Ho bevuto due Friulano -Galea e Brazan- I Clivi e mi sono gasato. Intervista a Mario Zanusso inclusa

Ho bevuto due Friulano -Galea e Brazan- I Clivi e mi sono gasato. Intervista a Mario Zanusso inclusa

di Alessandro Morichetti

Quando immagino questa scena io vado in allarme: arriva un marziano nelle Langhe e mi chiede due bottiglie per capire in che zona del vino è cascato. Paura! Quali pescare? Io, per dire, sceglierei un Barolo e un Barbaresco classici. Cambiamo location.

Io nel Friuli Venezia Giulia del vino non ci sono mai stato ma leggendo un po’ in giro ho immaginato che i miei due testimoni oculari fossero i vini de I Clivi. Me li sono fatti mandare, volevo venderli, ho finito per parlarne. Siamo a Corno di Rosazzo (Colli Orientali, Friuli) e il racconto comincia dalla fine, cioè dalle note di assaggio. Queste qui.

Friuli Colli Orientali Friulano 2011 Galea, 12,5% (20/23 euro)
Giallo paglierino senza sfumature, continuo; naso tenero su clorofilla, acqua di colonia, coriandolo: tutto conferisce una idea sussurrata di leggiadria; nessuna avvolgenza in apertura ma una specie di accelerazione che spinge dal centro bocca in poi, il sorso è delicato e deciso, di grande compattezza espressiva; il finale saporito su toni di mandorla sbucciata è un marcatore interessante, quasi da trazione posteriore. Tenue, leggiadro e compiuto, molto centrato e a fuoco.

Collio Goriziano Friulano 2011 Brazan, 13% (20/23 euro)
Paglierino carico con brillantezza verde. Il primo naso è più intenso, su mandorla fresca, erbe officinali e anice; una fortissima nota di lavanda entra in gioco 24 ore dopo ed è intrigante per la sua nitidezza; in bocca l’ingresso è più felpato, sviluppo serrato e progressivo, molto naturale, senza sbalzi e smagliature. Il gusto saporito rimane a lungo e il calore alcolico di nessuna invadenza avvolge la lingua rilasciando piacere.

Due ottimi vini bianchi, coinvolgenti e significativi. Fare qualche domanda a Mario Zanusso è stata la logica conseguenza del mio viaggio.

Intravino: Cosa differenzia Colli Orientali del Friuli e Collio Goriziano?
M. Z.: Nulla, è una pura distinzione amministrativa. COF ricade nella provincia di Udine, Collio sotto Gorizia. Insieme al Brda Sloveno compongono un’isola dalle caratteristiche geologiche uniformi, il Flysch. Le nostre due vigne Galea (COF) e Brazan (Collio) differiscono per ragioni di microclima, anzitutto. Stessa esposizione per le due (Sud, Sud-Est), ma Galea è più calda e asciutta, Brazan ha più umidità al suolo e parziale ombra al mattino per il bosco che la sormonta, il che si traduce in maggiori escursioni termiche. Brazan vede il mare, è la prima collina che prende il vento da Trieste, Galea è immediatamente dietro (3km in linea d’aria) quindi è più riparata. Galea dà mineralità di pietra bruciata dal sole, di superficie; Brazan dà mineralità di idrocarburi, più profonda. Galea dà un Friulano orizzontale e largo, Brazan dà un Friulano verticale, profondo e austero. Galea per me è anice, Brazan è liquirizia e petrolio. Galea è giallo, Brazan è blu.

Cos’è il flysch?
È un sandwich di marne e arenarie, di derivazione eocenica: si pronuncia “flish”, come pesce in inglese ma con la “L”.

Qual è il tuo ruolo in azienda e quanti siete?
Sono titolare insieme a mio padre, abbiamo iniziato insieme a metà degli anni ’90. Lui prima lavorava in Africa per una compagnia di trasporti francese, io studiavo economia a Milano. Mi sono laureato e lui è andato in pensione lo stesso anno. Mia madre era di Cormons, siam andati là a cercar vigna vecchia da comprare, nessuno voleva comprare vigna vecchia perché dà tanto lavoro e poca resa. Sono arrivati all’oggi facendo i debiti per comprare prima Brazan, poi l’anno dopo Galea a Corno di Rosazzo nei Colli Orientali, a due passi da Cormons.
In azienda siamo in 3 + 2 avventizi. Io e mio padre Ferdinando facciamo il vino insieme, io poi lo vendo, mio padre segue la campagna, Marinella ci sistema le carte, 2 persone a mezza giornata ci danno una mano in vigna.

