I “Premi” del mio mercato dei vini FIVI 2021

I “Premi” del mio mercato dei vini FIVI 2021

di Davide Bassani

L’aria fredda, il timore del contagio, la coda all’ingresso, la seccatura della mascherina e la sua intermittenza (togli la cera, metti la cera, metti la mascherina, togli la mascherina); ad una certa pensavo di girare i tacchi ed andarmene, di telefonare ad Antonio (Tomacelli) ed informarlo che io no, “in questo casino non ci sto” – citazione alla Scalfaro volutamente messa in scena per darmi un tono che proprio non riesco ad avere… però… vuoi la passione, vuoi la voglia, vuoi la curiosità, vuoi che la fila scorre e l’organizzazione della FIVI anche in periodi plumbei (come tutto il fine settimana del resto e no, non sto parlando unicamente del meteo) regge come ha retto – e complimenti a tutti, non era facile – alla fine si entra e si gode.

Tapinamente non ho seguito un ordine, non sono andato in cerca, come in certi anni passati, del solo “best buy” o del grande vino muscolare o tutto curve, mi sono affidato al caso come un niubbo (per i non internettari leggi burba, che fa molto boomer) ed ho preso appunti.
Il livello dei vini che ho avuto il piacere di assaggiare si è ulteriormente alzato rispetto alle scorse edizioni, vale per tutti, anche per coloro che in questo pezzo non figureranno; ho trovato in tutti i campioni nitore e piacevolezza – ergo – tutti si sono dimostrati ben al di sopra della soglia di potabilità. Il riscontro è stato garantito anche da cantine di zone meno sulla cresta che, tuttavia, ma questo lo sanno anche i sassi, hanno giocato sul prezzo e sul rapporto con il numeratore qualità. Piacevoli conferme cercavo ed ho trovato.

I prezzi: non so voi ma ne ho trovati di leggerissimamente più alti – cosa che capisco e accetto dopo i chiari di luna sino-viral-vaccinali – e per soprammercato carrelli meno pieni; approfitto quindi per chiedere ai produttori che mi leggeranno: c’entra qualcosa il difficile reperimento di materie prime quali vetro sughero ed etichette? Ad ogni modo niente di clamoroso, astenersi polemici.

Veniamo quindi agli assaggi – ed ai premi istituiti – che ho arronzato (voce del verbo arronzare –disordine, soqquadro) in categorie:
• La miglior cantina
• I Grandi Vini
• I Vini dal rapporto q/p migliore
• La zona più “in forma”
• L’inaspettato
Il premio è una gomitata sulla spalla, visto che la mano – e quindi la pacca – non la possiamo usare.

La miglior cantina

Nelle categorie successive avrò dei dubbi fino all’ultima rilettura ma non qua: il riconoscimento va a Palazzona di Maggio, di Ozzano dell’Emilia, provincia di Bologna. Tutti i vini superano di slancio la soglia dei 90 punti e sfondano nell’eccellenza in un paio di casi; metteteci poi la passione messa nello “spiegone” da parte di tutti gli addetti al banchetto – la famiglia Perdisa – e capirete di che sto parlando. Vale la visita che presto o tardi farò.

Maleto 2020 (11€ al Mercato dei Vini – MdV) – 100% Chardonnay. Tipicamente Chardonnay ma piacevolissimamente rifinito di acidità (mica come tanti altri), frutta bianca tropicale, melone, susina bianca, mineralità. Non grasso ma tondo e va giù che è una bomba. 92

Ulziano 2019 (11€ al MdV) – 100% Sangiovese. Sangiovese “semplice” e fruttuoso, beverino e tannico al giusto – magari con un paio di anni di bottiglia smussa quei due spigoli ma che forse lo fanno tanto bello! Datemi una grigliata di ciccia ed avrete anche me. 91+.

Dracone 2016 (16€ al MdV) – Uvaggio di Merlot, Cab. Franc, Petit Verdot. Velluto su velluto, peperone da Franc e rose rosse da Merlot. Già clamoroso ora, se lasciato tranquillo in cantina potrebbe diventare speciale. Tannino ricamato e persistenza di livello. 93.

Dracone 2013 Riserva (26€ al MdV) – medesimo uvaggio del Dracone standard. Il vino di prima con ancora più struttura, in forma smagliante e da bere a galloni ic et nunc. Vale il pane che ci mangeresti sopra ed i soldi spesi, non fate i tirchi. 95+

 

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Le Armi 2016 (30€ al MdV) – 100% Sangiovese. Un Brunello sul lato sbagliato dell’appennino e ho detto tutto. Imponente e maestoso, signorile e di gran classe. Un capolavoro. Atarassicamente il miglior assaggio in rosso di tutto il Mercato. 97+.

I grandi Vini

E chissà solo quanti me ne son persi! Come già scritto, il livello della fiera è stato piuttosto altino in tutti i suoi esponenti – giocoforza questa classifica, in rigoroso ordine sparso, non rispetta alcuna gerarchia di punteggio; il prezzo, va da sé, potrebbe essere alto – ad ogni modo son tutti soldi ben spesi.

