Le Vin des Potes, ovvero sommelier che fanno vino (naturale)

Le Vin des Potes, ovvero sommelier che fanno vino (naturale)

di Andrea Troiani

Amo le storie semplici.

Con il tempo mi ritrovo ad apprezzare anche i piatti semplici e i vini semplici. Quelli schietti, da osteria, che vengono giù bene anche dentro ai bicchieri Duralex con il fondo pesante che nemmeno le batterie di pentole delle televendite.

Tra vini che si elevano negli abissi oceanici, cave di affinamento sulle cime alpine, appassimenti all’ozono, trovare una storia semplice è brezza balsamica.
Questa storia, l’ho incontrata a Parigi dall’amico Pietro Russano, appassionato proprietario del bistrot Retro Bottega (fresco del riconoscimento Top Italian Restaurants de Il Gambero Rosso), in cui si beve, si mangia e si parla naturale.

Questa è la storia di due amici, amanti della cucina e del vino, sommelier per passione con una gran voglia di fare e di condividere, una voglia che diventa progetto: “Le Vin des Potes”. Roba diretta, pochi pensieri, assenza di sovrastrutture. Amore e passione che parte dalla ricerca di una etichetta fatta per gli amici.

Una storia di amicizia e di rispetto quindi, che mi piace raccontare attraverso questo botta e risposta con i protagonisti Basile Passe e Yoan Tavares.

Che cos’è Le Vin des Potes?
In sostanza, Le Vin des Potes è l’associazione di due sommelier guidati dalla passione interiore per la cultura enogastronomica. Io e Yoan abbiamo pensato a Le Vin des Potes come a un marchio di fabbrica, lavorando a stretto contatto con i produttori di vino per fondere i propri vini, estraendo il miglior potenziale che la loro vigna ha da offrire. 

Quindi quello che fate è andare dai vignaioli e fare un “nuovo” vino a partire dalle loro vigne?
Nel corso degli anni, Le Vin des Potes è riuscita a riunire 11 viticoltori che lavorano tutti con la stessa filosofia basata sul rispetto di madre natura, vinificando le loro uve in modo naturale.

E che cosa c’è nei vini “Le Vin des Potes” rispetto a quelli con l’etichetta del produttore?
Ogni cuvée comporta quanto segue: 1 enologo + 1 terroir + Basile + Yoan

Quindi è tutto qui: due amici che si divertono a fare il vino insieme?
Due sommelier che diventano due amici e hanno la possibilità di fare del vino speciale con fantastici viticoltori. Sicuramente all’inizio era solo per divertimento e solo divertimento.
Quando ami il vino, il terroir, l’enologia, beh, allora il divertimento è ovunque, poi devi solo lavorare per essere più preciso, professionale, organizzato. Così puoi fare davvero belle cose.

Stiamo parlando di produttori naturali, quindi mi viene da chiedervi: che cos’è il vino naturale secondo voi?
La domanda vera è: vino chimico o vino? La parola naturale è troppo complicata per essere usata.
Parliamo di vino vivo. Viticoltura biologica e rispettosa, fermentazione naturale con basso livello di solfiti aggiunti. Solo così, a nostro parere, il vino rimane “vivant”. 

Quindi solo vini naturali?
“La vita è troppo breve per bere vini cattivi” (e beviamo troppo per bere male ndr)

In questo momento è impossibile per noi bere diversamente. I vini naturali sono energici, la bevuta è interessante, divertente. Ma amiamo i vini ben fatti, bere naturale non vuol dire bere vini difettati.

Quando avete cominciato a bere naturale?
Yoan: Ho iniziato a bere solo vini naturali lavorando al Verre Volé di Parigi nel 2004.

Basile: il grande passaggio è stato nel 2014, quando ho deciso di cambiare lavoro. Nello stesso anno ho Incontrato Stefano (Amerighi n.d.r.). E ora facciamo un vino insieme, “incroyable”!

Come nasce la voglia di fare il vostro vino?
Quando Yoan era sommelier al ristorante “La Chassagnette” (1 stella Michelin ad Arles ndr), realizzò una speciale cuvée per la bottega del ristorante con due diversi domains ad Argelliers nella Languedoc: Champ des Barbiers (Stéphane Gros) e Mas des Agrunelles (Stéphanie Ponson et Frédéric Porro).
Un giorno decidiamo di prendere alcune bottiglie per i nostri amici (potes, in francese ndr) e progettare una semplice etichetta. È stato il primo vino della nostra storia. Vin des Potes è nata.

Come collaborate con i produttori per creare i Vin des Potes?
Ogni vino è una collaborazione, ogni collaborazione è diversa perché ogni persona è diversa, così come lo è ogni terroir. Conoscevamo quasi tutti i produttori prima del progetto, quando eravamo solo sommelier. Questo ci ha reso più facile anche collaborare nel reciproco rispetto.

Ho avuto modo di assaggiare “La Botte Secrète” il vino che avete fatto insieme a Stefano Amerighi. Diamine, davvero interessante.
I vini di Stefano sono fantastici. Il suo Syrah è straordinario, è come lui: un amico pieno di energia.  Anche La Botte Secrète è un vino prodotto da Stefano, dal suo team e da noi. È un altro, ugualmente vivo, autentico. Ed è solo Sangiovese.

Qual è il prossimo passo del progetto “Le Vin des Potes”?
Abbiamo appena imbottigliato (17/12/19) un nuovo vino con la fantastica famiglia Ledogar a Ferrals, Cobières. Carignan molto vecchio da diverse parcelle, il principale è: Trotocaz (che ha dato pure il nome al vino).
Anche nel 2020 e continuiamo tutta la nostra collaborazione con amore, rispetto, professionalità, passione e felicità.

Ho appena salutato Basile e Yoan, e mi viene in mente la domanda più importante

Posso essere anche io uno dei vostri Potes?

Troppo tardi, interrogativo inevaso.

Manderò un WhatsApp.

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

3 Commenti

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zzzz

circa 7 mesi fa - Link

C'è una sola parte dell'intervista che mi trova d'accordo : "amiamo i vini ben fatti, bere naturale non vuol dire bere vini difettati." Ecco. Meditate.

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Andrea

circa 7 mesi fa - Link

Ciao ZZZ, mi sembra assolutamente condivisibile. Sul resto, invece, non concordi?

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zzzz

circa 7 mesi fa - Link

Ciao Andrea. Detto molto chiaramente, sono arcistufo della mitologia perseverante sul "vignaiolo" Davide contro il mondo chimico. Perché non è così, e pretendere di omologare la cantina sociale dell'oltrepo o quella friulana col doc falso (e come ci sono arrivati) con un DRC, una Mascarello, un Pontoni eccetera, è un palese insulto a ragione e buon senso e serve solo a distogliere l'attenzione del neofita che non sa discernere, per fargli credere che ingollare l'intruglio che ha nel bicchiere non è una semplice questione edonistica. Bensì una battaglia di civiltà, una missione taumaturgica, una crociata morale. No. Non è letteratura, è una bevanda, il cui primo scopo deve essere quello di piacere al palato. Per cui, chiedo estrema chiarezza e onestà nel giudicare un vino, e se è difettato va detto, anche (e ora, soprattutto) se naturale. E sono altrettanto stufo, chiaramente, della mitologica affermazione "uva+terroir+vignaiolo". Per esempio, I Lieviti selezionati possono essere industriali e liofilizzati così come invece scelti nel bioma locale e isolati per evitare quelli devianti o dannosi. E li si accomuna in nome dell'ortodossia. Ambedue messi all'indice. Ma scherziamo? Beviamo roba buona su, e basta pugnette...

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