Dieci pezzi facili | Quando Slow fa rima con Cheap

di Fabio Cagnetti

Calato il sipario su Slow Wine 2012, nel tentativo di raccapezzarsi tra chiocciole, bottiglie, monete, grandi vini, vini Slow e chi più ne ha più ne metta, ho intenzione di spendere due parole sui vini del secondo giorno della presentazione. Per un addetto ai lavori palleggiarsi fra Monfortini e Sassicaia, risolvendo conflitti tra ego ed Es (il vino di Gianfranco Fino, s’intende, che alla sesta vendemmia è ormai una staple dell’eccellenza enoica di casa nostra) durante la presentazione di Grandi vini e vini Slow è il classico rendez-vous caotico e un po’ caciarone che in autunno si ripete quasi ogni settimana, alla presentazione di questa o quella guida; papille gustative e meningi, a conti fatti, erano più stimolate dai vini quotidiani del lunedì. Facile magnificare vini blasonati, altisonanti e costosi, in grado di mettere d’accordo più o meno tutti; più interessante è andare a cercare bottiglie che nonostante gli umili natali riescano ad essere sì interessanti e piacevoli da avere diritto di cittadinanza in qualsiasi cantina appartenente a chi beva vini, non già etichette. Non darò punteggi, ma un solo numero: 10 euro, il prezzo massimo in enoteca dei vini quotidiani.

Nota a margine: nella degustazione dei vini quotidiani a Rho erano presenti anche i vini delle cantine con la Moneta, fra cui fuoriclasse assoluti come il Barbaresco Rabajà Riserva 2004 di Giuseppe Cortese e vini eccellenti quali il Barolo Cannubi 2006 di Fenocchio, il Brunello di Montalcino 2006 Le Ragnaie o anche il Raboso del Piave 2007 di Cecchetto. Ho omesso tali assaggi limitandomi a una selezione di dieci vini quotidiani; non ho degustato per motivi di tempo i Chianti Classico, ma sappiate che quello di Fattoria San Pancrazio è eccellenza assoluta all’interno della denominazione e anche Villa del Cigliano non scherza.

EMILIA ROMAGNA
Lambrusco di Sorbara del Fondatore 2010 Cleto Chiarli: ammetto di avere un debole, fra i Lambrusco, per il Sorbara, che mi mette allegria già dal colore, di cui apprezzo la capacità di essere elegante ed equilibrato unita a una beva impressionante. Questo è un Sorbara da manuale, la fragolina di bosco è fresca, pulita, non esagerata e accompagnata da richiami floreali ben definiti. L’acidità è importante, ma è accompagnata da un corpo da non sottovalutare e da una sapidità che dona al vino una complessità stupefacente data la bevibilità estrema che lo accompagna. Intenso e definito, elegante e potente al tempo stesso, riesce anche a farsi apprezzare per il finale, lungo e polposo. Un vino che si può bere indifferentemente a cervello acceso o spento, piacerà comunque. Rifermentato in bottiglia e imbottigliato sur lie, mi fa chiedere dove potrebbe arrivarne una versione Metodo Classico, a mio parere la via che dovrebbe essere intrapresa, in parallelo ai rifermentati come questo, sui Sorbara, che vinificati in tal guisa mostrano anche inequivocabili capacità di invecchiamento.

FRIULI VENEZIA GIULIA
COF Friulano 2010 Sirch: naso pulito e di grande tipicità in cui dominano l’agrume e un po’ di fiori bianchi, definito e di apprezzabile intensità. Ha una bella polpa, ma non è vino enorme e alcolico come tanti, troppi Friulano; spinto da apprezzabili sapidità e acidità, giunge a un impeccabile finale ammandorlato chiamando un secondo sorso. E’ troppo chiedere al Friuli più vini così? Forse no, visto che anche il mercato ha capito piuttosto chiaramente che un bianco con più del 14% di alcool non è il vino quotidiano ideale.

LAZIO
Alborea 2010 Casale Certosa: blend di Grechetto e Malvasia puntinata, quest’ultima immediatamente riconoscibile al naso per le note aromatiche, poi seguite da agrumi e qualche richiamo erbaceo. In bocca ha una buona materia, è sapido e soprattutto –grazie a un’acidità rilevante ma ben integrata- beverino, di assoluta correttezza e piacevolezza. Uno dei nomi che tengono i (giustamente, il più delle volte) bistrattati Castelli Romani sulle mappe del vino.

