A Bologna il Gusto è davvero Nudo, e freddo

di Andrea Marchetti

Squallide luci al neon, fredde ma non tanto quanto la temperatura in sala, ci saranno 6°C, una temperatura di servizio troppo bassa per qualsiasi vino. Siamo in un’ex area industriale ancora non riqualificata, veramente brutta, dal corridoio di ingresso arriva un inequivocabile odore di cannabis, in sala assaggi ci sono espositori e visitatori che fumano tranquillamente le loro sigarette. La sesta edizione di Gusto Nudo non accoglie esattamente con un caldo abbraccio ma la risposta di pubblico è stata importante: i 1500 ingressi hanno quasi doppiato l’edizione precedente.

La fiera dei vignaioli eretici – produttori che manifestano di agire in accordo con la tradizione, usando la terra nel rispetto della natura e rifiutando la chimica di sintesi – si è svolta dal 23 al 25 marzo a Bologna presso gli spazi del centro artistico-culturale “Senza Filtro” un centro sociale occupato (con l’autorizzazione del proprietario), gestito dall’associazione “Planimetrie Culturali” con l’obiettivo della “riqualificazione culturale temporanea” di aree dismesse della città. La riqualificazione arriverà, adesso lo spazio è al limite della decenza.

Il freddo è veramente pungente, mi chiudo il giubbotto, mi metto in testa la cuffia di lana ed inizio gli assaggi; peccato non avere i guanti, il bicchiere sembra di ghiaccio. Alcuni visitatori si lamentano, dicono che “per i rossi” la temperatura è troppo bassa; sinceramente, credo lo sarebbe anche per un Prosecco extra dry. I banchetti degli espositori sono piazzati senza un filo conduttore, per cui mi metto ad assaggiare qua e là, casualmente. Purtroppo il lunedì non c’è più Corrado Dottori (La Distesa), temo abbia anticipato il rientro saltando l’ultimo dei tre giorni degustativi. Peccato, di quest’azienda marchigiana avrei voluto riassaggiare Gli Eremi, dopo la discussa esclusione della versione 2010 dalla guida Gambero Rosso per “un’acescenza che ne omologa il tratto, confondendo il varietale” (cit. Vini d’Italia 2013).

Per un verdicchio che non trovo, mi consolo con un altro, il Capovolto 2011 de La Marca di San Michele: il naso è veramente bello, delicato e definito, ma la bocca è piuttosto contratta, ha una dinamica diretta e spiazzante, mi chiedo se sia a causa della temperatura, sempre più bassa. Il Pigro della Marca 2010, nonostante la bella annata, è un po’ molle e pecca, a mio avviso, di freschezza.

Continuo in ordine sparso.
Guccione: azienda siciliana, buona prova per il Veruzza 2011, trebbiano in purezza, naso fine e bella sapidità in bocca. Interessante il Perpetuo di Cerasa, un metodo solera, anche questo da trebbiano in purezza, ha una bella complessità giocata sulla frutta secca.

Cirelli: tutta la gamma è molto piacevole, improntata su freschezza e immediatezza di beva, ma senza cadere nella banalità; il Montepulciano d’Abruzzo in anfora ha qualcosa in più in termini di complessità e finezza del tannino.

Lieselhof: davvero interessante questa azienda. Il titolare ha un grande interesse per i vitigni che sono naturalmente immuni da malattie e parassiti, in modo da evitare o ridurre al minimo i trattamenti in vigna. A tal proposito propone il Julian, da uve di bronner, vitigno che non necessita di trattamenti con antiparassitari ed è resistente all’oidio e alla peronospora. Esegue coltivazioni sperimentali sui vitigni johanniter, solaris, helios, sempre al fine di ottenere vino da vigne non trattate. Julian nel bicchiere ha un discreto naso futtato fresco e buona piacevolezza.

Monte dall’Ora: buoni tutti i vini presentati – un Valpolicella Classico ed un Classico Superiore – ma è l’Amarone che mi colpisce per la freschezza del frutto, un vino ricco che si beve con grande piacevolezza.

‘A Vita: veramente bella questa gamma di Cirò. L’F36 p27 Cirò Rosso Classico 2010 è il più semplice dei tre, da vigne giovani, ha grande bevibilità e piacevolezza, ottimo come vino quotidiano. Il Cirò Classico Superiore 2010 cresce in complessità rispetto al precedente, ma è il Cirò Classico Superiore Classico Riserva 2008 il vino che mi colpisce di più, non solo di ‘A Vita, ma di tutta la manifestazione, un vino che ha classe, eleganza e quel tocco di austerità, seria, ma non severa che ne fa un vino da over 90 punti.

