Nessuno dovrebbe conoscere CasaGori

Nessuno dovrebbe conoscere CasaGori

di Jacopo Cossater

Il titolo vale per quello che è, in fondo siamo su Intravino e sto scrivendo questo post proprio per l’esatto contrario: CasaGori è un posto bellissimo, un piccolo gioiello che vale almeno una visita (il titolo poi è farina del sacco di Tommaso Ciuffoletti, siamo stati in cantina insieme). Questo il sunto, da qui in poi solo alcuni dettagli.

Prima di arrivare a Pienza, una trentina di chilometri a sud/est di Siena, della storia di Matteo Gori sapevo pochissimo, a malapena immaginavo producesse vino e anzi avevo sentito parlare dell’azienda agricola prima di tutto per le birre (ma forse c’è un motivo: era il 2015/2016 e la birra ha iniziato a farla subito o quasi, per il vino ha dovuto ovviamente aspettare i vigneti entrassero in produzione). Avevo capito che però c’era di più, più di un singolo prodotto almeno: l’idea di produrre orzo e luppolo, in generale di costruire qualcosa di articolato e in parte indipendente in cui la parola “agricola” potesse trovare un senso particolarmente compiuto. Tutte informazioni che avevo anche letto qualche settimana fa nella bella scheda a lui dedicata sulla recente Guida alle Birre d’Italia 2021 di Slow Food.

Quello che non immaginavo era quanto questa fosse cosa più grande e più complessa e soprattutto quanto bello fosse il posto in cui Matteo ha deciso di far nascere la sua CasaGori. Pienza a 2/3 minuti di automobile, la Val d’Orcia tutto intorno e il Monte Amiata davanti. Quando sono arrivato sono rimasto a bocca aperta o quasi, di viste così ne ho ammirate poche (poi ci sarebbe da dire di quanto sempre più spesso mi ritrovi ad apprezzare panorami caratterizzati da una certa varietà e dove la vigna è tutt’altro che protagonista, ma questo è tema poco in-topic). Un posto pazzesco quindi, rintracciato e acquistato grazie a un’inserzione su Subito.it. Tutto vero: Matteo era a Prato, a casa, e stava cercando un luogo adatto per gettare le basi di questo progetto. Visto, visitato, comprato, nonostante a Pienza non conoscesse nessuno: «per 4 anni non sono mai uscito, lavoravo e basta per realizzare quello che oggi si inizia a intravedere».

CasaGori

Oggi CasaGori vuol dire 4,5 ettari di vigneto, per la stragrande maggioranza composto da sangiovese con piccole quote di trebbiano, malvasia, cabernet franc («per fare contento mio padre, a lui piacciono i bordolesi»). Vuol dire un luppoleto di circa 300 rizomi, fusti, la quantità necessaria per l’attuale produzione brassicola. Vuol dire cereali, campi dove trovano casa varietà antiche, grani duri, grani teneri, farro, avena, orzo, etc., in fondo siamo pure sempre in Val d’Orcia. Vuol dire un oliveto e alcune centinaia di piante da frutto, appena piantate. Vuol dire le arnie per la produzione del miele e alcune pecore (le pregiate Suffolk inglesi) per la carne. Soprattutto CasaGori vuol dire Matteo Gori e Benedetta Bianchini, lei sì di Pienza, in 2 a portare avanti un’azienda agricola tutt’altro che facile da gestire tante sono le cose da fare («ma ho appena preso una persona per darci una mano, le cose stanno cominciando a diventare troppe per fare tutto da soli»).

Le birre vengono prodotte da un piccolo impianto di 4 ettolitri, «non serve di più, quasi tutte vanno poi a maturare in legno». Due le linee, se così si può dire. Una più facile, per tutti, che comprende stili piuttosto lontani dalle Farmhouse Ale a Matteo più care come una Golden Ale, una Belgian Dark Ale e altre. Un’altra che invece comprende le birre più rappresentative di CasaGori, a partire da una Old Style Farmhouse di grande complessità e compattezza, birra molto centrata lasciata maturare in tonneaux usati, piacevolissima per acidità e di gran carattere. Da provare anche la Table Beer, appena 3,5 gradi alcolici per una birra dissetante ancor prima che appagante, e la IGA, in cui il ruolo dell’uva (qui usata a grappolo intero) appare molto centrato, a ingentilirne il sorso e a portare il giusto apporto in termini di aromi senza prevaricarne il profilo gustativo.

