Lambruschisti insieme, appassionatamente
Che ci fossero molteplici spunti di riflessione era chiaro. Anzi, auspicato. Che però la tipologia provocasse reazioni così passionarie non era certo prevedibile. Che qui trattasi di credo religioso, praticamente.
Un piccolo passo indietro. L’idea nasce su Twitter (network sociale di microblogging in 140 caratteri – ci siamo anche noi): radunare contestualmente un certo numero di amici e di Lambruschi per vedere cosa ne sarebbe venuto fuori. Il livello di attenzione, poi, era gradualmente aumentato grazie ad alcuni insider che amavano parlarne qua e là.
Sede della degustazione l’Enoteca 67 di Carpi, vicina alle zone di produzione più note. Plurale perchè si, le denominazioni sono più di una, anche se la maggior parte in provincia di Modena. E poi “Lambrusco” significa sia vini che vitigni. Ed infatti agli occhi di un non esperto può apparire questione confusa. Poi, per rendere il tutto non troppo codificabile, molti produttori amano smarcarsi per essere più liberi ed imbottigliare nella più accogliente indicazione geografica tipica.
Durante la serata molte le chiavi di lettura. Diversi i vitigni (salamino e grasparossa certo, ma anche Sorbara ed il meno diffuso Maestri), i territori (Reggio Emilia e Modena, ma anche Parma), le vinificazioni e gli approcci.
Le nove bottiglie, infatti, in comune avevano ben poco. Dalle più familiari interpretazioni dell’inizio – Saetti e Pederzana in particolare, ma anche Leclisse di Paltrinieri, con il secondo in grado di stupire per il frutto ed il grande equilibrio – era facile uscire dal battuto e stupirsi di fronte a “Il mio lambrusco” di Camillo Donati od alla “Rifermentazione Ancestrale” di Bellei, bottiglie espressive, estreme ed ammalianti insieme. O i non-Lambruschi, Barbaterre e Cinque Campi, bevute fuori dagli schemi, severe, asciutte, certamente avventurose.
Difficile prevedere tanta eterogeneità nelle opinioni, però. Perché se, rimanendo su un piano meno specifico, “quello vero è solo salamino” è apprezzabile tanto quanto “quello in grado di dare più soddisfazioni è il grasparossa”, va detto che ognuno difendeva strenuamente il suo campione, senza cedere centimetri agli avversari.
Diverse filosofie sia in produzione ma anche e soprattutto nel consumo, perché probabilmente ognuno è (anche) quello che beve. E voi, che Lambrusco siete/bevete?










Io il Reggiano. Il migliore di tutti.
*ghigna*
Integralista che non sei altro! (per Caffarri)
Complimenti a Jacopo per l’esordio, gran bel pezzo.
Un saluto
Pat
Posso ridere? Comunque a mio parere su tutti Leclisse. (Modenese
non Reggiano).
Bello scritto. Nella prossima vivisezioneremo le Doc della zona..Mi piacciono tutti, meno le imitazioni.
Interessante Massimo, ma la vera domanda è: c’erano imitazioni? Forse no. Tante personalità, molto diverse tra di loro.
Secondo il mio palato, tante imitazioni. Il vino di Camillo Donati e’ interessante ma non ha niente a che fare con il Lambrusco. Puo’ piacere, a me poco per una estraneita’ gusto/olfattiva al panorama vinicolo nostrano. Nonostante cio’ e’ sul mio podio, per il naso veramente intrigante. Sugli altri, escluso Pederzana e Eclisse, mi prometto di ri-assaggiarli in momenti diversi perche’ la delusione e’ stata troppo grande.
Invito ai partecipanti della serata - Potreste mettere qui nei commenti dicitura corretta dei vini e prezzi sullo scaffale? Grazie
Tenuta Pederzana Grasparossa 2008 Semi Secco 07.00 € al publlico
Leclisse Sorbara doc Paltrinieri 10.00 € al pubblico.
Per cio’ che mi concerne. E se mi posso permettere, io ho messo a disposizione l’enoteca, ma la serata e’ stata organizzata solo ed esclusivamente da PATATONE. Bravo.
