Marco Buvoli nel suo Opificio Creativo ha trovato la pietra filosofale del pinot nero

di Elia Cucovaz

Raggiungere lOpificio Creativo di Marco Buvoli non è facile. Forse perché l’ultima magia che rimane al mondo si concentra in luoghi che devono essere cercati. Forse perché Marco Buvoli non vuole essere trovato. Perché come gli antichi alchimisti s’è incamminato su una via che ha dell’intimo, del solitario, del folle. Marco Buvoli è un garagista. E fa pinot nero superluminari sui colli di Gambugliano Vicentino (ispirandosi a Jacques Selosse). Ho catturato la vostra attenzione?

Se non stessimo parlando di un puro, di un idealista, questa storia non sarebbe stata scritta. Del resto Marco Buvoli non fa pinot noir per vivere. Ha un’idea di qualità molto precisa e non ha voluto limare la sua libertà scendendo a compromessi. Tanto vi basti per quel che riguarda la cura del vigneto. Dalla scelta dei cru e delle barbatelle francesi, al progetto d’impianto, fino alla cura delle rese. Immaginate l’optimum, ci avrete preso. Conduzione biodinamica, naturalmente. Ma stare in mezzo ai boschi, in un ecosistema pressoché intatto, e soprattutto lontano dall’agrindustria vitivinicola, toglie già tanti brutti pensieri. E questo è un punto che tanto a me quanto a Marco preme di sottolineare.

Il cuore del suo laboratorio è una piccola cantina: il tour completo è poco più che un giro su se stessi. Ma dentro ci sono tante idee, tanta passione, tanta accuratezza e tante scelte caratterizzanti che parlano di uno che sa quel che vuole. Fermentazioni in legno, condotte da lieviti indigeni e con lunghe macerazioni. Pigiatura dolce, ma meccanica. Rifiuto del lavoro in riduzione d’ossigeno. Affinamento in barrique di terzo passaggio, tanto per i rossi quanto (almeno in parte) per le basi spumante, che vengono gestite con un metodo che si rifà al solera. Per i blanc de noir arriva quindi il momento della presa di spuma in bottiglia e della sosta sui lieviti, non inferiore ai quattro anni.

Marco, quando ti racconta della sua Ricerca, delle sue ispirazioni, dei suoi sogni, ha un bagliore lucido negli occhi. Quello di chi rincorre la sua pietra filosofale senza curarsi di essere fuori zona, fuori luogo, e forse anche fuori tempo. E dopo aver degustato assieme, mi sono sentito un po’ più libero anche io.

Il cammino comincia con Quattro (metodo classico, brut 48 mesi), “vino base” di casa Buvoli, che già alla vista rivela una raffinatezza fuori dal coro. Solare nel colore, come il grano maturo, con perlage didascalico per finezza e vigore. Grande polpa al naso, che sfumando dal rosso si accosta ad un vegetale maturo, come una nota di thè nero. Lievito meravigliosamente integrato, impreziosito da ricordi di miele ed un punto di cardamomo. Solido e sapido al palato, carattere che fa della sua agilità un virtuosismo perfettamente eseguito.

Un bellissimo calice anche Rosé (saignèe MC brut 24 mesi), chiaretto di tenue trasparenza d’antan, cui dona speciale luce interiore il gioco vivace di bollicine. Presenta all’olfatto un bouquet altrettanto delicato e ricco di sfumature, che vanno dal melograno al pompelmo, su cui aleggia un sentore etereo e di petali che mi ricorda il rosolio. Fresco al palato e morbido, ma di bella consistenza minerale. Sensuale, come la carezza del perlage.