Quali momenti hanno segnato la tua vita di produttore?
La prima vendemmia (1996), l’abbandono nel 2008 della fermentazione malolattica, la vendemmia del 2009, che ha segnato per noi un grosso cambiamento di visione, verso il recupero del valore della “levità”.

Quali vini ricorderai per sempre?
La Ribolla 1982 di Schiopetto bevuta da ragazzo (mio padre aveva molto Schiopetto in cantina): ne ricordo ancora la bocca asciutta e pulita, l’acidità di limone e la grande bevibilità per una bocca acerba come la mia allora, una vera Madeleine per me.
I Verduzzo di Ronchi di Cialla (le annate piovose degli anni 80, sempre dalla cantina di mio padre): versione semi-secca del Verduzzo, un vero faro sulle potenzialità del Verduzzo al di fuori del dolce.
Il Barolo Vigna Rionda di Bruno Giacosa 1971 (cantina sempre di casa): perché ha definito il concetto di “eleganza” e “austerità”, una struttura potentissima in un vino di levità eccezionale, la dimostrazione che il fattore tempo è insostituibile e non riproducibile in cantina.
Il Clos des Mouches di Joseph Drouhin 1985 (ancora: da casa): perché è stata la mia prima esperienza di Borgogna, sempre da ragazzo. Affinamento per ossido-riduzione, in bocca sensualissimo, ti tocca dentro non capisci bene dove.
Il Timorasso di Walter Massa 1995: perché è stato il primo bianco italiano che ho bevuto che uscisse da una noiosissima medietà tipica della produzione bianca di quegli anni. Ricordi di vini tedeschi, profondo e lungo, sdoganava note leggermente ossidative allora bandite come la peste.

“Grazie per le tue note, mi sembra tu abbia colto bene la delicatezza del Galea (“clorofilla/acqua di colonia” mi piace molto) e l’equilibrio del Brazan (“anice” e “lavanda”: il cuore di quel vino).”

[La foto di Mario Zanusso è di Mauro Fermariello, Winestories]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

9 Commenti

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Flachi10

circa 6 anni fa - Link

io so solo che quest'estate in un noto ristorante di Savona ho bevuto in sequenza Clivi Galera 2004 e 2006 (senza conoscerne nemmeno il nome in precedenza) trovandoli assolutamente splendidi. In particolare il 2006 e' l'esempio di come andrebbe fatto un vino bianco: minerale, dritto e beverino. Poesia.

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Bravo bravo bravo Mario Zanusso. E oltre ai bianchi importanti che invecchiano alla grandissima, produce anche un'interessante Ribolla frizzante da fermentazione unica (nè charmat nè rifermentazione in bottiglia). Un'interpretazione minimale del vitigno assolutamente da provare: uno schizzo che ne tratteggia le linee fondamentali, tipiche e univoche.

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Roberto

circa 6 anni fa - Link

E' tra i pochi produttori che apprezzo nel Friuli. Eleganza e gran carattere senza arrivare a gradazioni esagerate. Il Friuli però non è come lui, il marziano si farebbe un'idea sbagliata (in positivo, fortuna sua!).

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mirco lucamarini

circa 6 anni fa - Link

Produttore e ragazzo che ho sempre stimato sia per i suoi i vini sia per la sua educazione.

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massimo

circa 6 anni fa - Link

Li conosco da un po. L'estate scorsa provato brazan 2000 (se non sbaglio) su caciucco. Che mrerviglia, chebellezza alla faccia dello straconsigliatissimo chianti leggerino. Non sono vinisemplicemente buoni. Io li annovero tra i migliori italiani

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Nic Marsél

circa 6 anni fa - Link

Però la frase "volevo venderli, ho finito per parlarne", dopo il pezzo di Fiorenzo, buca ben poco. Si, vero, è stata scritta prima. Se non ti piace la togliamo, figurati. Non fa nemmeno ridere ;-) [a]

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Marco Meneghelli

circa 6 anni fa - Link

tra le più belle vigne da vedere in friuli senza dubbio sono le sue.

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mauro fermariello

circa 6 anni fa - Link

Scoccia fare i precisini, ma la foto di Mario Zanusso è di Mauro Fermariello, che sarei io :) http://www.winestories.it/i-clivi/

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Alessandro Morichetti

circa 6 anni fa - Link

A saperlo non solo l'avrei messo come al solito ma soprattutto avrei usato il bellissimo video che hai fatto da loro, e che non avevo visto.

I Clivi from mauro fermariello on Vimeo.

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