Conflitto di interessi | Perché FIVI è stata l’unica associazione di categoria attiva per la semplificazione?

Conflitto di interessi | Perché FIVI è stata l’unica associazione di categoria attiva per la semplificazione?

di Michele Antonio Fino

La recente scomparsa di Gastone Moschin, già malinconico architetto Melandri, ha riportato in auge sulle bacheche di Facebook la definizione di genio. La cosa mi ha fatto venire in mente una recente polemica ed il suo collegamento con un recentissimo fatto che riguarda la burocrazia a cui sono sottoposti i vignaioli italiani.

Che cos’è il conflitto di interessi?
Apparentemente, per molti, il conflitto di interessi è la circostanza in cui si trova qualcuno che esprime un’opinione o una decisione quando quella opinione o quella decisione risulta DIRETTAMENTE influenzata da un fatto o da una condizione che caratterizza il passato o il presente di quella persona. Si tratta quindi di una definizione di conflitto di interesse basata su un nesso di causalità piuttosto stretto. Se non ti ho dato dei soldi per svolgere quella ricerca, quando ti esprimi rispetto al tema di quella ricerca non sei in conflitto di interessi.

Questa definizione non è certo l’unica possibile e in particolare è molto più stretta di quella che ad altre latitudini si preferisce. Se prendiamo la rivista Nature e le sue policy di pubblicazione, scopriamo che agli autori è chiesto di dichiarare chiunque sia stato finanziatore gli assegni di ricerca degli istituti dove lavorano o anche solo di convegni a cui essi abbiano partecipato in qualità di relatori. Il nesso di causalità diventa ovviamente meno automatico e molto meno stretto, estendendosi addirittura all’ipotesi, mera ipotesi di un condizionamento ambientale.

Perché mi è tornata in mente questa discussione intorno alla definizione di conflitto di interessi?
Perché ieri sera è giunta la notizia che, facendo seguito ad una esplicita richiesta della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), L’AGEA, agenzia del Ministero dell’Agricoltura da cui dipendono fondamentali provvidenze per la viticoltura italiana, ha rinunciato a chiedere alle aziende vitivinicole italiane la dichiarazione di giacenza in formato cartaceo.
Già vi vedo: al sintagma “formato cartaceo”, hanno iniziato a sanguinare gli occhi. Resistete!
Cosa c’è di straordinario?
Nelle settimane scorse,  FIVI aveva annunciato una iniziativa di disobbedienza civile contro la richiesta di Agea di avere le dichiarazioni di giacenza in formato cartaceo. La dichiarazione di giacenza, fino a ieri, doveva essere compilata ogni anno al termine dell’annata agraria, che per i viticoltori è il 31 luglio, e conteneva una dettagliata informazione rispetto a qualsiasi vino conservato in azienda. La FIVI si è opposta a quest’obbligo semplicemente perché dal 30 giugno tutti i vignaioli italiani devono avere i registri informatizzati, connessi al Ministero dell’Agricoltura e quindi i dati della giacenza sono già a disposizione del Ministero e quindi di Agea. Dopo un braccio di ferro decisamente impari, ma forse anche dopo aver preso atto che 3 anni di comunicazione pubblica del ministro Martina a favore dei registri telematici, basati sul mantra della Semplificazione , facevano a pugni con questa richiesta, la situazione si è risolta a favore della viticoltura e del buon senso.

E cosa c’entra il conflitto di interessi, allora?
Si tratta, semplicemente di una associazione di idee, niente di più. Però, salta agli occhi il fatto che la FIVI sia stata l’unica associazione di categoria, tra molte virgolette, ad esigere che la semplificazione fosse tale. Perché nessuna delle molto più numerose e potenti altre associazioni a cui sono iscritti ingenti numeri di viticultori ha ritenuto di fare la stessa battaglia?

Ci possono essere molte spiegazioni, tutte valide e plausibili: non era una battaglia all’altezza della reputazione di grandi confederazioni, non era una battaglia facile da spiegare e quindi mediaticamente rilevante, non era una battaglia che si pensava di poter vincere e quindi, secondo l’italica abitudine, non era una battaglia da fare. C’è però una circostanza che non può essere sottovalutata. Tutte le altre associazioni di aziende vitivinicole offrono il servizio di compilazione della dichiarazione di giacenza in formato cartaceo. La FIVI no, perché sin dalla sua fondazione non ha mai erogato servizi.