CasaGori

La cantina è frutto di un ampio scasso di fronte al casale, 3 locali che si sviluppano interamente sottoterra e in cui si stanno iniziando a lavorare le prime raccolte. Prima annata la 2018, appena 2.000 bottiglie prodotte per una capacità potenziale di 25.000. Vigne molto fitte con un sesto di impianto che arriva a sfiorare le 7.000 piante per ettaro, tutte a guyot,«non tanto una scelta produttiva quanto di necessità – mi racconta Matteo – all’inizio il terreno che avevo acquistato non era molto, dovevo quindi farci stare più viti possibili, poi piano piano sono riuscito ad allargarmi un po’ ma il concetto è sempre stato lo stesso, quello di sfruttare il (poco) spazio a disposizione». In cantina a supportare il lavoro di Matteo Alessio Cecchini, altrettanto giovane enologo già in forze a Montenidoli, a San Gimignano (con Leonardo Bifolchi di Montepulciano a dare una mano dal punto di vista dell’organizzazione commerciale).

Il Suisogni 2018 (che bella etichetta!) è un Sangiovese particolarmente contemporaneo, in piccola parte vinificato con grappoli interi. È succoso e tutto ben giocato su note di violetta e frutti rossi freschi, non spicca per calore ma non è neanche giocato troppo in sottrazione, a tavola funziona alla grande e lascia un bellissimo ricordo dietro di sé. Il 2019 è stato appena imbottigliato ma già fa intravedere una tessitura più importante, l’impronta è la stessa ma sembra essere ancora più completo con una trama tannica graffiante ma molto ben integrata. Due rossi assai centrati, che ben raccontano un’idea di vino e un territorio, quella Val d’Orcia fuori dalle denominazioni più importanti, non così conosciuto quando si parla di Sangiovese. Da tenere d’occhio anche il Cabernet Franc soprattutto in prospettiva, rosso molto rock’n’roll, intenso e teso. Più stanco invece il bianco, il cui passaggio in legno ne ha ammorbidito eccessivamente il profilo.

Complessivamente un posto pazzesco, che lascia intravedere un potenziale di straordinario interesse per tutta la produzione, specie per quello che riguarda il vino (ma anche per la birra, eccome). E poi Matteo e Benedetta sono fantastici, padroni di casa di rara gentilezza, ho già scritto che CasaGori vale almeno una visita?

 

 

 

 

 

 

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

23 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Non conoscevo questa bella realtà a due passi da casa mia, la descrizione mi ha incuriosito e andrò a vederla anche se, confesso, non amo la birra. Pienza e Montisi fino a un secolo fa erano note in zona per i vini buoni, e queste nomee un qualche motivo ce l'hanno sempre.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 mesi fa - Link

Grande Jacopo! W Casa Gori! <3

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Emidio Brandi

circa 2 mesi fa - Link

Ho visitato insieme alla mia compagna e a mio figlio questo splendido luogo e ho apprezzato gli ottimi prodotti dell'azienda familiare di Casa Gori; ho in riserbo delle bellissime foto e una bottiglia di sangiovese regalatami da Matteo per aver condiviso con lui alcune storie di vino che ci accomunavano. Ecco un passaggio seppur breve, ma intenso che porterò sempre con me : questa è stata l' esperienza a Casa Gori, un lugar dell'alma che si esprime in maniera diretta ed immediata come i frutti del suo territorio!

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

Disdetta, mi tocca andarci domani a pranzo 🤦🏻‍♀️

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Danilo R.

circa 2 mesi fa - Link

Domanda fessacchiotta: fanno irrigazione di soccorso? Grazie

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Ora non bastonatemi, però io non posso esimermi da qualche commento, come dire, un poco rosicone. Tipo: beato lui - il signor Gori - che seduto sul divano di casa a Prato legge un annuncio immobiliare e si compra un sogno. Tipo : Jacopo Cossater sa come scrivere le storie, questa è scritta bene e vogliamo credergli, ma la presentazione aziendale sul sito che racconta "Il nostro lavoro si tramanda di padre in figlio e si basa sul forte legame che la Famiglia Gori ripone nella tradizione degli antichi mestieri, scandito dai ritmi quotidiani, della vera agricoltura rurale contadina." (a Prato???) mi ha un poco confuso. Non importa perché se c'è qualcuno che onestamente vuole investire tanti soldi (perché servono tanti soldi) in un progetto agricolo così interessante, non possiamo fare a meno di seguirlo, da ora in poi. Epperò, che fatica digerire l'idea di un Cabenet Franc in Val d'Orcia, rosso molto Rock and Roll . Elvis wher the f..k are you?

