Carema doc. Questo mercato delle vacche deve finire al più presto

Carema doc. Questo mercato delle vacche deve finire al più presto

di Alessandro Morichetti

Gregorio Ferro è uno studente del Master in Cultura del vino italiano presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Questo articolo è la sua prova d’esame in Enogiornalismo e Wine Blogging

A Carema uomo e natura sono avvinghiati. Si rimane a bocca aperta nel vedere come nei secoli, qui, gli abitanti siano riusciti a sfruttare al meglio le peculiarità di un territorio angusto, permettendo la coltivazione delle uve nebbiolo (localmente picotendro) in condizioni estreme. Pendii ripidissimi difficili da lavorare, su cui nei secoli sono stati costruiti muretti a secco terrazzati col tradizionale allevamento a pergola (topia in dialetto) sostenuto da piloni di pietra per permettere un sostegno, una buona esposizione e una maggiore resistenza termica ai vigneti.

Il ciclo naturale del nebbiolo – caratterizzato da un germogliamento precoce e da una maturazione tardiva – espone infatti le viti al rischio delle gelate primaverili e a quello dell’umidità e delle precipitazioni in fase vendemmiale; l’architettura della topia e i suoi piloni permettono una buona resistenza termica. Allontanando la vegetazione da terra, l’escursione si riduce regalando alla vite notti più miti e giornate più fresche permettendo un buon ombreggiamento e garantendo allo stesso tempo la resistenza agli agenti atmosferici.

Carema

A Carema nulla può essere meccanizzato, tutto richiede manutenzione e cura manuali; le ore medie per la gestione annua di un ettaro superano il migliaio e poi ci vogliono almeno due anni di cure in cantina per arrivare al prodotto finito. È evidente come tutto ciò possa rappresentare un freno a diversi livelli. Attualmente produrre Carema risulta antieconomico oltre che difficile ed è chi compra certi vini a fare un affare.

 

In un mondo in cui il vino è sempre più mezzo, vettore di cultura, un’espressione così evocativa e capace di concentrare ed esprimere le peculiarità di un territorio, le sue tradizioni e le storie delle sue genti va sicuramente salvaguardata e tutelata. È del 2014 il virtuoso progetto che ha visto nascere un Presidio Slow Food che stimola l’adozione di pratiche produttive sostenibili e raccoglie i viticoltori che lavorano i piccoli vigneti del comune di Carema a salvaguardia di una denominazione con attualmente soli 16 ha vitati.

I produttori di Carema sono 2, la Cantina dei Produttori di Nebbiolo di Carema e l’Azienda Vitivinicola Ferrando, la produzione totale non supera le 50.000 bottiglie. L’unica missione, oggi, può solo essere quella di un rilancio che guarda al futuro ma partendo anzitutto dalla motivazione di chi tuttora tiene in piedi la denominazione.

È stato molto bello scoprire come negli ultimi anni l’abbandono della superficie vitata si sia fermato grazie anche alle iniziative avviate da alcuni giovani vignaioli che si affacciano sul panorama locale, credendo fortemente in questo territorio, una piccola identità che è rimasta intatta e va rilanciata, riconoscendo a livello sociale, economico e produttivo il lavoro dei vignaioli.

Finché il Carema non spunterà sul mercato al consumo almeno un prezzo medio intorno ai 30 euro (e li vale tutti) non sarà garantita la sua sopravvivenza. (Maurizio Gily)

Il miglioramento può solo passare dalla valorizzazione della tradizione, senza trascurare l’apertura a forme di innovazione e di promozione; l’imperativo categorico deve essere un aumento del valore aggiunto del prodotto, attraverso la riconoscibilità e lontano dalle competizioni di prezzo.

Gregorio Ferro

[Foto: Gregorio Ferro]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Ama tutti gli animali e qualche umano.

29 Commenti

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Marco

circa 3 settimane fa - Link

Articolo ben fatto anche un po' general/generico. Il problema è il titolo, sembra uno di quelli fatti apposti per il clickbaiting, e da Intravino uno non se lo aspetta.

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Rosario

circa 3 settimane fa - Link

Mi aspettavo una descrizione viscerale del territorio, un focus sul ciclo produttivo, sulla vinificazione e non di meno un paio di assaggi.....abbiamo imparato che la denominazione è molto piccola e che si trova in Piemonte.....poco per una prova d'esame...mi scuso per la schiettezza.

