di | lun 18 nov 2013 ore 15:03
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8 vini per raccontare il Chianti Classico. E il numero uno dei relatori italiani, evidentemente

Un seminario sul Chianti Classico potrebbe essere abbastanza semplice in teoria: prendi gli “Over the Top”, quelli più famosi, magari pescando a piene mani tra i supertuscan, e hai messo su una bella degustazione dimostrativa, come per dire: ecco signori, questi sono i nostri stalloni.

È invece assai più complicato creare un percorso con un filo logico in un territorio che, sin dal disciplinare, non riesce a trovare un comune denominatore di chiarezza. Perché, in fin dei conti, l’unico elemento unificante del Chianti Classico dovrebbe essere sempre il Sangiovese, con tuttalpiù l’aggiunta di vitigni autoctoni complementari. Stop.
Il Chianti, in generale, è un territorio troppo diverso per imbrigliarlo in una rappresentazione univoca, in una definizione buona per tutte le stagioni; per chi prova a farlo, questa eterogeneità è un punto debole quando in realtà è la sua forza.

Alla domanda “Cosa è un Chianti Classico?” è quasi impossibile rispondere: mille sfaccettature di un’area bellissima, selvaggia, capace di forza ed eleganza, di sensazioni marcate e di scarni e aerei tratteggi. Questo è riuscito a ricreare Armando Castagno a Sangiovese Purosangue, in quelle due ore circa in cui ci ha guidato lungo i tornanti tra Firenze e Siena, descrivendoci i paesaggi e le loro caratteristiche, creando un percorso logico dei vini scelti, dapprima teorico e poi fattivo, per raccontarci questo seminario on the road. Uno step che va oltre la degustazione un tot al chilo, la classica royal rumble del tutti contro tutti e vediamo chi picchia più forte. Non c’è stato nessuno che ha picchiato qualcun altro, non ci sono stati vincitori se non i produttori rappresentati così bene dai propri vini. È mancata solo la tappa a Castelnuovo Berardenga, peccato, ma è stato comunque un piacere lasciarsi trasportare dalle parole e dal bicchiere.

Sintonizzo la mia radio sull’annata 2008, classica vendemmia sottovalutata in molti casi ma che spesso m’ha regalato ottime impressioni di freschezza, un po’ freak nell’andamento dapprima molto caldo e poi rinfrescatosi a ridosso del raccolto. La musica è quella giusta, si parte.

San Casciano in Val di Pesa (FI) – Chianti Classico 2008 Cigliano
Firenze non è lontana, un po’ più a Nord una ventina di chilometri e siamo arrivati. Questo è il nostro punto di partenza per andare verso sud e cosa ci potremmo aspettare da un vino prodotto qui? Beh consideriamo il territorio: la latitudine è la più a Nord, come detto, ma il paesaggio non è quello aspro, quasi montano della provincia senese. L’azienda possiede le sue vigne a 275 m slm su terreni misti di Arenaria, Galestro, Alberese. Il vino? Arioso, immediato, espressivo, solare, col frutto aspro di bacche rosse e la complessità delle erbe aromatiche, del mentolato e del balsamico, della cipria e delle sensazioni ferrose e metalliche. Al sorso è fedele a quanto raccontato al naso, esprimendo con chiarezza e finta semplicità la sua energia succosa, con l’acidità che subentra e dona spinta al sorso. Un vino da bere e ribere, un buon inizio.

Lamole – Greve in Chianti (FI): Chianti Classico Vigneto Castello di Lamole 2008 Fattoria di Lamole
Il paesaggio cambia, più aspro e selvaggio. Giungiamo a Greve in Chianti e svoltiamo verso Lamole, piccola frazione del comune. La strada diventa impervia salita, il verde circonda le vigne di Sangiovese di Lamole (o Polveroso) poste a 600 – 700 metri slm, strappate ai boschi e disposte su terrazzamenti. Non c’è altro da aspettarsi che un Chianti di estrema finezza, fresco e dinamico sin dai profumi di cola, fragolina di bosco, florealità di rosa e viola, cenni di frutti di bosco tra la mora e il lampone. Bocca scorrevole, dal tannino minuto, con ritorni retro nasali di grande florealità. Un vino di dettagli, longilineo, ritmico, da cercare sorso dopo sorso.

