Poderi Sanguineto e l’eleganza del Nobile di Montepulciano

di Jacopo Cossater

La prima cosa che percepisci quando senti parlare Dora e Patrizia del loro Nobile è l’amore che hanno per questo lavoro. Nella voce sembra quasi ci siano quei momenti di orgoglio tipici di chi ha deciso di scommettere sulle proprie capacità ed oggi può guardare indietro, magari timidamente, ed essere felice, consapevole di essere riuscito a fare tanto, tantissimo.

Poderi Sanguineto, la loro cantina, occupa pochi ettari sotto Montepulciano, sulla strada che porta giù, a est, lungo la retta che idealmente andrebbe a finire, una ventina di chilometri più in là, dentro le acque del lago Trasimeno. Nasce alla fine degli anni novanta come sfida, con la decisione di iniziare a vinificare in proprio invece di vendere le uve ad un prezzo che di anno in anno tendeva continuamente a scendere. Già, quel prugnolo gentile, variante del sangiovese, che da quelle parti ha trovato un suo particolare habitat naturale e che proprio a Sanguineto è sempre riuscito ad esprimere quella tipicità. Ed eleganza.

Dora e Patrizia, prima timide poi divertite, alternano la loro storia interrompendosi a vicenda, raccontando questo o quell’aneddoto. La prima vendemmia, era il 1997, le prime vendite, le prime difficoltà. Ma soprattutto la scelta, da subito, di intervenire il meno possibile lasciando che l’uva prima ed il vino poi seguissero il loro corso naturale. La scelta di chi sa di avere a che fare con una grandissima materia prima, da coccolare prima, da aspettare poi.

Il loro Rosso di Montepulciano è solo apparentemente facilmente codificabile. Nella sua austerità ha infatti un’architettura molto più complessa di tanti suoi nomi simili. E poi si porta dentro tutto il territorio, fatto di fragranze e di freschezze. Un vino giovane dalla grande personalità, per dire.

Lì, verso la frazione Acquaviva, la terra è rossa come il sangue, da cui il nome dei Poderi. La tradizione popolare racconta che fu luogo di scontri tra etruschi e romani, e che nessuno ne uscì vincitore. Il Nobile di Montepulciano di Dora e Patrizia, risultato anche di questo particolare terreno, è la semplicità che incontra l’eleganza, in un crescendo gusto-olfattivo con pochi pari, non solo nella zona. E’ uno di quei grandi vini che sembrano quasi timidi e che poi escono con forza. Uno di quei vini che raccontano le colline dove sono nati e che sono capaci di coniugare leggerezze e complessità, tensioni e morbidezze.
E carezze.

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Blogger della seconda ora, su Intravino dal 2009.

4 Commenti

avatar

Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

Bellissima "storia" quella di Sanguineto. I vini poi, hanno dell'incredibile. Riescono a tradurre la forza e il vigore del Sangiovese di Montepulciano in un eleganza unica. In annate problematiche come il 2003, poi, il risultato è sorprendente. Su Porthos gli hanno dedicato una "retrospettiva" emozionante.

Rispondi
avatar

Jacopo Cossater

circa 10 anni fa - Link

Si Mauro, è straordinario come lì il Prugnolo riesca a rendere tutte queste sensazioni legate alla territorialità in eleganza, nel bicchiere. Adesso non ne posso più fare a meno.

Rispondi
avatar

Eleutherius Grootjans

circa 9 anni fa - Link

Nel weekend passato ho avuto la felice idea di festeggiare il compleanno con Dora e Patrizia. Già uso alla nitida impronta identitaria e "terroirisant" delle ultime tre vendemmie, non avevo tuttavia avuto modo di provare la Riserva da loro prodotta nella torrida, mediamente infausta annata 2003. La sorpresa è stata grande e piacevolissima: lungi dal peso e dalla frequente lacuna di tensione gustativa, dall'espressione spesso unimodale - confetture e alcuni terziari, mai ampi quand'anche intensi, solo di rado ben coesi - di svariati grandi 2003 toscani, mi sono ritrovato nel calice un vino vibrante, di rondeur più pronunciata rispetto alle annate recenti, forse meno austero ma ugualmente elegante e imprevedibile. Evoluto, non esausto, intatto nella freschezza. Stesso attacco agile di sempre, senza pretese d'imponenza; nello sviluppo è il genius loci. Non scompare: il caldo non ne ha spento la lunghezza. Appassionante.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.