Il Matarocchio di Antinori, 350 € di Bolgheri DOC per la prima volta in verticale

Il Matarocchio di Antinori, 350 € di Bolgheri DOC per la prima volta in verticale

di Andrea Gori

Un vino prodotto in tiratura limitatissima, venduto in maniera carbonara solo in alcuni locali di altissimo profilo, un vino distillato in dosi omeopatiche, un monovitigno in una zona di assemblaggi e una scommessa di una casa importante come Antinori: dietro al Matarocchio per adesso ci sono stati più sussurri che grida. Oggi che è un progetto affermato e con una storia (e pure un prezzo piuttosto elevato) finalmente lo si è potuto assaggiare con una prima verticale completa di tutte le annate prodotte finora, che ci ha permesso anche di sottolineare come a Bolgheri le idee e le iniziative individuali finiscano poi con l’arrichire la DOC stessa, come è successo con il Paleo o Messorio o altri vini che hanno allargato la DOC in altre tipologie non solo frutto di assemblaggio.

Il Matarocchio è una selezione di vigna (6 ettari) di cabernet franc della Tenuta Guado Al Tasso, la sterminata (320 ettari!) tenuta bolgherese responsabile del grandissimo successo de Il Bruciato Bolgheri DOC.  Il piccolo vigneto in questione (piantato nel 2000) non rientra in genere nel blend del Guado al Tasso o altri vini della Tenuta visto ma viene prodotto solo in circostanze eccezionali e vendemmie particolarmente adatte ad esprimere il suo carattere. Il sottosuolo di matrice argilloso calcareo che lo contraddistingue fa comunque parte del conglomerato bolgherese, ovvero, una particolare roccia sedimentaria che un ha profilo più sassoso di altri.

Per quanto dotato di una intensità fruttata impressionante, il prodotto del vigneto risulta sempre ben bilanciato da note fresche e sapide, dolce ma sempre dritto. In questo suo essere ambivalente si delinea la tipologia di espressione del Franc a Bolgheri, dove dimostra di avere quattro sentori unici di questo terroir ovvero pepe bianco, menta, liquirizia e clorofilla. Si ha più pepe bianco e liquirizia e anche note molto dolci e di cioccolato se l’annata è calda come ad esempio la 2015 e la 2011) oppure più clorofilla e menta se è più fredda (2009). Secondo Renzo Cotarella direttore delle tenute Antinori “ha attributi, sostanza e struttura ma mantiene eleganza pur avendo muscoli. Entra dolce nel palato ma prosegue fresco, la spezia ha una sua sensualità e a Bolgheri matura alla grande rispetto alla sua zona di origine bordolese”

Marco Ferrarese ci racconta le diverse vendemmie in cui è stato prodotto ed è bene ascoltare con attenzione perché, rispetto a Montalcino e Chianti Classico, il rating delle annate varia e anche molto.

Matarocchio 2007 Igt Toscana
Sole poi anche pioggia, piena maturazione ovunque e, anche se il vigneto era giovane, ha funzionato benissimo. Note di amarena e vegetale bello, finocchio e peperone, ribes, frutta sotto spirito, caffè, tabacco, cherry brandy, clorofilla, menta piperita, mallo di noce, bocca con energia, grinta e tannino soffice. L’acidità sostiene la beva con un finale di lunghezza ancora importante. 93

Matarocchio 2009 Igt Toscana
Annata molto calda soprattutto fino a settembre dove in realtà sono arrivate diverse pioggie a portare fresco in epoca di vendemmia (ricordiamo che il franc è piuttosto tardivo) con temperature sotto le medie stagionali. Fruttato ricco, esplosivo e con note di ciliegia cotta e sotto spirito, pepe nero, lamponi e mirtillo, bocca croccante meno vegetale, sapida con note mentolate, poi timo, lavanda e ribes neri, tannino e freddezza sorprendenti. 94

Matarocchio 2011 doc Bolgheri
Fine agosto con picchi di temperatura, annata calda ma il vitigno non lo teme. Naso varietale molto presente con note belle vegetali di finocchio e anice e grande corpo nel vino, bergamotto, sandalo, ribes nero e mirtillo, sorso sapido, deciso, ampio e succulento, bell’equilibrio e struttura che non sovrasta la piacevolezza, lunghezza e dinamismo un poco frenato da estrazione di tannino particolare. Nella 2011 c’è stato un episodio anomalo, un picco di calore a inizio settembre che ha compattato e disidratato le uve impedendo la perfetta maturazione nel tannino e, nei vini dell’annata, spesso si sente pur non risultando del tutto negativo. 93