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Gregorio

circa 3 settimane fa - Link

La schiettezza é ben accetta Rosario, e credo di esserlo nell'affermare che per avere un lavoro completo sul Carema non basterebbe una tesi.
L'articolo più che essere un bignami su produzione in cantina e risultato nel bicchiere voleva configurarsi come un pezzo in cui viene esposto il problema del rilancio e dell'affermazione sul mercato di questa denominazione così carica di valori.

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Roberto

circa 3 settimane fa - Link

Wine teller alla riscossa

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Vinocondiviso

circa 3 settimane fa - Link

In effetti l'espressione "mercato delle vacche" con Carema c'azzecca pochissimo. Peraltro mi risulta che i produttori siano 3, dall'annata 2009 c'è anche Dazero Vini.

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Gian Marco

circa 3 settimane fa - Link

Ciao Vinocondiviso, sono il titolare di da zero vini, azienda che ho scelto di chiudere un paio di anni fa.

Devo rettificare il tuo commento, imbottigliavamo poche centinaia di bottiglie della cantina cooperativa applicando la nostra etichetta.

Andando avanti ho capito che non era quello che volevo e ho cominciato a gestire vigneti in Carema e fare vino da me. Creerò presto una nuova azienda con tutt altro spirito ed iniziativa.

Solo per correttezza di informazione. Gian Marco

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Gian Marco

circa 3 settimane fa - Link

Entro il 2018 ci saranno almeno altre 3 nuove aziende condotte da under 35. Questo per far capire che c è un gruppo di giovani canavesani che a suon di sacrifici sta credendo in questo territorio.

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Vinocondiviso

circa 3 settimane fa - Link

Questa è una bella notizia!
Mi dispiace invece che non ci sia più Dazero Vini di cui avevo assaggiato l'ottimo 2009.
In bocca al lupo.

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Alessandro Morichetti

circa 3 settimane fa - Link

Gregorio che è un lord avrebbe titolato "Black Friday a Carema" ma siccome a Carema nessuno sa cosa sia il BF diciamo che parlare di vacche e grandi affari al limite dell'autolesionismo rende meglio l'idea.

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Hamlet

circa 3 settimane fa - Link

a me risulta che vi siete dimenticati un produttore di Carema, Orsolani. O sbaglio?

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Gian Marco

circa 3 settimane fa - Link

Orsolani imbottiglia vino della Cantina Cooperativa.

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Gregorio

circa 2 settimane fa - Link

Da qualche anno il Carema di Orsolani non è più disponibile, mi ha spiegato che la cantina sociale ha molte richieste e Hl contati. Come scrivo nell'articolo e come spiega anche Gian Marco ci sono realtà giovani che si affacciano su questo territorio di cui spero presto sentiremo parlare!

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Montosoli

circa 3 settimane fa - Link

Abbiamo venduto 4500 bottiglie ....comprate con un solo ordine...della loro 2007 Riserva. Nel frattempo non ho sentito nessuno che richiede stock...e nessuno si e strappato i capelli perche non si trova in vendita. Cosa non funziona ?? E il prezzo o la qualita del prodotto?? Io dico qualita del prodotto....troppo tradizionale...ha bisogno di un buon twist che gli da un po di appealing giovanile e che non bisogna aspettare 15 anni per bere bene. Vadano a fare uno stage dai Produttori del Barbaresco...e si facciano dare alcune dritte. Buon Anno.

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Marco

circa 3 settimane fa - Link

Sulla qualità direi che c'è poco da dire, sia Ferrando che la cantina sociale fanno vini splendidi. Manca invece il marketing; a parte pochi appassionati chi vede una bottiglia di carema non sa di cosa si tratti

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Alessandro Morichetti

circa 3 settimane fa - Link

Io invece penso che mai come oggi un prodotto fieramente tradizionale possa far valere le proprie carte e non servono 15 anni per bere una bottiglia. Semmai si possono attendere con serenità, volendo.
Concordo sullo stage in PdB: dove l'appeal giovanile proprio non esiste, appunto :-)

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Matteo

circa 2 settimane fa - Link

Non sono d'accordo. Il prodotto c'è, il prezzo è corretto per una bottiglia svonosciuta ai più. Il problema sta nei numeri che non sono compatibili con un mercato "moderno" del vino. Sappiamo che per avere un minimo di penetrazione nel mercato ci vuole un po' di tempo e la voglia e capacità di spendere bene i soldi. E i soldi non li si mette a disposizione di un prodotto con marginalità negativa. Il Carema, buonissimo, ha bisogno di linfa vitale dall'esterno. Forse una operazione tender, forse qualche testimonial d'eccezione che ne parli, forse qualche entratura sulla giusta tavola... ma con meno di 50k bottiglie in un territorio dove i grandissimi nomi spopolano (a livello nazionale ed internazionale) non è facile

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amedeo

circa 3 settimane fa - Link

Ho conosciuto qualche socio dei Produttori di Carema, persone gentili e disponibili, e proprio conoscendoli ho capito che il marketing da quelle parti è difficile che attecchisca. E la cosa, lo dico in tutta sincerità, non mi dispiace affatto. Fanno vini splendidi, speciali, e beato chi ha la fortuna di conoscerli. Per gli altri...be', amen. (Tra l'altro non mi risulta che abbiano rimanenze in cantina).

