“L’amarone si vende come la cocacola” è una buona notizia?


Mai stato un genio in matematica ma due conti della serva voglio tentarli uguale. Partiamo da una notizia: nel 2010 si sono vendute 13 milioni di bottiglie di Amarone, 4 milioni di bottiglie in più rispetto al 2009. Fino a qui tutto facile, faccio 13 milioni meno 9 milioni e ottengo 4. Com’è allora che non mi tornano i conti? Uhm, vediamo se funziona meglio con le frazioni: 4 milioni è quasi la metà di 9, il che vuol dire che la produzione di amarone è aumentata in un solo anno di più di un terzo circa di bottiglie prodotte: possibile avesse ragione la prof di matematica? Che se poi trasformo in superfice vitata questi 4 milioni in più ottengo la bellezza di 800 nuovi ettari coltivati nel giro di pochi mesi, considerando che le basse rese più l’appassimento dei grappoli, non ti permettono di produrre più di 5.000 bottiglie per ettaro.

Sto sbagliando, lo so, probabilmente gli ettari necessari sono molti di più, ma voi fate come se. Ora, io non riesco a definire una cosa simile, ma se fossi il Ministro Galan, mi guarderei bene dall’usare le parole “gioia” e “successo” per un simile picco di vendite. Ok, non si può pretendere molto da uno che vuole “prendere ancor più le distanze dallo champagne, visto che gli spumanti italiani ormai guidano la classifica dei vini delle grandi occasioni”, ma un pizzico di pudore in più non disgarberebbe. Ricapitoliamo: la Valpolicella produce 4 milioni di bottiglie in più nel giro di un anno e nessuno che abbia niente da ridire? Fatelo allora voi, cari lettori, pescando a scelta tra le parole successo-decesso-estiquattsi. Scegliendo l’ultima, avrete diritto a un terzo della mia stima, chè di più il disciplinare non mi consente.





39 commenti a ““L’amarone si vende come la cocacola” è una buona notizia?”

  1. Franco Ziliani commenta:

    qualcuno in questi anni ha avuto più volte da ridire, venendo trattato come una fastidiosa Cassandra, sulla delirante amaronizzazione della Valpolicella, sul numero continuamente in crescita di uve messe ad appassire, e sull’allucinante numero di bottiglie prodotte. Ed é per questo che sabato e domenica quel qualcuno se n’é rimasto a casa e non ha partecipato, benché invitato, all’Anteprima dell’Amarone 2007….
    Ma mi pare di ricordare che anche altri blogger e giornalisti, cito ad esempio Nadali e Tosi, e Angelo Peretti, hanno denunciato più volte questa riduzione a wine commodity di una chicca come l’Amarone…

  2. michele malavasi michele malavasi commenta:

    Non voglio entrare nel merito della questione dell’ “amaronizzazione ” della Valpolicella, che è comunque molto importante da approfondire, mi limito solo a dire che dal punto di vista matematico non è obbligatorio che abbiano aumentato gli ettari vitati, potrebbero anche aver diminuito le bottiglie destinate a diventare valpolicella, valpolicella superiore e ripasso, a favore di un incremento di produzione dell’amarone.
    Che poi questo possa appiattire la qualità finale e inflazionare il mercato è un rischio concreto.

    • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

      Domanda: e dove sono i dati sulla riduzione di bottiglie del Valpolicella?
      4 milioni di bottiglie in più sono comunque uno sproposito parlando di un vino “appassito”…

      • Nel mondo del vino 2+2 non fa sempre 4.
        Il balzo nelle bottiglie vendute è in parte dovuto all’adozione della fascetta di garanzia, che in Valpolicella è stata introdotta in attesa della DOCG per l’Amarone. I controlli attuati per il rilascio delle fascette ai produttori hanno fatto “emergere” una quota di produzione che prima non veniva contabilizzata.
        Quindi, la fascetta è una parte rilevante di questa crescita delle bottiglie dichiarate, in quale percentuale non è facile dirlo.

  3. Angelo Di Costanzo Angelo Di Costanzo commenta:

    Ma nooo… Lo dicevo io che era tutto un gran casino!

  4. Nelle Nuvole Nelle Nuvole commenta:

    Mi piacerebbe sapere se all’aumento spropositato del volume di vendita delle bottiglie di Amarone e’ corrisposto anche un aumento paritario del fatturato. Cioe’ se per vendere cosi’ tante bottiglie in piu’ cosi’ rapidamente si e’ mantenuto un prezzo dignitoso o se una parte considerevole di queste bottiglie non e’ stata svenduta, con etichette di imbottigliatori, alle grandi catene della GDO.

  5. kenray kenray commenta:

    buongirono eno-disfattisti

    l’amarone è sacro
    guai a chi me lo tocca.

    andate a sorbara a contare le bottiglie

    ragionieri!

