A Merano c’è un varco spaziotemporale e io ci sono entrato dentro. Ecco cosa ho visto

A Merano c’è un varco spaziotemporale e io ci sono entrato dentro. Ecco cosa ho visto

di Fiorenzo Sartore

A Merano deve essere tempo di elezioni, perché nelle strade ci sono i manifesti. Camminando per Merano, per raggiungere la Kurhaus dove si officia l’annuale messa cantata del WineFestival, incrocio questo cospicuo manifesto “vota Comunista”, e capisco di essere finito in un varco spazio temporale, in una distorsione, una curvatura della materia, che mi porta in un altro tempo. Ha perfettamente senso, non solo per questo scenario che evoca Sissi e la mitteleuropa. E’ il WineFestival che massimamente è in grado di teletrasportarmi in un’altra dimensione, dove si vota comunista e si bevono cabernet toscani che fanno diciotto mesi di barrique nuova. Io ci entro, con voluttà.

Ne vengo dall’ennesima fiera vinoverista, dove mi hanno spiegato, ancora una volta, che i vini naturali di cui tutti parliamo sono una frazione trascurabile del prodotto nazionale. Nel 2013 sembra che esista solo il vino naturale ma io adesso sono nel 1995, sono alla fiera di Merano, e tutto è deformato nella curvatura spaziotemporale. Annuncio a chi è con me che voglio bere solo Zonin, Frescobaldi, Banfi, Antinori, Berlucchi, Ferrari. La reazione è su vari livelli di crescendo: sta scherzando, che burlone. No, aspetta, fa sul serio? Oddio, è serio, assaggia solo quelli. Alla fine di questi due giorni qualcuno mi ha tolto il saluto, poi mi ha cancellato dagli amici su Facebook. Ma io ho viaggiato nel tempo, ed è stato bellissimo. Ecco cosa ho visto.

Se devo cominciare da qualcuno a caso, facciamo che sia Banfi: chi meglio di lui? Il Poggio alle mura Riserva 2007e Poggio all’oro Riserva (stessa annata) sono davvero formidabili, sono un flash gustativo spiazzante. Sono buoni? Ecco, dipende. Bisogna contestualizzare, storicizzare. Io ho immaginato un turista americano (di Los Angeles, diciamo) che arriva in Toscana in vacanza. A Montalcino fa un caldo allucinante, lui ha volato per giorni ed è stanco, spaesato e sconvolto. Beve Banfi e finalmente trova sollievo, finalmente si sente, nuovamente, a casa. California, here we come.

Così ho voluto sentire il Brunello di Frescobaldi: molto confortevole. Poi quello di Antinori, che mi ha un po’ deluso, asciugante com’era. Infinitamente più ludico è stato Guado al Tasso 2010, con maggior frutto e dolcezza. Allora ho detto: perché perdere tempo, andiamo direttamente a sentire Ornellaia 2010. Ed ecco, qui ho vacillato anche di più, perché Ornellaia era davvero ben centrato, non era solo fitto e intenso, era anche serio, nel senso che non fingeva ma aveva materia e classe, come per dire: qui non si improvvisa, ragazzo, qui si fa la storia della supertuscanitudine. L’ho abbandonato rispettoso e sono saltato su Apparita 2009, che al confronto era meno assecondante, più nervoso. Tua Rita idem, mi ha lasciato freddino. Decido di tornare ai fondamentali e assaggio Luce, poi il Modus di Ruffino, e il loro Brunello, Greppone Mazzi. Benché siano vini profondamente differenti, tutti sono caratterizzati da un tannino puntuto e a volte troppo asciugante, un frutto dolce commisto a caffè/cacao, e boisé più o meno invadente.