La ragione è semplice: fare battaglie contro la burocrazia e poi offrire servizi che dipendono nella loro esistenza e nel giro d’affari che ne deriva proprio dalla burocrazia è una contraddizione.
Se questa circostanza abbia pesato direttamente oppure abbia potuto rappresentare solo un condizionamento mediato, non è qualcosa che mi interessa approfondire. Però mi sembra il miglior esempio di quello che, certamente secondo la mia personale sensibilità, è il conflitto di interessi.

Disclaimer: l’autore collabora con la FIVI sin dal 2012. Ha stilato per la FIVI il dossier burocrazia e ne ha curata la versione in lingua inglese; ha redatto le proposte normative della FIVI degli anni o ne ha curato la revisione. Inoltre, l’autore è sposato con una socia FIVI.
Infine, l’autore non ha mai percepito alcuna retribuzione per le attività svolte a favore di FIVI ma dichiara di averle sempre svolte in virtù della propria adesione ideale agli obiettivi della Federazione. Oppure, perché costretto dalla moglie.

19 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Caro Michele, le cose stanno davvero come scrivi? La FIVI è stata l'unica a fare una battaglia PUBBLICA sulla dichiarazione cartacea, ma non è certo stata l'unica a muoversi. Sono nel consiglio di Federdoc, che a inizio anno ha deliberato di occuparsi del problema e si è attivata presso il Ministero. Dato che sono anche nella sezione vinicola regionale e nazionale di Confagricoltura, ti posso assicurare che pure il nostro sindacato si è mosso. Senza dichiarazioni pubbliche, ma si sono mossi. Tu sai che ho stima della FIVI, ma sei sicuro che è stata la vostra minaccia pubblica di disobbedienza civile (che, francamente, poteva pesare per i numeri della FIVI, che non sono enormi) ad ottenere il risultato, e non le pressioni di una associazione che rappresenta tutte le DOCG e DOC d'Italia più il sindacato che raggruppa la larga maggioranza del vino prodotto in Italia?

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Michele A. Fino

circa 3 mesi fa - Link

Caro Stefano, non ho detto che il risultato sia merito della FIVI, anzi ho scritto chiaramente che forse ha potuto di più la contraddizione tra le posizioni del ministro e la richiesta di AGEA. Quanto al fatto che FIVI l'avesse chiesto in splendida solitudine, mi confortano sia Google, sia il commenti di Gabriele, dopo il tuo. Sul perché FIVI fosse sola non ho risposte definitive. Solo osservazioni su dei dati di fatto conosciuti relativamente al contesto. Buona vendemmia!

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amadio ruggeri

circa 3 mesi fa - Link

Solo qualche domanda: come fanno le "pressioni" la Federdoc e la Confagricoltura? Sottobanco? Interpellando gli amici degli amici? Non capisco, davvero, me lo spieghi per favore. Non ho intenzioni polemiche, è solo per capire. E comunque, non è più onesta e chiara una battaglia fatta alla luce del sole come ha fatto la Fivi?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 mesi fa - Link

Sottobanco? Interpellando gli amici degli amici? No, scusi, ma che ci prende per un branco di malfattori? Non ci siamo proprio. Molto semplicemente, le bozze di quasi ogni norma è oggetto di discussione tra i ministeri competenti e le associazioni di categoria che rappresentano una quota significativa degli interessati. Si chiama dialettica democratica, ed è alla base della società civile. Normalmente non è interesse di nessuno evidenziare con grande clamore gli errori e i refusi delle bozze, soprattutto quando li si può risolvere prima che la norma entri in vigore. Come in questo caso. Ma lei ha un'idea di quanti casi simili accadono? Se ogni volta si facesse un polverone, è probabile che si distruggerebbe là credibili delle istituzioni. E questa sarebbe la fine.

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Gregorio Galli

circa 3 mesi fa - Link

Ciao Stefano, come consiglieri di FIVI Toscana - come Caterina e Ettore sotto ricordano - abbiamo contattato le nostre rispettive associazioni con largo anticipo, invitando anche tutti i nostri iscritti a sollecitare una risposta diretta. Con poco successo, devo dire. Il direttore dell'Unione di Siena non mi ha nemmeno risposto e non penso di essere l'ultimo arrivato, in quell'associazione. In vario modo c'è stato detto che "Tanto bisogna farla". Poi non è affatto così, ma Artea continua a non comunicare niente. Non conta secondo me chi fa le battaglie e come le fa, ma quali sono i risultati. Il problema non è quindi solo l'estrema tardività di Agea (l'addendum non porta data, ma è circolato da ieri, mi pare), ma peggio che mai, se tutte le associazioni avevano perseguito lo stesso scopo, su una battaglia in definitiva così poco importante e banale, allora è dimostrato che l'apparato burocratico ci ignora e non si cura delle associazioni di categoria, grandi o piccole che siano. Che poi gli intrecci e i conflitti di interesse (di ogni ordine e grado) in questa nostra poca capacità di lotta sindacale abbiano un ruolo fondamentale, mi pare indubitabile.