  6. Franco Ziliani commenta:

    “eno-disfattisti” Kenray? Macché, semplicemente eno-realisti, che questa moltiplicazione disordinata dell’Amarone non se la bevono…
    E l’Amarone (della Valpolicella) continuano ad amarlo, ma quando é vero, non quando lo puoi scambiare con un Super Tuscan, un vino californiano, australiano, o qualche Primitivo (un’uva che qualcuno in Valpolicella conosce molto bene…) di quelli super muscolari…

    • Armando Treccaffé Armando Treccaffé risponde:

      1) Ziliani l’ho sempre saputo 6 un komunista (interista x giunta)
      2) Tomacelli adesso lo so 6 un Komeinista

      Scusate ma se si vende più Amarone, soprattuto in Germania, Usa e altrove, si importa valta pregiata si pagano fior di tasse e si far lavorare la gente, me che ci trovare di strato ….l’Amarone a me fa schifo – come idea – e poi come gusto….ma non mi sognerei mai di criticare chi riesce a farne e venderene tanto…anzi me ne rallegro… io poi non lo comprerei MAI (soprattutto a quei prezzi) ma è un altro discorso..
      Smettiamola di fare i bambini, i vini Italiani importanti
      Sono: Prosecco, Asti Spumante, Lambro… e Il Nero d’avola da GDO che permette di mantenere le campagnie vitate in Sicilia e non trasformate in campi per la generazione di energia solare…Il resto e fuffa e le vostre chiacchiere stanno a zero….

      P.S. I vini di cui sopra sono robacce che non bevo e non compro MAI…Per quanto mi riguarda io bevo solo Chateau San Giorgi…

    • enzo pietrantonio enzo pietrantonio risponde:

      Io sono pugliese e di cisterne piene di Primitivo che partono alla volta del Veneto ne ho viste una vagonata. E mio padre mi racconta che sin dalla sua infanzia, dalla compianta cantina sociale di Gioia del Colle, il Primitivo prendeva diverse strade.
      Lungi da me dal voler screditare l’Amarone, che considero in alcune espressioni una vera rarità, resta il fatto che Tomacelli pone un serio quesito a cui mancano attendibili risposte. E resta anche il fatto che i camion cisterna pugliesi continuano i loro pellegrinaggi …
      Ad majora.

  7. Nic Marsèl Nic Marsèl commenta:

    Domanda probabilmente stupida : dire che nel 2010 si sono vendute 13 milioni di bottiglie di Amarone, significa che si sono vendute necessariamnete 13 milioni di bottiglie tutte della stessa annata? Come si fanno i conti?

  8. Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli commenta:

    Intanto il presidente del Consorzio ammette un 2/300 nuovi ettari l’anno che, francamente spostano l’asse a favore della parola “decesso”.

    Ad Armando: quando un prodotto ha successo ed è molto richiesto hai due strade davanti a te: aumentare il prezzo (pensa agli Sciatò) o aumentare la produzione. la seconda è meglio conosciuta come la tattica del “nodo scorsoio”

    La coperta è quella corta, insomma. Qui si rischia di vedere l’Amarone nella GDO a 5 euro, dopodichè potrai anche annunciare 50 milioni di bottiglie vendute ma non venire a parlarmi di successo delle vendite.

    • kenray kenray risponde:

      trombacelli sei antidemocratico e antistorico

      cos’hai contro la democratizzazione dell’amarone?

      addendum

      Armando, io compro Amarone Allegrini, e me ne vanto.
      tu compra pure il lambro.

      sai com’è..questione di stile

    • Armando Treccaffé Armando Treccaffé risponde:

      Grazie per la risposta Antonio, ho capito bene il tuo ragionamento, ma siamo sicuri che in Italia possiamo permetterci la strada francese? Me lo chiedo semplicemente.
      Il nostro è un paese che produce tanto vino e poi non è che L’amarone costi proprio poco…Io dico: facciamo vendere vino a chi lo produce e poi ne parliamo, per le produzioni di nicchia ci sarà sempre spazio e mercato….ma costruire un successo da milioni di bottiglie (che in più ha punte come Quintarelli) è una cosa straordinaria… sciapo’ Valpolicella…

      • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

        TI rigiro la frittata: un Amarone da 50 milioni di bottiglie si può ancora chiamare Amarone della Valpolicella? Fin dove puoi piantare queste benedette viti?

        No, te lo dico perchè dalle mie parti sento parlare già di un Amarone di Canosa!

        • Franco Ziliani risponde:

          Anto’: diciamo che la Puglia ha dato una mano, in questi anni, alla crescita del numero di bottiglie di Amarone prodotto…
          Così almeno mi hanno raccontato alcuni amici produttori della zona di Manduria, facendomi nomi e cognomi di produttori veneti e della Valpolicella a cui vendevano vino. E non sto parlando delle 12 bottiglie da mettere nelle loro cantine… :)

        • Armando Treccaffé Armando Treccaffé risponde:

          Anche nel Sannio c’è un’azienda che ha cominciato a produrre un imitazione dell’Amarone a base di Aglianico amaro… http://www.lucianopignataro.it/a/kapnios-2003-aglianico-beneventano-igt-voto-82100/19812/
          Non so cas ne pensi dato l’articolo pare una marchetta (un agliano sannita a 40 euro… bum) Ma se questo viticoltore riesce a venderlo magari è una buona cosa per il Sannio. Che ne pensi?