Marengoni – Casa Bianca 2016 (18€ al MdV) – uvaggio di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Croatina, Barbera. E chi si aspettava questo meticcio tra un Gutturnio ed un Saint-Emilion?! Lì per lì un po’ chiuso, forse la bottiglia è stata aperta da poco, per poi, al secondo assaggio – non ero convinto al primo ed in potenza sentivo sarebbe uscito qualcosa di interessante – rivelarsi in profondità, in frutto, note di sottobosco e terziarie – ma con gentilezza: una scoperta. 95.

Banino – Vigna La Merla 2015 (19€ al MdV) – 40% Barbera, 40% Croatina, 5% Uva Rara, 10% Merlot, 5% Cab. Franc. Non avrei mai speso più di 10 euro per un vino della collina milanese. Dopo questo sì, specie per questo millesimo; la 2016 si è infatti rivelata piuttosto chiusa e contratta mentre questa è leggiadra e setosa: bello. 92.

Brigaldara – Amarone della Valpolicella Case Vecie 2015 (35€ al MdV) – 39% Corvina, 30% Corvinone, 31% Rondinella. Vino femmina, tutto curve, baci, abbracci. Ti scalda e culla suadentemente; di cioccolato, spezie dolci, frutta scura e marmellata a non finire. Ho già gli occhioni a forma di cuore e vorrei tanto fermarmi qua. Astenersi amanti delle secche ed acidelle. 95.

Boveri – Lacrime del Bricco 2019 (22€ al MdV) – 100% Timorasso. La mancanza dei due maestri del Timorasso, Walter Massa e Claudio Mariotto, è stata compensata dal buon Boveri che solfeggia e mineraleggia come se non ci fosse un domani: piacevole e pure fruttato di agrumi e sapidità. Ben fatto. 94.

Anna Maria Abbona – Barolo Bricco San Pietro 2015 (45€ al MdV) – 100% Nebbiolo. Cavallo di razza purosangue nei suoi anni e nella sua annata migliore (anche se – va detto – pure il suo fratellino 2017 presente in batteria tutto ha fatto fuorché sfigurare). Spezie scure, tamarindo, sottobosco e persistenza infinita. Da acquistare e stappare nei momenti migliori, magari durante le imminenti feste – è un’idea! 96.

Marta Valpiani – Madonna dei Fiori 2020 (14€ al MdV) – 100% Albana. Il Delyus, il fratellino minore, leggo dagli appunti, mi è apparso un po’ troppo citrino mentre il Madonna dei Fiori è decisamente pronto e serbevole, persistente e profumato di fiori ed erbe appena sfalciate: un prato primaverile sui colli romagnoli, ecco cos’è. 92+.

Cantina Bambinuto – Picoli 2018 (17€ al MdV) – 100% Greco di Tufo. Sapidità a sciabolate morbide e svapate di zolfo come se non fosse mai abbastanza: tutta questa esuberanza ben gestita e dosata. Ha anni davanti. 93.

Barattieri – Vin Santo di Albarola 2006 (50€ al MdV) – 100% Malvasia di Candia aromatica. Che ve lo dico a fare? Su questi schermi ci è passato più volte e più volte ha preso encomi ed inchini. Mai abbastanza. 98.

Di Prima – Grillo del Lago 2020 (15€) – 100% Grillo. Grande personalità per questo grillo che niente ha a che vedere con certi suoi “colleghi”, molto persistente e sapido, quasi aromatico. Da manuale. 93.

I vini dal rapporto q/p migliore

La categoria più folta e – credo – la più combattuta anche in sede di vendita/acquisto. In questo caso, ancor più che prima, lo spazio ed i prodotti citati non saranno mai abbastanza: chiedo anticipatamente venia.

Le Strie – Sassifraga 2018 (13€ al MdV) – 95% Nebbiolo, 5% Rossola, Pignola, Brugnola. Se esistesse il premio equilibrio lo vincerebbe senza alcun dubbio. Leggiadro e in punta di piedi, profumi tenui ma ben percepibili di sottobosco, foglie secche, spezie. Un signore gentile tutto delicatezza e carezze, un vecchio saggio. 94.

Monchiero – Moscato 4 Filari 2019 (10€ al MdV) – 100% Moscato. Fermo e tappato a vite, il bello di essere aromatico, fresco, dritto e golosissimo. Per gli amanti del genere. Bell’esperimento. 88.

Ellena – Nascetta 2020 (10€ al MdV) – 100% Nascetta. Anche qua tappo a vite. Di grandee quilibrio e scorrevolezza, ben bilanciato in sapidità e pulizia. Da comprare. 92.