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Gabriele Succi

circa 3 mesi fa - Link

Questo punto è l'evidenza che a loro importa solo effettuare servizi. E la dimostrazione è appunto che non si sono battuti nè prima e nè adesso. La triste verità è questa. Vorrei proprio sapere chi è in grado di affermare il contrario.

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Gabriele Succi

circa 3 mesi fa - Link

Questa la mia esperienza.
La mia associazione di categoria mi convoca per la firma della denuncia di giacenza da inviare telematicamente.
Rispondo che, vista la comunicazione di Agea, oramai è inutile. Loro risposta: "A noi una copia firmata serve in caso di ispezione di AGEA in ufficio,appena passi te la faremo firmare."
Ma ISPEZIONE DE CHE??? Per una roba che non occorre fare????
Chiedo lumi se comunuque il "servizio" mi sarà addebitato.
Loro risposta: "Si il servizio ti sarà addebitato, in quanto il telematico è comunque da fare entro il 10.09.2017" (che non è più da fare, ndr)
Chiudo con "Allora non firmo niente, per un servizio che a questo punto è inutile.
Mi dispiace.
E quindi se mi sarà addebitato, sarò costretto a chiedere il rimborso eventuale per una cosa da me non sottoscritta.
Per cui, RIPETO, non firmo niente."
E poi ci si chiede a cosa servano le associazioni di categoria.
Cioè... Vogliono fare una cosa lo stesso quando non serve più. Prima NON si sono battuti per evitare la stupidaggine di dimensioni interplanetarie che sono i registri telematici (e mi contengo con le parole, perchè l'ADM inside sta venendo fuori), in quanto loro stessi ci guadagnano a fornire il servizio di tenuta e compilazione dei registri stessi. poi, ora che con essi una cosa è stata superata, mi chiedono lo stesso di farla??
MA SECONDO VOI??

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Caterina

circa 3 mesi fa - Link

Io mi sono permessa di inviare qualche giorno fa al direttore dell'associazione di categoria cui faccio parte (Confagricoltura ndr) una nota riportante la lettera inviata da FIVI ad AGEA chiedendo se l'ufficio ne fosse al corrente e se, come associazione, avessero già valutato la questione e/o preso decisioni in merito.
Il direttore non ha ritenuto opportuno rispondere alla mia email (inviata non a titolo personale ma in qualità di consigliere di FIVI TOSCANA) ma mi ha fatto rispondere da un impiegato che seppur nello spirito condivideva le nostre ragioni (nostre??) la scadenza restava in vigore e pertanto la comunicazione di giacenza era da ritenersi atto dovuto, invitandomi ad inviare i dati quanto prima. Se veramente Confagricoltura si fosse mossa come Stefano riporta
1) mi stupisco che il direttore non ne fosse a conoscenza
mi dispiaccio che, nonostante fosse a conoscenza del dibattito
2) non abbia ritenuto opportuno comunicare a FIVI TOSCANA che anche Confagricoltura si era attivata ma al momento non c'erano decisione dedinitve
3) e nell'Italica maniera abbia liquidato velocemente la questione con un "intanto assolva agli obblighi, e poi si vedrà"

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Gabriele Succi

circa 3 mesi fa - Link

La confagricoltura è il mio stesso sindacato, e la dimostrazione che sono fuori strada è lo scambio di mail di stamattina. Però, io, questa volta, mi sono impuntato sul serio. Il "lei assolva gli obblighi, poi si vedrà" è già stato superato dalla comunicazione di agea. Stop. Fine della storia.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Il direttore (e probabilmente anche il dipendente) quasi certamente sapevano che delle azioni erano in corso, ma quale era il miglior consiglio che potevano dare te come socio? C'era una scadenza imperativa che forse avrebbe potuto essere annullata, ma la sanzione era certa. Nel dubbio, perché far rischiare il socio? Qui non si trattava di una a ammenda, si rischiava il declassamento della produzione. Nel dubbio l'ho fatta anch'io, un quarto d'ora perso a scrivere una pratica non vale il rischio di fallimento della mia azienda. Che poi lo scrivere quella pratica sia ingiusto, assurdo e contro ogni logica d'accordo, e infatti ho votato in tutti gli organismi di cui fo parte per abolirla.

