Appius di San Michele Appiano e la 2015 in Alto Adige, scuola di abbinamento con Wicky Pryan

Appius di San Michele Appiano e la 2015 in Alto Adige, scuola di abbinamento con Wicky Pryan

di Andrea Gori

Magari non saranno 6000 bottiglie di superwhite a farvi cambiare idea su San Michele Appiano o sull’Alto Adige, ma è indubbio che vini come Appius (e altri suoi epigoni in regione) servano per dimostare al mondo che i grandissimi bianchi da invecchiamento e da stupore li sappiamo fare eccome e che, magari, in certe carte dei vini l’idea di proporre un bianco italiano a 250 euro non sia così bislacca. C’è poi bisogno di capire il genius loci di questa regione per i singoli vitigni, storici e non (come ci ha insegnato il recente summit) e infine di divertirsi con gli abbinamenti, arte nel quale gli italiani si possono dimostrare maestri, specie se importiamo talenti in cucina come Wicky Pryan dallo Sri Lanka con apprendistato presso i grandi giapponesi.

Durante l’ultima Milano Wine Week è andata in scena la presentazione della nuova annata di Appius e con la presenza di Hans Terzer, winemaker direttore della cantina sociale dagli anni ’80, ed è diventata l’occasione di ripercorrere le tappe di una regione dove primeggiavano le uve rosse (schiava in primis) e che ora si trova nell’olimpo mondiale dei bianchi. Una regione dove lo chardonnay fino al 1983 non aveva nemmeno un nome proprio e dove il gewürztraminer doveva lottare per non sparire…

La cena è strutturata in modo da ripercorrere l’assemblaggio di Appius per le sue componenti e si parte con il vitigno più premiato degli ultimi anni in A.A., ovvero, il Pinot Bianco, uva con la quale si può arrivare a guadagnare quasi 40mila euro per ettaro se siete tra i privilegiati a fornire le uve per il Sankt Valentin (ma c’è pure chi si “diverte” a produrne 200 quintali nel suo ettaro guadagnandoci solo 10mila euro e irridendo i consigli di Hans e della cantina per il puro gusto di disobbedire).

San Michele Appiano Pinot bianco AA 2015
Agrumi, pepe bianco, intensità e freschezza di gesso e lime, canditi. Bocca di ampiezza e sostanza, vino che si rivela ancora più straordinario sul floreale di Orientale Sicilia di Wicky Pryan , piatto a base di gamberi Rosso di Mazara del Vallo in due versioni, emulsione di datterino, olio evo e pepe del Punjab,, su foglia di daikon marinata in aceto di riso con tartare di tonno e caviale di storione.

Orientale sicilia di Wicky Pryan

San Michele Appiano Sankt Sanct Valentin Pinot grigio AA 2015
Una rivelazione prodigiosa che andrebbe resa obbligatoria da bere per chiunque pensi di conoscere il pinot grigio italiano (sempre l’uva nazionale più venduta e famosa al mondo). Carnoso, iodato, piccante di zenzero, prugna bianca, speziatura incantevole, poi frutta rossa appena accennata. Bocca sapida, mentolata con ritorni di agrumi, finale quasi su cardamomo e pepe nero. Abbinamento  notevole su Mini Burger con pane al carbone ripieno di salmone canadese marinato in soia e zenzero , polpetta di cime di rapa, yuzu, panna acida e crema di barbabietola.

mini burger wicky pryan

San Michele Appiano Sauvignon Blanc 2015 Sanct Valentin
Il vino che ha messo la cantina sulla mappa dei winelovers italici e che tutt’ora la identifica tra gli appassionati. Note di frutta esotica, verde lime elettrico e lisergico, pulsante di energia, bosso e terpeni, pompelmo, cedro confit, rametti di pomodoro, poi anice e lime, salvia. Bocca sapida, fitta, scattante, con allungo notevole, una rivelazione su Hamachi Pecora, ovvero, carpaccio di ricciola giapponese, pecorino sardo stagionato, consommé di zenzero e polvere di shiso-ume, abbinamento davvero eccezionale.

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San Michele Appiano Chardonnay 2015 Sanct Valentin
Burro, nocciole, pepe bianco, arancio e tropicale candito, sorso sapido, dolce con ampiezza e lunghezza saporite ben distribuite sul Carpaccio di Angus scozzese con salsa di soia lavorata all’aceto di Champagne, salsa cremosa allo yuzu, sale di Maldon ed erba cipollina.

Accompagnato al sushi del maestro arriva infine il protagonista della serata che nonostante un grande difetto di evoluzione (nel senso che rispetto ad altre edizioni risulta particolarmente crudo e giovanile) è all’altezza delle attese generate dai vini precedenti. Ricordiamo le basi del progetto che intendeva, dopo 25 anni di lavoro e 25 anni di microvinificazioni e sperimentazioni stili e tecniche diverse legno/acciaio, proporre qualcosa di più alto della linea Sankt Valentin.

Nel lavoro di ogni anno c’erano infatti tante piccolissime partite di poche barrique che veniva destinate come componente migliorativa del blend di altre etichette e il loro potenziale non era sfruttato in una cuvèe di livello elevato. L’idea era di esaltare con un blend accurato il lavoro della cantina, ma anche l’essenza di ogni annata tramite un vino eccellente ogni anno grazie alle sue componenti che non tutti gli anni funzionano ugualmente alla stessa maniera. Un vino che unisse il lavoro in legno , tanto tempo sulle fecce, freschezza e longevità, ogni anno cambiando uvaggio ed etichetta.