Ale, eccoli:
1- Lambrusco Emilia IGT “Stopai”, Tirelli
2- Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Saetti 2008
3- Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Pederzana 2008
4- Lambrusco Spumante Brut, Lusvardi
5- Lambrusco Emilia IGT, Camillo Donati 2008
6- Lambrusco di Sorbara DOC Leclisse, Paltrinieri 2008
7- Emilia IGT “Rosso di rosso”, Le Barbaterre 2007
8- Vino da tavola “Cinquecampi rosso”, Cinque Campi 2007
9- Lambrusco di Sorbara DOC “Rifermentazione ancestrale”, Bellei 2007
Non sono perfettamente a conoscenza dei prezzi di ogni singola bottiglia ma siamo sempre al di sotto dei 10 euro.
Camillo Donati su tutti, ma grande rispetto per Barbaterre e Cinque Campi e curiosità per tutti gli altri che devo ancora testare.
Devo il mio amore per il lambrusco all’amico Andrea Bezzecchi che tempo fa mi ha introdotto alla conoscenza di questo vino, giusto fino a ieri sottovalutato.
Consiglio a tutti una visita in azienda da Camillo Donati, da Barbaterre (dovrebbe già essere in funzione la parte ospitalità agrituristica) e Cinque Campi…tre terroir diversi fra loro, tre vignaioli, tre grandi storie.
E complimenti a Jacopo Cossater, sempre pronto a nuove sfide.
Camillo Donati tutta la vita!
Esatto! Camillo Donati uber alles!!
Caro Jacopo, complimenti per l’esordio. Direi che vi mancava una versione di Lambrusco un po’ offuscata dalle più note denominazioni, quello Mantovano. Ottima versione quella della Cantina Sociale di Quistello. Fragranza e frutto, oltre che ottima beva. Nella composizione oltre al Salamino, al Ruberti e Maestri, anche il vitigno tipico di quell’area, l’Ancellotta.
MG
Per la verità lo Stopai di Tirelli a me ricorda molto più il Mantovano che il Reggiano con tutto quel blu e tutta quella polpa.
Del resto da quelle bande la lingua, la cucina, la cultura sono più virate al mantovano: del resto nella storia Gualtieri è sinonimo di Gonzaga, che è sinonimo di Mantova. C’è “solo” il Po di mezzo…
That’s it
Non bevo Lambrusco, i miei vini quotidiani sono altri.
Dovessi scegliere, Bellei per tutta la vita
Scherzi a parte, devo approfondire la conoscenza del Lambrusco…
Ah, complimenti a Jacopo per il suo “caldo” pragmatismo
Grasparossa di Castelvetro.
Azienda Bonezzi&Gozzi.
Biologico e onesto.
Devo dire che preferisco altri vini: pero’ ammetto la mia enorme ignoranza. Qualche giorno fa ho bevuto del Lambrusco che sembrava esser quotato: 5 grappoli, 2 bicchieri, 3 bottiglie e 91 da Maroni. Per me? Improponibile…
A questo punto ci manca il nome per capire se qualcuno di noi l’abbia assaggiato, prima o poi.. Coraggio
Sarà mica l’Otello di Ceci?
Nessuno lo nomina in giro, ma a me piace il Mazzi e Tasselli.
Ciao.davide
Grande Jacopo, mi fa piacere vederti qui… Viva il lambrusco!
Un grazie a Massimo per l’ospitalita’e a PatatOne per l’organizzazione (le schede tecniche dei vini mi hanno provocato brividi di piacere
Putroppo i vini erano troppo freddi per cui considero questa una prova d’allenamento (=scusa per farne altre)
Non mi sono piaciute uscite categoriche come “il lambrusco è solo questo vitigno” oppure una sniffata e “questo fa schifo, punto.”
Ma il fastidio deriva proprio dal credo religioso insito nei lambruschisti
bez
Temo che il “lambruschismo” possa essere considerata una forma di devianza sociale…
*schiaccia il tasto enter*
Temo che il lambruschismo sara’ a breve reato…
[...] qualche scatto della serata e qui considerazioni a [...]
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[...] ha fatto leggermente tardare all’appuntamento… Ma tant’è, è in arrivo lambruschi 2… Ah, qui leggete le note dell’amico Jacopo Cossater di enoiche [...]
[...] post sono di Andrea Bezzecchi e Jacopo Cossater. Trovate altri articoli dedicati a questa serata su Intravino e e [...]
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[...] possibile se non grazie all’enorme sforzo organizzativo di Alessandro Setti, che ha creato un primo introduttivo incontro a Carpi ed un secondo, più articolato e complesso, con solo lambruschi [...]
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