LOMBARDIA
Nebbiolo Olè 2010 Dirupi: Piccolo ma pulito, fresco e floreale con una tenue mineralità. E sì, è decisamente Nebbiolo. In bocca sottolinea il suo essere vino di montagna, è semplice e dritto, sapido, con un tannino piuttosto aggressivo ma non a tal punto da minarne la beva, suo punto di forza assieme alla facile leggibilità. Il finale è comunque non corto, con ritorni prevalentemente tannici e sapidi. Apprezzabile risultato, specie tenendo conto che parliamo di un Valtellina del 2010; bella prova per questa giovane cantina che ha iniziato da subito a fare vini di assoluto interesse – a mio modesto parere, il loro Dirupi 2006 è il miglior Valtellina dell’era contemporanea non proveniente dalla cantina dei Pellizzatti Perego.

MARCHE
Verdicchio di Matelica Vertis 2009 Borgo Paglianetto: per me il vino italiano che esprime più di ogni altro il concetto di qualità/prezzo è il Verdicchio, più del Lambrusco, più del Prosecco. Forse qui la chiave è la sua comprovata capacità di invecchiamento, tant’è vero che è normale che vecchi Verdicchio siano spesso elogiati in tavole abituate a bianchi francesi decine di volte più cari. Questo Matelica si fa apprezzare per il naso pulito, minerale e agrumato, immediatamente riconoscibile; in bocca ha l’acidità e la sapidità affilate che ci aspettiamo, integrate tuttavia da tenori alcolici e glicerici che lo riempiono donando peso al suo importante cinetismo, smussandone gli spigoli e rendendolo perfetto per avvicinare un neofita alle meraviglie del Verdicchio. Davvero pieno e saporito, il finale è salmastro, molto lungo. Oggi è buono, ma provate a farne invecchiare qualche bottiglia in cantina, se siete in grado di frenare la vostra sete.

PIEMONTE
Barbera d’Asti Brentura 2009 Erede di Armando Chiappone: il naso è intenso, profondo e pulito, richiama l’acqua di Parma, la foglia di tè, l’amarena e la vaniglia. In bocca è molto fresca, ma ha la struttura necessaria perché il sorso porti la materia necessaria a renderla davvero interessante e piacevole. Si muove molto in bocca, e arriva a chiudere lunga, pienamente sul frutto.
Verduno Pelaverga 2010 G.B. Burlotto: ultimamente il Piemonte “altro”, quello che esula dalle declinazioni di Nebbiolo e Barbera, è sempre più sugli scudi. Non passa giorno che non si parli di Dolcetto, o di Freisa, o di Grignolino, Erbaluce e chi più ne ha più ne metta; il Pelaverga, però, ha forse meno esposizione mediatica di alcuni fra i suoi cugini. Si tratta certamente di un vino che non ha grandissime ambizioni, che non ho mai visto invecchiare come ho visto invecchiare il Dolcetto, o anche la Freisa per quel che vale, ma la sua piacevolezza, quando bene interpretato, non si discute, e Burlotto, eccellente manico barolista e stella polare del comune di Verduno, è senza dubbio tra quelli che lo interpretano bene. Il naso è elegantemente floreale e speziato, franco, e invoglia alla bevuta, dove si trova un vino molto fresco, non privo di materia, sapido nel finale, dalla beva pericolosa; gradevole da solo, ma che certamente chiede di accompagnare un pasto.

TOSCANA
Carmignano Vigna di Santa Cristina in Pilli 2009 Ambra: Mostra da subito una buona complessità, prugna e fruttini scuri, humus e rovo, fiori appassiti e mineralità calcarea. Ha personalità, è caldo e di corpo, accompagnato da un tannino piuttosto rustico che esce fuori, assieme alla sapidità, in particolar modo nel finale. Buon risultato, con un vino che manca della struttura e dell’equilibrio dei Carmignano Riserva, da parte dell’azienda che ormai tiene alto praticamente da solo il nome di una denominazione antica e rispettabile, probabilmente la DOCG della Toscana che avete dimenticato quando ve l’hanno chiesta all’esame AIS.
Rosso di Montalcino 2009 Le Ragnaie: naso estremamente tipico in cui brillano ciliegia, agrumi, cuoio e una speziatura ampia e insistente, quasi borgognona; davvero intenso e ampio. In bocca si fa apprezzare per l’equilibrio e la notevole polpa, prima di chiudere pulito e lungo, pienamente sul frutto. Dimostrazione che se il Rosso di Montalcino attraversa un periodo di crisi la colpa è probabilmente dei produttori che lo lavorano con approssimazione. Questo è un Sangiovese di razza e al tempo stesso di beva, non ha né la complessità né il prezzo di un Brunello ma è vino che si fa bere giovane con grande piacevolezza. Complimenti a Riccardo Campinoti, i cui tentativi di rompere, all’età di anni trentaqualcosa, il circolo chiuso della gerontocrazia ilcinese stanno andando decisamente a buon fine.