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Caterina

circa 2 mesi fa - Link

Mi spiace ma non sono d'accordo. Il direttore non è stato chiamato in causa per consigliare un socio sul da farsi. Al direttore io ho inviato una nota informativa in nome e per conto di un'altra associazione chiedendo chiarezza sulla posizione o sulle iniziative di Confagricoltura in merito. A questa richiesta di scambio di informazioni tra associazioni ha ritenuto evidentemente non opportuno replicare. Che da un certo punto di vista è molto più significativo del fatto che abbia liquidato la mia non domanda con un "intanto la faccia, poi si vedrà ".
Consiglio ripeto non richiesto e ahime comunque infelicemente espresso.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Scusi Caterina, se capisco bene lei è un consigliere regionale di FIVI Toscana. Non desidero sminuire il suo ruolo, tutt'altro, ma lei non ha titolo per parlare in nome per conto di FIVI nei rapporti con Confagricoltura su questioni di livello nazionale come queste. Non è una questione di forma, è sostanza; le decisioni e gli accordi su questioni nazionali sono necessariamente svolti dalle autorità nazionali, non da quelle regionali, altrimenti avremmo venti accordi diversi ed il caos. Se lei interpella un organo provinciale di Confagricoltura presentandosi come rappresentante ufficiale di FIVI, ovviamente l'organo provinciale di Confagricoltura non ha competenza né possibilità di risponderle. Per cui si limita a consigliarle la scelta meno rischiosa per lei in quanto socia, e sulle questioni nazionali tace.

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Gregorio Galli

circa 2 mesi fa - Link

L'obbligo di rispondere non discende dai vari ruoli che alcuni possono ricoprire, ma banalmente dalla nostra qualità di soci. La mancanza di risposte, e se per questo di prese di posizione chiare e trasparenti, non depone a favore della basilare capacità delle associazioni di rappresentarci. Quella di separare la funzione sindacale da quella di assistenza (veramente, non formalmente) sarebbe forse un'ipotesi da considerare.

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Ettore Ciancico

circa 2 mesi fa - Link

Stefano mi dispiace che continui questa puntigliosa polemica, perchè l'evidenza è chiara a tutti. Mi sarei piuttosto aspettato che, dopo una difesa d'ufficio di associazioni sindacali, che tu facessi polemica contro Agea o Artea, che ancora non ha fatto una comunicazione una.

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caterina

circa 2 mesi fa - Link

Di nuovo, in totale disaccordo nonostante comprenda adesso chiaramente il vostro punto di vista. Una risposta adeguata, cortese e corretta, secondo il mio parere, sarebbe stata semplicemente quella di dire (intanto direttamente e non per tramite) che, su tavoli diversi, a livelli diversi, la questione era già stata posta e se ne stava discutendo. Che al momento nessuna decisione ufficiale era stata ancora presa e che pertanto, Confagricoltura non aveva ricevuto indicazioni in merito ad eventuali cambi di rotta.
Informazione chiara sintetica e precisa dello stato delle cose, almeno per come lo racconta lei e anch'io mi creda non desidero sminuire il suo ruolo, tutt'altro. Io non parlo in nome e per conto di FIVI e non ho detto di averlo fatto. Ho chiesto in qualità di rappresentante di una associazione regionale una informazione ad un altro rappresentante di un'altra associazione della mia stessa regione, della mia stessa provincia. Non ho promosso iniziative ne chiesto di partecipare a tavoli , discussioni o decisioni che non mi competono e che neppure mi interessano.
Mi rallegro di sapere che lei a questi tavoli partecipa e è aggiornato su tutte le quotidiane discussioni che per spirito istituzionale preferisce tenere per se.
Di polverone in giro ce n'è davvero tanto.
Comprenderà che è inevitabile che qualcuno, prima o poi, decida di sollevarlo.

