Ora è ufficiale: Gianfranco Soldera si è dimesso dal Consorzio del Brunello di Montalcino

di Antonio Tomacelli

Gianfranco Soldera si è dimesso dal Consorzio del Brunello di Montalcino. L’abbandono, nell’aria già da qualche giorno, è stata ufficializzato con un comunicato(apre pdf) dello stesso Soldera, pubblicato sul sito aziendale. Non si conoscono i motivi delle dimissioni ma, di certo, i rapporti tra il Consorzio ed il produttore non sono mai stati idilliaci.

Nel comunicato viene anche data la notizia della condanna a 4 anni di reclusione dell’ex dipendente Andrea Di Gisi, che nel dicembre scorso aveva svuotato le botti della cantina, procurando all’azienda un danno valutato in milioni di euro.

Non tutto il vino, però, è andato perso. L’azienda, infatti, si prepara a mettere in commercio una parte dell’annata 2006, quella che, al momento del reato, era già stata imbottigliata. Sarebbero salve, seppur in piccole quantità, anche le annate successive contenute nelle barrique, nelle quali veniva conservato il vino per rabboccare le botti grandi.

Il prezzo non viene comunicato, ma difficilmente le poche bottiglie in commercio sfuggiranno alla speculazione tanto temuta da Gianfranco Soldera.

(foto credits: Paolo Tenti)

 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

20 Commenti

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Stefano Menti

circa 9 anni fa - Link

Mi sembra che i consorzi non abbiano ancora capito che devono cambiare marcia. Devonon tutelare i prodotti di qualità che daranno poi beneficio anche alle produzioni industriali. Invece i vertici dei consorzi quasi sempre presieduti da persone poco sensibili, perseverano nella direzione delle produzioni di quantità.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 anni fa - Link

Sono davvero molto lieto di sapere che Gianfranco ha salvato parte del vino e potrà tenere vivo il marchio, è un'ottima notizia sia per lui che per Montalcino. Quanto all'uscita dal Consorzio, purtroppo in questi ultimi anni sono usciti diversi ottimi produttori. Rispetto la scelta, ma penso che sia un errore perché insieme abbiamo combattuto (e vinto) tante battaglie per il Brunello. Stando dentro non sempre si vince, ma restando fuori si lascia che i Disciplinari li decida chi resta.

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Montosoli

circa 9 anni fa - Link

Che dentro al Consorzio non giri aria fresca.......lo si capisce facilmente.....basta guardare quanto ha durato la carica degli ultimi 3 Presidenti..... Penso che artigiani come Soldera .....imbrigliati dentro un Consorzio ...perdono solo tempo e chiacchere.... Ora speriamo che gli altri "artigiani" del Brunello lo seguano.......

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Riccardo Campinoti

circa 9 anni fa - Link

Io invece spero proprio di no. Le battaglie si combattono stando dentro. I produttori migliori dovrebbero sentire un obbligo morale e rimanere nel consorzio per aiutare I piccoli e I meno famosi.

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stefano

circa 9 anni fa - Link

Facile quando si ha un nome consolidato... La speculazione tanto temuta da Gianfranco Soldera, mi sembra una recita bella e buona, L'ordine era stato evaso insieme ad altri prodotti, prima del fatto. Se questa non era speculazione da parte sua e del gruppo che lo distribuisce, cos è stata?

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Angelo D.

circa 9 anni fa - Link

E' facile pensare che quelle poche bottiglie non costeranno quanto al solito. Però diciamo che saremo lì a sostenere l'azienda. Di certo il mito non potrà che rafforzarzsi in questi anni in cui comunque ci vorranno grande impegno e sacrificio per mandare avanti la baracca. Sulle dimissioni non ne farei un dramma, non è certo il primo...

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Montosoli

circa 9 anni fa - Link

La storiella di tutti x uno.....uno x tutti .....sconsolatamente a Montalcino e finita da un pezzo......ci sono di quelle trame, vendette, gelosie.... dietro le strette di mano che se riportate in stile Telenovela .....incollano gli Italiani (e stranieri) allo schermo TV....molto meglio di Dallas.. Come mai i Pimontesi hanno le sottozone e voi no ????

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 anni fa - Link

La storiella di uno per tutti esiste solo nei romanzi di Dumas, ma se gentilmente mi può citare con nomi, date e fatti tutte queste trame di cui parla lei sarei grato, perché evidentemente me le sono perse. A Montalcino esiste una dialettica tra due (legittime) posizioni diverse, ma se conoscesse meglio la realtà dei produttori saprebbe che siamo gente civile che sostiene le proprie opinioni duramente ma dopo un'assemblea accesa si saluta e va anche a cena insieme. Nidi di vipere de che? I Piemontesi hanno le sotto zone perché hanno deciso di averle, noi invece non le vogliamo e non le abbiamo; saremo liberi di fare questa scelta a casa nostra, o decide lei?

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Zakk

circa 9 anni fa - Link

Si, siete liberi di fare la scelta più comoda. Però poi i Soldera se ne vanno dal consorzio e ci si lamenta. Non nutro simpatia per Gianfranco Soldera, e neanche dopo il fattaccio ha recuperato punti e questo perchè veder sparire dagli scaffali le sue bottiglie mi è parsa una cosa forzata dall'alto ( certe voci....), ma basterebbe seguire le sue orme per da lustro al consorzio.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 anni fa - Link

No, non è la scelta piú comoda, è solo la più aderente alla nostra realtà produttiva dove quasi tutte le aziende hanno vigne in molte zone diverse. Usare botti medie, che costano meno delle barriques, vuol dire forse fare la scelta più comoda? Sono due scelte analoghe, che da fuori in periodi diversi sono sembrate tanto belline e tanto, tanto alla moda, ma che chi ha i piedi infangati ha rifiutato categoricamente; sarà mica un caso se nessun "indigeno" le sostiene? E dove ha letto che Soldera esce dal Consorzio perché non c'é la zonizzazione? A me non risulta proprio.