VALLE D’AOSTA
Valle d’Aosta Chambave Muscat 2010 La Crotta di Vegneron: colpisce con la sua forte aromaticità e le note esuberanti di pesca matura, melone bianco, erbe aromatiche e una sottile mineralità. In bocca parte fruttato e sapido, incalzato da una buona acidità, e chiude leggermente amaricante ma non in modo sgradevole. Quintessenziale moscato secco, decisamente beverino, piacevole ma non piacione.

43 Commenti

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ivan

circa 10 anni fa - Link

"da parte dell’azienda che ormai tiene alto praticamente da solo il nome di una denominazione antica e rispettabile" questa non l'ho capita..

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

Il Carmignano è stato uno dei primi vini italiani di cui abbiamo notizia, e oggi i suoi produttori si contano sulle dita di una mano; fra essi, a mio avviso, Ambra emerge costantemente come il migliore.

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ivan

circa 10 anni fa - Link

io rispetto il tuo parere ma non lo condivido;credo che piaggia e capezzana siano come minimo sullo stesso livello...

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Fabrizio Giorgi

circa 10 anni fa - Link

Capezzana? Magari per il vin santo.

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ivan

circa 10 anni fa - Link

non credo che il ghiaie della furba sia un vino da non meritare menzione..

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

il Ghiaie della Furba (blend in cui il Sangiovese non rientra) è un IGT, si parlava esclusivamente dei Carmignano DOCG.

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Bante

circa 10 anni fa - Link

Terre a mano (Bacchereto)? Lo si può ignorare?

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Fabrizio Giorgi

circa 10 anni fa - Link

Grazie per la segnalazione, mi fa piacere per l'Alborea, da laziale, ale'. Non conosco di bocca il Vertis, spero sia reperibile con facilità, m'interessa, come il Chiappone, naturalmente. RdM Le Ragnaie entro i 10 a scaffale, sicuro? Bella Fa'!

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gionni1979

circa 10 anni fa - Link

Ho assaggiato il RdM delle Ragnaie a Tu-Wi ada Arezzo e devo dire che è veramente splendido.... Bevibilità e piacevolezza allo stato puro e sopratutto per niente banale! Anche il Carmignano di Beppe Rigoli è ottimo, ma forse ha ragione Ivan, non finisci tutto lì. Anche Piaggia, che ha cambiato tanto i suoi prodotti, e sopratutto Terre a Mano fanno dei notevoli Carmignano adesso.... Sirch è qualche anno che lo conosco e, a quei prezzi, è dura trovare di meglio in Friuli....

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ivan

circa 10 anni fa - Link

ok ma io volevo solo far notare che mi sembrava un po' riduttiva la frase che ho segnalato.. però a questi punti mi viene voglia di chiederti..cos'ha di più il carmignano di ambra del carmignano di piaggia:.

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Alessandro Marra

circa 10 anni fa - Link

Prendo nota! ;)

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Simone

circa 10 anni fa - Link

Ottime informazioni, ma siete certi che questi vini segnalati siano tutti a 10€?

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invitis veritas

circa 10 anni fa - Link

Se non ci credi vai in azienda come ho ffatto io e... vedrai che i conti tornano ...eccome.. parola di neofita

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Davide Catino

circa 10 anni fa - Link

Buongiorno Fabio. Non ha trovato/provato neanche un vino pugliese sotto i 10€ o è solo una casualità?

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

Otto erano quelli premiati da Slow Food; non ne ho selezionati fra i dieci da mettere sotto i riflettori, ma il Primitivo 14 di Polvanera era probabilmente il più interessante. L'azienda lavora bene non da oggi, e Gioia del Colle può crescere, anche perché allo stato attuale delle cose non è territorio molto conosciuto, specie al centro-nord.

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bubba

circa 10 anni fa - Link

Terre a mano?