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Ettore Ciancico

circa 3 mesi fa - Link

Caro Stefano le istituzioni si indeboliscono da sole quando si arriva a queste situazioni. Martina ha parlato di semplificazione, da anni!, per giustificare i registri telematici. ICQRF ieri l'altro mi ha detto: certo sarebbe giusto, ma Agea e Artea non sono in grado di prendere i dati dal Sian. Io non so cosa è successo nel frattempo, so solo che la Fivi, e basta con la logica dei numeri! forse varrebbe ragionare sul merito, è stata l'unica a prendere una posizione pubblica contro, richiamando alla coerenza. L'unica. Devo dite, parlando di Toscana, che fino a due minuti fa, sul sito di Artea nessuna comunicazione. Oddio, dimenticavo, oggi e venerdi...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Che nei nostri sindacati non ci sia chiarezza, è purtroppo vero. Assolutamente vero, però è anche vero che è colpa di noi soci che da decenni abbiamo trascurato partecipazione e impegno nelle associazioni; quando i soci non partecipano, i sindacati finiscono per diventare un servizio mercenario e queste sono le conseguenza. Tristi. Quanto al rapporto con le istituzioni, è sempre più difficile. Ma purtroppo è indispensabile, e ti garantisco che trovarsi tra i soliti pochi che senza percepire un Euro e senza averne vantaggio si girano le scatole per far girare almeno in maniera tollerabile le cose è frustrante. Però va fatto. E lo faccio, e lo facciamo, perché sappiamo bene che l'alternativa è il caos. Per questo cerco di non delegittimare queste istituzioni, che non vanno bene ma sono le uniche che abbiamo.

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Costantino Charrère

circa 2 mesi fa - Link

La FIVI da anni si adopera per dare voce a tutti coloro che lavorano per migliorare " il sistema del vino " Italiano. Lo ha fatto senza preconcetti, criticamente, trasversalmente, con grande libertà intellettuale, autofinanziandosi. Sempre cercando il confronto e il dialogo con tutti, dico proprio tutti , gli attori della filiera, ivi comprese le istituzioni che governano l'agricoltura nel Nostro paese e in Europa. La FIVI , con la sua indipendenza intellettuale, evitando confronti ideologici, ha sempre cercato la soluzione pratica dei problemi, nell'interesse di TUTTI i Vignaioli italiani. Questa é la sua forza: sono le idee che muovono il mondo.
Matilde, continua così. FIVI, continua così!
Costantino Past President

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Caro Ettore Ciancico, non faccio difese d'ufficio di Confagricoltura. Dico come stanno i fatti. Agea, Artea, il Ministero, le Regioni e ogni Ente di questo benedetto Paese spesso si muovono in modi che sembrano privi di ogni logica, e magari ci fosse dietro chissà quale complotto! Niente di così drammatico. In genere è pura incompetenza, o azioni dettate da chissà quale idea sballata di un ignoto funzionarietto che emenda con due righe folli una legge che di per sé sarebbe anche giusta e via disperando. Per non parlare delle mille interpretazioni divergenti di mille funzionari diversi. E allora? É così, ed è un elefante che non si muove se le formiche (fossero anche tantissime) si arrabbiano perché è difeso da chilometri di pelle fatta di burocrazia impenetrabile. Puoi votare e cacciare un ministro, ma i burocrati non sono licenziabili né sono responsabili dei danni che fanno; sono più invulnerabili di Achille. Allora l'alternativa è tra l'urlare la propria (legittima) rabbia, o ingollarla con tanta, tanta fatica e sorridere agli interlocutori che abbiamo perché se li insulti poi non riesci a ricavare nulla.

Cara Caterina, capisco la rabbia di chi sa di avere ragione e si sente ignorata, figurati se non la capisco. Però esistono procedure. Tu sei un membro eletto di un consiglio regionale di una associazione, se vuoi una risposta da un'altra organizzazione devi chiedere al tuo presidente o al tuo direttore di confrontarsi con il loro omologo regionale di Confagricoltura, CIA, Coldiretti o chi vuoi e vedrai che avrai le risposte che chiedi. Le strutture provinciali non hanno questa funzione, non potrebbero rispondere neppure se volessero. E questa non è una difesa d'ufficio, è come funziona qualunque organizzazione. Io non tengo segreto quello che faccio ai tavoli di trattativa a cui sono mandato, ad esempio il Consorzio del Brunello mi manda in Federdoc e io riferisco al mio consiglio. Se un socio del Consorzio del Brunello mi chiede cosa ho fatto, sono lieto di rispondere. Vorrei anche vedere. Ma non è che se ho risolto qualcosa lo vado a sbandierare, il merito è del Consorzio.
Mica mio, se non fossi li a nome del consorzio non potrei fare nulla. E spesso non riesco comunque, fin troppo spesso. Poi un giorno troveranno uno più bravo di me, e sarò lietissimo di passargli le consegne ed i contatti. Lo stesso vale per i tavoli in Regione o in Comune.

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