Arvid Rosengren miglior sommelier del mondo

Arvid Rosengren miglior sommelier del mondo

di Jacopo Cossater

È di ieri la notizia che Jon Arvid Rosengren, 31 anni, svedese, sommelier del ristorante Charlie Bird di New York, si è aggiudicato il titolo di miglior sommelier del mondo. La competizione si è svolta nella regione di Mendoza, in Argentina, e dal 1969 viene organizzata ogni 3 anni dall’Association de la Sommellerie Internationale, la più importante realtà transnazionale di questo tipo. Alla fase finale hanno partecipato 60 sommelier provenienti da praticamente tutto il mondo, numero che via via è diminuito fino alla finale vera e propria, durante la quale Rosengren si è imposto su David Biraud, Francia, e Julie Dupouy, Irlanda. Rosengren succede a Paolo Basso, l’italo-svizzero che aveva vinto il trofeo nel 2013.

Ho seguito parte della finale su Twitter -questa è stata un’edizione particolarmente “social oriented”- ed è stato bello toccare con mano quanto ormai per affrontare con successo competizioni di questo tipo sia imprescindibile lavorare in realtà dal respiro profondamente internazionale come Londra, New York e pochissime altre. È infatti richiesta una conoscenza millimetrica di tutte (tutte) le più importanti denominazioni del mondo e dei loro vini. Una visione che lavorando in Italia e in parte anche in Spagna e in Francia è molto difficile da raggiungere. Tra le domande finali un grande classico: correggere gli errori presenti in una carta dei vini immaginaria. C’era anche un pezzettino di Italia nel pezzo sui rossi (questa però dai, era facile):

. Domaine du Comte Liger-Belair, La Romanée Grand Cru Monopole, 2009
. Tinto Pesquera, Janus, Gran Reserva, Ribera del Duero 2003
. Luciano Sandrone, Barbaresco Cannubi Boschis 2001

[immagine: Decanter]

 

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per NYC e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

7 Commenti

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Bernardo

circa 1 anno fa - Link

Magari era il Barolo Cannubi Boschis 2001...?!

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Jacopo Cossater

circa 1 anno fa - Link

Esatto, tra gli errori da correggere c'era anche da sostituire Barbaresco con Barolo. null

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Giuseppe rosati

circa 1 anno fa - Link

Ho seguito da casa via streaming la finale .... Quasi 5 ore pazzesche. Con la sorpresa finale ( colpo di scena e non programmato) dove ogni finalista (3) di versare una magnum di Moet Chandon ( sponsor della manifestazione ) rose' in 15 bicchieri, stessa quantità e possibilmente lasciando la bottiglia vuota . Era più un gioco . Invece non erano un gioco le domande .... Dell'aperitivo iniziale dove oltre che a scegliere uno champagne dovevano preparare un Martini Dry ( e quindi anche conoscenze di mixology ma ci sta). Poi abbinamenti con Harlan 97, sori s Lorenzo Gaja 98 , klein Costancia e altri vini.... In 6 minuti. Scelta delle pietanze e motivazione . Riconoscimento alla cieca di 6 vini e 6 distillati. Preparazione e spiegazione di Cru di caffè e abbinamento a dessert. Ho seguito Arvid perché lo conosco, so la sua dedizione e ho seguito la sua preparazione a NY con Aldo Sohm e Pascaline e tanti altri. Bravissimo, sicuro , sorridente , preparatissimo. Bella prova anche di David penalizzato forse da eccessivo nervosismo e voler dimostrare. Julie dal sorriso incredulo bella e brava. Da notare che nei primi 5 candidati 3 sono donne. Splendida la location e l'organizzazione . Curiosità : il vincitore del 2010 aveva il "pettorale "33 così come Paolo Basso e Arvid.... Per la cabala può essere un segno. Comunque sì per partecipare a questi concorsi devi avere un respiro professione internazionale è solo poche città al mondo puoi trovare una possibilità di assaggiare tanto e frequente grandi vini o anche vini correnti come Londra e NY .

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vinogodi

circa 1 anno fa - Link

...sono anni che seguo con interesse e passione i concorsi per sommeliers, di ogni ordine e grado, tanto quanto i concorsi cinofili e felini, similmente mia vera grande passione . Mi viene quindi spontaneo approfondire le particolarità di simili entusiasmanti tenzoni , così come le caratteristiche dei partecipanti, che credo siano importanti per definire la classifica e giudizio finale: - Altezza del garrese (con differenziazione , chiaramente, se l'esemplare è maschio o femmina) - Pedegree e genealogia - Capacità riproduttiva o, in alternativa, analisi morfologica predittiva - Anamnesi delle vaccinazioni o cartella della salute dei partecipanti Ps: il tutto ben lungi da facili ironie o preconcetti per queste splendide manifestazioni vere tappe miliari della comunicazione enoica. PPS: mi chiedo perché tante professioni , anche meno impattanti la società, quali ingegneri aerospaziali o ricercatori in generale, ma anche più semplici notai oppure dentisti, non abbiano anche loro il privilegio di una bella gara che li metta tutti in fila professionalmente...

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Denis

circa 1 anno fa - Link

Verissima la cosa del respiro internazionale. Leggo da un po' il blog di una sommelier di Seattle e si vede proprio come lo svantaggio di non avere una grande tradizione vitivinicola nel luogo in cui cresci imponga in un certo senso l'equidistanza da tutte le realtà del mondo. Non parlo di qualità ovviamente, ma equidistanza in un certo senso "psicologica". Per un americano il Sudafrica, l'Italia e la Nuova Zelanda sono equidistanti. Per noi italiani, zeppi come siamo di vini da scoprire a un tiro di schioppo da casa, Sudafrica e Nuova Zelanda tendiamo a considerarle solo per il rugby... o quasi. Fa meditare.

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Jacopo Cossater

circa 1 anno fa - Link

Grazie Denis, hai centrato perfettamente la questione, che non voleva essere una critica ma una considerazione dovuta al fatto di essere uno dei principali paesi produttori e non importatori.

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Orfeo

circa 1 anno fa - Link

Paolo Basso lavorava nel Canton Ticino Svizzera quando ha vinto a Tokio

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