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thebigfood

circa 10 anni fa - Link

Urca, parole importanti per l'Olè!-Nebbiolo Dirupi. Non l'ho ancora assaggiato e rimedierò al più presto.

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andrea terraneo

circa 10 anni fa - Link

sono felice di questo riconoscimento al vino "base" di Pierpaolo e Davide, il loro stile mi ha conquistato da qualche anno e infatti le vendite me lo dimostrano... Forza ragazzi, il duro lavoro di ripristino delle vigne abbandonate alla lunga paga. andrea terraneo

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Federico

circa 10 anni fa - Link

Il sorbara del Fondatore di Chiarli è davvero buono. Sul metodo classico applicato a quest'uva, concordo in pieno. Ci sono già delle belle realtà, pochi giorni fa ho ribevuto con grande soddisfazione il Brut Rosso Metodo Classico Extra Cuveè 2007 di Francesco Bellei (Cavicchioli) acquistato a 10,40 in enoteca. Dicono un gran bene anche del nuovo di Christian Bellei che ora produce con il nome di Cantina della Volta il Lambrusco di Modena Spumante D.O.C. sempre da uva sorbara con metodo classico, qualcuno l'ha assaggiato? Tra rifermentazione in bottiglia e metodo classico, credo anche io che il sorbara farà parlare di se nei prossimi anni ... spinto anche dai prezzi competitivi con cui sono ancora proposti questi ottimi prodotti.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Complimenti al bravo Riccardo delle Ragnaie, ma Cagnetti che stai a dì? Il circolo chiuso della gerontocrazia ilcinese? Aho, noi brontosauri siamo rimasti in 10 su 240 e credevamo di essere protetti dal WWF (come specie in via di estinzione) e tu ci spari pure addosso! Guarda che ti fogo Pratesi e tutti i verdi. Qui nella clinica geriatrica il sessanta per cento delle aziende sono nate dopo il 1990, noi del giurassico non comandiamo una pippa e, salvo l'Icona, compariamo pure raramente su guide e simili; altro che largo ai giovani, qui ci vorrebbe il salvate il vecchietto!

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

Intendevo i top. Biondi Santi, Soldera, Salvioni, Mazzocchi [Le Macioche], Molinari e Palmucci prima che vendesse, tutti over70 e non sempre con una solida linea di successione pronta. Non c'è dubbio che ai dinosauri non si può che augurare di continuare a fare i vini che fanno ora almeno fino a cent'anni...

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Gionni Bonistalli

circa 10 anni fa - Link

Trai giovani mi piace anche Pietroso, ma ancora sono molto lontani da quelli citati.... forse tra un paio di decenni di grandi vini, saranno loro i punti di riferimento di Montalcino. Cmq chi ben comincia è a metà dell'opera!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Di giovani in gamba ne abbiamo una cifra, il futuro del Brunello è assicurato. Quello che ci manca sono proprio i brontosauri non ancora del tutto archeologici per reggere la bandiera da ora a quando i venti/trentenni prenderanno il timone.

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Gionni Bonistalli

circa 10 anni fa - Link

Sono d'accordo... In effetti è la generazione "di mezzo" che forse è un pò traballante. Certo ci sono ottimi produttori anche tra gli "anta" bassi, ma la grinta dei giovani ruspanti e la continuità dei grandi vecchi ancora non ce la vedo. Via su Stefano.... dia una spronata ai suoi coetani!!!!! ;-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Il problema di Montalcino e di mezza Italia non è quello che gli "anta bassi" non producono vini buoni, non è vero e comunque magari fosse così semplice! Quattro enologi volanti e due agronomi colle palle e ogni cosa va a posto. Il problema è che ci siamo persi i personaggi per strada, e anche se i vini ci sono chissenefrega.

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

il sig. Cinelli Colombini è un grande. Non mi piacciono tanto i suoi brunelli ma lui è uno che spacca. mai pensato di fare uno spumante e dare fuoco alla vigna dei rossi? il futuro, dia retta, è quello

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Stefano Cinelli Colombini

circa 10 anni fa - Link

Veramente avevo fatto un pensierino sull'aceto, visto che sui vinacci una certa esperienza ce l'ho. Le vigne comunque bruciano solo nei film, dal vivo è un'attimo più difficile.