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alessio cavallini

circa 4 giorni fa - Link

confermo - etichetta bianca finita e poche rimanenze dell'etichetta nera. Questo all'8 di dicembre...

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Elle

circa 3 settimane fa - Link

Il carema a quasi 30 euro esiste, lo si trova da Peck! Quando l'ho visto non volevo crederci. Effettivamente è un gran vino, a un gran prezzo. Da cliente con la fortuna di trovarlo facilmente fatico a dire che spenderei volentieri qualche euro in più, d'altro canto vedendo come martellano quei simpaticoni delle cinque terre per dei vini a mio avviso mediamente inferiori dal pdv qualitativo direi che potrebbero anche alzare i prezzi. In alcune enoteche Valdostane il carema è venduto come vino valdostano. Una volta l'ho fatto notare ma hanno fatto spallucce

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Andrea Angeletti

circa 3 settimane fa - Link

In un piccolo spacciatore di fiducia sotto casa nella grande mela Ferrando Black Label 2011 e White Label 2012, rispettivamente a $75 e $60: 5 giorni fa c'erano in scaffale 6 bottiglie di ognuno, sono tornato stasera dopo aver letto l'articolo ed erano sparite....maledetto Capodanno e maledetti voi che mi fate venire le voglie!!!

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ivanzanovello

circa 2 settimane fa - Link

La qualita' non e' assolutamente il problema, l'educazione ed informazione forse un po' di piu'. Condivido sul discorso prezzo, di certo aiuterebbe la sostenibilita' di una doc con le sue difficolta'. Non continuare sulla tradizione sarebbe un passo folle, ne e' pieno il mondo di vini noiosi, di certo quello che il consumatore non vuole quando cerca vini italiani.
Questa la mia esperienza, sulla mia carta il Carema si vende a 150$ e 199$, la disponibilita' qui e' il problema, vini talvolta piu' conosciuti in USA che in Italia al di fuori del Piemonte.

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Alessandro Morichetti

circa 2 settimane fa - Link

Ivan, non essere timido e localizzati. Tu lavori a Venice, California, so' dati interessanti :-) http://thetastingkitchen.com/

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ivanzanovello

circa 2 settimane fa - Link

Ciao Alessandro, eheheh....hai gia' scritto tutto tu ;) cerco di fare la mia parte e divulgare il verbo. Ne hai parlato con Roberto?

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Alessandro Morichetti

circa 2 settimane fa - Link

ahah, chi è Roberto (Ferrando, immagino)? No, molto semplicemente ho visto l'indirizzo della tua mail nell'editor :-)))

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ivanzanovello

circa 2 settimane fa - Link

Si, intendevo Ferrando, un caro amico.

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Federico

circa 2 settimane fa - Link

Comprate 6 bottiglie della riserva 2021 a inizio dicembre in un ristorante/enoteca a Torino a 17/18 euro l'una. Che buono. Il brutto è che ho avuto la malaugurata idea di regalarne qualcuna a Natale e adesso me ne è rimasta solo una. 😣 Belli questi articoli!

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Federico

circa 2 settimane fa - Link

2011 sorry

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Hamlet

circa 2 settimane fa - Link

tanto per curiosità: la cantina produttori nebbiolo di Carema manda i loro vini a Wine Spectator? Se un loro vino fosse inserito tra i migliori 100, avrebbe una immediata visibilità mondiale ...

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Gregorio

circa 2 settimane fa - Link

Non conosco la risposta alla tua domanda ma condivido che avrebbe una visibilità vastissima. Personalmente però ritengo che inseguire premi e riconoscimenti possa portare alla nascita di fuochi fatui e mode che talvolta finiscono per travolgere i produttori guidandoli verso scelte affrettate.
Una buona programmazione, scelte mirate e condivise tra i produttori e la costruzione di un mercato più solido e redditizio attraverso strategie a medio/lungo termine sono fattori che potranno portare questa realtà ad emergere. Su queste basi sicuramente un riconoscimento come quello sopra citato potrà portare dei veri benefici.

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