‘U barone, storia dell’aglianico dei briganti e di un tesoro leggendario

‘U barone, storia dell’aglianico dei briganti e di un tesoro leggendario

di Antonio Tomacelli

Antonio Medici, giornalista e profondo conoscitore dei vini campani, ci ha inviato questa recensione che volentieri pubblichiamo.

Libero Iannella era proprietario di un terreno boschivo dominato da una imponente roccia. Una frattura nella parete del masso apriva a una grotta. I briganti ne fecero loro residenza o rifugio, allestendo scranni e tavoli scolpiti nella pietra. Da quella stanza e da quegli uomini si diparte una storia quasi fiabesca che distilla Aglianico.

Il costone si trova a est dell’abitato di Torrecuso, paesino in provincia di Benevento, alle falde del Taburno, monte segnato da profonde incisioni, scannellature che gli donano una sinuosità fascinosa.

La Falesia della Sala, oggi si chiama così, si affaccia a nord sul campo aperto nel quale, lungo una ipotetica linea retta, di susseguono, dopo Ponte, Casalduni e Pontelandolfo. Questi ultimi due sono paesi noti per una strage post-unitaria controversa. Nelle ultime documentate ricostruzioni storiche l’eccidio fu perpetrato dai briganti in danno dell’esercito italiano. Un’altra versione, accreditata dal Comitato per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, attribuisce alle truppe del Generale Cialdini lo sterminio di civili indifesi, come rappresaglia a un’azione dei briganti.

Chi può dire che non avessero mosso proprio dalla Sala i protagonisti della vicenda? Ai nostri fini poco importa, se non nella misura in cui il contesto arricchisce di fascino il racconto di Patrizia, discendente di Libero, e di suo marito Giorgio.

Nonno Iannella periodicamente riforniva di viveri e assistenza gli ospiti segreti della sua grotta, che, tuttavia, un bel giorno non fecero più ritorno. Dopo diverse visite senza riscontro, Libero ispezionò lo spazio abbandonato e vi trovò due sacchi di monete d’oro. Una scoperta da favola, una ricchezza da sogno.

Con quell’oro comprò tanta terra che coprì la distanza non brevissima tra Torrecuso e il capoluogo Benevento e monete ne avanzarono ancora. Libero Iannella a quel punto aveva proprietà e oro proprio come un nobile e gli fu affibbiato, così, l’appellativo U Barone (il Barone).

È proprio in uno dei terreni acquistati grazie a quella improvvisa ricchezza che oggi sono allevate le viti di Aglianico da cui è estratto ‘U Barone, Aglianico del Taburno DOCG dell’azienda Torre a Oriente.

Un sorso di quel vino equivale a un contatto con la storia che ha segnato non solo la famiglia Iannella ma l’intero territorio e una pagina della storia nazionale.

Il millesimo 2014 degustato a maggio scorso è di un rubino impenetrabile come la grotta che fu dei briganti, pressoché inaccessibile ora per effetto dei terremoti e dei naturali movimenti della terra. Il colore così denso e l’intensità dell’olfatto, dominato da note boscose, ciliegia sotto spirito e terreno bagnato, danno idea di un vino sì fine, ma impetuoso. Caratteristica che si afferma anche in bocca, dove trovano riscontro le sensazioni avvertite al naso. Si impone, come è tipico del vitigno, il tannino, smussato dalla giusta maturazione delle uve e da una lavorazione che ne ha assecondato le qualità. Ulteriore invecchiamento potrà arricchire questo vino di note speziate e terziarie più vivaci.

Persiste in bocca in analogia con la storia che agita il territorio d’origine.

U Barone 2014
Aglianico del Taburno Docg
Azienda Agricola Torre a Oriente

Antonio Medici

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

2 Commenti

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josè pellegrini

circa 8 mesi fa - Link

Bell'esempio di storytelling, da manuale .

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Sancho P

circa 8 mesi fa - Link

A proposito di Aglianico e briganti, fammi ricordare Le Drude del grande Michele La Luce. Aglianico del Vulture vecchio stile, elevato rigorosamente in legno grande e messo in commercio dopo anni di affinamento in bottiglia. Credo che attualmente sia in commercio la 2013. Le Drude era il nomignolo che i soldati piemontesi affibbiarono alle "brigantesse" Questo Aglianico del Vulture nasce in omaggio al loro coraggio. La 2007 e la 2008 meravigliose da bere adesso.

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