San Michele Appiano Appius 2015 55% Chardonnay 15% Pinot bianco 20% Pinot grigio 10%sauvignon
Un’annata di grande maturità e frutto, forse la migliore insieme alla 2010.  Note iniziali di arancio e tropicale sontuoso e ricco, mandorle e zolfino da tostature legno, papaya, pompelmo e yuzu, kiwi, pinoli, pepe bianco e nero, poi zenzero e tabacco biondo che proseguono in una  bocca ampia, elettrica, terpenica e burrosa con scorza d’arancio, fingerlime e pompelmo rosa, acidità tambureggiante. Finale energico e pulsante con acidità fuori scala, grande lunghezza e sensazioni stratificate che si percepiscono solo assaggio dopo assaggio e grazie anche alla temperatura che sale durante le prove. Grandiosità percepibile ma davvero indietro per essere goduto appieno. 96+

C’è spazio anche per una chicca per esaltare il lato dolce di Wicky ovvero la Mood stone mousse al cocco, gelatina al mango cru, boe alla fava di cacao, prugna al pistacchio di Bronte, composta al frutto della passione proposto sul raro dolce della cantina.

San Michele Appiano Comtesse Passito 2018
Da vendemmia tardiva (22 dicembre) di Gewurztraminer, un vino che dal 1989  cerca di far rivivere la magia dei dolci austriaci e tedeschi, appassiti e muffati in vigna per dare esplosione di gusto ma poi in realtà è stato prodotto poche volte per via del clima. Quest’ultima incarnazione è esplosiva, tropicale di papaya, mango, cedro candito  con un sorso di lunghezza e distinzione. Piacevole sapidità tra rose, lytchees e pompelmo dolce cui ci si arrende ben volentieri a fine serata.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Ciao Andrea, il pinot bianco era sempre Sanct Valentin (senza "k")? perché ne fanno altri 2 godibilissimi, il "base" e lo "Schulthauser", secondo me uno dei bianchi con il miglior rapporto q/p che esistano. In generale faccio molto fatica a trovare la linea base di S. Michele Appiano

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

hai ragione la k non c'era! I vini delle linee di ingresso sono comunque godibilissimi, confermo! Il Pinot Bianco era una base Appius non confluita in Sanct Valentin, gli altri erano Sanct Valentin "regolare" semplicemente non etichettati

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Mattia Grazioli

circa 1 mese fa - Link

Appius non l’ho trovato un vino tanto enorme quanto la descrizione lascia apparire... In questa fase l’ho trovato al limite del fastidioso, con una tostatura di botte che sarà lunghissima da digerire. Difficilissimo parlare del prezzo, per me, di un vino che potrà essere pronto tra troppo tempo. Un vino, ad oggi, che non mi porta a pensare di berlo.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

posso confermarti che per molti aspetti anche Appius 2015 è (come scritto anche nel testo del pezzo) poco avvicinabile al momento ma assaggiando le sue singole componenti ci si fa una idea di un quadro futuro grandioso. Del resto nasce per questo!

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Davide Bruni

circa 1 mese fa - Link

I Sanct Valentin sono vini piuttosto uniformi: legno esuberante e tostature civettuole. Buoni prodotti, per carità, ma certamente non in grado di valorizzare l'identità del singolo vitigno. Personalmente non mi sento di consigliarli. Opinioni.

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

forse uniformi come stile ma non certo che non riescano a tirar fuori l'essenza del vitigno! o quella che comunemente hanno contribuito a definire. In ogni caso possono anche non piacere per quanto rappresentino un guilty pleasure per molti appassionati

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...perdonami Andrea , ma posizionare un vino bianco italiano a questi prezzi (li assaggio tutti per scienza e conoscenza tutti gli anni , soprattutto le selezioni "feroci o presunte tali" dei quali sono maniacalmente attratto , dai Terlano storici , ai Trebbiano di Valentini , ai Gaja e Rey , Epokale e , fra poco , lo stesso Apius ecc , ecc , ecc della compagnia cantante.... ma sempre con lo stesso risultato , se contestualizzati sui valori assoluti internazionali) non fa bene al vino italiano , come ad alcuni spumanti italiani a prezzi eccessivi , quando il paragone si fa impietoso su pari valori economici delle grandi espressioni mondiali , rispettivamente di Borgogna bianca e Champagne e , davvero , mi sorprendono alcune tue affermazioni . Questo detto da un enonazionalista convinto pronto a battersi il petto d'orgoglio di fronte alle "vere" eccellenze assolute italiane , che non sono né fra gli spumanti , né fra i vini bianchi ...

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Sancho P

circa 1 mese fa - Link

A quel prezzo, si possono comprare dei premier cru ( fourchaumes, montmains ecc) e qualche Grand cru tipo les blanchots o les clos, che ahimè hanno un'altra caratura. Chablis ovviamente. Tuttavia fanno dei bianchi "meno feroci" come lo schulthauser , che i 12/13 euro sullo scaffale li vale tutti.

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