          • Armando Treccaffé Armando Treccaffé risponde:

            e aiutami a dire caro Ziliani, secondo te i pugliesi non sono contenti di vendere il vino in Veneto? Il mio paese si è praticamente arricchito grazie alla autocisterne partite per trenta anni in direzione di Zonin.. e io non ci vedo nulla di male….

          • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

            Niente di strano visti i prezzi di certi Aglianico di Molettieri o di altri. Sul prezzo sai come la penso: finchè svuotano la cantina hanno ragione loro :-)

          • kenray kenray risponde:

            ma questi pugliastri esportatori le tasse le pagano o sono evasori della prima ora?

            questo è il vero quesito.

            che poi l’amarone sia “sporcato” da un po’ di primitivo (anche buono in alcuni casi) che ci sarà mai di cosi scandaloso…

            se penso allo yellow tail che vende milamilioni di vini improbabili negli states e lo paragono al nostro amarone primitivizzato… so da che parte stare.

          • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

            Armando, tu non ci vedi nulla di male, a casa mia si chiama frode.

          • Armando Treccaffé Armando Treccaffé risponde:

            @ Nic Marsèl, io mi riferifo alla seguente frase

            (Il mio paese si è praticamente arricchito grazie alla autocisterne partite per trenta anni in direzione di Zonin.. e io non ci vedo nulla di male…)

            Io non credo che Zonin lo utilizzasse per l’amarone ma per fare comunissimo vino da tavola…d’altronde Nic le autocisterne sono mezzi enormi l’autostrada PUGLIA – Veneto è UNA.. perché non vi sono più controlli? Mi chiedo…Forse il sistema Italia è abituato a lavorare cosi’ (vedi caso Brancaia)?
            E’ un male necessario?

            Per quanto mi riguarda ribadisco che preferisco comprare da piccole o piccolissime cantine da produttori che conosco, e preferibilemente di Piemonte o Sud (TOSCANA MAI)… ma non è coi clienti come me che si salvano le campagne dall’abbandono…

  9. Luca Cravanzola Luca Cravanzola commenta:

    Dovrebbero passare per la langa e poi capirebbero. c’è tanta domanda e poca offerta?? Benissimo blocco immediato degli impianti, delimitazione zone storiche e vocate e prezzi (delle uve e del vino finito) congelati.

    Abbiamo visto che aumentare la superficie vitata è controproducente illogico e alla lunga diluisce il prestigio dell’ intera denominazione.
    Aumentando i prezzi si rischia di tenersi tutto il vino in cantina come pare succeda a montalcino, a bolgheri e nella barolo-barbaresco fuori prezzo.

    Ci stiamo avviando verso un nuovo brunellopoli? o meglio amaropoli??

    No diamine!! Proviamo almeno con loro a non fare la figura dei cioccolatai fuori confine….

  10. Franco Ziliani commenta:

    non é solo una contrapposizione industriali – contadini. Ci sono anche molte aziende agricole in Valpolicella che hanno tranquillamente sacrificato l’identità e la capacità di essere unici dei loro Amarone nel nome del dio danaro…
    Quanto ai pugliesi che vendevano vino, ovviamente per le cantine private, ma che vi credete?, di qualche produttore veneto, erano contenti di vendere e ora che vendono di meno sono molto dispiaciuti…

  11. Riccardo Margheri Riccardo Margheri commenta:

    Una precisazione, che riprende alcun posts precedenti: per quanto il thread sia quanto mai pertinente, il dato che ne costituisce la premessa è sbagliato: all’Anteprima il presidente del Consorzio ha detto che il numero di bottiglie PRODOTTE nel 2010, e non vendute, è schizzato a 13 milioni (di cui peraltro, 200.000 bt sono di Recioto).
    Tutto da precisare se il dato si riferisca all’annata messa in commercio nel 2010 (che dovrebbe essre il 2006): ma per come l’ho capita io, e in considerazione del fatto che aziende diverse producono con un affinamento di durata quanto mai personale (e infatti all’Anteprima si assaggiavano etichette in bt da un tot di tempo ed altre che aspettavano altri due anni di legno), e quindi arrivano sul mercato contemporaneamente con annate diverse, probabilmente ci si riferisce al totale di una quantità di Amarone non tutto dello stesso millesimo, oltre che ovviamente di fasce di prezzo completamente diverse.
    Ovvero, il bubbone non è ancora scoppiato, ma sta per scoppiare…
    Pienamente d’accordo che qualche conticino su rapporto bt/ettari varrebbe la pena di farlo e meditarci su. E che il rischio di perdita di identità/sputtanamento è ben presente. Meno male che in sede di degustazione di un’annata peraltro IMHO non grandissimo, certe estremizzazioni di appassimento, residuo zuccherino e/o legno uber alles mi sono parse meno presenti. Speriamo che non sia un chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati,

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