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Appoggio incondizionatamente l'intervento di Stefano Cinelli Colombini, che dall'alto dei suoi 55 anni appena compiuti si permette di ricordare che la "gerontocrazia" citata da Fabio Cagnetti, è in realtà enologicamente giovanissima. A parte l'intoccabile Icona. E proprio perché i produttori citati sono over '70, ma di prima generazione "produttiva" possono essere a rischio. Non solo perché alcuni di loro non hanno eredi diretti, ma anche perché la loro produzione è, appunto "giovane" e come tutti i giovani ha bisogno di anni per assestarsi su un livello produttivo e costante. Per diventare un "classico". Questo senza nulla togliere a chi è anagraficamente giovane, volonteroso, serio e ha delle vigne posizionate nel luogo giusto.

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Sara Montemaggi

circa 10 anni fa - Link

Elegante ed equilibrato un Lambrusco? Allora è stato modificato geneticamente dalla Monsanto. Fabioooooooooooooo, ma che dici!

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

quoto! guarda se tu fossi anche la strega bacheca ti sposerei

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Sara Montemaggi

circa 10 anni fa - Link

Sconsigliato: ne ho 60, non profumo più di violetta del pensiero. Non regalo più emozioni ma rotture a gogo. Questo dicono.

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lurkerologo

circa 10 anni fa - Link

di secondo nome faccio paleontolgo

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Gabriele Succi

circa 10 anni fa - Link

@ Sara & Lurkerologo Vi invito entrambi a mangiare (e bere) a casa mia.... Se son rose fioriranno.... :lol:

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Federico

circa 10 anni fa - Link

Perplessità simili venivano espresse anche nel primo decennio del dopoguerra per un certo vino fatto sulle coste toscane, dove non si poteva certo fare buon vino, in zone non vocate e con vitigni non adatti. Il vino si chiamava Sassicaia. Ma ormai anche questo non è più in voga nel openwineinternetclub e forse era meglio cercare un altro paragone. Lungi comunque da me un accostamento direttamente i due vinelli, ma solo per la vaga similitudine di situazioni. :-) Con questo aggiungo che non sono un lambrofan! Mi chiedo giusto se l'hai mai assaggiato il lambrusco in oggetto? Se no, fallo, costa poco e al massimo lo usi per sgorgare il lavandino ... o per testare se funziona bene il nuovo detersivo che hai comprato per pulire il lavandino. Non sono tutti uguali, i lambruschi, come accade in tutte le altre tipologie di vino.

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Sara Montemaggi

circa 10 anni fa - Link

Carino, lo conosco. E il Sassi è nato per il desiderio di un certo Marchese di imitare i vini di bordeuax che egli amava tanto, visto che si recava spesso a berli in loco. Con l'aumento del costo dei trasporti decise di provare a farli in casa. Il Lambro è nato invece per il desiderio dei contadini poveri della bassa padana di imitare una bevanda che potesse assomigliare al vino dei "padroni" e che desse compagnia e sostegno ai piatti tradizionalmente "magri" della ricca cucina contadina.... Sic! Ora mi tocca insegnare ai mocciosi l'abc, ma guarda un pò che fine ho fatto, io che avrei dovuto sposare un ricco industriale....

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Federico

circa 10 anni fa - Link

Quindi al povero marchese mancavano i soldi per quei vini diventati più costosi a causa dell'aumento del costo del trasporto e iniziò a farseli, come ai contadini mancavano i soldi per quei vini troppo costosi e li iniziarono a fare loro. Scusa ma devo aver perso qualcosa, hai detto praticamente la stessa cosa, che sono nati nello stesso modo. Nelle interpretazioni moderne del lambrusco di sorbara, tra cui quelle citate, non si parla più di poveri contadini, ma di produttori seri che guardando le migliori tecniche(tipo metodo classico o rifermentazione in bottiglia con lieviti selezionati) cercano di trarre da questa uva il meglio, che in quanto a profumi ed eleganza, se ben calibrata ha grandi potenzialità. Per il moccioso, non so a chi ti riferisci, per l'industriale mi dispiace se ti ha fatto soffrire.

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Sara Montemaggi

circa 10 anni fa - Link

@Federico, credevo avessi capito che la storiella dei trasporti era una battutra. Se pensi che Bolgheri abbia le stesse radici della bassa padana e del lambrusco, e se questo lo hai mutuato dal mio commento, allora mi sono spiegata male. Non c'è differenza più grande,storica, culturale ed economica tra queste due situazioni. Il moccioso era inteso, sempre a guisa di battuta, allo stato embrionale delle tue conoscenze della storia enoica. Mica deve essere umiliante non sapere un paio di cosette. E, senza offesa, mi sembra che di questa storia tu ne sappia pochina. Ti saluto.