Ma fra i blanc de noir quello che esprime in modo più preciso lo spirito di Marco Buvoli è sicuramente Otto (MC Brut 96 mesi, cioè otto anni otto). Alla vista si presenta con l’austerità antica dell’oro e di un perlage sottile, composto, regolare. Naso potente: in cui spiccano percezioni speziate, note burrose e ammandorlate, sentori evoluti di legni nobili e tabacco, con una fragranza che si manifesta ancora morbida, rotonda, melliflua, ancorché nobilmente ossidata. Un vino in fìeri, pronto a sorprendere ad ogni ritorno al bicchiere manifestando note via via più eteree, distillate, torbate. In bocca non c’è severità, ma grande equilibrio dinamico, delicatamente astringente. Complesso, preciso, interminabile: marziale.

Presto pas dosé. Lo attendiamo con ansia.

Passiamo dunque ai rossi: esercizio che a Marco è riuscito assai. Il suo Pinot Noir 2008 è un calice sontuoso, che va aspettato. Denso granato, con riflessi aranciati che ripropongono in sottile trasparenza la terra rossa di queste colline. Al naso concede piccola frutta, matura e pungente, appena appena riscaldata in confettura. Ciliegia acerba, traslucida. Accordi complessi che si fanno già spezia, già cuoio: terziari che raggiungono l’apice in un punto di caffè senza pesantezze legnose. In bocca è succoso e di reattiva presenza tannica: un brivido fresco, sapido e grintoso. Abbraccia ampio il palato, rieccheggiante di retrosensazioni. Un pinot noir in cui convivono il massimo rigore esecutivo ed una grande personalità.

Ma ogni amore, si sa, ha in sé la follia del tradimento. E per il pinonerista Marco Buvoli la concupiscenza ha il profumo selvatico del sirah. Non a caso il figlio della passione (consumata a due passi dalla cantina, in un minuscolo vigneto abbarbicato alla collina) è etichettato TPS: Temporaneo Piacere dello Spirito. Oscuro come il peccato che rappresenta, è impenetrabile alla luce, se non per un’affilata falce di porpora. Un 2008 potente al naso, con nere note di mora e di bacche di sambuco, calde e terragne. Confettura cotta dal sole, ma anche paradigmaticamente speziata dal grano di pepe nero. Corpo tornito in bocca: muscoloso, ma guizzante, galoppante. Gradevolissima texture tannica non scevra di freschezza, che permane al palato su note fuse di cacao. Assaggiato dalla botte il 2011. Annata torrida. Annata che ha quasi appassito in pianta, vinificata (per la prima volta, per quel che riguarda il syrah di Buvoli) con lieviti indigeni. Un vino totalmente differente, ma già grande, ampio, profondo. Sorprendente la trasparenza del frutto, della polpa, della buccia matura. Ma con un che di arcaico, di animale. Di succosa morbidezza demodé. Tutto ciò ha fatto pensare Marco a qualcosa che, per ora, non si può svelare.

I vini di Buvoli non hanno certo bisogno di apologie per il fatto di non nascere da un terroir tradizionalmente considerato “vocato”. Per quel che mi riguarda, sospetterò del prossimo che mi viene a dire che in Italia il pinot nero è solo Oltrepò e Alto Adige (e che a generalizzare si fa peccato, però…).

Intendiamoci, sono d’accordo: il territorio è la dimensione fondante nel vino. Ma non si può per questo prendere per legge di natura una zonazione aprioristica e spannometrica che a forza di corsi e ricorsi enologici ci è entrata in testa come un mantra. Non tutti i versanti sono stati esplorati, saggiati, espressi con la dovuta attenzione e cura. Tanto più che la storia vitivinicola, anche relativamente recente (anche solo gli ultimi 50 anni), è stata in molti casi estirpata dalla memoria collettiva assieme alle radici contadine della nostra cultura. Sono sicuro che tanti territori devono ancora trovare produttori abbastanza coraggiosi, appassionati, preparati da riuscire a fare emergere vocazioni spesso insospettabili. O magari solamente dimenticate, ricoperte da un velo di polvere del tempo. Marco Buvoli l’ha fatto. E non resta anche a noi tutti che metterci alla ricerca, ciascuno sulla via che gli è propria. Meravigliose sorprese ripagheranno la nostra perseveranza.