Vigne di San Lorenzo: mi colpisce la personalità dei vini di Filippo Manetti, vigneron romagnolo che segue da solo ogni fase aziendale, dalla potatura all’imbottigliamento. La produzione annua è di circa 10.000 bottiglie. Vini mai banali, specialmente il Campiume, sangiovese in purezza, e soprattutto il San Lorenzo, taglio bordolese di particolare finezza.

Il Quarticello: vini semplici, un po’ rustici, ma di discreta personalità; spicca un lambrusco da uve salamino, rifermentato in bottiglia senza sboccatura, ha un bel fruttino rosso chiaro di discreta pulizia, grande freschezza in bocca e conseguente ottima bevibilità.

Castello Conti: sempre belli i vini delle sorelle Conti, in particolare il Boca, un bel mix di sensazioni fruttate-speziate, ma soprattutto di mineralità ferrosa e vibrante acidità in bocca; i Boca in degustazione sono due: il 2007, un vino in fasce e non ancora del tutto leggibile ed il 1998, ovviamente più aperto, ma pure lui ancora giovane.

Ancora, assaggiando qua e là: buono il cirò rosato di Cote di Franze, che brilla per freschezza, mentre mi colpisce meno il loro Cirò rosso, non pefettamente a fuoco.
Come al solito spiazzante la produzione di Casa Caterina, azienda di Monticelli Brusati, classico esempio di vini che o si amano o si odiano, comunque mai banali; sottolineo che le bolle sono fuori disciplinare Franciacorta. La cuvée 60, blanc de blancs nature 100% chardonnay, mantiene discreta freschezza e definizione, ma già passando al 2002 da pinot meunier e al 2004 da pinot noir si valica il confine del non consueto: sono vini meno nitidi, meno freschi, con leggera tendenza all’ossidazione, oserei dire barocchi, un filo ridondanti, certamente non essenziali, ma capisco che abbiano una nicchia di ammiratori perché di personalità.
Passando ai due bianchi di Casa Caterina, uno da uve marsanne, sauvignon e viognier, l’altro da gewürtztraminer, capisco di essere in pieno territorio del “famolo strano”: il varietale è completamente assente, i vini sono caldi, un po’ ossidati ed al mio palato non particolarmente gradevoli; si conclude con un moscato rosa improbabile.

Buona prova per i bianchi di Santa Caterina, azienda ligure di Sarzana. Infine vorrei assaggiare anche i vini de La Stoppa e Cascina Tavijn, ma il tempo sta scadendo, anzi è già scaduto, la fiera sta chiudendo; me ne accorgo quando i primi furgoni e pick-up entrano in “sala degustazione” per caricare le cassette di vino rimaste. I vignaioli eretici faranno anche pochi trattamenti in vigna, ma lunedì sera al “Senza Filtro” (curiosa coincidenza, questo nome) hanno trattato l’aria per benino, con copiose emissioni di gasolio combusto (nonostante la temperatura polare, ci trovavamo in un luogo chiuso, non all’aperto). Faccio comunque i miei complimenti a Filippo Manetti de Le Vigne di San Lorenzo, che pur di non portare barbaramente l’auto in sala, si è fatto svariati giri avanti/indietro con numerose cassettine in spalla.

15 Commenti

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roberto

circa 6 anni fa - Link

Ho già avuto modo di commentare questa manifestazione. https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=6941 Personalmente ho cancellato dal mio quaderno tutti gli appunti sui rossi e leggo queste sue note con il dubbio che derivino più da sue esperienze precedenti che non da quanto degustato a Bologna.

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

Caro Roberto, complimentandomi con lei per il bell’articolo di cui mette il link, le tolgo il dubbio in maniera molto netta: neanche una virgola deriva da mie precedenti esperienze. Direi che non sarebbe nemmeno serio, scrivendo un pezzo su un determinato evento, fare riferimento a degustazioni pregresse. Più che note degustative, le mie vogliono essere pennellate qua e là di vini degustati qua e là, per dipingere il quadro generale di Gusto Nudo, anche nell’ottica di dare un taglio sciolto e snello all’articolo. Esprimere impressioni così semplici lo si può fare anche con il vino freddo, basta un po’ di mestiere. Solo per fare un veloce esempio, basta tenere in bocca il vino per un po’ di tempo ed il liquido si scalda velocemente rendendosi analizzabile dal punto di vista gustativo, per via retrolfattiva si recuperano le informazioni perse dal naso per il freddo. Un po’ di mestiere aiuta pure ad inquadrare in senso generale il vino. Ovviamente tutto questo si discosta nettamente dall’ottica di bere per puro piacere, ma non ero lì per andare a cena. Preciso comunque che non ho assaggiato tutti i vini, in quanto certi produttori il lunedì non c’erano ed io sono arrivato verso le 15, per cui il tempo che avevo a disposizione era limitato, avendo fatto anche abbondanti chiacchiere, per cui l’elenco degli assaggi non ha nessuna pretesa di essere esaustivo.