Allora ho fatto un break con i rossi. Memore di questa degu di Cervaro, assaggio il 2011, e mi fermo a ripensare l’ultimo Cervaro assaggiato. Non me lo ricordo. Deve essere passato un millennio, oppure ho raggiunto una certa età. Sia come sia, questo Cervaro mi sorprende: non è solo fighetto e legnoso, non è solo banana e vaniglia, ha una vena salina e un po’ citrica che lo verticalizza. Diavolacci di wine maker, ma quante ne sapete? Tra me e me immagino un enologo al Castello della Sala che un bel giorno dice: “e adesso, facciamolo minerale”. Infilo uno dietro l’altro Ferrari, Ca’ del Bosco, Berlucchi. Solo quest’ultimo riesce a fare breccia nel mio cuore, perché presenta un inedito 2001 sperimentale dal piglio ossidativo, che per un attimo mi fa percorrere a ritroso il varco spaziotemporale riportandomi ai viniveri dei giorni nostri. Per riprendere il filo, allora, corro a immergere il naso nelle note orgogliosamente moderne del Simposio 2011 di Feudi di Butera (Zonin in Sicilia) che pare quasi moderato nel suo piglio, visto che immediatamente dopo passo allo stordente Harmonium di Firriato. Nella memoria resta anche, indelebile, l’OT di Oliviero Toscani, un blend toscano di syrah cabernet ed altre delizie, in purissimo stile 1997. Eppure lo ammiro. Fenomenale.

Dopo questa sequenza sono particolarmente soddisfatto, perché mi sono esercitato in uno dei miei sport preferiti: conosci quello che è diverso da te, e individua nel diverso quello che ti accomuna. Insomma, qui modestamente si prova a costruire un mondo migliore.

Trovo il tavolo di Biondi Santi deserto: siamo solo io, i vini, e il gentile signore che li serve. E’ un segno del destino, credo. Il Rosso di Montalcino 2009 annuncia la classe infinita che ha quell’azienda nel declinare il sangiovese ilcinese: nel sentire i profumi sono colto da sentimenti che variano dalla soggezione al rispetto, fino alla deferenza. Il Brunello Riserva, benché aperto da poco, ha invece il distacco che è proprio di chi è nobile, e non si immischia con noi umani che ci arrovelliamo in questioni futili (chi è modernista, chi è vinoverista). Quel Brunello mi riconcilia con tutto. E’ anni novanta? E’ contemporaneo? E’ tutte e due le cose e le supera, aprendo una terza dimensione spaziotemporale.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

8 Commenti

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A3C

circa 7 anni fa - Link

B R A V O...da tempo non m'imbattevo in 1 articolo tanto bello e gradevole da leggere....

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Emanuele

circa 7 anni fa - Link

standing ovation

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sara porro

circa 7 anni fa - Link

Un post bellissimo. Grazie Fiorenzo

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giacomo badiani

circa 7 anni fa - Link

Grande! un post paradigmàtico

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she-wolf when the going was good

circa 7 anni fa - Link

Non sei più tanto giovane Fiorenzo, ma lo sei sempre più di me. Hai viaggiato a ritroso fino agli anni '90. Ce lo hai raccontato molto bene. Ora, io annuso un ritorno ai '70, ilcinesamente e toscanamente parlando. Lo annuso e lo auspico, avverrà, sta già avvenendo. Il Sangiovese di Biondi Santi, nella versione giovane e in quella "riservata" ne è una prova. Peccato per i prezzi, questi ahimé non ritornano mai indietro.

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Cristiana Lauro

circa 7 anni fa - Link

A proposito di cabernet toscani, Alceo di Rampolla è buono che più buono non si può. Se ti è sfuggito, caro Fiorenzo, rimedia subito! ;-)

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Francesco Annibali

circa 7 anni fa - Link

@cristiana lauro: alceo buono? che provincialona che sei. si vede che non hai mai assaggiato un buon cabernet. :) ...e comunque, parlando sul serio, neanche il bordolese del podere forte era da 'dda ai maiali

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stefano Albenga

circa 7 anni fa - Link

Fiorenzo, sono in piedi ad applaudire!

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