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Federico

circa 10 anni fa - Link

In effetti è così, io seguivo solo un filone logico, non di merito. 1 -Da una perplessità che esprimevi su equilibrio ed eleganza, 2- ho ribattuto con una riflessione su come alcuni affermazioni possono valere per il passato, ma potrebbero mutare nel tempo, prendevo per esempio quello che si diceva del Sassicaia, senza entrare in trattati storici. Per la serie "ultime parole famose". Era una mia personale considerazione, anche non condivisibile. 3- hai ribattuto con quella che poi dici essere uno scherzo, mettendo a confronto le due radici dei due vini. Questo non centrava più niente con la parte precedente della disquisizione, ma tant'è, hai preferito passare a una disquisizione storica, forse perchè in quel campo, come dici poi, sei più ferrata. 4- Non capendo quello che poi dici di essere uno scherzo, io ho cercato di farti notare l'assurdo della comparazione storica che avevi fatto, che a mio parere dava la stessa connotazione alla nascita dei due vini (non avevo capito lo scherzo). Non sono entrato nel merito della storia perchè non ne ho gli strumenti. La mia era solo una analisi logica su quello che avevi detto. Ho cercato di riportare il discorso fuori dall'ambito storico a quello di cui si parlava, e cioè i risultati di eleganza e equilibrio che si può tentare di cercare con certe vinificazioni nel lambrusco di sorbara. 5- Hai ulteriormente glissato la parte iniziale, centrale del discorso sul lambrusco. Sei tornata sul fatto storico, su Bolgheri, sul confronto tra i due vini. Ripetutamente avevo detto che era solo un accostamento per situazione sui commenti precedenti al successo in questo caso del sassicaia e a quello che io vedo possa essere un possibile successo (sicuramente molto minore) del lambrusco. Non di merito. Ma si vede che sei ferrata di storia enoica e tendi a voler fare andare il discorso dove più ti senti forte, senza seguire un costrutto logico che partiva da un'altra considerazione e parlava di altro. Non sono umiliato, grazie. Ognuno conosce quello che ha incontrato nella sua vita e imparato. Altro discorso è l'intelligenza e la logica, altro è parlare di un argomento e cercare di confrontare la proprie conoscenze per trarne beneficio, senza voler fare la gara a chi ne sa di più. Con questo ovviamente chiudo il discorso, non ci può essere frutto in questo confronto.

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Sara Montemaggi

circa 10 anni fa - Link

hai ragione: solo raspi!

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irene stein

circa 10 anni fa - Link

...e per la serie ..scusate se è poco...suggerisco caldamente l'assaggio delle Braci 2004 AZ.Monaci Copertino(lecce)...vino che nel 2000 ha preso i 3 bicchieri e figlio di quel Severino Garofano grazie al quale il Negramaro è tornato in auge dopo anni di buio. Vendemmia da uve surmature lasciate appassire in pianta (rigoroso alberello )vinificazione e affinamento in barrique per 12 mesi. Poi la bottiglia, almeno due anni, che smussa e arrotonda i tannini lasciandoli morbidi come la confettura della nonna. All'assaggio, una volta aperto, è caldo, vellutato,lungo, sentori di confetture di frutti rossi, spezie e legno, sapientemente dosato, mai eccessivo..un capolavoro di Negramaro, una capolavoro di Salento !

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Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

purtroppo costa molto più di 10 euro :) Patriglione, Graticciaia e Le Braci sono quelli che considero "i classici" della Puglia vinicola, cui fortunatamente negli ultimi anni si sono affiancati nomi nuovi che chiedono a gran voce (con i fatti) un posto dell'eccellenza, Fino e Chiaromonte in primis.

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irene stein

circa 10 anni fa - Link

si,è vero, decisamente di più di 10 euro...ma per un pugliese di tal spessore...li spendiamo volentierissimo, anzi...volentiererrimo ! Nulla da obiettare al pluripremiato "ES" di Fino ovviamente...tanto di cappello!! avanti così Salentini!

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Marco Lombardi

circa 10 anni fa - Link

a parte il Lambrusco di Sorbara del Fondatore 2010 Cleto Chiarli tutti gli altri ok. segnalo soprattutto sirch (il carso li vicino si fa sentire) e La Crotta di Vegneron (finissimo sia al naso che in bocca) fantastici

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