L’Abruzzo a New York: intervista a Miriam Lee Masciarelli

L’Abruzzo a New York: intervista a Miriam Lee Masciarelli

di Salvatore Agusta

In occasione del portfolio tasting di Vintus, azienda statunitense che importa vini, ho avuto l’opportunità di incontrare Miriam Lee Masciarelli, brand manager delle tenute agricole Masciarelli, ragazza molto simpatica e soprattutto con delle idee chiare e molto promettenti. Le ho fatto qualche domanda durante un pranzo dedicato ai suoi vini.

Ciao Miriam e ben tornata a New York, città che conosci abbastanza bene visto che hai vissuto qui per una breve periodo. Entro subito in argomento chiedendoti da quanto tempo lavori nel mondo del vino e soprattutto chi ti ha trasmesso questa passione.
Dunque, devo ammettere che sono cresciuta in questo mondo; sin da piccola ne ho fatto parte, quasi inconsapevolmente. Sai, i miei genitori non avevano molto tempo da dedicare alle vacanze, quindi l’unico modo per stare tutti insieme era di seguirli durante le fiere internazionali, nelle degustazioni e nei vari eventi promozionali. La cosa si ripeteva anche a casa, specie quando li seguivo nelle vigne e alla sera mi ritrovavo tutta di color blu per via dello zolfo usato nei campi.
Ho ricevuto tanti insegnamenti a partire dalla più tenera età, quando con Gianni, mio padre, avevamo la consuetudine di andare una volta all’anno a Bordeaux – la “tonnellerie” dove lui sceglieva personalmente i legni era lì vicino – e passeggiavamo tra le vigne di Pomerol. Gianni non smetteva mai di dirmi quanto importante fosse trattare la propria vigna come un giardino, poiché ottenere con il proprio sacrificio uve straordinarie è la chiave di tutto.
Ho avuto il privilegio di venire a contatto con persone che hanno fatto la storia del vino e della ristorazione italiana, quindi è stato facile per me innamorarmi di questo mondo.
Ti dirò di più, “il vino è puro innamoramento”, quindi cosa c’è di più straordinario?!

Posso solo immaginare ciò di cui parli e certamente vedo l’emozione che tutto ciò ancora suscita nei tuoi occhi. Parlami della tua azienda, ti va? Ne ho sempre sentito parlare ma devo confessarti che non so molto.
Certamente, con vero piacere.
La cantina è stata fondata nel 1981 da mio padre Gianni Masciarelli; pensa che iniziò con due ettari affittati dal nonno; a quel tempo la mia famiglia si limitava a produrre e vendere il vino alle cantine limitrofe. Gianni capì immediatamente il potenziale del territorio abruzzese ed essendo stato uno dei primissimi a credere in questo, iniziò quasi una sorta di “rivoluzione” nel modo d’intendere il vino in Abruzzo.
Essendo non solo appassionato ma, soprattutto, profondo conoscitore di tutto ciò che circonda questo settore, iniziò a studiare tutta la regione, operando valutazioni di compatibilità con le varietà che intendeva produrre. Alla fine individuò una serie di terroir chiave, presenti nelle quattro province abruzzesi e facendo uno studio maniacale del territorio, acquistò le zone che più risultavano promettenti.
La produzione vitivinicola – cui si affianca anche una piccola produzione di olio extravergine di oliva – conta oggi 18 etichette e 5 linee di prodotti: Linea Classica, Gianni Masciarelli, Villa Gemma, Marina Cvetic e Castello di Semivicoli.
Mia madre, Marina Cvetic, è stata sin dagli esordi al fianco di mio padre, all’inizio occupandosi soltanto dell’aspetto commerciale, sia per il mercato italiano sia per quello estero che ad oggi conta 60 paesi diversi.
Da 10 anni a questa parte, da che mio padre è venuto a mancare, lei stessa è passata a capo dell’azienda e si occupa instancabilmente anche della parte produttiva. Per mia madre non è stato facilissimo ritagliarsi uno spazio in questo mondo; agli inizi si trattava di un campo dove solo gli uomini si prodigavano pertanto vi era un po’ di scetticismo da parte di molti, ma con la perseveranza e la forza di volontà possiamo dire che oggi ha dimostrato di aver fatto un lavoro encomiabile.

Il genio viene da chi possiede lo spirito di osare e cambiare lì dove in passato non si era mai provato.
C’è una affermazione di Gianni che ti ho sentito dire prima e che mi ha molto colpito, vorrei che tu me la commentassi un po’: “Tradizionalisti che guardano al futuro e innovatori che guardano al passato”.
Mio padre mi ripeteva sempre che la passione senza conoscenza non serve a molto, quindi in questo mondo mai smettere di essere curiosi, porsi delle domande e sperimentare. È nella natura della mia famiglia e dunque della mia azienda, la volontà di esprimere un costante interesse per l’innovazione, con l’intento di valorizzazione il territorio abruzzese senza mai dimenticare l’importanza della tradizione.

Dopo l’intervista, come accennato sopra, c’è stato il pranzo, durante il quale abbiamo assaggiato diversi vini provenienti dalla cantina Masciarelli.
Eccone una breve carrellata con qualche notazione interessante.

Villa Gemma, Bianco, IGT Colline Teatine, 2016
Si tratta di uno splendido IGT proveniente dalle Colline Teatine (ossia le colline di Chieti, per chi come me non fosse ferrato con la toponomastica dei luoghi), composto per l’80% di trebbiano, 15% di cococciola e 5% di pecorino.
Acciaio inox e successivo affinamento in bottiglia per 4-6 mesi permettono la realizzazione di un vino fresco, di medio corpo con sentori di limone, fieno, mandorla del Belice e gelsomino.

