Shun Minowa, un giapponese in Val Trebbia

Shun Minowa, un giapponese in Val Trebbia

di Graziano Nani

Giappone / Cile / Val Trebbia
Shun Minowa è la nuova promessa della Val Trebbia. Lui è giapponese, ma la sua storia con il piacentino inizia in Cile qualche anno fa. In due frasi abbiamo fatto il giro del mondo e proprio questo è lo spirito di Shun, aperto e senza barriere. Shun sta lavorando in Cile quando incontra Elena Pantaleoni e scopre che è proprio lei a produrre l’Ageno. Gli basta questa informazione e la decisione è presa: destinazione Val Trebbia. È il 2016. Inizialmente doveva essere per una vendemmia, poi si innamora della zona e dello spirito di squadra delle persone che la abitano. Inizia a collaborare con Elena per La Stoppa e nel frattempo diventa amico degli altri produttori. Lega con Giulio Armani di Denavolo, va ad abitare nella casa che ospita l’agriturismo di Andrea Cervini de Il Poggio e a gennaio 2020 inizia a collaborare per Alberto Anguissola di Casè. Intanto comincia a sperimentare anche per conto proprio. Nel 2017 lavora dell’uva che gli viene regalata in zona, nel 2018 affitta la sua prima vigna e a seguire avvia una collaborazione con La Poiesa.

Gate 2018
Gate è il vino che nasce dalla vigna in affitto. In prevalenza ortrugo, poi malvasia di candia e marsanne. Shun ce lo fa assaggiare mentre cucina per noi la Yaki Soba definitiva, quella che condanna il 99% delle altre che assaggeremo dopo questa giornata. Lo stile di Gate è quello della zona, quel connubio di sostanza e “pungenza” in cui Giulio Armani è maestro assoluto. Shun la declina a modo proprio, con una gentilezza tutta orientale. Il vino è immediato e ci entriamo subito in sintonia, la polpa si fa avanti ma basta poco per varcare altri territori. La bevuta trapassa uno ad uno i tratti dei vini macerativi di queste parti: l’intensità rustica che nasce dalla sosta per cinque mesi sulle bucce, la franchezza dell’ortrugo, il carattere aromatico della malvasia di candia e il tannino peculiare del marsanne. E poi li conchiude in una sintesi di grande armonia, che permane in lunghezza ripetendo il suo equilibrio in cerchi concentrici. Gate in sanscrito è il nome di un mantra, quale nome migliore?

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“A” 2018
“A” nasce da una collaborazione di Shun con Roberto Cristi de La Poiesa. Questo vino è fatto a quattro mani utilizzando solo malvasia di candia, lavorata in stile orange con diciassette giorni di macerazione. Shun apre la bottiglia, mette a cuocere i ravioli che ha fatto a mano e suona due pezzi jazz con la tastiera. Siamo io, mio fratello ed Erika, la ragazza di Shun. Più Bea, il loro cane. Quando siamo sintonizzati sulla stessa frequenza iniziamo a bere “A”, che si rivela subito per quello che è. La cosa che colpisce di più è ritrovare una traccia stilistica già chiara e definita, nonostante Shun abbia appena iniziato. Si sente la sua mano che ricalca lo spirito del luogo e dei suoi vini, ma con un tratto più leggero, a matita piuttosto che a penna. Frutta disidratata, albicocche, spezie dolci, ma anche fiori delicati e foglie di tè. Forse questo vino continuerà a esistere, forse no, ci racconta il produttore.

A Hum
Nella cultura buddista “A” denota l’inizio dell’universo, “Hum” invece la sua fine. Hum è anche il vino rosso già pronto da imbottigliare nella versione 2018. Forse si chiama così perché chiude un primo cerchio, il cerchio del cominciare. Lui non lo specifica, noi non lo chiediamo, e va bene così. Shun ci mostra i maki che ha preparato, ci suona una nuova canzone e racconta di un’altra idea che gli gira per la testa, una barbera in versione rosato. Poi usciamo a prendere un po’ d’aria, la luce del sole taglia la valle quasi in orizzontale, ormai il pranzo è diventato cena e noi siamo in pace col mondo.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

3 Commenti

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FRANCO

circa 11 mesi fa - Link

...io lui li me lo ricordo a Emilia sur Lie 2019 in veste di assaggiatore!!
Tanti auguri di successo!!!

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Massimiliano

circa 11 mesi fa - Link

Un ritratto misurato e pieno di grazia questo di Shun e dei suoi vini, interpretati da una penna leggera ma competente, incisiva senza diventare la solita, noiosa nota di degustazione. Bravo Graziano!

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Mario

circa 2 settimane fa - Link

Si articolo ispirato e personaggio interessante. Come trovare i vini di Shun?

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