Pubblicità e Pasolini: innocente candore al tempo di Facebook

di Giovanni Corazzol

Pier paolo Pasolini

Mentre l’amico Mark se ne va a spasso in felpa per Wall Street generando angosciosi interrogativi in economisti, stilisti e monaci proverbializzati, sulla sua creatura ogni giorno si consumano atroci misfatti, veri e propri attacchi all’intelligenza ed alla sensibilità di noi utenti/consumatori. Per quei due marziani tra voi che non sapessero da cosa dipenda il valore di Facebook (100 miliardi di bei dollaroni) basti una sola parola: pubblicità. Ma non pubblicità qualunque. Pubblicità targettizzata (oddio), insomma filtrata sul vostro profilo utente. Così, se io ho un sacco di amici che tracannano vino e lo dichiarano apertamente, se ho messo un bel po’ di “mi piace” su pagine vinose e se le mie info (maschio quarantenne, laureato, impiegato) dicono che ho una certa potenziale capacità di spesa, vedrò in bella evidenza sulla colonna di destra inserzioni sponsorizzate da soggetti che mi considerano un consumatore per loro interessante. Per questo io ho soprattutto inserzioni di viaggi, enogastronomia e lingerie.

Negli ultimi tempi del meccanismo se ne sono accorti in parecchi anche da noi. Così sulla mia colonnina trovo sempre più inserzioni pertinenti ai miei interessi. Ora queste inserzioni hanno forma di “strilli” contenuti in una foto piccola (50 x 50 pixel) e da un brevissimo testo (15 battute circa). Notoriamente la sintesi è una brutta bestia da domare, e veicolare in poche parole un messaggio commerciale è materia delicata, complessa, che richiede non poco talento e professionalità. Richiede però anche una roba che si chiama cultura generale, merce non facilmente reperibile. Ultimamente, un po’ per diletto personale (ehm) un po’ per lavoro, mi sto annotando le inserzioni della mia pagina FB.

La mia preferita ad oggi è la campagna pubblicitaria di Pordenonewithlove: PWL è un’iniziativa istituzionale realizzata dalla Camera di Commercio di Pordenone con il supporto di Provincia, Regione ed altri enti locali. E’ di fatto il portale del turismo di città e provincia. In un’ottica evoluta di marketing territoriale PWL ha predisposto dei pacchetti, delle proposte di visita che dovrebbero attirare il turista. Certo non facile allestire un pacchetto per far apparire Casarsa della Delizia, San Vito al Tagliamento e Valvasone la destinazione del mio prossimo fine settimana. Ad ogni modo per riuscirci non si sono demoralizzati; i friulani sono tosti, non cedono facilmente alla prima difficoltà: “ci serve un testimonial d’eccezione” – si son detti tra loro in furlan. L’hanno trovato, purtroppo: Pier Paolo Pasolini.

“Scopri l’offerta vacanza a Casarsa: gusta l’ottimo vino nella terra che ispirò Pasolini!”
” Approfitta dell’offerta: 3gg alla scoperta di Casarsa, terra di vini e patria di Pasolini!”.

Sorvolando sulle straordinarie proprietà ispiratrici dei vini casarnesi, mi soffermo in particolare sul testo della seconda inserzione per due passaggi che trovo straordinari: il primo è l’invito a soggiornare per 3 giorni a Casarsa della Delizia: una roba, con tutto il rispetto, davvero ardita; il secondo è l’utilizzo del sostantivo “patria”. Ecco, il Friuli Venezia Giulia è terra davvero splendida, una storia millenaria, una cultura meravigliosa, gente dura, storie di emigranti, di fatica e lavoro, di incroci di popoli – lo dico senza retorica o ironia alcuna – però che un comune di 8.600 abitanti venga assurto al livello di “patria” mi pare francamente eccessivo. E poi per assurdo, di chi sarebbe “patria” Casarsa della Delizia? Il concetto non è puramente anagrafico o territoriale ed è innegabile che fino al 1950 Pasolini lì crebbe e lì elaborò la sua prima originalissima poetica, però non vi nacque; il suo primo poetico vagito lo espresse a Bologna mentre dal Friuli dovette andarsene quando, denunciato per corruzione di minorenne – accusa da cui fu in seguito assolto – venne espulso dal PCI di Udine “per indegnità politica e morale”. A seguito di quei fatti Pasolini dolorosamente lasciò, con la madre, la patria Casarsa e si trasferì a Roma.

Ma forse questi sono argomenti pretestuosi, il fatto è che non mi libero del senso di disagio nel vedere utilizzata l’immagine di Pier Paolo Pasolini in un’inserzione pubblicitaria, anche se istituzionale, anche se di un territorio. Sarò ingenuo e falsamente ammantato di candore?

[Crediti | Immagini: Wikipedia, Facebook]

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

4 Commenti

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she-wolf for once in agerement

circa 7 anni fa - Link

Pier Paolo Pasolini ultimamente viene tirato fuori spesso per motivi eno-turistico-promozionali. Uno dei suoi fan più prestigiosi è senz'altro Jonathan Nossiter che recentemente ha accostato la poetica di Pasolini ai vini "naturali", con grande delusione di chi preferisce De Sica, Monicelli e Sergio Leone che si è sentito escluso.

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riccardo

circa 7 anni fa - Link

con ad block risolvete il problema della pubblicità on line.

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GiacomoPevere

circa 7 anni fa - Link

Usare Pasolini per pubblicizzare Casarsa certo mette un pò di disagio ma cos'altro usare oltre al delizioso vino? Se qualcuno decidesse di pubblicizzare Zocca scommettiamo che un certo V. Rossi salta fuori di sicuro? Vendi ciò che hai, anche se è più fumo che arrosto. Sull'uso della parola patria non ho capito se la cosa ti infastidisce perchè Pasolini non è nato a Casarsa o se è un discorso generale.

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Dylan Doc

circa 7 anni fa - Link

Bah...francamente è di cattivo gusto usare per biechi motivi commerciali Pasolini, prima costretto ad andarsene da Casarsa perchè non ritenuto degno, salvo poi, dopo qualche decennio "riesumarlo". Italia paese di poeti, santi e.... Sarei curioso di sapere se chi s'è occupato di questa pessima operazione di marketing (motivo più che valido per evitare di passare per i suddetti posti) abbia mai letto qualcosa della vasta e interessante produzione letteraria di Pasolini o abbia mai visto qualche suo film?

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