Mateus Rosé, assaggi con ricordi adolescenziali a Prowein

Mateus Rosé, assaggi con ricordi adolescenziali a Prowein

di Andrea Gori

Il profumo di una ciocca bionda durante un lento in discoteca alla festa delle medie. Il colore di un tramonto a Torre del Lago di metà luglio, la difficoltà a far girare il gioco della bottiglia nel modo che speri. E il primo bacio rubato, la prima volta che ti senti grande: quella che ha detto sì a tutti tranne te, ma poi cede. Il Mateus Rosé può sembrare oggi, con gli occhi e il naso di un enofighetto, un sottoprodotto dell’industria del vino. Ma all’epoca, anni ’70 e ’80, fu qualcosa che cambiò la vita di tantissimi giovani uomini e donne. Tutti travolti dalla sua marea rosa di frutta di bosco, fragole, lamponi e quella nota dolce che non finiva più di agitarsi in bocca una volta buttato giù, nella fretta di consumarne un secondo bicchiere.

Per il vino ideato da Fernando van Zeller Guedes nel 1942, bottiglia compresa (forse ispirata ad una borraccia militare) è già una conquista incredibile mantenere la sua freschezza e il suo appeal, dopo più di un miliardo di bottiglie vendute in 70 anni di storia. Così Sogrape con i soldi ricavati ha potuto comprare mezzo Portogallo enoico: grazie al vino passato tra le mani di Jimi Hendrix, Amália Rodrigues, la regina di Inghilterra e l’onnipresente Fidel Castro. Un vino che rivoluzionario lo fu sul serio, e oggi appare ricco di imitatori che cercano di incanalare il suo spirito rosé in mille varianti.

Mateus

A noi, dopo una degustazione orizzontale approfondita a Prowein, pare sempre più irraggiungibile nel suo mix di gioco e serietà, perché a ben guardarlo è un vino che incarna un modo di vedere la vita e di divertirsi, ma è anche un prodotto territoriale (a livello di nazione) che utilizza le uve principali del Portogallo: baga, rufete, tinta barroca e touriga franca in un blend segreto, che ogni anno deve ricreare la cuvée assoluta e sempiterna uguale a sé stessa. Semmai lo si può declinare in varie versioni, ed ecco che nel corso degli anni sono comparse versioni bianche (dimenticabili) e altre sempre rosate decisamente azzeccate.

Mateus The Traditional (15 gr/l di zucchero). Incantevole e suadente, dolce ma senza spiazzare: lamponi e rose soprattutto, lavanda, melograno, pompelmo rosa poi anche tocchi di tabacco vanigliato. Bocca spigliata, fresca con punta sapida sul finale, che è la sua vera cifra stilistica che lo rende ancora attuale. 85

Mateus Rosé Aragones e Tempranillo (30 g/l di zucchero). Deciso il colore e anche il gusto, tanto che se non si beve fresco è un problema gestire il dolce: spiccata nota di mora di gelso, fragole in confettura, vena pepata e bocca con mirtilli e succosità pronunciata, finale dolce che aumenta la persistenza ma tende a stancare. 83

Mateus Expression Aragonez e Zinfandel 2015. Salmonato chiaro: bergamotto, arancio rosso, frutta di bosco e idea di liquirizia. Bocca leggera e delicata sul finale, sapidità ben presente. 84

Mateus Expression Baga e Muscat 2015. Leggerissimo il colore, note floreali molto intense tra gelsomino, tiglio, tocco di anice e menta poi in bocca note tropicali tipo mango e banana, lychees. Esile e impalpabile, ma lascia un discreto ricordo di freschezza floreale e dolcezza di miele. 86

Mateus Sparkling Rosé Brut Baga e Shiraz. Acceso e deciso il colore, ma il gusto è abbastanza delicato e limonoso: mele mature, purea di frutta di bosco, speziatura leggera e piccante. Bocca fresca ma un poco esangue, poca persistenza, discreta base per mixology. 82

Mateus Sparkling Rosé Demi Sec Baga e Shiraz. Dolce e pepato, floreale di lavanda e viola, frutta di bosco, mirtillo e pesca gialla in un bel mix croccante. Bocca con dolcezza molto presente e piglio sciropposo, che richiede una temperatura di servizio molto bassa (poco male, così possiamo usare l’imprenscindibile app per servilo alla temperatura corretta!), sapidità presente sul finale insieme a note biscottate piacevoli. 84

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

10 Commenti

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Denis Mazzucato

circa 2 anni fa - Link

Sicuro non stessi pensando al profumo della ciocca bionda di quella della foto? :)

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

in effetti quando c'è il Mateus di mezzo i ricordi si fanno confusi!!! sfido chiunque a ricodarsi nomi cognomi e colori dopo mezza bottiglia..

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Federico

circa 2 anni fa - Link

Mitico! Unica proposta vinosa, assieme al Lancers, nei pub anni 80/90.....e piaceva a tutte le fanciulle!

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

infatti, il problema è che ora le fanciulle sono molto più sofisticate!

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Gerardo A

circa 2 anni fa - Link

Una decina di anni fa era uno dei pochi vini bevibili che trovavi nella GD in Inghilterra. Confermo l' ottimo rapporto ubriacatura/prezzo...

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Simeone

circa 2 anni fa - Link

non voglio farmi gli affari di chi scrive, ma da quando il Prowein fa entrare anche i non operatori? Ovviamente a meno che lo scrivente non lo sia ;), nel qual caso togliete pure il commento.

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

Simeone nella fattispecie ero al lavoro (domenica) per la Deustchland Sommelier Association ma i giorni successivi sono entrato come giornalista accreditato. Ma secondo te la gente che scrive su Intravino sono tutti hobbisti della domenica? ;-)

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Simeone

circa 2 anni fa - Link

Assolutamente, il dubbio mi è venuto incontrando un sommelier italiano che mi ha detto candidamente di poter entrare al Prowein, cosa che fino a 3 anni fa era impossibile. La bellezza del Prowein è proprio la presenza esclusiva di operatori del settore (scusa Andrea per operatori intendo ristoratori/importatori et similia). Poi non pensavo giustamente alla stampa e a chi lavora in fiera. Insomma era solo paura che anche i tedeschi prendano la deriva Vinitaly, e sarebbe un peccato visto che è sempre stata una fiera ottima per i produttori.

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fabrizio

circa 1 anno fa - Link

come si fa a valutare una bottiglia di vino rose sogrape da 750 ml, prodotta in portogallo con capsula argento\oro, con sopra due piccoli buchini , esportata qui in italia da ferraretti di milano, c'è un modo per sapere l'anno? e il suo valore? grazie tanto, e mi scuso molto della domanda forse poco pertinente. purtroppo non tutti nascono imparati o per lo piu' appassionati di vino... anche se condivido molto la classe che ha un Sommelier, nell'aprire e nell'assaggiare con una grazia quasi divina...

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

Salve Fabrizio, se non c'è l'annata (come in molti rosati come il Mateus) si tratta di un vino destinato al rapido (qualche mese) consumo. Dubito che la bottiglia che hai possa avere un qualche valore...se non per collezionisti di bottiglie dal punto di vista estetico e anche in quel caso si tratterebbe di una produzione di massa. Mi spiace!

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