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Zakk

circa 9 anni fa - Link

La zonazione di cui parlo io è quella sullo stile borgognone: GC, PC, VILLAGE, BOURGOGNE GENERICO. Se lo faceste anche a Montalcino sarebbe fantastico, certo difficile (per questo motivo diventa comoda la scelta di on farlo), ma sareste la prima docg in Italia e dopo brunellopoli sarebbe un segno di serietà. Certo a qualcuno non andrà giù che il vigneto tal dei tali venga classificato PC mentre quello del vicino è un GC, ma un bel chissenefrega bisognerebbe cominciare a dirselo. Tanto lo sapete già benissimo quali sono i vigneti davvero vocati e quali quelli che servono a far quantità più che qualità.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 anni fa - Link

Guardi che la classificazione borgognona non è basata sulle vigne davvero vocate, ma sul binomio vigna - produttore. Cosa da loro stabile per secoli, mentre da noi è a dir poco volatile. Oltre il 70% dei produttori ha iniziato a imbottigliare meno di quindici anni fa, come lo classifica una proprietà con così poca storia produttiva? In Borgogna richiedono molto, ma molto più tempo per dare un classement. Come la classifica Le Ragnaie, ottima azienda oggi ma che fino a pochi decenni fa era in una zona in cui si riteneva impossibile coltivare la vite? Negli ultimi trenta anni ho visto almeno una quindicina di aziende essere ritenute "universalmente" il top del Brunello, salvo decadere e lasciare il posto ad altri. Il clima cambia, e con esso le fasce di altitudine e i tipi di suolo che danno il meglio solo con le specifiche piovosità, temperature e insolazioni di quel decennio; nulla è fisso in agricoltura, e men che meno ora che viviamo cambi drammatici da un decennio all'altro. Si può solo dire che qui e ora quella vigna è la migliore, ma è matematicamente certo che tra cinque anni non sarà più così. Scusi la verbosità, ma affermare apoditticamente il mantra della zonizzazione è semplice, mentre spiegare perché può essere una ingiusta rendita di posizione basata su un "qui e ora" che cambia è un po' più complesso.

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Zakk

circa 9 anni fa - Link

E quanti sarebbero i cru borgognoni che negli anni hanno perso o guadagnato posizioni?

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Armando Castagno

circa 9 anni fa - Link

Ad esempio il Clos des Lambrays, che fino al 1981 non era Grand Cru; o La Grande Rue, classificato Grand Cru solo dalla vendemmia 1991 dopo l'esperimento della solita indagine dell'INAO, che contrariamente a quanto asserito NON prende nemmeno in esame la qualità del vino o la bravura del produttore - altrimenti La Grande Rue, promosso in quanto incastrato tra la Romanée-Conti e La Tache, sarebbe stato declassato, non promosso!

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Federico

circa 9 anni fa - Link

Se le prossime annate di Soldera, con pochissime bottiglie, saranno quelle delle barrique "nelle quali veniva conservato il vino per rabboccare le botti grandi", non si potrà certo dire che avranno un carattere tipico del brunello di Soldera! .... a meno che botte piccola, media o grande non sia la stessa cosa ... o a meno di una svolta nelle scelte di cantina che porteranno a nuovo corso del brunello di questa cantina.

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Angelo D.

circa 9 anni fa - Link

Sempre che ne faccia Brunello Riserva... ;-)

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

A mio avviso se non si è fatta una "zonizzazione" ufficiale vuol solo dire che alla maggioranza dei produttori non interessa. E visto che, fino alla sua inauspicabile abolizione per legge, resta in vigore il diritto all'autodeterminazione credo che la questione possa essere messa in naftalina. Molto più utile, per entrare nel dettaglio dei vini di Montalcino, farsi un paio di BB all'anno approfittando della macchina organizzativa del consorzio e della disponibilità dei produttori. Per quel che vale faccio notare che negli ultimi due anni il vigneto ilcinese ha prodotto vini di qualità disomogenee. Nomi eccellenti nel 2007 non hanno fornito prestazioni analoghe l'anno dopo e viceversa. Quindi, dico io, perché dovrei essere interessato in quanto consumatore ad una classificazione a "crù" in un territorio cosi piccolo? Non vedo alcun motivo. Direi che focalizzarsi invece sui prezzi richiesti in relazione al livello dell'annata sia molto più importante. Tra l'altro, per i patiti del genere, "classement" non mancano aziende che utilizzano il toponimo della vigna in etichetta. Inoltre la mancanza di una gerarchia ufficiale attiva, o dovrebbe, la curiosità e la voglia di esplorare. Cosa del resto assai facile visto la dimensione "umana"della denominazione.

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Rossano Ferrazzano

circa 9 anni fa - Link

A me la classificazione (ossia gerarchizzazione, da non confondere con la zonazione, ovvero tipizzazione) pare una di quelle parole d'ordine autoevidenti, di cui però non si capisce bene che effetto concreto possano avere. Da sempre a questo riguardo pongo questa domanda, da sempre inevasa: a cosa serve, esattamente, avere una classificazione delle vigne?

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Mah

circa 9 anni fa - Link

.... Intanto il prezzo dell'annata 2006 retail qua in America e' passato da 225 dollari a 400 ;-( che vuol dire 1200/1400 in carta dei Ristoranti ;-(

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

azz...che inaspettato vantaggio per la concorrenza.

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