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Eugenio

circa 6 anni fa - Link

Come si dice, per completezza d'informazione: -Corrado Dottori ha portato il Nur '11 (che è il solito campioncino di beva e ampiezza nella sua moderata macerazione) e il Nocenzio, Verdicchi non pronti. -Filippo Manetti (Vigne di San Lorenzo) da qualche anno fa vini che sono al top in zona Romagna (e quindi, immodestamente, in Italia), specie con le annate 2007 che hanno una marcia in più come potenza e controllo (cit.); come il Campiume che aveva a Bologna e, soprattutto, Fieni (Malbo Gentile con un po' di Cabernet e Merlot) di cui a Bologna aveva la 2006, annata più fresca. -Vino della giornata (ma lunedì era già finito) il Barrosu Ris. Franzisca '10 di Giovanni Montisci (qui tento di descriverlo httpv://ilcampovinato.blogspot.it/2013/03/camera-oscura.html) -Freddo ma freddo ma freddo (però 3° a fine marzo a Bologna era poco prevedibile)

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

Eugenio, grazie per la completezza di informazione. Filippo Manetti l’ho incontrato alcune volte alle fiere e mi sembra una bella persona e questo si trasmette nei suoi prodotti; nei vini mi piace finezza ed eleganza, per cui preferisco sangiovese e taglio bordolese al malbo, che trovo un po’ rustico. Montisci non l’ho provato, mi ricordo un assaggio a Sorgente del Vino anno scorso e mi era piaciuto, però non ricordo che etichetta fosse.

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zamboulder

circa 6 anni fa - Link

Appunto, l'autore dell'articolo ha sorvolato sulle condizioni del meteo, che io che arrivavo da una Valpolicella imbiancata, ero preparato ad affrontare. A Bologna alle 14.00 il termometro della macchina segnava 5°, il 25 Marzo. Il primo impatto col capannone sgarruppato e trovar la maggior parte dei banchi d' assaggio vuoti dai produttori, non è stato proprio un tappeto di velluto rosso. Ma siam partiti un sorso di Rocce Rosse 2001 Ar.Pe.Pe. on the rocks, che prima io ho scaldato lui e poi lui ha scaldato me. La rosa dei vignaioli partecipanti mi è sembrata di buon livello (Cantina Giardino, Ar.Pe,Pe., Terpin, oltre ad i già citati) per un ingresso a 8,00 € con bicchiere. Il sig. autore non ha nemmeno citato le numerose degustazioni guidate tenutesi il sabato e la domenica, con relatori di prim'ordine, nonchè le presentazioni di 2 libri : http://www.gustonudo.net/index.php?option=com_content&view=article&id=332&Itemid=509 Insomma, magari l'anno prossimo sarà il caso che l'organizzazione valuti l'opzione di cambiar contesto. Ma fare spazio ad un'iniziativa totalmente indipendente e dal basso, di questi tempi non è cosa facile come pubblicare un post si Intravino. Alè.

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

L’autore dell’articolo ha sorvolato sulle condizioni meteo perchè le condizioni meteo dovevano riguardare l’esterno della “sala degustazione” e non l’interno; seguendo la sua logica non si dovrebbero tenere degustazioni invernali a nord della Tunisia ed un evento a gennaio in Norvegia dovrebbe avvenire a -25°C. In questi ultimi anni non è stato infrequente che a Bologna abbia nevicato a marzo. Il sig.autore, che si firma con nome e cognome, non ha citato le degustazioni guidate e le presentazioni di due libri perchè non vi ha partecipato, il sig.autore ha solo raccontato ciò che ha osservato dalle 15 alle 19 di lunedì 25 marzo ed ha serenamente affermato che tale racconto non ha la pretesa di essere esaustivo. A me non interessa che l’iniziativa sia dal basso o dall’alto o da destra o da sinistra, mi interessa solo che sia di qualità ed organizzato in maniera professionale. Attendo un suo post su Intravino. Olé.

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carlo tabarrini

circa 6 anni fa - Link

Confermo il freddo, io ( Carlo Tabarrini-Cantina Margò) ed altri, alternavamo la presenza al banco con puntatine all' entrata, (molto più calda), però lo spirito, gli intenti e la fiera nel suo globale, non mi hanno deluso, magari un po' dispersivi i notevoli metri quadri utilizzati...