Panzano – Greve in Chianti (FI): Chianti Classico Riserva Sa’etta 2008 Montebernardi
Continua il giro intorno a Greve in Chianti, scendiamo a Panzano. La famosa Conca d’Oro ci attende e ci accoglie nel suo caldo abbraccio, perché qui il Sangiovese non è roba per chi cerca leggerezze e spensieratezza di beva. Il calice lo mette subito in chiaro, sin dal colore più intenso, col suo ventaglio di toni maturi e possenti di mora, prugna, fiori appena appassiti, arancia rossa e sensazioni sanguigne e terrose. La piena conferma in bocca, letteralmente invasa dal sale che contraddistingue il sorso, ricco e possente, lunghissimo e dal tannino più marcato. Come dovrebbe essere sempre un vino che nasce in un’area soleggiata su Pietraforte (arenaria tipica della zona). Differenza abissale col vino precedente, malgrado in linea d’aria le vigne siano vicinissime. E’ il terroir baby, ed è un fattore che affascina come pochi.

Greve in Chianti (FI): Chianti Chianti Classico Riserva 2008 Villa Calcinaia
C’abbiamo girato attorno e alla fine arriviamo a Greve. Il vino che più ha fatto discutere nella batteria, probabilmente quello più introverso e meno espressivo, il più restio a concedersi aromaticamente. Parte ridotto, con il legno inizialmente in evidenza, poi il naso è addirittura cerealicolo e con un frutto ancora più maturo e scuro del vino precedente. Poi folate salmastre e speziate lasciano appena intravedere un vino dal passo lungo, ancora imbrigliato anche in bocca dove il tannino deciso e la sensazione calorica staccano ulteriormente, solo a tratti, tornandoci con calma successivamente si riesce a intuire quel che sarà. Al giorno d’oggi, volendo fare una classifica del mio personale gradimento, il meno a fuoco e quello meno disponibile ma è anche il vino che più mi incuriosisce nell’evoluzione. Non svegliatelo ora.

Radda in Chianti (SI): Montevertine 2008 Montevertine
Scendiamo più a sud, abbandoniamo la clava e torniamo al fioretto perché le altitudini sono nuovamente elevate. Radda è il comune dove a mio parere sempre più si va affermando una coerenza stilistica tra i produttori (casi isolati a parte). A portare il gonfalone non è un Chianti Classico ma è un IGT. Perché? Perché è Sangiovese, Colorino e Canaiolo, perché è rispettoso e fedele al terroir di provenienza, perché è specchio di quelle splendide vigne a più di 400 m slm. Non è quindi la denominazione a rendere territoriale un vino ma è l’interpretazione autentica di quello che il territorio è in gradi di fare, e i migliori interpreti possono essere solo i vitigni meglio acclimatati in quest’area. Tutto trova un senso nel bicchiere, reso agrumato e solare dai profumi che ne scaturiscono, con cenni di ribes rosso, rosa, viola, sensazioni salmastre e terrose. La bocca è inondante, tesa come una corda di violino, l’acidità più integrata rispetto all’uscita sul mercato ma il termine furiosa potrebbe essere ancora spendibile. Pazientate gente, pazientate.

