica…sapere queste cose vi farebbe giudicare diversamente i vini che produco????
    E poi ATTENZIONE: anche in periodi critici non si sparge rame in vigna tutti i giorni!!!
    Esistono dosaggi e un controllo (anche con analisi su terreno e foglie) svolto dagli Enti certificatori del biologico. Meglio non sparare ca@@ate quando non si conosce bene un argomento…
    Per il resto, mi sembra un’ottima cosa quando un articolo ben fatto suscita interesse e dibattito

    • avatar P. Dibi

      Sì certo, gli Enti certificatori. Poi, dal momento che siamo in Italia, “per caso, intendo per puro caso” accade che gli stessi enti sono ubicati in locali attigui a chi deve essere certificato (sto parlando di “mere, fortuite per coincidenze”). Accade anche che nello staff degli stessi Enti ci siano ex dipendenti di consorzi (o dipendenti part-time ), professionisti e collaboratori esterni che lavorano per le stesse aziende soggette a controllo. Accade anche che vi siano parenti, consuoceri et affini che confondono i legami di sangue con le “conformità da assegnare”. Ma siamo sempre nell’utopico, nel surrettizio, nell’altamente improbabile, nell’imponderabile. Perché in Italia queste cose non succedono.

  51. avatar ceedub

    Ed eccolo qua, l’ennesimo articolo di Cristiana Lauro che inizia più o meno con “i vini naturali sono buoni però….” e via una serie di luoghi comuni imbarazzanti. In questo caso si scade ampiamente nel ridicolo. Perchè secondo l’autrice, che non perde occasione ad infilare la parola “puzzolente” tra le righe ogni volta che parla di vini naturali, il consumatore di questi vini dovrebbe essere il paladino dell’inflessibilità etico-morale in ogni campo che lo concerne. Certo, a me piace bere vini che siano fatti con l’uva e niente di chimico, non solo perchè sono più salutari ma perchè sono vini che, quando ben fatti (si, ci sono anche quelli fatti male) hanno un sapore che mi lascia un bel ricordo, non sono anonimi, sanno ben rappresentare il territorio. Chi ha avuto modo di apprezzare i vini naturali difficilmente potrà tornare ai prodotti industriali, e non per etica o ancor peggio per moda, ma semplicemente perchè i vini naturali sono diversi. E chiunque abbia un palato allenato preferirà una pasta artigianale alla Barilla, un formaggio di malga a quello del supermercato, un brodo fatto con verdure fresche al dado. Ma a differenza del vino che, giova sempre ricordarlo, non è un bene primario, il cibo (inteso come nutrizione) lo è. Ed allora ecco che in un mondo perfetto tutti dovremmo acquistare carne dalla fattoria, frutta dal contadino, ecc. ecc. Solo che questo non è sempre possibile quindi spesso si ricorre ai cibi industriali. Anche se per mia esperienza diretta, visto che di appassionati di vino ne conosco parecchi, gli adepti del naturale sono proprio i più attenti ad ingredienti, provenienza, qualità. Certamente esistono coloro che spinti da tutt’altro che passione onesta esaltano ogni vino presente in certe fiere e poi sono lontani da quello spirito. Ma si tratta di eccezioni che non possono costituire una base per scrivere un articolo che sembra avere come unico scopo il gettare ennesimo fango contro un movimento che, con i suoi umani difetti, è l’unico a contrapporsi ad un’industria vorace e sempre più prepotente come quella del vino, sulla quale Cristiana Lauro preferisce invece non esporsi.