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

Carlo, non sono riuscito ad assaggiare i tuoi vini, confido in una prossima occasione..!

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Adriano Aiello

circa 6 anni fa - Link

Ho bevuto ieri il tuo grechetto 2009. Era in grande forma, Carlo!:)

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Nelle Nuvole

circa 6 anni fa - Link

Molto bello questo post. Bello anche per la sua schiettezza. Leggo l'indirizzo e sorrido. Dalla descrizione del luogo e delle sue scomodità, in effetti, essere alloggiata in Via Stalingrado, rende l'idea di un coraggio quasi incosciente per parteciparvi. Ogni tanto fa bene sapere cosa avviene al di fuori dei circuiti fieristici "on". Si trattasse di teatro potemmo definire "off" o "the fringe" questo evento.

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

Nelle Nuvole, il tuo intervento ed i tuoi complimenti sono sempre enormemente graditi.. ;-) PS Lunedì vengo a cazzeggiare e scroccare al tuo stand... ;-) ;-)

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gabriele succi

circa 6 anni fa - Link

Andrè...allora ci sentiamo che andiamo a rompere a NN... :D

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

Gabri, assolutamente SI'... :-)

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teo Gattoni

circa 6 anni fa - Link

ecco che scrive l'organizzatore, intanto ringrazio per l'attenzione prestata a Gusto Nudo su Intravino, le critiche sono sempre ben accette soprattutto se giungono da un portale che stimo e a cui faccio riferimento nei vari momenti in cui sento l'ignoranza sopraffarmi. non credo che sia il caso di rispondere a tutti e a tutto, anche perchè, davvero, sono lusingato, dopo sette anni di esistenza di gusto nudo, del fatto che tale manifestazione sia stata presa in considerazione. Ma a un paio di osservazioni vorrei ribattere, il giudizio sulla "bruttezza" del luogo in cui si è tenuto l'evento è quanto meno soggettivo, io da parte mia ritengo insopportabili le degustazioni nei saloni degli hotel, con sommellier impinguinati e sputacchiere d'argento, ma non mi sogno nemmeno lontanaente di inserire nel mio giudizio su un evento di tal genere questa mia idiosincrasia... personalmente poi invece ritengo molto interessante ed esteticamente stimolante la contraddizione presentata da uno spazio post-industriale che ospita un accolita di agricoltori sedicenti eretici, (probabilmente il prossimo anno a chiudere il tutto proporrò un concerto dei nine inch nails o dei laibach). La "sala assaggi" ha le dimensioni di Piazza Maggiore a Bologna, ma è coperta, a circa 20m di altezza, ora in questa sala sono stati previsti spazi per fumatori, lontani dal contesto degli spazi di degustazione.... poi alla intelligenza dei visitatori e degli espositori scegliere se rispettare le indicazioni fornite dall'organizzazione; la quale non sarà mai polizia di costume. infine...... il freddo, ha sicuramente rovinato la tre giorni e sono io il primo a dolermene e a scusarmi con tutti, visitatori ed espositori. a mia discolpa posso solo invitarvi a confrontare su questo link http://www.meteosatonline.it/statistiche-meteo/ le statistiche delle temperature a Bologna nei giorni 23,24 e 25 Marzo a Bologna negli ultimi 5 anni. con immutata stima teo Gattoni

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Andrea Marchetti

circa 6 anni fa - Link

Ringrazio Teo Gattoni per l’intervento, garbato e ben calibrato. Però anche io mi permetto di dissentire su alcune cose. La bruttezza del posto penso che fosse oggettiva, era una location tetra e squallida, nulla a che vedere con quelle calde ed accoglienti delle precedenti edizioni di Gusto Nudo stesso. Infatti penso che il termine di paragone per la manifestazione non debba essere una degustazione in hotel con sommelier pinguini, ma le stesse edizioni degli anni passati di Gusto Nudo, tutte ben riuscite, specialmente nel chiostro di vicolo Bolognetti, ma anche quella dell’anno scorso era tutto sommato carina. Per quanto riguarda le temperature, osservando i dati dal sito linkato, considerando le dimensioni della “sala assaggi”, il fatto che non fosse riscaldata, che fosse rimasta per tutto l’inverno al freddo, che un capannone del genere impiega settimane per riscaldarsi internamente con temperature esterne di primavera avanzata, non c’era la benchè minima speranza, nella più ottimistica delle ipotesi, che dal 23 al 25 marzo 2013 la temperatura in sala fosse più alta di 13-14°C (sempre troppo poco) in quanto a fine marzo le temperature minime sono sempre sotto i 10°C e le massime stanno sui 18-20°C nel migliore dei casi, ma spesso sui 14-15°C o ancora meno.

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