Opificio del Pinot Nero
Via Mondeo, 1 – 36050 Gambugliano (VI)
Tel: (+39) 348 4102919 – Visite su appuntamento. Prezzi seri, tra i 20 e i 40 Euro.

18 Commenti

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GiacomoPevere

circa 5 anni fa - Link

Veramente dei bei metodo classico. Lo conosco da un pò grazie ad una enoteca di Treviso che me l'ha consigliato ancora un paio di anni fà. Come dicevi anche tu, l'8 sicuramente spicca tra le sue bollicine (si può ancora dire? non è un franciacorta) e infatti un paio di bottiglie riposano in cantina, non ho avuto modo di assaggiare il pinot nero ma se tanto mi da tanto...

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Marco De Tomasi

circa 5 anni fa - Link

Miiii ... a due passi da casa e non lo conoscevo. Sono una capra ! (capra,capra,capra,capra,capra ...) Grazie Elia, vedrò di andarlo a trovare e rimediare alla mia sconfinata ignoranza.

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eliacucovaz

circa 5 anni fa - Link

Non ti abbattere Marco, ma sì: stavolta te l'ho fatta sotto il naso! ;D Scherzi a parte: se sapevo, si poteva andare insieme! (anche con il buon Pietro) Sai che numeri!

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

Ciao Elia! Bel pezzo... A Buvoli ci sono arrivato vicino qualche tempo fa... il prossimo giro non me lo farò scappare Ciao Daniele

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Loris Groppo

circa 5 anni fa - Link

Semplicemente grandioso.

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Simone e Zeta

circa 5 anni fa - Link

Bellissima storia, complimenti.

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gionni1979

circa 5 anni fa - Link

Bravo Elia.... Mi piace parecchio... Vorrei provarlo, sopratutto le bollicine....

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Stefano

circa 5 anni fa - Link

Interessante e molto.... ma i prezzi?

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Elia Cucovaz

circa 5 anni fa - Link

la fascia di prezzo è segnalata assieme ai contatti. si intendano come prezzi sorgente al privato (magnum escluse). non è poco. ma è un giusto rapporto qualità prezzo. e la qualità, come ho cercato di far trasparire dal post, è veramente alta.

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Stefano

circa 5 anni fa - Link

ops, non avevo notato le scritte in piccolo :-D

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Loris Groppo

circa 5 anni fa - Link

Riconosciamo al recensore che dopo l'evidente sforzo dialettico per far apparire straordinario qualcosa che oggettivamente appare solo stravagante, era forse deleterio per il proprio lavoro far apparire con la giusta enfasi i prezzi. Tanto, come si sa, quelli son dettagli. Ed il consumatore è l'ultima ruota del carro. E' un lavoro duro, ma qualcuno bisogna che lo faccia, no?

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eliacucovaz

circa 5 anni fa - Link

Mi dispiace che la mia prosa non incontri i suoi gusti. Comunque ritengo sia un'ottima idea mettere i prezzi vicino ai contatti. Se ti interessano gli uni, ti interessano anche gli altri. O no?

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Fiorenzo Sartore

circa 5 anni fa - Link

per completezza d'informazione, rammento ai nostri piccoli lettori che il dottor groppo e' produttore di vini, che misteriosamente non appaiono mai con la giusta enfasi. altro fatto che oggettivamente appare stravagante. quanto ai prezzi, loris carissimo, ci sforziamo di parlarne sempre, si vede che sei distratto.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Presentazione col botto, impegnativa in termini critici. Mancando i riferimenti di tipologia poiché la zona è poco conosciuta per simili produzioni, sarebbe stato utile (ma con internet si è sempre in tempo... ;-) avere dei raffronti qualitativi con altre produzioni nazionali ed estere, per capire meglio di che cosa stiamo parlando, sai da un punto di vista stilistico sia di livello qualitativo*. Si è parlato dell'ispirazione a Selosse, la qual cosa per me complica il rebus anziché aiutare a decifrarlo, visto che quello è uno stile singolare, e che nel particolare la mano di Selosse è sempre sul limite fra carattere e difetto. Il che vuol dire che rincorrendo "miti" come questo si fa in fretta ad arrivare corti e rimanere senza carattere, o andare lunghi e atterrare impietosamente sul difetto bello e buono. *insomma, i punteggi servono ancora e sempre a qualcosa secondo me