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Thewineengineer

circa 2 mesi fa - Link

Cabernet franc da ottimi risultati con Podere Forte nella parte di Val d’Orcia (al di fuori di Montalcino, sia chiaro) sicuramente più vocata alla viticoltura...

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cadodallenuvole

circa 2 mesi fa - Link

Giusto perché tu non ti senta troppo confuso https://www.enjoytoscana.it/monti-e-colline-pratesi

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Yari

circa 2 mesi fa - Link

Prima di parlarle di Matteo Le vorrei chiedere di dove è e precisamente cosa conosce della " vera agricoltura rurale di Prato?

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iodopalaimieihani

circa 2 mesi fa - Link

quoto totalmente e poi scusate ma € 40 ( tra prodotto ,iva , trasporto etc ) per 3 birre mi sembrano uno sproposito......

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Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Non mi esprimo nel merito dell'azienda che sembra molto interessante e che non conosco purtroppo. In generale sul prezzo delle birre cosiddette artigianali (l'orzo se lo maltano loro?) italiane c'è da stendere un velo pietoso. Costano più dei modelli a cui si richiamo ed è un qualcosa di ridicolo. Come se in California vendessero il Sangiovese più caro che a Montalcino.

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

Gentile Nelle Nuvole, non comprendo il suo commento che, appunto perché ha affermato di non conoscere Matteo e Benedetta di Casa Gori, leggo un po’ provocatorio. Prato può annoverare nel comprensorio la produzione del Carmignano, una delle denominazioni più antiche di Toscana, ed il nonno di Matteo come tanti nonni toscani era impegnato in attività agricole. Mi piacerebbe che prima di immaginare e ritenere Casa Gori come il frutto di un capriccio da “figlio di papà” venisse a tastare con mano quello che viene fatto sporcandosele, le mani, sia per portare a termine e sviluppare un progetto di vita che per adempiere agli obblighi nei confronti del socio maggioritario di Casa Gori, la banca. Un cordiale saluto.

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Ringrazio sia cadodallenuvole che Yuri per i loro interventi, mi aspettavo di peggio. Sono gentili e ben educati quindi si meritano una precisazione: mi fa piacere che dei ragazzi come Matteo scelgano e realizzino un progetto che coinvolge agricoltura e paesaggio. Mi fa anche piacere che Intravino dia spazio a qualcosa di nuovo e non scontato, per questo lo seguo. Nello stesso tempo mi tengo la libertà di commentare senza mitizzare. Nel caso di questo post mi ha colpito il linguaggio più che la storia. Come dire, per una volta ho desiderato informarmi sulla forma e non sulla sostanza.

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Gentile Giulia, accetto e incasso la sua precisazione. La mia provocazione è dovuta al linguaggio, non al contenuto. Bene è che ora sia tutto più chiaro. Non credo ci sia bisogno di impermalosirsi se qualcuno chiede più dettagli riguardo ad un progetto così. Io pongo domande a cui sono ben felice che venga data una risposta.

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

Sappiamo che lo storytelling ha una parte importante e capisco la perplessità, però prima di sollevare dubbi sull’operato io verrei a farci un giro. Il mio occhio ha letto le domande in modo un po’ provocatorio (“il signor Gori comodamente seduto sul divano...” etc etc), ma forse sono io ad essere un po’ prevenuta. 😌 Quanto al Cabernet Franc si farà, ne sono certa. Un saluto da me e da Armando.

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

Alfonso, non Armando. Ho cannato col tinnòve.