Gaiole in Chianti (SI): Chianti Classico Riserva 2008 Badia a Coltibuono
Precisamente le vigne sono a Monti in Chianti, nell’areale che si interseca e si fonde con il territorio di  Castelnuovo Berardenga . Le vigne sono a 350 m slm esposte a Sud / Sud-Ovest, il vino è affinato in botti di provenienza mista, francese – austriaca. L’azienda è di quelle storiche, con una solida tradizione alle spalle e ha sempre creduto in un modello di Chianti Classico rispondente ad un profilo di estrema sobrietà e fedeltà territoriale. Lasciamo dunque spazio al vino più “femminile” del lotto, quello più sinuoso, accattivante. Arancia sanguinella, disteso, florealissimo, è un piacere essere investiti da un olfatto così rassicurante, così pienamente rispondente al Sangiovese e al suo terroir d’appartenenza. Il sorso è fruttato e saporito, in splendido equilibrio tra tannino, acidità e struttura. Bello oggi e sarà bellissimo a seguire nel tempo. Ipnotico.

Castellina in Chianti (SI): Chianti Classico Riserva 2008 Villa Pomona
Facciamo inversioni e risaliamo verso nord-ovest, nello splendido territorio di Castellina in Chianti. Bello incrociare questo vino con il precedente: altitudine similare, esposizione a sud ma differenze marcate. È la terra a vincere, il territorio a marcare le differenze tra le due riserve. Si ritrova tutto in un profilo aromatico che parte da basi simili ma che disegna nuance più aspre: l’arancia non è in polpa ma è in scorza, la componente floreale-vegetale è orientata alle erbe aromatiche e amare, il fiore rosso e non più violaceo. Sempre su un sottofondo sanguigno terroso che resta il legame con il vitigno e con l’interpretazione estremamente rispettosa del varietale. La bocca conferma una maggiore durezza, con il tannino sugli scudi e una sensazione balsamica davvero accattivante. Non mancano sapore e acidità, ed è un bellissimo scambio, un incrocio di sensazioni formativo e istruttivo.

Barberino Val D’Elsa (FI): Chianti Classico Riserva Cinquantennale 2008 Castello di Monsanto
Termina il nostro viaggio, tornando nella provincia fiorentina. Il paesaggio si addolcisce nuovamente, facendo poggiare le vigne intorno ai 300 m slm e cambiano nuovamente le caratteristiche del terreno, dove a prevalere è il galestro, cambiano i vini in maniera netta. L’azienda non ha bisogno di molte presentazioni, la famiglia Bianchi è un baluardo della denominazione e le loro Riserve sono bottiglie mitologiche. Questa non è da meno, elegante e misurata, con un naso di freschezza imbarazzante tra scorza d’anguria, cipria, viola, ribes nero, intrigante sensazione iodata e una curiosa nota di senape. Il sorso affilato, progressivo, lunghissimo, con l’incedere del campione che già è e che si farà. Il Tannino perfetto, ma scollato da una trama succosa e salina. Purtroppo finisce presto nel bicchiere, non finirà così presto il suo viaggio in bottiglia.

Spengo la radio e ho voglia di iniziare un nuovo viaggio. Così è divertente, così è vino.

[Foto: 20 in Chianti]

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12 commenti a 8 vini per raccontare il Chianti Classico. E il numero uno dei relatori italiani, evidentemente

  1. avatar az

    C’è un video?

  2. avatar biotipo

    cerealitico?

  3. avatar classico

    ho avuto occasione di assaggiare pochi giorni fa il Vigna Grospoli della Fattoria di Lamole …..eccellenza assoluta…

  4. avatar maurizio gily

    de Armando non est disputando

  5. avatar annacecchetto

    Grazie per la splendida lezione semplice scorrevole anche per una neofita come!!!

  6. avatar AG

    Alessio, a proposito di Montevertine 2008, preferisco feroce a furiosa come aggettivo per quella meraviglia di acidità. :-D
    Bravo Martino.

    • fino a un anno fa era feroce, poi l’ho trovata furiosa ma penso che meno di quello non vada. :-D

      • avatar AG

        Faremo ‘sto sacrificio, che ci vuoi fare……

  7. avatar Lido

    Questo e’ parlare di vino bravissimi. Articolo magistrale. Ciao Lido.

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