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eliacucovaz

circa 5 anni fa - Link

Questo commento coglie decisamente nel segno delle riflessioni che hanno guidato la stesura del post. Non so se riuscirò ad essere breve come dovrei/vorrei. Ci si trova in effetti di fronte a vini che non rientrano nelle classificazioni territoriali consolidate. La mia scelta consueta è di non dare punteggi. Non ragiono numericamente sulla qualità delle mie altre relazioni con persone e cose e ho dei dubbi sulla loro effettiva oggettività, o meglio: sull'oggettività di quella che è pur sempre la mia (o l'altrui) soggettività. L'alternativa, giustamente, avrebbe potuto essere quella di fare dei paragoni. Marco Buvoli è un produttore che viaggia e studia e si confronta molto con i vini a cui ispira la propria produzione. E di questo pure abbiamo parlato in occasione della mia visita. Ma se avessi scritto "come il tal Bollinger/Selosse ma..." allora l'immaginazione dei lettori si sarebbe focalizzata su una differenza (concepita quasi difettivamente) da una materia che invece è diversa in modo essenziale. Sono conscio dei miei molti limiti, ma non credo sia solo un mio difetto il non saper indicare vini uguali a quelli protagonisti del mio racconto. Sono proprio queste riflessioni "filosofiche" che hanno ispirato l'ultima parte del post, relative al coraggio che richiede l'uscire dagli schemi. Detto questo, come potranno i miei 25 lettori sapere cosa li aspetta prima di ordinare una mathusalem firmata Buvoli? La mia risposta è che conoscendo la tipologia ed i metodi produttivi e cercando di calare la propria esperienza pregressa nel contesto della narrazione, si potrà farsi un'aspettativa dei PN di Marco Buvoli. Un'aspettativa, non una certezza. Dopodichè penso che dalle mie parole sia chiaro che i vini non hanno difetti tecnici e che li ho valutati di una qualità fuori dall'ordinario. In fondo questo post, come tutti i miei precedenti e futuri, è solo un elaborato (e disinteressato) consiglio ad assaggiare in prima persona. Senza avere la pretesa di sostituirsi surrettiziamente a quell'attimo di tensione che immancabilmente precede nell'appassionato l'assaggio di ogni vino. Grazie per l'apprezzamento, in ogni caso.

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antonello

circa 5 anni fa - Link

gran bel post. congratulazioni. fa venire voglia di provare i vini ed accende ancora di più la passione del produttore.

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michele malavasi

circa 5 anni fa - Link

Viene veramente voglia di prendere la macchina, partire, andare a conoscere il produttore e comprare qualche gioiellino, dopo aver letto questo appetitoso articolo. Peró scendendo le scale, vedo la mia cantina che straborda e tra le tante bottiglie scorgo gli champagne grand cru Ambonnay di Madame Ledru e di Marguet, comprati in cantina a meno di 20 euro e complice il caro benzina , la mancanza di spazio fisico e l' idea di spendere di più che per un grand cu, abbandono il progetto sperando di incrociare il produttore prima o poi a qualche fiera bio. Complimenti comunque ad Elia, perchè trasmette una passione incredibile, dopo aver letto l' articolo su Stefano Menti siamo andati a conoscerlo ed è stata una grande visita, ricca di emozioni sia per i suoi vini che per la sua grande disponibilitá.

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Giovanni Puiatti

circa 2 anni fa - Link

Un bell'articolo, complimenti. gradirei conoscere ed incontrare il Sig. Elia Cucovaz. sono un produttore friulano, il nome è storico ma il marchio è nuovo. Ho cambiato ed iniziato una nuova storia.......... saluti G Puiatti

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