Giacomo Scagliola – Monferrato DOC “Virasa Vejia” 2013 (12€ al MdV) – 100% Nebbiolo. Ecco, questo mi ha messo in difficoltà fino all’ultimo perché dotato del miglior rapporto q/p possibile e dei galloni del grande vino. Persistente, di grande struttura, potenza e freschezza. Tannino forse – ma dico forse – un attimino calante ma stiamo parlando di questioni di lana caprina. Fantastico. 95 e mettetelo nella categoria che più preferite.

Giovanna Madonia – Neblina 2020 (10€ al MdV) – 100% Albana. Mineralità a cucchiaiate ed equilibrio spettacoloso: da farne il pieno. 92.

Tenuta Piccolo Brunelli – Pietro 2019 (9€ al MdV) – 100% Sangiovese. Ha tutto. Tannino, frutto, acidità, bevibilità assassina, equilibrio ed una certa longevità, anche se magari non infinita. 94+.

Terre Caudium – Falanghina 2018 (10€ al MdV) – 100% Falanghina. Se la Coda di Volpe di questa cantina non mi ha convinto appieno, questa Falanghina ha invece stravolto tutto: colore giallo carico, profumi di campo e fieno, miele ed eleganza. Bellissimo. 93+

Ausonia – Apollo 2018 (10€ al MdV) – 100% Montepulciano. Bellissimo colore tipo-inchiostro, frutto scuro a spaglio, croccantezza e bella persistenza: golosissimo e godereccio. E comunque buoni anche i loro Pecorino! 92

La zona più in forma

Pochi dubbi: la Romagna mi è entrata nel cuore; come per la prestazione dei vini di Palazzona di Maggio, così anche per le Albana di tutti i produttori (pure dei non citati, come Tenuta Franzona) ma è con il Sangiovese che intraprendiamo il vero viaggio di scoperta; prodotti come il Cesco (il Sangiovese affinato in legno di Piccolo Brunelli) o il Notturno di Drei Donà hanno certificato la presenza di questa zona che, non senza sforzo, si sta ritagliando uno spazio di tutto rispetto tra le grandi zone del vino italiane. La “sfortuna” di avere QUELLA varietà in comune con la vicina Toscana ne ha forse messo in ombra le indiscutibili qualità. Da menzionare anche le performance dei vini a base bordolese (lo Sterpigno di Giovanna Madonia – 100% Merlot – giusto per fare un esempio).

L’inaspettato

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Essenzialmente uno: il Timorasso di Pomodolce, senza annata riportata, senza indicazioni circa il CRU o altro, affinato in legno di medie dimensioni per un anno: morbido e sapido allo stesso tempo, una versione, permettetemi, molto francofona dell’oramai protagonista dei colli tortonesi. Dopo gli esperimenti di Daniele Ricci di Costa Vescovato un altro produttore che si cimenta con l’affinamento in legno per questa uva bianca, con tutte le prospettive per un nuovo grandissimo: che sia l’alba della versione Derthona Riserva? Lasciamolo dire ai posteri…

Conclusioni

Essenzialmente un’aggiunta a quanto detto nell’introduzione: il mercato FIVI è qualcosa che funziona sempre e l’organizzazione unita all’accoglienza di Piacenza Fiere fa il resto con grandi risultati, sebbene qualche “degustatore” abbia scambiato il mercato per una specie di “liberiamoci ed ubriachiamoci tutti” e nonostante il periodo pandemico.

Il numero di ingressi registrati (20.000!), poi, qualifica ancor di più il successo della manifestazione. Una bella nota di piacere va poi sull’annata 2015 – convincente su vini di diverse zone a distanza di oramai 6 anni dalla vendemmia, nel pieno quindi della maturità.

Virus permettendo ci vediamo l’anno prossimo! 100 di questi Mercati!

7 Commenti

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Mattia Grazioli

circa 2 mesi fa - Link

Non ho bevuto nulla di quello presente in articolo; da espositore è stato bellissimo, da assaggiatore ho bevuto da cinema!!!

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Davide Bassani

circa 2 mesi fa - Link

Ed io non ho bevuto nulla da te! Tocca rimediare! ;-)

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Mattia Grazioli

circa 2 mesi fa - Link

Quando vuoi, ti aspettiamo!!!

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domenico

circa 2 mesi fa - Link

Sono stato anch'io. Quantità ma anche Qualità da perdersi. Io ho bevuto altro, salvo Boveri e il fantastico Brigaldara. Per la regione più in forma, io avrei detto la Calabria: segnalo la Cantina Tenuta del Conte. Sul Timorasso, segnalo "la vecchia Posta". Data la quantità di espositori e la qualità espressa, fare classifiche è veramente impossibile.

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Davide Bassani

circa 2 mesi fa - Link

Vero: la mia "classifica" arriva semplicemente da quello che ho assaggiato e si, la quantità è davvero notevole ergo difficile fare classifiche ma ci abbiamo provato!

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Ma le bottiglie di Palazzona sono renane o hai una fotocamera che fa cahare?

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Davide Bassani

circa 2 mesi fa - Link

La 'econda he hai detto!! Ed io che sono una capra come fotografo!

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