Matarocchio 2013 doc Bolgheri
Più fresca l’annata e maturazione più lenta danno al vino una bella verticalità e note vegetali intense, per quanto la data della vendemmia sia stata simile ad annate più calde. Naso che sa di mirtillo, prugna, pepe, granatina e noce di cola, tocchi di canditi, visciole, cacao, timo, sorso complesso con ampiezza di famiglie di spezie, piccantezza, mallo di noce, spigliato e croccante, importante ma godereccio, sottile sapidità che duetta con estratto. 96

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Matarocchio 2015 doc Bolgheri annata calda ma non sono mancate piogge giuste, sensuale esplosivo come pochi altri vini col suo profumo di amarena e cioccolato, balsamico e mediterraneo di alloro, elicriso. pepe nero, senape, peperoni che preludono ad uno straordinario ingresso al palato davvero bombastico ma con eleganza tutta sua. Tannino che sferza e disseta e dirime la matassa di estrazione e polpa su binari di eleganza notevole, in prospettiva ma anche in questa fase giovanile. 97

Si può discutere del prezzo ma non sul fatto che rappresenti una coerente dimostrazione dell’idea che del cabernet franc si siano fatti in casa Antinori e nemmeno sul fatto che riescano in ogni annata a distillare un’essenza di energia e sontuosità davvero regali. Quando l’annata aiuta e l’estrazione e la ricchezza non sfiorano il parossismo, si gode anche parecchio con un bella componente fresca a fare da contraltare.

A patto ovviamente di essere fan dei vini materici e fruttati si conferma la vocazione di Bolgheri al piacere puro e alla leggibilità di certi vini che si fanno apprezzare da un pubblico decisamente più ampio rispetto a molti fine wine italici.

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Mirko

circa 1 mese fa - Link

Per quanto concerne i vini di Bolgheri, vorrei chiederti: è un terroir unico, ricco di cru a fare la differenza, oppure la combinazione tra vitigni internazionali, investimenti importanti e manico del grande enologo? Hai scritto che il C. Franc a Bolgheri ha quattro marcatori olfattivi ben precisi. Questo significa che quel terroir consente al vitigno di esprimersi su standard eccelsi, o sono aromi "aiutati" in cantina? Grazie.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

per il cabernet franc di tratta di marcatori aromatici piuttosto originali per il vitigno e dipendo dall'esposizione solare , dal microclima e dal suolo piuttosto diversi rispetto a Bordeaux dove solitamente incontriamo il vitigno. A Bolgheri in questo momento siamo alla fine della fase per cui questi vini vincevano perchè rotondi dolci e fruttati e si iniziano a delimitare cru e zone diverse e del resto è una DOC ad anfiteatro con vigneti da 0 a 250 mt slm con venti e microclimi particolari. Il fatto che le composizioni dei vini siano simili (cabernet sauvignon in prevalenza e gli altri a completare) aiuta a leggerlo sempre meglio

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Aurora N

circa 1 mese fa - Link

Benvengano anche a Bolgheri definizione dei cru e zonazioni. Quelli che scrivi sottolinea che la differenza la fa la combinazione tra terreno e vitigno. Dopo il grande successo del sassicaia, rimane la sensazione che molti abbiano investito a Bolgheri per produrre vinoni per il mercato internazionale, sulla scia di uno stile pen preciso. Quando dici che siamo alla fase finale dei vini rotondi dolci e fruttati è perchè sta cambiando qualcosa nello stile di vinificazione? Dovremo aspettarci vini più dritti, meno materici e magari elevati in legno grande?

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Legno grande forse no anche se per esempio Bulgheroni con DUE tenute acquistate a Bolgheri usa botti grandi. In realtà la barrique con i vitigni bordolesi ha una affinità che non si batte facilmente! Come ogni territorio hanno il problema del caldo ma il mare gli offre un tampone che magari li aiuta a lavorare con più calma sui cambiamenti di stile dei vini. Quello che dico è che ormai da 4-5 anni le aziende che sono a Bolgheri da anni si stanno uniformando a quello che fanno i giovani come fabio motta ovvero mettere la bevibilità e freschezza in primissimo piano, almeno nelle intenzioni... I vini dolci e rotondi però sono destinati a rimanere perchè hanno una loro precisa collocazione sullo scaffale dei vini toscani.

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