    • Davvero dici che dovrei espormi? Ma non é che poi rubo la scena a Nossiter.? Non lo so se mi conviene, amico, quella è gente che non scherza. Ci penso e ti faccio sapere :-) Piuttosto ceedub, il tuo commento è il primo dopo il numero 100 quindi hai vinto un premio da gonfiare. Cosa ti mando, la mucca carolina o hello morikitty? :-)
      Smetti di sentirti braccato, perseguitato, oppresso. Non ce l’ho con i produttori di vini naturali ma con certo pubblico modaiolo e poco difendibile e il termine puzzolente per definire il naso di alcuni vini, talvolta non è così fuori luogo. Inoltre, attiene al mio gergo non di rado colorito e ironico. Sai benissimo, visto che mi segui, che mi piacciono molti vini detti naturali. Ma se un vino è fatto male e pieno di difetti non lo bevo. Così come non mangio una lasagna bruciata. Anche se preparata con prodotti genuini. Non ti arrabbiare guagliù! ;-)

  52. avatar ceedub

    Non dico a nessuno cosa deve o dovrebbe fare: se la cava a scrivere, provi a sforzarsi anche a leggere. La sua forzata ironia che dall’articolo rimbalza ai commenti di risposta a chi la critica non è nè tagliente nè garbata. Tuttavia non mi fa arrabbiare, mi fa soltanto riflettere su come certe doti per esser tali dovrebbero esser supportate da altro perchè in caso contrario rimangono fini a loro stesse. Anche perchè nell’usare la parola “puzzolente” non c’è nulla di colorito o tanto meno di ironico, almeno quando si parla di vini che spesso vengono tacciati di esser tali anche quando non lo sono, squalificando tanti ottimi prodotti agli occhi di chi magari leggittimamente naviga su Intravino o altrove più di quanto effettivamente assaggi. Il pubblico modaiolo con il quale lei dice di prendersela c’è per i vini naturali, ma mai quanto per il prosecco, il franciacorta, i rossi “forti”, il verdicchio o i supertoscani. Eppure non mi pare di leggere in giro per il web tante filippiche su questi modaioli quante ne leggo per i “talebani naturalisti”. Se poi ci aggiungiamo la sua chiusura sulla location di lusso che metterebbe a disagio il vignaiolo, altro che ironia, mi viene da pensare che quella che si sente braccata, perseguitata ed oppressa è lei, non io.

  53. avatar fabrizio

    Sabato scorso sono stato alla degustazione di vini naturale a Milano: una delusione. A parte la qualità globale a mio parere in troppi casi discutibile, i prezzi sono ingiustificati e mi pareva di essere ad un ritrovo di amici. La sensazione di disturbare i discorsi tra produttori e alcuni visitatori era nell’aria. .. addirittura un produttore siciliano mi dice un prezzo e poco dopo ne fa un altro al solito amico. .. .mi sentivo trattato on distacco e sufficienza. Mi tengo ben stretto il mio Chianti, altro che sta roba da praticoni e tironi!

  54. Questi vini naturali mi sembrano un’altra strategia di green washing attuata da moltissimi brand in altri settori. Ad esempio The Body Shop che si presenta come cosmetica naturale e invece appartiene a L’Oreal, una delle aziende che utilizza maggiormente additivi chimici a livello mondiale.

  55. Se si prendono per buoni gli argomenti nell’articolo della Lauro, la “distrazione” dei vignaioli naturali e dei consumatori del vino naturale testimonia un clima che sfocia nel modaiolo. Anch’io sono piuttosto basito dalla scelta della location romana.
    Tuttavia, il vino naturale non nasce indipendentemente dalle questioni legate ai cibi sani, all’agriculture power ecc. ecc., ma ne è un completamento. E’ una questione politica, economica e sociale. Se così non fosse abbiamo perso tutti.
    Resta, come appello, quello che scriveva qualche commentatore: si tratta ancora oggi di una nicchia e di un settore che non raggiunge la maggioranza della popolazione nemmeno nell’eco della comunicazione, perciò che si faccia notare può non essere un male. A patto che non disconosca le proprie origini.

  56. Pingback: Il pensiero debolissimo. Percezione soggettiva, valutazione oggettiva, e tutto quanto sta nel mezzo | OpenDrink

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