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

A questo punto cedo. Se quanto ho scritto nel mio primo commento è stato letto come dubbio sull'operato, come illazione sugli investimenti, e non come richiesta di precisazioni relative al linguaggio di un racconto, beh, vuol dire che sono io ad essere oscura nella prosa. Chiudo riportando una frase del suddetto commento "Non importa perché se c'è qualcuno che onestamente vuole investire tanti soldi (perché servono tanti soldi) in un progetto agricolo così interessante, non possiamo fare a meno di seguirlo, da ora in poi" Auguri di cuore e incoraggiamenti altrettanto sinceri a Luciano, Matteo, Alessio e Benedetta. Non li conosco ma mi permetto di chiamarli per nome, si usa così adesso sui social.

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cadodallenuvole

circa 2 mesi fa - Link

Il problema non è assolutamente fare domande , ma a proposito di linguaggio e forma che lei stesso cita..la vera questione è essere superficiali nell' andare a fare le pulci ad un'azienda soffermandosi alla prima frase che ha trovato sul relativo sito internet, quando se avesse avuto soltanto l'accortezza di leggere più in basso ,alla voce staff, la storia degli altri membri della azienda , avrebbe ottenuto da solo le risposte alle sue domande legittime..il problema è altresì fare illazioni su investimenti e quanto altro senza conoscere alcunchè, mettendo le mani avanti "ora non bastonatemi..mi aspettavo il peggio" del vittimismo , quando poi si rischia di essere il vero fustigatore con commenti tanto superficiali quanto ingenerosi, anche nei confronti di molte aziende agricole che insistono sul territorio pratese.cordiali saluti

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Va tutto bene cadodallenuvole, interpreti pure come vuole le mie parole. Una sola precisazione: sono femmina.

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

In quanto rappresentante del genere femminile dovrebbe sapere quanto le parole sono importanti. Se più di una persona ha interpretato il suo commento come polemico, forse la malizia non risiede negli occhi di chi la legge...

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

Ho un gran piacere a dire che condivido totalmente i commenti di Nelle Nuvole. E sono d'accordo con il commento di Maurizio sulle cd. birre artigianali.

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Giulia

circa 2 mesi fa - Link

Invito anche lei a venire a visitare l’azienda ed a capire cosa significa prodursi in casa il 98% dei luppoli e tutti i malti (biologici) per le proprie birre, nonché affinare le suddette birre per un periodo da 6 mesi ad un anno. Io sono un’amica e francamente mi spiace che si polemizzi su una realtà bellissima, magica oserei dire e dove a trent’anni ci si alza la mattina alle 5 per curare pecore, capre, arnie e tutto il resto.

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

Cara Giulia, mio nonno era un agricoltore. Conosco bene, anzi benissimo, la Vita Agricola. Ho già detto che ho esperienza diretta in frutticoltura (e non in viticoltura). Ma molti concetti, molte nozioni, valgono per entrambi questi settori e li ho espressi in diversi dibattiti. Quindi, lei non parla con un gastrofighetto che, spesso, non capisce un cavolo di agricoltura. Sulle birre artigianali Maurizio ha espresso un'opinione generale sulle birre artigianali italiane che, ripeto condivido. Hanno, spesso, dei prezzi ingiustificati.(Anche questa è un'opinione che, stai tranquilla, non farà abbassare i prezzi) Sul dibattito. Giulia, non siamo alla CONVENTION di un partito che parteciperà alle elezioni di novembre per eleggere il presidente degli Usa. Siamo in un pubblico dibattito dove si esprimono anche "opinioni diverse". (Ripeto non siamo a una Convention) E, quindi, non stiamo a prendercela troppo. Non succede niente di irreparabile. Perché, generalmente, in in dibattito VERO ci sono sempre voci che non la pensano allo stesso modo. E, credimi, questo fa bene e non male alla realtà che si sta esaminando. PS Sullo stile con cui descrivere una realtà produttiva, qualunque essa sia, potremmo fare notte: perché le "OPINIONI" anche su questo specifico argomento sarebbero molte e diverse. Io ho le mie opinioni. E, per esempio, tra i redattori di Intravino, che sono molti e bravi, ho le mie preferenze. E, spesso, le esprimo. Ma ho elogiato, per esempio, chi avevo criticato in un altro post. PPS Come ho più volte detto, è un mio pallino, quella che è carente in Italia è la CRITICA. In tutti i settori. Anche nel settore eno-gastronomico. Non bisogna confondere la COMUNICAZIONE con la CRITICA.

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