Villa Gemma, Cerasuolo d’Abruzzo DOC, 2017
Le uve di montepulciano usate per la produzione di questo vino provengono da S. Martino sulla Marrucina (Colle Cave, Schiavone) a circa 400 m s.l.m.; la vinificazione prevede uno step di pigiatura e macerazione in pressa che dura non più di 12 ore. Il vino, che si presenta con il tipico color rosato cristallino, mischia elegantemente aromi di frutti di bosco, note di fiori di papavero e una piacevole acidità che dona freschezza. Si percepiscono leggeri tannini sul finale, il che garantisce una sorta di nitidezza dei sentori.

Marina Cvetic, Trebbiano d’Abruzzo Riserva DOC, 2015
Vino bianco prodotto con uve provenienti dalla località di San martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti, poste a circa 400 m. s.l.m.; il vino viene affinato in barrique francese (nuovo solo al 30%) per ben 12 mesi e poi altri 12 in bottiglia.
Il risultato finale ricorda tantissimo gli elegantissimi Pouilly-Fuissé, con un colore giallo paglierino e un bouquet di note floreali intense, alternate da sentori di spezie e frutti esotici. I sentori del legno sono densamente integrati e il finale complesso risulta fresco e piacevole.

Marina Cvetic, Montepulciano d’Abruzzo Riserva DOC, 2014
Rosso connotato da un lungo periodo di macerazione (sino a 30 gg.); affinamento in barrique francese già utilizzato in precedenza per un tempo compreso tra i 12 e i 18 mesi, con un affinamento finale in bottiglia di 6 mesi. Le vigne sono localizzate nella stessa contea del trebbiano, ma in località Colle di Paolo, Fonte Filippo, Schiavone e Colle Rosina.
Dopo aver appreso con quanto cura e studio siano stati prescelti questi terroir mi sembra doveroso richiamarli.
Il vino presenta un colore rosso rubino intenso, al naso è possibile percepire note di frutti rossi tra cui spicca senza alcun dubbio la ciliegia. Il vino si presenta molto succoso accompagnato da una cornice di sentori di cacao e vaniglia. L’equilibrio e l’armonia sono la chiave di un Montepulciano di rara eleganza.

Marina Cvetic, ISKRA Montepulciano d’Abruzzo DOCG Colline Teramane, 2014
Cominciamo col dire che l’affinamento avviene per 18 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio e successivamente altri 24 mesi in bottiglia. Siamo a circa 200 m. s.l.m., su colline abbastanza ventilate. Il vino si presenta in una forma eccezionale, direi come un corridore capace di sprintare nell’ultimo mezzo chilometro della sua prima maratona. Vino elegantissimo ma allo stesso tempo robusto e speziato; prodotto interamente con uve Montepulciano, vendemmiate a mano nella prima metà di ottobre, il vino si presenta di un colore rosso rubino scuro, con riflessi tendenti al viola scuro. Al naso si apre con intensi sentori di frutti rossi maturi che evolvono nel bicchiere in frutti scuri, impreziositi da leggere note di edera ed erbe mediterranee spontanee.
Al palato risulta corposo, con tannini rotondi e morbidi. Scende giù in modo fluido, non per nulla appesantito. Il finale è oltremodo persistente, caldo ed avvolgente. Una autentica gemma proveniente dall’Abruzzo.
In una lista ideale dei migliori rappresentati della produzione vitivinicola italiana, senza dubbio sceglierei questo come capo fila per l’Abruzzo. Io ho assaggiato il 2014, ma immagino che questo vino abbia notevoli margini di invecchiamento.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

4 Commenti

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Nic Marsél

circa 11 mesi fa - Link

Qualche settimana fa, tanto per festeggiare l'ennesimo fallimento professionale, ho stappato un Villa Gemma 2003 che tenevo da una vita in cantina. Un vino di un'altra era enologica con l'aggravante di essere figlio dell'annata più calda del secolo. Eppure l'ho trovato buono, molto buono, concentrato ma per nulla caricaturale. Importante ma non impegnativo come mi sarei aspettato. Tannino ancora vivissimo e alcol ben integrato. Non è il tipo di vino che bevo oggi ma mi ha sorpreso positivamente. Scommetto che, al contrario di me, reggerà altri 15 anni, quindi non lo ricomprerò.

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Salvo

circa 11 mesi fa - Link

Carissimo Nic, come prima cosa voglio dirti di non abbatterti per gli insuccessi professionali, i soldi vanno e vengono e con loro portano sempre cattivo umore. Spero che tu possa resistere almeno altre 100 anni, quindi acquistane una bottiglia e aprila alla faccia di chi ti vuole male! A presto

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Nic Marsél

circa 11 mesi fa - Link

Ciao Salvo, prima di tutto grazie dell'intervista (un genere difficile). In realtà nessuno mi vuole male e non è nemmeno questione di cattivo umore :-) E' che dal punto di vista filosofico trovo molto più interessante celebrare le sconfitte. Nel mio caso in questo modo si beve di più, ma la cosa è del tutto marginale (sebbene probabilmente non incidentale) ;-) Alla prossima!

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Salvo

circa 11 mesi fa - Link

In questo mi trovi un po' d'accordo poiché nella sconfitta si cela il germe della futura vittoria o rivincita. Io sono siciliano e questo concetto di origine mediorientale lo abbiamo rivisitato alla luce dei valori di "vendetta" tipicamente di origine barbarica ( i Normanni).

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